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Qual era il ruolo degli scriba nell’antichità e come era organizzata la scuola?

Lo scriba era colui che deteneva i segreti della scrittura e quindi si posizionava al di sopra delle classi popolari contadine e artigiane e partecipava più o meno direttamente all’esercizio del potere. Nelle civiltà antiche si consolidò ulteriormente la concezione del sapere come potere.

Il segno geroglifico che indica la parola “scriba” in egiziano riproduce gli strumenti dello scrivere: calamo, vaso per l’acqua, tavoletta con le due scodelline per gli inchiostri.

Il maestro inizialmente insegnava all’alunno il modo di tenere lo stilo e il calamaio e ad imprimere o tracciare i segni elementari con anche un modello da ricopiare. Oltre all’insegnamento tecnico, vi era anche un ruolo morale poiché il maestro leggeva un testo, lo commentava, e successivamente interrogava l’alunno dando vita a discussioni. Quindi quello degli scribi era una formazione completa.

La scuola aveva un’organizzazione che ricalcava quella della famiglia e della società; le punizioni corporali erano ammesse per educare i giovani alla sottomissione alle autorità che governano la loro vita.

Cosa si intende per educazione omerica e quali erano i suoi valori?

L’educazione omerica è un’educazione nobile, fondata sull’etica (aretè, virtù) in cui fa agire i suoi eroi e che è il loro stesso stile di vita. Omero è considerato “l’educatore della Grecia”.

Il valore ideale di tale educazione è la virtù oltre che abbagliare, quindi essere il primo, il vincitore, cioè quello che prevale, immergersi totalmente nella competizione per portare a termine l’impresa che lo classificherà al primo posto tra gli uomini in modo tale che la sua grandezza sia ricordata. Dunque, la forza, il coraggio, la capacità di imporsi.

Omero scrive due poemi epici che sono alla base dell’educazione: l’Iliade e l’Odissea. Si interessa anche della psicologia degli eroi e ci fa capire come sono stati educati.

Achille è affidato al centauro Chirone perché gli insegni la caccia, l’equitazione, tirare con il giullotto, la lira e la chirurgia. Telemaco è invece affidato al consigliere Mentore perché si occupi della sua educazione cavalleresca.

Diverso, però, è ciò che Omero trasmette dall’Odissea dove Ulisse utilizza l’inganno davanti al nemico e non per l’immortalità del ricordo, ma per il ritorno a casa.

I suoi miti e racconti giungono in maniera orale da generazione in generazione, messi per iscritto solo nel VII secolo.

Si illustri il modello di educazione ateniese

L’educazione ateniese dimostrò di avere delle strutture molto più aperte rispetto a Sparta. Essa partiva da una tradizione arcaica fortemente aristocratica.

Ad Atene infatti c’era il Gimnàsion che era una scuola aperta a tutti, compresi schiavi e donne. In questa scuola si aveva cura di formare bambini e bambine dal punto di vista fisico, con esercizi ginnici e discipline sportive come la corsa, il salto, il lancio del disco e del giavellotto, nello studio della musica e della poesia, in particolare i poemi omerici.

C’erano tre istruttori: il maestro, l’insegnante di musica e gli insegnanti di grammatica. Il ragazzo era affiancato anche dal pedagogo, da paidos che significa bambino e aglio condurre, che era colui che conduce il bambino per mano per le vie della città; infatti è da qui che nasce la parola pedagogia da un “condurre per mano”.

Al compimento dei 18-20 anni il giovane diventava efebo e con un rito di passaggio diventava un cittadino e doveva affrontare due anni di leva militare in cui continuava l’educazione letteraria e musicale.

L’ideale che ispirava l’educazione ateniese era la “kalokagazia”, che significa bello e buono, quindi il cittadino doveva avere cura del corpo come dell’anima.

Chi erano i sofisti

I sofisti erano coloro che si rivolgevano a chiunque volesse acquistare superiorità nell’arena politica, primeggiare nell’esercizio del potere. Si occupavano della formazione dei leader.

Non intendevano trasmettere una verità ma sostenere le proprie tesi in una discussione, illustrando i pro e i contro, vincendo. Insegnavano la retorica, l’arte di persuadere attraverso la parola e la cultura generale per riuscire a parlare di qualsiasi argomento.

Per i sofisti non c’erano più verità, solamente punti di vista. La loro attività era stata fortemente reclamata da alcuni ceti sociali. Pur non fornendo insegnamenti in contenuti specifici richiedevano compensi per i loro insegnamenti.

Si illustri il modello di educazione spartano

L’educazione spartana assumeva le forme di un vero e proprio addestramento dato che il cittadino era prima di tutto un soldato.

Il bambino appena nato veniva giudicato dagli anziani se sia idoneo o meno alla vita, valutando il suo aspetto fisico e nel caso fosse stato gracile o presentasse delle deformità fisiche, veniva abbandonato.

Fino ai 7 anni il bambino veniva allevato dalla madre, poi veniva portato in una comunità-caserma dove sarebbe vissuto fino ai 30 anni; anche nel caso fosse sposato doveva tornarci per dormire. Ai trent’anni poi avrebbe acquisito lo status di cittadino.

Ai giovani venivano imposte regole molto dure di vita: il vestiario era ridotto al minimo, avevano giacigli scomodi e pasti frugali. Gli ideali da perseguire erano:

  • L’obbedienza alla polis
  • La disciplina
  • Il sacrificio

Erano temprati attraverso esercizi fisici, lotte e combattimenti. Lo sport si praticava nudi per favorire libertà e la scioltezza nei movimenti e educare i ragazzi a vivere la nudità senza malizia. Non vi era una grande preparazione culturale con l’eccezione della musica. Sparta era molto religiosa.

Anche le donne spartane ricevevano un’educazione molto dura: il loro scopo era quello di generare guerrieri forti e coraggiosi. Godevano però di una certa libertà e autonomia rispetto alle donne ateniesi.

Cosa teorizza Platone nel suo testo La Repubblica e quali sono le implicazioni pedagogiche?

Platone immagina un’utopia: lo Stato perfetto. “La Repubblica” è la sua opera fondamentale in cui fissa, all’interno del pensiero occidentale, paletti determinanti sull’organizzazione della polis, sulla teoria dell’anima e introduce quella che secondo lui sarebbe stata l’educazione ideale.

Secondo Platone l’educazione non è “versare la vista nell’occhio” ma il riuscire a permettere di vedere, considerando che l’educando già possieda la vista.

Platone distingue gli uomini in base alle loro qualità e alla loro natura e li divide per classi, per ogni classe sociale pensa ad un’educazione differente:

  • Lavoratori: classe più bassa, a cui va una formazione tecnica
  • Guerrieri forti e coraggiosi: formazione alla poesia e alla ginnastica
  • Governanti sapienti razionali: educazione alla filosofia e alla dialettica

Secondo Platone non si deve introiettare nell’educando l’educazione ma permettere di scoprire quella che è già in lui, che ha già dentro. Importanti, nell’educazione di Platone, le favole approvate dalla Polis.

Si illustra il pensiero di Socrate sull’educazione

Socrate fu l’unico personaggio a non aver mai scritto nulla: sosteneva che in questo modo si potesse dibattere e difendere il proprio pensiero senza mal interpretarlo o usarlo contro chi lo ha scritto. Era più sicura l’oralità.

Nel suo metodo socratico, Socrate parlava con i suoi discepoli, poneva domande ma mai risposte. Egli era convinto che il sapere è già dentro l’uomo e che doveva solo emergere. L’allievo era quindi spinto alla ricerca e nella crescita personale era spinto a diventare maestro di se stesso. Infatti egli disse: “Conosci te stesso”.

Non fondò mai una scuola ma preferiva girare per le città parlando e coinvolgendo i cittadini. Il suo era un insegnamento che liberava le coscienze.

Socrate va contro i sofisti poiché si facevano pagare per istruire, lui invece rifiutava il pagamento poiché era convinto che la verità esistesse, così come la presenza del divino nell’uomo.

Si illustri il pensiero di Aristotele sull’educazione

Aristotele fondò il liceo, scuola di filosofica e scientifica. Per Aristotele l’educazione era la formazione dell’anima, nel legame con la città.

I bambini dovevano essere educati insieme, prima in famiglia e poi dopo i 7 anni vanno inseriti nella scuola di Stato e formati in grammatica, ginnastica, musica e disegno, propedeutiche allo studio della filosofia.

Aristotele si interroga molto sull’educazione che porta alla virtù e quella che porta all’utile. Quest’ultima era vista come insegnamento di un mestiere che poteva rovinare il corpo e l’anima.

Inoltre, ipotizza una forma di istruzione di Stato.

Si illustri il modello di scuola che si diffuse in età ellenistica

L’età ellenistica rappresenta un momento di unificazione e di maturazione di tutta la civiltà antica. In essa, abbiamo una concezione di uomo più individualistica.

In particolare si diffusero due filosofie:

  • Lo stoicismo in cui era necessario “vivere secondo natura” attraverso la razionalità che governa il mondo
  • L’epicureismo in cui l’etica prevale sulla ricerca della conoscenza e della verità

Nello stoicismo per raggiungere la felicità e la virtù. Nell’epicureismo, il cui messaggio fondamentale era “vivere nascosti”, la scuola aveva sede in periferia, era un giardino dove ci si poteva ritirare a pensare al bene per se stessi.

La priorità era la ricerca della felicità interiore: l’assenza di turbamento, di dolore, di paura, di incertezza e di morte, felicità come insensibilità.

Per quanto riguarda l’educazione scolastica, essa subì vari cambiamenti e si differenzia in:

  • Formazione al bambino (0-7 anni): il bambino resta in famiglia allevato dalle donne
  • Formazione del ragazzo (7-14 anni): insegnamento scolastico, in cui l’educando apprende la lingua, la lettura, la scrittura, la musica e il disegno
  • Formazione dell’adolescente (14-21 anni): studi di carattere generale, letteratura classica, logica, retorica. Dopo i 14 anni chi continua gli studi può specializzarsi in diverse materie: retorica, filosofia, medicina. Completato questo ciclo, diventa un dotto e si dedica al lavoro di ricerca.

Le ultime tappe degli studi erano ovviamente riservate a un ristretto numero di privilegiati. Per le famiglie di ceto medio-alto l’educazione era di Stato: i finanziamenti per pagare i maestri arrivavano da mecenati privati o da regnanti dei regni confinanti per la propaganda politica.

Per le famiglie meno abbienti l’educazione avveniva in famiglia o nelle botteghe artigiane.

Si illustri l’educazione nel mondo ebraico

Nel mondo ebraico l’educazione ha come punto di riferimento la Bibbia, che è la memoria del popolo.

L’educazione era intesa come strumento per il mantenimento di una forte identità ed era basata sulla religione. L’iter formativo era composto dall’educazione in famiglia, dalla didattica sulla Torah, letture gratuite e pubbliche, e dallo studio del Talmud, commenti degli artigiani, sarti, contadini, ecc.

Il padre era responsabile del comportamento del figlio davanti alla comunità. Le punizioni erano di normale prassi.

Altra forma di educazione era il Taiyud, raccolta di passi presi dalla Thora e commentati dai rabbini.

Vi era anche il patto dell’alleanza che si basa sulla conoscenza della storia e dei precetti, di Dio, di se stesso in rapporto alla natura…

Si illustri l’educazione a Roma in età monarchica

L’educazione a Roma in età monarchica era guidata dagli esempi e valori di vita trasmessi dalla tradizione. Tra i valori abbiamo: la fiducia e la lealtà reciproca, la serietà, il rigore morale, l’inflessibilità verso se stessi e verso gli altri, l’autenticità, la schiettezza dei modi, la moderazione, la capacità di vivere con poco, il senso della gerarchia.

I primi romani erano un popolo di contadini e pastori e quindi in quell’epoca prevaleva lo spirito pratico, la loro vita culturale si esprimeva attraverso esperienze religiose accompagnate da un sentimento fondamentale che era quello della devozione verso gli dèi e verso la patria e nel rispetto per i genitori e gli antenati, per le tradizioni e costumi della città, senso del dovere verso le istituzioni. Erano meno inclini dei greci alla poesia e alla speculazione filosofica.

I bambini fino ai 7 anni venivano seguiti dalla madre, nel caso di figli maschi se ne occupava direttamente il padre conducendo con sé il figlio fuori casa, facendogli vivere la vita e dandogli l’esempio di come comportarsi nelle varie occasioni; il padre inoltre si occupava di insegnare al figlio il lavoro contadino, artigiano o mercante e qualcosa per quanto riguarda l’alfabetizzazione.

Nel caso si trattasse di un Patrizio il bambino veniva affidato ad un pedagogo o a maestri privati, tutti compensati e controllati dal pater familias.

Nell’educazione in età monarchica si faceva spesso ricorso alla frusta.

Dopo i 16 anni il periodo di formazione avveniva con un anno di tirocinio nella vita pubblica sotto la guida di un amico di famiglia per poi essere arruolato nel servizio militare come soldato poiché per imparare a comandare era prima necessario imparare ad obbedire. Per i plebei invece iniziava l’apprendimento di un mestiere.

Le figlie femmine invece anche dopo i 7 anni restavano a casa con la madre. Per la donna romana era fondamentale la virtù del silenzio e l’attività domestica. La donna romana godeva di un’ottima libertà e tanta considerazione.

Chi era Catone il censore e perché il suo modello educativo era in opposizione a quello ellenistico?

Marco Porcio Catone era detto il “Censore” sia perché ricopriva quella carica ma anche per il suo carattere molto severo. Infatti Catone fu difensore dei valori tradizionali, tant’è che lottò contro la corruzione degli ambienti politici, contro il diffondersi della cultura greca, contro l’eccessivo lutto delle matrone romane, contro i retorici greci che accusa di corrompere i giovani.

Il suo esempio seguiva il pensiero della parte più conservatrice della società romana. Esaltò le virtù del buon cittadino addestrato fisicamente, abile al lavoro e alle armi, responsabile e obbediente, un cittadino saggio e con competenze per partecipare alla vita pubblica.

Catone si scontrò contro il modello educativo ellenistico acquisito durante le guerre puniche quando Roma entrò in contatto con il diverso da sé, in particolare con la Grecia da cui acquisì la sua cultura ellenistica con l’esaltazione dell’individuo.

Secondo Catone l’educazione era compito del pater familias, ed era finalizzata alla formazione dell’uomo moralmente corretto. Catone esaltò le virtù del buon cittadino, addestrato nel fisico, abile nel lavoro ed alle armi, responsabile ed obbediente.

Esso doveva avere anche una formazione letteraria poiché solo con essa si giungeva alla saggezza ed alla competenza oratoria per poter partecipare alla vita pubblica.

Catone si scontrò con il modello educativo ellenico acquisito durante le guerre puniche quando Roma entrò in contatto con il diverso ed in particolare con la Grecia da cui acquisì la cultura ellenica con l’esaltazione dell’individuo.

Come era strutturata la scuola della Roma repubblicana e quale era la sua finalità?

La scuola della Roma repubblicana aveva iniziato a diffondersi a Roma a partire dal V secolo, a fronte delle nuove esigenze alle quali la famiglia, da sola, non era in grado di assicurare un’adeguata educazione.

Erano scuole aperte al pubblico tenute da maestri privati che venivano poco compensati.

Oltre alla scuola elementare si sviluppò la scuola di secondo grado a cui accedeva una minoranza di ragazzi: era una scuola di grammatica che si basava sullo studio dei classici greci con poche nozioni di geometria, astronomia e musica, l’insegnante secondario era il grammaticus che anche se meglio retribuito manteneva comunque un basso status sociale.

Vi era poi la scuola di retorica nella quale partecipavano i giovani più benestanti dove si acquisivano competenze necessarie alla vita politica o alla pratica forense attraverso lo studio che riguardava allo stile espositivo capace di persuadere il culmine della “professionalità” dell’oratore.

Per chi poteva permetterselo, poteva continuare la propria formazione ad Atene come se facesse un programma Erasmus nell’antico mondo.

La finalità della scuola della Roma repubblicana era quella di formazione dei ceti dirigenti, degli apparati amministrativi e del personale politico, attraverso un percorso di carattere retorico-umanistico che differiva dall’educazione greca per un approccio più pratico, attento all’insegnamento del diritto, con minori fondamenti in musica, scienza e filosofia, mentre restava frequente il ricorso alle punizioni corporali.

Si illustri il pensiero pedagogico di Quintiliano

Quintiliano fu la figura di maggior importanza nell’ambito pedagogico romano.

Quintiliano si dedica alla formazione dell’oratore, che secondo lui deve essere un uomo buono ed esperto nel parlare cioè eleganza dell’eloquio, ponendo importanza alla sostanza etica del discorso.

Quintiliano ha pensato alla formazione dell’oratore nel quadro dell’intero percorso educativo dall’infanzia all’età adulta. Il bambino secondo Quintiliano è naturalmente predisposto ad imparare, se non ha imparato, non è cresciuto bene, non è per un difetto di natura ma per un difetto di educazione.

Da qui deriva anche la sua insistenza su quello che lui ritiene un “vero maestro”.

La formazione dell’oratore avviene nel quadro dell’intero percorso educativo dall’

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/02 Storia della pedagogia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dominikks di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della pedagogia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Vigutto Lucia.

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