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Giuseppe Ungaretti (Ermetismo)

Poesie brevi, auto-biografiche,

Le di Ungaretti sono e talvolta di un solo verso (ad esempio Mattina:

illumino d’immenso”), meditare.

“Mi e sollecitano il lettore a

Ungaretti oggetti-simbolo concretezza:

A differenza di Mallarmé e Rimbaud, ama gli anche nella loro

poeta nostrano quotidianità ammirazione semplicità.

per il la è guardata con per la sua La

‘900 verità

caratteristica comune a tutto il è il concepire una al di là di quella immediatamente

osservabile; Simbolisti, parola

Ungaretti, come d'altronde i ritiene che la sia in grado di evocare un

universo ultramondano creare interpretare realtà

e per questo abbia la capacità di ed una diversa da

contingente.

quella dolore pena, fede religiosa

Ungaretti parte da una posizione di e ma giunge poi a un'affermazione di

speranza;

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I fiumi

“L’allegria – Il porto sepolto”.

La prima parte della poesia si ambienta sul fronte di guerra. Di notte, Ungaretti osserva l’Isonzo. La

limitatezza meditare.

dell'orizzonte lo invita a Ricorda che quel mattino era entrato leggero nelle

rito di purificazione,

acque del fiume: un bagno divenuto quasi un utile a liberarsi delle scorie della

guerra.

seconda parte,

Nella il poeta riflette sull'esperienza compiuta. La riflessione verte su tre fasi, ciascuna

corrispondente a un fiume:

  • origini nascita Serchio,
  • Le e la (il che bagna la terra natale dei genitori);
  • Nilo
  • L’infanzia e l’adolescenza (il dove Ungaretti è cresciuto da ragazzo);
  • giovinezza Senna
  • La (la di Parigi).

L'ultima strofa segna il ritorno alla condizione di partenza.

Riflessione autobiografica

In questa lirica il poeta soldato si immerge nella e rivede i fiumi che egli

anima: Serchio, Nilo Senna. ricapitola

porta nella sua il il e la In questo modo lo scrittore la su vita,

radici. finale,

risalendo fino alle sue Nel Ungaretti, ribadisce che bagnandosi nell’Isonzo, si è scoperto

vivo, passato futuro, senso vita,

ancora ricco di e di ha così ritrovato un alla sua questo è il risultato

ottenuto grazie alla poesia.

San Martino del Carso

“L’allegria – Il porto sepolto”.

Poesie di guerra, angoscia dolore morte.

Una per esprimere la propria a contatto con il e la

La lirica crea un’analogia tra due elementi:

  • Da una parte, il paese di S. Martino del Carso, semidistrutto dai combattimenti;
  • Dall’altra, il cuore del poeta, che è il cuore di un uomo che soffre.

prime due strofe descrittive. desolazione

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Vita e pensiero dell'intellettuale Giuseppe Ungaretti Pag. 1
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Sintesi

Giuseppe Ungaretti (Ermetismo)

Le poesie di Ungaretti sono brevi e autobiografiche, talvolta di un solo verso (ad esempio Mattina: “Mi illumino d’immenso”), e sollecitano il lettore a meditare.

A differenza di Mallarmé e Rimbaud, Ungaretti ama gli oggetti-simbolo anche nella loro concretezza: per il poeta nostrano la quotidianità è guardata con ammirazione per la sua semplicità. La caratteristica comune a tutto il ‘900 è il concepire una verità al di là di quella immediatamente osservabile; Ungaretti, come d'altronde i Simbolisti, ritiene che la parola sia in grado di evocare un universo ultramondano e per questo abbia la capacità di creare e interpretare una realtà diversa da quella contingente.

Ungaretti parte da una posizione di dolore e pena, ma giunge poi a un'affermazione di fede religiosa e di speranza.

I fiumi, “L’allegria – Il porto sepolto”

La prima parte della poesia si ambienta sul fronte di guerra. Di notte, Ungaretti osserva l’Isonzo. La limitatezza dell'orizzonte lo invita a meditare. Ricorda che quel mattino era entrato leggero nelle acque del fiume: un bagno divenuto quasi un rito di purificazione, utile a liberarsi delle scorie della guerra.

Nella seconda parte, il poeta riflette sull'esperienza compiuta. La riflessione verte su tre fasi, ciascuna corrispondente a un fiume:

  • Le origini e la nascita (il Serchio, che bagna la terra natale dei genitori);
  • L’infanzia e l’adolescenza (il Nilo dove Ungaretti è cresciuto da ragazzo);
  • La giovinezza (la Senna di Parigi).

L'ultima strofa segna il ritorno alla condizione di partenza.

In questa lirica il poeta soldato si immerge nella riflessione autobiografica e rivede i fiumi che egli porta nella sua anima: il Serchio, il Nilo e la Senna. In questo modo lo scrittore ricapitola la sua vita, risalendo fino alle sue radici. Nel finale, Ungaretti ribadisce che bagnandosi nell’Isonzo si è scoperto ancora vivo, ricco di passato e di futuro, ha così ritrovato un senso alla sua vita, questo è il risultato ottenuto grazie alla poesia.

San Martino del Carso, “L’allegria – Il porto sepolto”

Una poesia di guerra, per esprimere la propria angoscia a contatto con il dolore e la morte.

La lirica crea un’analogia tra due elementi:

  • Da una parte, il paese di San Martino del Carso, semidistrutto dai combattimenti;
  • Dall’altra, il cuore del poeta, che è il cuore di un uomo che soffre.

Le prime due strofe sono descrittive. Del paese carsico sono rimasti pochi ruderi: la desolazione è ovunque. Ma la guerra ha creato un vuoto ancora più grande, e più doloroso, fra le persone care al poeta. Con le due strofe conclusive, dove prevale la riflessione: lo scrittore ricorda tutti e soffre per tutti. Il suo cuore è un paese ancora più distrutto e sconvolto di San Martino.

La distruzione di un paese diventa il dolore spirituale del poeta. Egli rivive in essa lo strazio provato in quelle ore cariche di dolore. La poesia è impostata sul confronto tra il paese e il cuore del poeta: le case di San Martino ridotte a brandelli, il cuore del poeta straziato dal dolore e dalle rovine della guerra. Alla realtà spaventosa e drammatica della guerra, è possibile opporre solo il calore del ricordo e la fragile arma della poesia.

Il porto sepolto, “L’allegria – Il porto sepolto”

Il poeta è come un palombaro dello spirito.

La prima strofa si riassume in tre momenti, che esprimono il senso del far poesia secondo Ungaretti. La poesia è definita come:

  • Viaggio: è immersione nell'io profondo, nelle radici nascoste;
  • Ritorno: la poesia è una risalita alla luce, un ritorno all'esperienza del mondo;
  • Dispersione: i canti si disperdono nell'attimo in cui si comunicano al mondo: il messaggio della poesia è fragile.

La seconda strofa si sofferma su ciò che il poeta giudica il risultato più prezioso della precedente avventura: il nulla/d'inesauribile segreto. Si tratta di un'immagine intraducibile:

  • Da una parte vi è il vuoto, il nulla;
  • Dall'altra un segreto inestimabile.

Tale segreto coincide con la vita profonda dell'io, ma riguarda anche il mondo delle origini, a cui rinvia la leggenda del porto sepolto dell'antica Alessandria.

Il linguaggio poetico di Ungaretti è essenziale: i versi sono brevissimi e spezzettati. Molto significativa è l'assenza totale della punteggiatura: la lingua nuova della poesia novecentesca si libera dalle regole del linguaggio tradizionale, il discorso è ora comunicato attraverso il silenzio degli spazi bianchi.

Veglia, poesie di guerra da “L’allegria – Il porto sepolto”

Scritta il 23 dicembre del 1915 a Cima Quattro. Il tema trattato è la sofferenza patita in guerra e l’angoscia della morte che incombe.

L’autore ha trascorso una nottata come una pezza a fianco a un compagno massacrato, con la bocca deformata rivolta verso la luna piena, e con le sue mani gonfie e livide per la morte. In questo momento il poeta ha sentito l'esigenza di scrivere lettere d'amore e non si era mai sentito così attaccato alla vita.

Il tema della lirica è nel titolo: la veglia è sia nel senso del tempo trascorso a fianco al cadavere del compagno, sia l’atteggiamento di fraterna partecipazione a quello strazio.

Nella prima strofa, dominano immagini crude con un ritmo aspro, secco e duro. Nella seconda strofa, la guerra consente di cogliere il valore della vita.

Fratelli, poesie di guerra da “L’allegria – Il porto sepolto”

Di fronte alla guerra non ci sono amici e nemici, ma solo fratelli. La parola chiave è nel secondo e nell'ultimo verso, oltre al titolo. Il tema fondamentale della lirica è la combinazione tra le idee di fragilità e di fratellanza: gli uomini sono fratelli soprattutto perché accomunati da un'identica condizione di precarietà e miseria. Questo significato è reso da un linguaggio nudo e spoglio. I verbi sono quasi eliminati, la punteggiatura è ridotta a un solo punto interrogativo.

La domanda iniziale, rivolta ad altri soldati, è l'occasione per la meditazione del poeta. In questa realtà il poeta sembra riscoprire il vero significato della fratellanza.

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