Università degli Studi di Milano-Bicocca
Facoltà di Scienze della Formazione
Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria
Toccare per vedere.
L’apprendimento della geometria
Con gli occhi e con le mani.
Relatore: Dott.ssa Marina Cazzola
Correlatore: Dott.ssa Ornella Mandelli Tesi di Laurea di:
Alessandra Reggi
Matricola 057782
Anno Accademico 2005-2006
Ringraziamenti
Ringrazio la mia famiglia, perché nei momenti di difficoltà mi ha sostenuto e incoraggiato.
Grazie a Emanuele per come mi è stato accanto (nonostante tutto).
Grazie ad Alessandra, Annamaria, Chiara, Chiara, Chiara, Cristina, Elena, Frà, Laura, Lorena,
Mary, Michele, Paola per il loro aiuto e per come hanno saputo aspettare.
Grazie ad Annamaria, Chiara, Donata e Francesca che hanno reso più ricchi e piacevoli questi
anni di università.
Grazie alla prof.ssa Cazzola e alla dott.ssa Mandelli per la disponibilità e la professionalità con
cui mi hanno guidato nella realizzazione di questa relazione finale.
Grazie alle maestre Monica e Mariagrazia e ai bambini della 2^B perché mi hanno mostrato
come potrebbe essere bello il cammino che ho davanti.
Indice
Introduzione ..................................................................................... pag. 5
Capitolo 1. Percezione e simmetria ................................... » 7
1.1 La percezione: teoria e modelli ..................................... 7
»
1.2 Lo sviluppo percettivo ................................................... 11
»
1.2.1 La percezione nell’infanzia .............................................. 11
»
1.2.2 La percezione nella fanciullezza ...................................... 14
»
1.2.3 Conclusioni ...................................................................... 15
»
1.3 Il senso dell’ordine .......................................................... 16
»
1.3.1 La percezione della simmetria ......................................... 17
»
1.3.2 Simmetria e asimmetria..................................................... 17
»
1.4 La simmetria ..................................................................... 19
»
1.4.1 Un modulo che si ripete .................................................... 19
»
1.4.2 Diversi tipi di simmetria.................................................... 21
»
1.4.3 Modelli concreti per parlare di simmetria ......................... 23
»
Capitolo 2. La metodologia ..................................................... » 26
2.1 L’alunno come soggetto attivo nell’apprendimento........ 27
»
2.1.1 Dewey e il discente attivo ................................................. 27
»
2.1.2 Piaget e la costruzione attiva del sapere ........................... 29
»
2.2 Il ruolo dell’insegnante .................................................... 32
»
2.2.1 Vygotskij e la .................... 32
Zona di Sviluppo Prossimale 34
2.2.2 Feuerstein e la mediazione dell’apprendimento............... »
2.3 L’apprendimento cooperativo.......................................... 36
»
2.3.1 Alcune basi teoriche.......................................................... 37
»
2.3.2 Il lavoro di gruppo: vantaggi e problemi........................... 38
» 40
2.3.3 Organizzare il lavoro di gruppo ........................................ »
3
Capitolo 3. Il contesto................................................................ » 43
3.1 La scuola ........................................................................... 43
»
3.2 La classe............................................................................ 44
»
3.3 Progetto e obiettivi............................................................ 46
»
Capitolo 4. Il percorso................................................................ » 49
4.1 Per iniziare ........................................................................ 51
»
4.2 Dalla realtà alle immagini del reale.................................. 53
»
4.2.1 1^ attività – Una foglia e un’arancia ................................ 53
»
4.2.2 2^ attività – Dall’oggetto alla sua impronta ...................... 55
»
4.2.3 3^ attività – La linea magica ............................................. 56
»
4.2.4 4^ attività – Assi di simmetria visibili e invisibili ............ 59
»
4.2.5 5^ attività – La realizzazione di figure simmetriche ......... 65
»
4.2.6 6^ attività – Alla ricerca degli assi di simmetria ............... 69
»
4.2.7 7^ attività – Alla ricerca delle rotazioni ............................ 77
»
4.3 Dalle immagini del reale alle figure geometriche ............ 83
»
4.3.1 8^ attività – La verifica con i segnali stradali ................... 83
»
4.3.2 9^ attività – La simmetria delle figure geometriche ......... 87
»
4.4 Dalle figure geometriche alla realtà ................................. 91
»
Conclusioni .......................................................................................... » 92
Bibliografia......................................................................................... » 97
4
Introduzione
“Dov’è la matematica? Dove la si può concretamente incontrare? Nei libri, difficili, spesso
incomprensibili ai più, che le sono dedicati? Nelle teste più brillanti che li hanno pensati? Nelle
realizzazioni più strabilianti che ne sono derivate?[…] La sua presenza è in realtà percepibile
1
dentro la nostra vita di tutti i giorni, dentro le nostre città e le nostre case.”
La geometria, come la matematica, non è una disciplina chiusa nelle regole di un libro, ma è
percepibile nella realtà quotidiana; il punto di partenza del suo insegnamento diventa dunque
l’esperienza concreta. Occorre che conoscenze e abilità non risultino imposizioni formali ma,
attraverso l’integrazione del sapere con il saper fare, rappresentino vere conquiste intellettuali.
Invitare a scoprire la geometria nell’esperienza di tutti i giorni (nella natura, negli oggetti, nelle
composizioni architettoniche, nell’arte) significa pensare a percorsi dai contenuti adeguati,
realizzati in contesti efficaci, presentati con un linguaggio adatto, integrati con il contributo di
altre discipline e, in particolare, sostenuti dall’idea che non si impara geometria se non si fa
geometria.
La mia esperienza di tirocinio è stata guidata dal desiderio di presentare fatti e situazioni
geometricamente ricche perché fossero i bambini stessi a costruire il concetto di simmetria su cui
il percorso verteva.
La realtà voleva essere punto di partenza e punto di arrivo, perché i bambini, dopo aver operato
con oggetti concreti, immagini e figure geometriche, tornassero a riconoscere il concetto astratto
nel loro mondo. Mentre i libri di testo il più delle volte affrontano la simmetria richiedendo
all’alunno di completare figure su un piano quadrettato dove è tracciato unicamente l’asse
verticale, il percorso voleva tentare di comunicare che la simmetria è intorno a noi: tutto dipende
da come e cosa si vuole guardare! La simmetria non è solo in un disegno di una farfalla stilizzata
e un po’ squadrata sul libro, ma la si scopre in una collina che si rispecchia in un lago immobile,
nella piuma colorata di un pavone, nel cerchione dell’auto del papà.
Il percorso voleva anche diventare occasione per rispondere ad alcune domande relative a come i
bambini percepiscono la simmetria. Per questo si è pensato di sfruttare le potenzialità offerte
dalla comunicazione per immagini derivanti dalla loro grande varietà e dal potere di
coinvolgimento: esse spiazzano, richiamano il vissuto di ognuno di noi, alludono e rinviano ad
altro, affascinano (non sono forse belle le immagini geometriche? E non c’è forse geometria
nelle immagini belle?).
1 BERTOLINI M. et al., Springer-Verlag, Milano 2004, p.VII.
Matemilano. Percorsi matematici in città,
5
Alcune domande hanno guidato la scelta delle diverse immagini su cui i bambini avrebbero
lavorato per estrapolare il concetto di simmetria le cui risposte, un domani, potrebbero essere
utili per chi vorrà progettare un percorso didattico simile.
- È vero, come affermano alcune ricerche in campo psicologico, che i bambini percepiscono con più facilità la simmetria verticale?
- Nella ricerca della simmetria i bambini considerano il colore?
- È più facile riconoscere la simmetria in figure geometriche perfette o in immagini reali non precise?
- Nella scoperta della simmetria si osserva la figura nella sua globalità o vengono presi in considerazione i particolari?
- Uno sfondo non neutro confonde la ricerca della simmetria della figura in primo piano?
- Come si comporta un bambino di fronte ad immagini che possiedono innumerevoli simmetrie? E ad immagini che non hanno alcuna simmetria?
Dal punto di vista metodologico si voleva utilizzare una didattica di tipo attivo, che avrebbe
previsto la partecipazione in prima persona di tutti gli alunni in quanto soggetti attivi e costruttori
delle proprie conoscenze. Chiedere ai bambini di mettersi in gioco concretamente con oggetti
significativi dal punto di vista geometrico, di lavorare in gruppo e di partecipare ai momenti di
discussione che avrebbero seguito le attività proposte, significava anche voler coinvolgere e
motivare all’apprendimento. Io e l’insegnante abbiamo ricoperto più ruoli: quello di osservatore
che annota le frasi più significative dei bambini, in modo da sviluppare successivamente la
discussione in classe e intervenire, se necessario, con domande-stimolo per superare eventuali
momenti di di mediatore che potenzia le conoscenze possedute dal bambino
empasse;
arricchendole di nuovi concetti; di regolatore che guida la comunicazione e le relazioni; di
facilitatore che rende significativo l'apprendimento. L’obiettivo era trasformare la classe in un
laboratorio dove alunni e docenti facessero esperienza concreta di geometria guidando i bambini
senza fornire nozioni o soluzioni pronte e aiutandoli a porsi in un atteggiamento di ricerca per
abituarsi a ragionare, a sperimentare e a costruire un sapere comune e condiviso.
6
Capitolo primo
Percezione e simmetria
1.1 La percezione: teorie e modelli
Gli stimoli esterni agiscono sui vari organi di senso per inviare informazioni nervose al cervello.
Gli individui, però, non hanno a che fare con sensazioni isolate, ma con percezioni: essi vedono
oggetti e persone nella loro totalità e identità, ascoltano parole e musica dotati di significato, e
così via. La percezione non è una risposta passiva e frammentata, ma una organizzazione
immediata, dinamica e significativa dei dati della realtà. Essa ci permette di segmentare il flusso
continuo dell’esperienza classificando i diversi elementi secondo le loro proprietà e relazioni.
La percezione costituisce quindi il primo passo verso la conoscenza e l’interpretazione del
mondo; è questo il motivo per cui filosofi, psicologi e fisici l’hanno studiata con grande
interesse.
Vengono qui di seguito presentati modelli e teorie della percezione che sono stati elaborati nel
corso del tempo.
La percezione riguarda tutti i sensi, ma le teorie che esamineremo in questo paragrafo e le
ricerche sullo sviluppo percettivo in quello seguente avranno per oggetto la percezione visiva. La
visione, oltre ad essere stata studiata molto più approfonditamente di qualunque altro sistema
percettivo, risulta essere un elemento significativo nella tesi che andrò ad esporre nei prossimi
capitoli. Gli innatisti ritenevano impossibile che Dio avesse creato gli uomini privi di qualsiasi
Innatismo.
sapere e che la conoscenza potesse essere acquisita solo per apprendimento. Filosofi come
(1596-1659) e (1724-1804) credevano che gli esseri umani fossero dotati fin
Descartes Kant
dalla nascita di alcune categorie di conoscenza in grado di garantire il funzionamento percettivo.
La mente, in modo naturale e fin dagli inizi della vita, impone un ordine agli input sensoriali,
trasformando così le sensazioni in percezioni dotate di significato. Le categorie percettive
relative alla grandezza, alla forma, alla posizione e al movimento, oltre che quelle più astratte di
7
spazio e tempo, sono innate, così che il bambino e l’adulto, avendo in comune molte capacità
percettive, percepiscono il mondo nello stesso modo.
Gli empiristi come (1632-1704) affermano che alla nascita non c’è alcun
Empirismo. Locke
sapere innato, che tutta la conoscenza avviene attraverso i sensi e che lo sviluppo percettivo
procede mediante esperienza associativa. Secondo (1821-1894) le ripetute esperienze
Helmholtz
con la realtà fisica e l’apprendimento che ne deriva forniscono un contributo essenziale alla
percezione degli oggetti. Gli stimoli del mondo esterno danno origine ad un mosaico di
sensazioni elementari che vengono integrate con altre informazioni e sintetizzate in percezioni
dotate di significato grazie a meccanismi di associazione sulla base dell’esperienza passata.
Secondo la convinzione empirista il bambino, ancora privo di esperienza, non condivide il
mondo percettivo dell’adulto esperto. Crescendo egli compie processi di associazione sempre più
rapidi e quasi automatici passando così dall’essere percettivamente ingenuo a essere
percettivamente competente: si tratta quindi di una posizione intrinsecamente evolutiva.
Il modo in cui organizziamo l’input visivo in figure e forme
riconoscibili fu al centro degli interessi di un gruppo di psicologi, tra cui (1880-
Wertheimer
1943) e (1886-1941), che fondarono la scuola psicologica della Gestalt. Essi si
Koffka
opponevano al principio che riconosceva l’esperienza passata come influente sui processi di
organizzazione del campo percettivo e sostenevano che la percezione non è preceduta da
sensazioni, ma è un fatto primario e immediato; essa non è dovuta a fattori esterni come le
associazioni, ma risulta dalla dinamica interna che si viene a creare fra le diverse componenti di
uno stimolo. Come un campo di forze elettromagnetico, così il campo percettivo si auto-
organizza attraverso la distribuzione dinamica di forze, di relazioni reciproche e interazioni. In
virtù di questo processo di organizzazione intrinseca regolato da alcuni principi di unificazione,
le parti del campo percettivo vengono a costituire totalità coerenti e configurazioni strutturate,
come figure sullo sfondo o come oggetti distinti con le loro proprietà e relazioni evidenti. I
principi di unificazione formulati e proposti dagli stessi gestaltisti (quali il principio della
vicinanza, della somiglianza, della continuità di direzione, della chiusura) possono essere
unificati sotto un’unica legge di organizzazione detta “legge della pregnanza” che Koffka
enunciò nei termini seguenti: «Delle diverse organizzazioni geometricamente possibili, si
realizzerà effettivamente quella che ha la forma migliore, più semplice e più stabile».
8
Si tratta di un movimento sorto negli Stati Uniti dopo la seconda
Guerra Mondiale secondo cui l’organizzazione del mondo percettivo dipende non solo da fattori
percettivi, ma anche dai bisogni, dagli stati emotivi, dalle aspettative, dalle motivazioni. Bruner
(1915 - vivente), per esempio, verificò che a parità di tutte le altre condizioni, i bambini poveri
valutavano come più grande la moneta da mezzo dollaro rispetto a un disco di cartone delle
stesse dimensioni; questo fenomeno non si verificava per i bambini più ricchi. Il soggetto che
percepisce uno stimolo, dunque, compie un’azione di categorizzazione dello stesso a partire da
alcuni indizi. Secondo (1904-1979) la percezione è un processo diretto
perché le informazioni percettive sono già contenute nella stimolazione e sono abbastanza
dettagliate da rendere possibile il riconoscimento senza che intervengano processi cognitivi
superiori. Oltre ad essere in grado di localizzare spazialmente gli oggetti, sappiamo anche dare
loro un significato in quanto la percezione visiva non avviene nel vuoto, essendo sempre inseriti
all’interno di un contesto che ci offre informazioni circa la situazione fisica, lo stato psicologico
e lo stato fisiologico. In altri termini la percezione non è caotica o indeterminata, ma offre un
ordine intrinseco dato dalla combinazione dei nostri stati fisici e psicologici con gli stimoli stessi.
Il soggetto deve solo cogliere questi indizi già presenti nello stimolo sensoriale e nell’ambiente
circostante, senza che ci sia il bisogno di rielaborarle attraverso un processo costruttivo o
integrarle con apporti di altre fonti.
I costruttivisti moderni osservano che gli stimoli che riceviamo
dall’ambiente sono spesso ambigui e non sempre siamo in grado di interpretarli in modo
evidente. Essi, quindi, condividono l’idea che la percezione è un processo attivo e costruttivo,
che va oltre l’immediata registrazione delle sensazioni, ed emerge indirettamente come prodotto
finale dell’interazione tra lo stimolo, da un lato, e le aspettative, le ipotesi, le conoscenze
dell’osservatore, dall’altro. Essendo influenzata da fattori individuali, tra cui anche motivazioni
ed emozioni, a volte potranno esserci errori e quindi percezioni sbagliate.
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“Dov’è la matematica? Dove la si può concretamente incontrare? Nei libri, difficili, spesso incomprensibili ai più, che le sono dedicati? Nelle teste più brillanti che li hanno pensati? Nelle realizzazioni più strabilianti che ne sono derivate?[…] La sua presenza è in realtà percepibile dentro la nostra vita di tutti i giorni, dentro le nostre città e le nostre case.” BERTOLINI M. et al., Matemilano.
Introduzione
La geometria, come la matematica, non è una disciplina chiusa nelle regole di un libro, ma è percepibile nella realtà quotidiana; il punto di partenza del suo insegnamento diventa dunque l’esperienza concreta.
Occorre che conoscenze e abilità non risultino imposizioni formali ma, attraverso l’integrazione del sapere con il saper fare, rappresentino vere conquiste intellettuali. Invitare a scoprire la geometria nell’esperienza di tutti i giorni (nella natura, negli oggetti, nelle composizioni architettoniche, nell’arte) significa pensare a percorsi dai contenuti adeguati, realizzati in contesti efficaci, presentati con un linguaggio adatto, integrati con il contributo di altre discipline e, in particolare, sostenuti dall’idea che non si impara geometria se non si fa geometria.
La mia esperienza di tirocinio è stata guidata dal desiderio di presentare fatti e situazioni geometricamente ricche perché fossero i bambini stessi a costruire il concetto di simmetria su cui il percorso verteva. La realtà voleva essere punto di partenza e punto di arrivo, perché i bambini, dopo aver operato con oggetti concreti, immagini e figure geometriche, tornassero a riconoscere il concetto astratto nel loro mondo. Mentre i libri di testo il più delle volte affrontano la simmetria richiedendo all’alunno di completare figure su un piano quadrettato dove è tracciato unicamente l’asse verticale, il percorso voleva tentare di comunicare che la simmetria è intorno a noi: tutto dipende da come e cosa si vuole guardare!
La simmetria non è solo in un disegno di una farfalla stilizzata e un po’ squadrata sul libro, ma la si scopre in una collina che si rispecchia in un lago immobile, nella piuma colorata di un pavone, nel cerchione dell’auto del papà.
Il percorso voleva anche diventare occasione per rispondere ad alcune domande relative a come i bambini percepiscono la simmetria. Per questo si è pensato di sfruttare le potenzialità offerte dalla comunicazione per immagini derivanti dalla loro grande varietà e dal potere di coinvolgimento: esse spiazzano, richiamano il vissuto di ognuno di noi, alludono e rinviano ad altro, affascinano (non sono forse belle le immagini geometriche? E non c’è forse geometria nelle immagini belle?).
Alcune domande hanno guidato la scelta delle diverse immagini su cui i bambini avrebbero lavorato per estrapolare il concetto di simmetria le cui risposte, un domani, potrebbero essere utili per chi vorrà progettare un percorso didattico simile.
- È vero, come affermano alcune ricerche in campo psicologico, che i bambini percepiscono con più facilità la simmetria verticale?
- Nella ricerca della simmetria i bambini considerano il colore?
- È più facile riconoscere la simmetria in figure geometriche perfette o in immagini reali non precise?
- Nella scoperta della simmetria si osserva la figura nella sua globalità o vengono presi in considerazione i particolari?
- Uno sfondo non neutro confonde la ricerca della simmetria della figura in primo piano?
- Come si comporta un bambino di fronte ad immagini che possiedono innumerevoli simmetrie? E ad immagini che non hanno alcuna simmetria?
Dal punto di vista metodologico si voleva utilizzare una didattica di tipo attivo, che avrebbe previsto la partecipazione in prima persona di tutti gli alunni in quanto soggetti attivi e costruttori delle proprie conoscenze.
Chiedere ai bambini di mettersi in gioco concretamente con oggetti significativi dal punto di vista geometrico, di lavorare in gruppo e di partecipare ai momenti di discussione che avrebbero seguito le attività proposte, significava anche voler coinvolgere e motivare all’apprendimento.
Io e l’insegnante abbiamo ricoperto più ruoli:
- Quello di osservatore che annota le frasi più significative dei bambini, in modo da sviluppare successivamente la discussione in classe e intervenire, se necessario, con domande-stimolo per superare eventuali momenti di impasse; di mediatore che potenzia le conoscenze possedute dal bambino arricchendole di nuovi concetti;
- Di regolatore che guida la comunicazione e le relazioni;
- Di facilitatore che rende significativo l'apprendimento.
L’obiettivo era trasformare la classe in un laboratorio dove alunni e docenti facessero esperienza concreta di geometria guidando i bambini senza fornire nozioni o soluzioni pronte e aiutandoli a porsi in un atteggiamento di ricerca per abituarsi a ragionare, a sperimentare e a costruire un sapere comune e condiviso.
Indice
Capitolo 1. Percezione e simmetria
- 1.1 La percezione: teoria e modelli
- 1.2 Lo sviluppo percettivo
- 1.2.1 La percezione nell’infanzia
- 1.2.2 La percezione nella fanciullezza
- 1.2.3 Conclusioni
- 1.3 Il senso dell’ordine
- 1.3.1 La percezione della simmetria
- 1.3.2 Simmetria e asimmetria
- 1.4 La simmetria
- 1.4.1 Un modulo che si ripete
- 1.4.2 Diversi tipi di simmetria
- 1.4.3 Modelli concreti per parlare di simmetria
Capitolo 2. La metodologia
- 2.1 L’alunno come soggetto attivo nell’apprendimento
- 2.1.1 Dewey e il discente attivo
- 2.1.2 Piaget e la costruzione attiva del sapere
- 2.2 Il ruolo dell’insegnante
- 2.2.1 Vygotskij e la Zona di Sviluppo Prossimale
- 2.2.2 Feuerstein e la mediazione dell’apprendimento
- 2.3 L’apprendimento cooperativo
- 2.3.1 Alcune basi teoriche
- 2.3.2 Il lavoro di gruppo: vantaggi e problemi
- 2.3.3 Organizzare il lavoro di gruppo
Capitolo 3. Il contesto
- 3.1 La scuola
- 3.2 La classe
- 3.3 Progetto e obiettivi
Capitolo 4. Il percorso
- 4.1 Per iniziare
- 4.2 Dalla realtà alle immagini del reale
- 4.2.1 1a attività – Una foglia e un’arancia
- 4.2.2 2a attività – Dall’oggetto alla sua impronta
- 4.2.3 3a attività – La linea magica
- 4.2.4 4a attività – Assi di simmetria visibili e invisibili
- 4.2.5 5a attività – La realizzazione di figure simmetriche
- 4.2.6 6a attività – Alla ricerca degli assi di simmetria
- 4.2.7 7a attività – Alla ricerca delle rotazioni
- 4.3 Dalle immagini del reale alle figure geometriche
- 4.3.1 8a attività – La verifica con i segnali stradali
- 4.3.2 9a attività – La simmetria delle figure geometriche
- 4.4 Dalle figure geometriche alla realtà
Conclusioni
Bibliografia
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