COSA SI INTENDE PER DIDATTICA? FORNIRE UNA
DEFINIZIONE E DESCRIVERE LE SUE
IMPLICAZIONI/RELAZIONI CON LA PEDAGOGIA.
La didattica è “la parte della teoria e dell’attività educativa che
concerne i metodi
dell’insegnamento”. G. Proverbio definisce la didattica “scienza e
arte dell’insegnamento” e, dopo i riferimenti a Comenio (fondatore
di una
didattica come teoria e metodo dell’educazione), presenta le
differenti teorie “storiche” della didattica:
(centrata sull’insegnante e sull’insegnamento)
Idealistico-gentiliana (per l’elaborazione di tecniche di
b) Positivistico-sperimentalista
insegnamento sempre più raffinate, rigorose e convalidate
sperimentalmente) e diretta dell’allievo)
c) Attivistica (attenta alla partecipazione attiva
(attenta all’avvicinamento progressivo, “a
Strutturalista-cognitivista
spirale”, della
struttura evolutiva della mente con la struttura delle discipline)
(con il primato dell’istruzione
e) Comportamentistico-tecnologica
programmata e delle tecniche didattiche supportate dalle
“tecnologie dell’istruzione”).
possiamo allora definire la didattica come un ambito conoscitivo
che si
occupa criticamente dell’allestimento, consolidamento e valutazione
di “ambienti di
apprendimento”, cioè di specifici contesti risultanti da opportune
integrazioni di
artefatti culturali, normativi, tecnologici e di specifiche azioni umane,
ritenuti atti a
favorire processi acquisitivi.
La didattica è una delle forme in cui si analizza, si progetta, si attua,
la vicenda
dell’educazione. Si fa carico della preparazione, del potenziamento
e della valutazione degli ambienti di apprendimento ossia tutti gli
ambiti derivanti da interconnesioni di processi culturali, normativi,
tecnologici e delle attività umane, grazie alle quali si attuano tutti i
processi di acquisizione.
QUALI SONO GLI ELEMENTI DELLA DIDATTICA?
DESCRIVERLI E ANALIZZARE UN SISTEMA DIDATTICO.
Un sistema didattico comprende soggetti e oggetti; i soggetti sono
gli uomini in formazione e quelli che professionalmente aiutano gli
altri a formarsi. Gli oggetti riassumono testi, contenuti disciplinari,
saperi, linguaggi, persino concettualizzazioni e nozioni. Ogni
teorizzazione didattica prevede di fornire risposte al duplice
interrogativo del “che cosa si insegna” e “che cosa si apprende”.
Il metodo non è identificabile con le tecniche: “il metodo si ripropone
nella sua classicità come insieme di ragioni che legittimano
l’intervento didattico ed educativo, e aprono la via che conduce al
successo i processi di insegnamento-apprendimento. Collocandoci
intenzionalmente in un sistema complesso in cui saper pensare e
saper porre relazioni è fondamentale, che interpretiamo la
didattica:
- come un complesso di saperi teorico-pratici;
- scienza contemporaneamente autonoma e strettamente correlata
rispetto alla pedagogia;
- dotata di una forte marcatura progettuale, metodologica,
valutativa, la
cui consapevolezza critica, assunta quale guida dell’agire educativo
trasforma in azione, la riflessione sui processi educativi e culturali,
per
ritornare ad essa in un processo di circolarità ricorsiva.
COS’ E’ IL METODO DIDATTICO E QUALI SONO I PRINCIPALI
METODI CHE VENGONO UTILIZZATI NELL’AMBITO DELLA
PEDAGOGIA E DELLA DIDATTICA?
Il Metodo didattico viene considerato quello sul quale si costituisce
l’attività
dell’insegnante. Si tratta di un insieme di regole, consciamente
ordinate, che dirigono una attività didattica in classe. Numerosi
sono i metodi, se si considera che sin dai tempi più remoti qualcuno
ha cercato di insegnare qualcosa a qualcun altro. Tra i numerosi
metodi sono da rilevare, nel campo della scienza, il metodo
deduttivo e induttivo.
Il primo, il metodo deduttivo è quello classico legato al
procedimento che passa dal
generale al particolare, da una premessa a una conclusione. Il
metodo deduttivo,
tipico della filosofia scolastica, venne chiamato anche "a priori",
ideale, soggettivo,
sintetico.
Il metodo induttivo, che prevalse nella prima metà del secolo XVII
ed è considerato
tipico della scienza (Bacone, Galilei), fu definito "a posteriori",
L’impiego di questi metodi a
sperimentale, analitico. scuola viene
cosi suddiviso:
Con il metodo induttivo si cercano le leggi partendo dal particolare e
ricostruendo il
tragitto (tipico delle scienze applicate); con il metodo deduttivo si
parte da un assioma, che si dà per certo e assoluto, o da una
ipotesi di lavoro, e si deducono le leggi implicate (tipico delle leggi
filosofiche e matematiche).
Ci sono anche metodi più direttamente collegati alla didattica, come
quelli per
l’apprendimento della lettura e della scrittura. Di questi, i metodi più
antichi risentono di una impostazione deduttiva, mentre quelli più
moderni hanno premesse di carattere induttivo e risentono molto
degli studi di psicologia dell’apprendimento.
DESCRIVERE IL RAPPORTO TRA PEDAGOGIA E DIDATTICA,
DI COSA SI TRATTA E COSA LE LEGA?
È un rapporto in continua ri-costruzione, con scambi reciproci
strettissimi pur con
continue rivendicazioni di autonomia scientifica e di delimitazioni di
campo, tra loro e con le altre scienze dell’educazione.
Una prima distinzione riservava alla didattica il versante
prasseologico dell’azione
educativa, e alla pedagogia il versante teoretico.
“La didattica indica l’arte di insegnare come l’attività di esporre in
maniera facilitata,
con procedure adatte ai destinatari, giovani o adulti, i contenuti di
apprendimento; in ciò distinguendosi dai termini pedagogia e
pedagogico che designano piuttosto
l’attività teoretica di riflessione, fondazione e ricerca che
concernono in generale
l’educazione, l’istruzione e la formazione”.
Ciò non significa che, con semplicistica equazione, la pedagogia
sta alla teoria come la didattica sta alla pratica. Come in ogni
scienza, anche nella didattica la processualità pro-attiva e retro-
attiva tra azione e riflessione, tra prassi e teoresi, supera
l’antinomia teoria-pratica (detto banalmente, tra chi pensa e chi
agisce), per comprendersi in un processo di sviluppo insieme
scientifico e produttivo. In sintesi, la pedagogia riguarda i fini, i
perché dell'educazione, mentre la didattica ha come suo campo
d’indagine lo studio dell'interpretazione e la progettazione
dell'insegnamento per ottimizzarne i processi, per ottenere risultati
sempre migliori quantitativamente e qualitativamente.
QUALI SONO LE TRE COMPONENTI FONDAMENTALI DELLA
SITUAZIONE SCOLARE E COME INTERAGISCONO? LO
STUDENTE SPIEGHI DI COSA SI TRATTA.
Tre sono le componenti fondamentali della situazione scolare:
l’insegnante, l’alunno, la scuola come istituzione ed organizzazione.
Sul piano metodologico si possono elaborare delle categorie
generalizzabili, ma esse, appunto perché categorie hanno un valore
formale. Dal punto di vista del contenuto esse possono essere
riempite solo nel momento in cui vengono messe in atto nella
pratica educativa.
possiamo dire che l’insegnante deve
Se ad esempio adeguare il
suo comportamento alla
situazione della classe, e questa tesi ha una sua universalità e
generalizzabilità, non altrettanto universalizzabile è il discorso sul
come in concreto un insegnante deve comportarsi con i suoi
discenti, con ciascuno dei suoi discenti, giacché questo dipende
dall’effettiva situazione dei discenti medesimi, e dall’effettiva, reale
situazione dell’insegnante.
Si possono indicare delle linee direttive che poi devono essere
“tradotte” in ordine allo specifico, nell’atto concreto del far scuola.
Si ripresenta sul piano metodologico la stessa tensione che si ha a
livello pedagogico, tra teoria pedagogica e prassi educativa.
Nell’uno e nell’altro caso è necessaria l’elaborazione di una teoria
che si traduca in modello operativo che sorregga e orienti la prassi,
e comunque, teoria e modelli non possono essere che formali. I
modelli devono essere verificati nella prassi (e se è il caso, mutati)
da ogni singolo insegnante, in rapporto a quelli che sono i “suoi”
“sua” scuola, ecc.. Non si può prevedere a priori quale
discenti, la
sarà il comportamento reale di “quei” dati alunni, in “quella” data
contingenza, in “quel” dato momento della loro carriera scolastica. Il
modello generalizzato fornisce delle ipotesi, può simulare una
situazione in cui entra in campo un gioco di forze, può indicare quali
di queste forze possono variare quando ne varia una, se la nuova
forza richiede o no la ristrutturazione di tutto il campo, ma non può
dire a priori quali siano le forze che di volta in volta entreranno in
gioco. Occorre, pertanto, che il docente metta in atto una
preliminare indagine ricognitiva che gli dia un quadro della
situazione reale, quadro che deve essere costantemente verificato.
Un’indagine di tale tipo, in realtà l’insegnante la svolge, a livello
intuitivo tutte le volte che fa il punto della situazione della sua
classe. Si tratta di esplicitarla e organizzarla con consequenzialità
razionale, cogliendo la connessione tra le diverse variabili.
L’INSEGNAMENTO E’ AUTOAPPRENDIMENTO ANCHE PER
L’INSEGNANTE: PER QUALE MOTIVO?
L’insegnamento è autoapprendimento anche per l’insegnante, sia
perché richiede da parte di questo un continuo aggiornamento
teoretico, al fine di innovare i suoi metodi, sia perché egli apprende
dalla situazione scolare stessa. Pertanto, la
capacità di insegnare non è soltanto questione di formazione
iniziale, ma anche di formazione continua, che si realizza anche
attraverso l’esperienza scolastica quotidiana. Posto infatti, in
situazioni sempre nuove per il variare dei discenti, delle situazioni
scolastiche ed extrascolastiche, l’insegnante è sollecitato dalla
situazione stessa a mettere in atto procedimenti sempre diversi, a
modificare il suo comportamento.
QUANDO IN ITALIA LA DIDATTICA E’ DIVENTATA UNA
DISCIPLINA PEDAGOGICA E PERCHE?
Dalla metà degli anni 70, la didattica in Italia viene annoverata
come disciplina pedagogica. Ciò è avvenuto per 2 fattori:
il primo è conseguente alle creazioni dello stato epistemologico e
Il secondo è l’esigenza di dare il
delle scienze della comunicazione.
proprio contributo a situazioni sociali nuove che hanno permesso di
accrescere il terriotorio di pertinenza didattico.
Così la didattica ha esteso il suo campo ad altri luoghi (l’educazione
prescolastica, la formazione al e del lavoro o alle e delle culture del
dopolavoro, l’integrazione
formativa delle categorie emarginate), ad altri percorsi
(l’educazione, la formazione,
l’istruzione integrata e l’integrazione scolastica e lavorativa), ad
altre categorie (alle
donne, agli emarginati, agli anziani) e ad altre età (a bambini
piccoli, a giovani e adulti sia lavoratori da riconvertire che da
inserire, reinserire e riqualificare nel lavoro, ad anziani da
valorizzare, a tutti, con particolare attenzione agli emarginati, da
orientare con la definizione o la revisione del proprio progetto di
vita).
PERCHE’ LA DIDATTICA E’ DIVENUTA UNA DISCIPLINA
AUTONOMA? QUAL’E’ LA SUA FUNZIONE?
La didattica può essere concretamente considerata una scienza
autonoma che già esiste per assolvere al compito di far interagire il
soggetto che apprende con gli oggetti dell’apprendimento,
realizzandosi in un primo tempo come osservazione, analisi e
preparazione dei dati di fatto riguardanti prassi educative e
didattiche generalizzabili e categorizzabili.
Tale modello viene strutturato per dare vita a due metodi attraverso
i quali si può attemperare al lavoro dell’insegnamento.
Metodo induttivo (dalla pratica alla teoria), metodo deduttivo dalla
teoria alla pratica. Attraverso questo lavoro empirico non si potrà
cadere in errori che la teoria fa quando formula teorie che non
possono essere deducibili.
COSA INTENDE SCHON CON L’ESPRESSIONE “
PROFESSIONISTA RIFLESSIVO” ? LA STUDENTE SPIEGHI DI
COSA SI TRATTA.
l’espressione “professionista riflessivo” richiama
Per Schon questo
significato:
la professionalità dell’insegnante si gioca proprio nel passaggio da
a un sapere esplicito, ovvero nell’acquistare
un sapere implicito
consapevolezza del proprio sapere, in questa relazione continua tra
esperienza e riflessione, tra sapere pratico e sapere teorico.
Più in generale il ruolo della didattica consiste nell’aiutare
l’insegnante a rendere comunicabile il proprio sapere. L’insegnante
deve acquisire le capacità di divulgare il proprio sapere attraverso
le azioni, acquisendo consapevolezza e sicurezza delle nozioni che
ha fatto proprie nel percorso formativo. Da un lato l’insegnante deve
adattare i concetti delle proprie conoscenze, dall’altra invece deve
rendere palese e consapevole il sapere pratico.
QUALI SONO GLI ELEMENTI FONDANTI DELLA DIMENSIONE
RELAZIONALE NELLA DIDATTICA? INDICARE QUALI SONO E
ARGOMENTARE.
La qualità della relazione allievo-docente sta nel grado di flessibilità
con cui il docente gestisce il rapporto asimmetrico con gli allievi. Il
docente deve essere capace a esercitare l’arte
dell’incoraggiamento nei confronti dei propri allievi, ovvero una
dinamica promozionale alla crescita e allo sviluppo nell’autonomia
dello studente il docente deve possedere una competenza di base:
l’ascolto attivo, che consiste nel mettersi a disposizione dell’allievo
da parte del docente, valorizzarlo come interlocutore, sforzandosi di
capirne il punto di vista. Il docente deve essere in grado di cogliere
la globalità della dinamica comunicativa che sta alla base del
messaggio: per esempio un bambino che si rifiuta di lavorare in
gruppo perché disturbato dalla dinamica relazionale con i compagni
potrà anche esprimersi semplicemente con il silenzio. Il concetto di
ascolto attivo in senso interculturale, mettendosi in una posizione di
ascolto e di rispetto del proprio interlocutore, uscendo dai propri
schemi culturali e relazionali e decentrarsi nei confronti dell’altro
può essere individuato nei seguenti punti:
– Non avere fretta di arrivare alle conclusioni, sospendere il
giudizio.
– Sforzarsi di cambiare il punto di vista con cui osservare una data
realtà, come condizione per riconoscere il proprio punto di vista e i
suoi limiti.
– Mettersi nei panni del proprio interlocutore, riconoscendogli le sue
ragioni ed esplorando la sua prospettiva.
– Valorizzare il codice delle emozioni, di tipo relazionale e
analogico.
– Andare oltre la superficie del mondo reale, esplorare i mondi
possibili.
– Sfruttare i paradossi del pensiero e della comunicazione come
strumenti euristici utili a gestire in modo creativo i conflitti.
– Adottare una modalità umoristica nell’esercizio dell’arte di
ascoltare.
Il docente dovrebbe valorizzare la discussione tra gli allievi come
l’apprendimento, sul ruolo dell’insegnante e sulle
risorsa per
funzioni da lui svolte nel gestire e regolare l’interazione in classe.
L’interazione in classe però non deve essere considerata un evento
naturale e spontaneo bensì richiede di essere intenzionalmente
perseguita e sollecitata dal docente. Per esempio nella condivisione
di problematiche comuni bisogna che ci sia un gestione
dell’interazione che stimoli l’evoluzione del ragionamento collettivo.
Il docente deve essere consapevole della meta (i traguardi formativi
che si intendono raggiungere) ma è disponibile ad elaborare
l’itinerario insieme ai propri allievi.
David Ausubel ha classificato le diverse modalità di
apprendimento in relazione a due parametri centrati entrambi
sul ruolo attivo del soggetto
nell’esperienza apprenditiva: indicare quali sono e descriverli.
David Ausubel ha classificato le diverse modalità di apprendimento
in relazione a due parametri che mettono in una posizione centrale
il discente.
Distinguiamo 2 fasi: la prima fa riferimento al modo con cui il
discente incorpora l’informazione data, nel suo bagaglio di
conoscenze già esistente.
L’altro fa riferimento al modo in cui l’informazione arriva al discente.
Ciò può avvenire per ricezione o scoperta. Il docente deve avere
chiari gli scopi da raggiungere sul piano formativo, ma potrà
cambiare percorso per studiarne uno nuovo insieme ai propri allievi.
COSA SI INTENDE PER PROGETTAZIONE DIDATTICA?
La progettazione didattica è l’insieme delle operazioni compiute
il lavoro didattico. E’ composta da
dagli insegnanti per organizzare
3 momenti: progettare, agire e valutare. Di essa esistono due
visioni amministrativa e professionale.
Amministrativa: usata nella scuola, i tre momenti della
programmazione vengono visti in modo lineare e viene creata una
programmazione che ha come obiettivo i documenti programmatici
del ministero. Nella seconda, esiste invece, la logica della
complessità per cui i 3 momenti sono visti sotto un ottica di
circolarità, in cui esiste il dialogo reciproco, e può esserci il cambio
di strategia e il percorso in itinere.
(È possibile indicare i diversi model
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