Un equilibrio precario
Le forze fisica esercizi
Un equilibrio precario
Consideriamo la situazione rappresentata in Figura 2.10.1. Due piani inclinati, senza attrito, entrambi di altezza h ed inclinazione θ, sono l’uno di fronte all’altro alla distanza 2d. Su di essi sono disposti, ad altezza h' dal terreno, due blocchi, ciascuno di massa M, ai quali è fissata una cordicella leggera di lunghezza(o) l0 = 2(h/senθ + d) che scorre attraverso due pulegge A e B, di massa trascurabile. Nel punto P, che si trova ad uguale distanza dai due piani inclinati ad altezza h0 dal suolo, è attaccata una massa m e tutto il sistema è in equilibrio statico. Determinare le misure di h0 ed h' e discutere i risultati considerando note, e quindi fisse, le grandezze θ ed h e come parametri le masse e la distanza d.
(o) Dalla trigonometria è noto che h/senθ rappresenta la lunghezza di ciascuno dei due piani inclinati.
(Figura 2.10.1)
Indicati con φ i due angoli uguali (per simmetria) di vertice P formati dalla cordicella con l’asse orizzontale, e tenuto conto che per ipotesi il sistema è in equilibrio, valgono le seguenti equazioni scalari:
M g senθ – T = 0
2 T senφ – m g = 0
La (1) vale per ciascuna delle masse M ed indica semplicemente che la componente del peso M g lungo il piano inclinato (M g senθ) deve bilanciare la tensione T. Per comprendere invece il significato della (2) esaminiamo le forze che agiscono sulla massa m (vedi figura 2.10.2). Esse sono soltanto tre: le due tensioni di uguale modulo T inclinate di φ rispetto all’orizzontale ed il peso m g disposto verticalmente verso il basso. Scomponendo le due T in Tx = T cosφ e Ty = T senφ, osserviamo che le componenti verticali si sommano, avendo il medesimo verso, mentre quelle orizzontali, di verso opposto, si elidono. Pertanto, adoperando la solita convenzione sui segni e ricordando che il sistema è in equilibrio statico, deve essere 2Ty – m g = 0 che esprime appunto la (2).
Dall’equazione (1) possiamo ricavare subito il valore di T, cioè: T = M g senθ che sostituito nella (2) ci consente di dedurre:
sen φ = m/2 M sen θ
(Figura 2.10.2)
Ponendo ora m/(2M) = μ scriviamo in forma più semplice:
sen φ = μ/sen θ (3)
Determinazione di h0
Determiniamo adesso la misura di h0. È facile rendersi conto che essa dipende da φ. Infatti dal triangolo PHA = PH'B (Figura 2.10.1) si deduce:
tg φ = h - h0/d (4)
Dalla trigonometria sappiamo che tg φ = sen φ/cos φ e cos φ = √1 - sen2φ dunque:
tg φ = sen φ/√1 - sen2 φ (5)
Sostituendo nella (5) il valore di senφ espresso dalla (3) e ricordando la (4), si ottiene:
h-h0 ⁄ d = μ ⁄ sen θ√1-μ2 ⁄ sen2θ
che con qualche passaggio algebrico si riduce a:
h-h0 ⁄ d = μ ⁄ √sen2θ-μ2 (6)
Dalla (6) si può finalmente ricavare h0:
h0 = h - μ d ⁄ √sen2θ-μ2 (7)
Calcolo di h'
Per calcolare h', rileviamo anzitutto che la lunghezza della cordicella misurata dal punto P a ciascuno dei due corpi deve essere costante e di lunghezza metà del totale, vale a dire (1/2)l0 = (h/senθ) + d. Consideriamo il triangolo PHA e da esso otteniamo PA = (h – h0)/senφ. Dunque sul piano inclinato si dovrà trovare la parte di cordicella rimanente l' deducibile per differenza:
l' = (½) l0 – AP
Sostituendo per l0 ed AP le relative espressioni si giunge a:
l' = h/senθ + d – h – h0/senφ (8)
l' è l'ipotenusa di un triangolo rettangolo con cateto uguale ad (h – h') al quale sta opposto l'angolo acuto θ; pertanto l' = (h – h')/senθ. Dalla (8) ricordando che:
senφ = μ/senθ e h0 = h – μ d/√sen2θ – μ2
-
Due sfere in equilibrio precario
-
Un'asta in equilibrio precario
-
Due sfere in equilibrio precario
-
Appunti di Fisica I sull'energia di un sistema