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Set domande storia della filosofia. SCEF

Docente: Sgro' Giovanni 9. CFU

Domande risposta aperta

Lezione 25. Si esponga la concezione socratica del sapere di non sapere.

Il sapere di non sapere rientra nella dissimulazione ironica che viene usata da Socrate nei suoi dialoghi. Socrate, affermando di non sapere, si pone apparentemente in una posizione svantaggiata rispetto al presunto sapere superiore dei suoi interlocutori, per poi portarli a comprendere in realtà di non sapere. Dunque dimostra che i propri interlocutori non solo non sanno, ma in più non sanno di non sapere.

Dimostrando appunto che il suo sapere di non sapere è in realtà un grado di sapienza superiore rispetto a quello dei propri interlocutori che invece erano convinti di sapere, senza in realtà sapere. Socrate espone la tesi del sapere di non sapere anche durante uno dei momenti più tragici della sua vita, il processo dal quale scaturirà infine la sua condanna a morte. Uno dei passi cruciali di questo dialogo è appunto quando Socrate si dichiara più sapiente di colui che crede di sapere ma non sa: "E andandomene via dovetti concludere meco stesso che veramente di codest’uomo ero più sapiente io: in questo senso che l'uno nell'altro di noi due poteva pur darsi non sapesse niente, né di buono né di bello; ma costui credeva di sapere e non sapeva, io invece come non sapevo, neanche credevo di sapere; e mi parve insomma che almeno per una piccola cosa io fossi più sapiente di lui, per questa che io quel che non so, neanche credo di saperlo."

6. Si esponga la concezione socratica della maieutica.

Socrate prende in prestito dalla madre e dalla sua professione la terminologia della scienza ostetrica, definendo la propria arte di "portare alla luce" il vero sapere, maieutica. Socrate, nel dialogo Teeteto, sostiene che la verità e il sapere universale sono già dentro ognuno di noi; è il compito del filosofo non consiste nell'insegnare una verità che scaturisce dall'esterno, ma bensì quello di far partorire la verità che già si possiede, proprio come fa un’ostetrica con i bambini.

Definendo questo suo sistema maieutica. "Ed è chiaro che da me non hanno imparato nulla, bensì proprio solo da sé stessi molte cose e belle hanno trovato generato; ma d'averli aiutati a generare questo sì il merito spetta al Dio e a me".

7. Si esponga la concezione socratica della verità.

Il concetto socratico di verità è in piena antitesi con il soggettivismo dei sofisti, che sostengono che ognuno può ritenere vero ciò che gli sembra tale. Socrate sostiene che solo nel confronto tra la propria verità e la verità altrui si possa giungere alla conoscenza di una verità universale. Con Socrate si supera la visione limitata del proprio punto di vista e si giunge al concetto del comprendere il punto di vista altrui, attraverso il dialogo.

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Il proprio punto di vista viene sottoposto a esame e confutazione da parte del proprio interlocutore attraverso uno scambio di domande e risposte. Il dialogo filosofico proposto da Socrate diviene il mezzo per una comune ricerca della verità, che non è più una verità soggettiva, come sostenevano i sofisti, ma bensì una verità universale che si fonda sul consenso di tutti. Il dialogo viene così elevato da Socrate a principio filosofico non solo intellettuale ma anche morale. Questo uso del dialogo come strumento di ricerca della verità universale viene esposto nell'apologia di Socrate.

8. Si esponga la concezione socratica del male.

La concezione socratica del male è legata all'intellettualismo etico. Socrate sostiene che il male non può essere compiuto volontariamente da nessuno, ma che ognuno agisca nel convincimento di fare il bene.

Perciò il male non deriva da una libera scelta dell'individuo, ma dall'errata conoscenza di ciò che sia il vero bene. Per Socrate sia l'essere virtuoso che il non esserlo sono riconducibili alla scienza del bene e del male, di identità di virtù e scienza, teoria e prassi. Questa dottrina si ricollega a quella della maieutica e del dialogo, grazie al quale ogni individuo può conoscere il bene universale.

Lezione 45. Si esponga la dottrina platonica delle idee.

Per Platone le idee sono forme immutabili, perfette che risiedono nel libero uranio. Le idee (éidos significa forma) sono per Platone l'unica realtà, eternamente identica a se stessa, sottratta al divenire e quindi alla corruzione. Il mondo ideale in cui risiedono le idee è contrapposto nella visione platonica al mondo sensibile (cioè, quello che possiamo conoscere attraverso l'uso dei sensi). Che è appunto in perenne mutamento e quindi corruttibile. Il mondo sensibile è composto da copie imperfette delle idee, queste ultime sono comunque separate da esse perché risiedono nell'iperuranio. Per Platone la vera conoscenza si basa sulla reminiscenza, ovvero il ricordo del momento in cui l'anima ha potuto ammirare le idee.

Lezione 56. Si esponga la dottrina platonica della conoscenza.

Per Platone esistono due realtà contrapposte: il mondo ideale (l'iperuranio, dove risiedono le idee) e il mondo sensibile. Da questo dualismo, nella dottrina platonica della conoscenza, scaturisce la differenza tra scienza (epistéme) e opinione (doxa). Per Platone esistono quattro gradi della conoscenza: immaginazione: che si basa sulle immagini del mondo sensibile; credenza: si basa sugli oggetti del mondo sensibile; ragione discorsiva: che si basa sulla conoscenza degli oggetti matematici; mente: che si basa sulla conoscenza delle idee.

Per spiegare i quattro gradi della conoscenza Platone ricorre all'"allegoria della caverna" contenuta nella Repubblica. In questo celebre dialogo Socrate parla in prima persona con Glaucone. Racconta di un uomo imprigionato, all'interno di una caverna. Egli è legato e costretto a guardare la parete. Tutto ciò che può vedere sono le ombre di alcune statue proiettate dal sole. Egli è portato a considerare quelle ombre come la realtà (immaginazione). Se il prigioniero riuscisse a liberarsi dai lacci che lo costringono, egli sarebbe in grado di vedere

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le statue che proiettano l'ombra (credenza). Inoltre, potrebbe scorgere la realtà di ciò che c'è fuori dalla caverna, anche se in un primo momento sarebbe abbagliato dal sole (ragione discorsiva).

Infine, riuscirebbe a vedere chiaramente tutto ciò che lo circonda all'esterno della caverna (mente). Per Platone la vera conoscenza si basa sulla reminiscenza, ovvero il ricordo del momento in cui l'anima ha potuto ammirare le idee.

7. Si esponga la dottrina platonica dell'anima.

L'anima per Platone è l'unico strumento attraverso il quale l'uomo può arrivare a conoscere le idee. Nel Fedro, Platone espone il mito della biga alata e sostiene che l'anima è divisa in tre facoltà: una parte razionale, alla quale sono attribuite le virtù della sapienza. Una parte animosa, alla quale è attribuita la virtù del coraggio. Una parte appetitiva, che è la parte ribelle, la quale difficilmente si sottomette alla parte razionale. Queste tre parti dell'anima vengono rappresentate all'interno del mito come tre cavalli che trainano una biga alata.

Platone sostiene che, quando il cavallo nero (la parte appetitiva) riesce a liberarsi dal comando dell'auriga (la parte razionale), fa precipitare la biga (nonché l'anima) dal libero uranio, luogo in cui poteva ammirare le idee, si incarna. Nel precipitare viene trascinato anche il cavallo bianco e generoso (la parte animosa). In questa incarnazione l'anima rimane imprigionata in una forma di vita che è paragonabile al suo degrado e da questa, durante la sua vita, dovrà faticosamente riscattarsi.

8. Si esponga l'allegoria platonica della caverna.

Per spiegare i quattro gradi della conoscenza Platone ricorre all'"allegoria della caverna" contenuta nella Repubblica. In questo celebre dialogo Socrate parla in prima persona con Glaucone. Racconta di un uomo imprigionato, all'interno di una caverna. Egli è legato e costretto a guardare la parete. Tutto ciò che può vedere sono le ombre di alcune statue proiettate dal sole. Egli è portato a considerare quelle ombre come la realtà (immaginazione). Se il prigioniero riuscisse a liberarsi dai lacci che lo costringono, egli sarebbe in grado di vedere le statue che proiettano l'ombra (credenza).

Inoltre, potrebbe scorgere la realtà di ciò che c'è fuori dalla caverna, anche se in un primo momento sarebbe abbagliato dal sole (ragione discorsiva). Infine, riuscirebbe a vedere chiaramente tutto ciò che lo circonda all'esterno della caverna (mente). Per Platone la vera conoscenza si basa sulla reminiscenza, ovvero il ricordo del momento in cui l'anima ha potuto ammirare le idee.

Lezione 64. Si esponga la concezione platonica dell'arte.

Nel celebre dialogo la Repubblica, in cui Socrate parla in prima persona con Glaucone, Platone espone la propria concezione dell'arte. Essa viene descritta come una mera copia di una copia, essendo l'arte secondo Platone la raffigurazione del mondo reale che per la dottrina platonica è di per sé una copia del mondo perfetto delle idee. All'interno del dialogo Platone condanna l'arte sia da un punto di vista etico-pedagogico, sia da un punto di vista metafisico. Per quanto riguarda il primo punto, Platone demanda allo stato il dovere di reprimere tutte le espressioni artistiche (non solo ora figurative, ma anche poetiche musicali), laddove raffigurino caratteristiche contrarie a quelle che dovrebbero essere le virtù in senso classico (il coraggio, la bontà,

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l'onestà, ecc.…). Per quanto riguarda il punto di vista metafisico, la critica platonica si rifà alla dottrina delle idee, definendo l'arte come copia di una copia e per questo capace di allontanare ancora di più l'uomo dal ricordo che ha della perfezione del mondo delle idee, che sono la vera realtà.

5. Si esponga la concezione platonica dello Stato.

Nella Repubblica Platone espone la sua idea di Stato ideale. Questa sua concezione non è utopica, ma contestualizzata all'interno di un dibattito dovuto all'esigenza di porre un freno agli eccessi della democrazia, diventata il trionfo delle opinioni personali. Il modello di stato proposto da Platone è di tipo costituzionale secondo ragione, un modello che permette di far trionfare la giustizia in quanto non avrebbe mai condannato un uomo buono come Socrate.

Lo Stato ideale proposto da Platone opera una divisione in tre classi che corrispondono alle tre virtù dell'anima, esposte da Platone nel mito della biga alata:

  • Artigiani e commercianti: questa classe possiede la virtù della temperanza, e si occupa fondamentalmente del soddisfacimento dei bisogni naturali dell'uomo.
  • I guerrieri: la virtù di questa classe è l'animosità verso i nemici e la mitezza per gli alleati. I guerrieri si occupano della protezione della popolazione e della difesa dello Stato.
  • I governanti: le virtù sono la sapienza della saggezza, essi guidano lo Stato.

Secondo Platone uno degli elementi fondamentali di questo modello è che la categoria dei filosofi sia posta alla guida. Platone sostiene che la classe dei filosofi sia l'unica in grado di impedire la progressiva degenerazione delle varie forme di governo, non solo della democrazia.

Lezione 76. Si esponga la critica di Aristotele alla filosofia di Platone.

Nelle sue opere giovanili, Aristotele enuncia la propria critica alla dottrina delle idee di Platone. Il motivo principale del dissenso di Aristotele è la netta separazione tra il mondo delle idee e il mondo sensibile. Il nucleo della trattazione aristotelica è il concetto di divinità, che rappresenta il motore immobile nonché la causa finale di tutte le cose, egli sostiene che il mondo sensibile sia eterno ed eccellente. Fondamentalmente la critica di Aristotele è diretta al dualismo platonico, la separazione tra universale e particolare. Secondo Aristotele è infatti possibile un collegamento tra i due termini, attraverso la presenza di un terzo che risulta collegato ai due termini precedenti.

Tuttavia, Aristotele accetta la concezione platonica per cui le cose sensibili non possano essere accolte totalmente solo basandosi sulla loro materia e su ciò che è sensibile, ma che sia necessario ricondurle a un concetto formale come le idee. Aristotele sviluppa così la dottrina delle categorie. Egli enuncia dei predicati, che racchiude all'interno di una tavola delle categorie. Viene fatta una distinzione tra sostanza e categorie, queste ultime non sono esistenti di per sé ma solo in correlazione con la sostanza, nel soggetto della predicazione. La tavola delle categorie permette di classificare i sensi.

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Lezione 84. Si espongono i lineamenti fondamentali della logica aristotelica.

Le trattazioni logiche di Aristotele sono contenute all'interno della raccolta Organon (strumento), tale termine indica appunto la logica come mezzo, o come procedimento attraverso il quale le scienze possono giungere alla conoscenza degli oggetti. Uno dei problemi logici affrontati da Aristotele è quello delle argomentazioni dimostrative. La logica di Aristotele è di tipo formale, nel senso che non si occupa del contenuto ma della forma, dunque una trattazione preliminare a quella delle scienze filosofiche che pongono la realtà come oggetto.

Aristotele pone tre principi indimostrabili ed evidenti di per sé sui quali basa la propria trattazione logica:

  • Principio di identità: che riguarda la determinatezza non dei contenuti dell'esperienza.
  • Principio di non contraddizione: riguarda l'impossibilità logica di attribuire a un soggetto predicati in contraddizione tra loro.
  • Principio del terzo escluso: non è possibile dare una risposta diversa all'affermazione o alla negazione.

Lezione 95. Si esponga la concezione aristotelica di Dio.

La concezione aristotelica di Dio è esposta nel libro XII della Metafisica. Aristotele definisce Dio come atto puro, privo di potenzialità, pienamente realizzato.

Egli è la causa scatenante di ogni processo ma anche il suo fine. Secondo Aristotele essendo Dio la causa finale della realtà egli è il motore immobile di ogni movimento. Inoltre, sostiene che questa entità divina sia in continua e imperturbabile auto contemplazione, è in ciò consiste la sua suprema beatitudine soddisfazione, da questo deriva la definizione di Dio come pensiero di pensiero.

6. Si esponga la dottrina aristotelica del movimento.

Per Aristotele la natura è il regno del movimento e del divenire, la scienza che studia il continuo movimento della natura è la fisica (physis). Aristotele nelle sue trattazioni sulla fisica si propone di dare una classificazione alle forme di movimento, nel tentativo di collegarle a un unico concetto: il passaggio dalla potenza all'atto. Le quattro cause identificate da Aristotele sono:

  • Causa materiale: che rappresenta la materia di cui sono fatte le cose.
  • Causa formale: la forma di cui sono fatte le cose.
  • Causa efficiente: l'agente che crea la cosa.
  • La causa finale: lo scopo per cui avviene il mutamento.

Attraverso l'identificazione di queste quattro cause, Aristotele riesce a risolvere il problema della molteplicità delle cause riconducendole tutte a queste quattro categorie. È compito del fisico, per Aristotele, avere la piena conoscenza delle quattro cause del mutamento, e riuscire ad assegnare a una di esse o a più di essere la causa del divenire di una cosa.

Lezione 107. Si esponga la concezione aristotelica dell'etica.

Nella concezione aristotelica dell'etica, la virtù è definita come disposizione etica del proponimento del giusto mezzo, per cui l'elemento irrazionale deve essere limitato dall'elemento razionale, per evitarne l'eccesso o il difetto.

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Ad esempio, la virtù del coraggio risulta il giusto mezzo tra viltà e temerarietà. L'uomo veramente virtuoso è colui che fa del giusto mezzo un'abitudine. Secondo Aristotele il mezzo per raggiungere la felicità è proprio la virtù, in quanto la razionalità e la filosofia sono ciò che più si avvicina a Dio pensiero di pensiero.

8. Si esponga la concezione aristotelica dello Stato.

Secondo Aristotele l'uomo è un animale socievole per natura, per questa ragione la politica risulta nella concezione aristotelica un'esigenza naturale che differenzia l'uomo dalle bestie e dalla divinità. Egli critica lo Stato utopico proposto nella visione platonica, propone tre forme fondamentali di governo: la monarchia: il potere di uno solo; l'aristocrazia: il potere di una minoranza (i migliori); la costituzione (politéia): il potere della maggioranza (democrazia); ciascuna di queste forme rappresenta per Aristotele il giusto mezzo; tuttavia, ognuna di queste può dar vita a forme degenerative, nel momento in cui l'interesse personale tenti di prevalere sull'interesse pubblico.

Avremmo così la tirannide al posto della monarchia, l'oligarchia al posto dell'aristocrazia, le demagogie al posto della costituzione.

Lezione 134. Si esponga la concezione agostiniana del tempo.

L'interpretazione del racconto della genesi porta a interrogativi riguardanti il tempo prima della creazione del mondo. Agostino risolve la questione sostenendo che il tempo è anch'esso una creazione di Dio contemporanea alla creazione del mondo. Secondo Agostino Dio crea

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dominikks di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Sgrò Giovanni.

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