Concetti Chiave

  • La terapia per l'infarto viene paragonata a interventi idraulici, con tre approcci: angioplastica, bypass e fibrinolisi.
  • L'angioplastica consiste nell'inserimento di uno specillo con una parte dilatante per rimuovere l'ostruzione nelle arterie coronarie.
  • Si utilizza uno stent dopo l'angioplastica per mantenere l'arteria dilatata, ma ci sono rischi legati a ostruzioni serrate o fragilità dell'arteria.
  • La fibrinolisi è una terapia per ischemie cerebrali, ma non è più usata per il cuore a causa di effetti collaterali gravi e limitazioni nella sua efficacia.
  • Oggi, le tecniche preferite per le ischemie cardiache sono l'angioplastica e il bypass, in quanto più sicure e efficaci rispetto alla fibrinolisi.

Similitudine tra infarto e idraulica

La terapia può essere a 3 livelli. Il professore fa una similitudine strana, ma calzante. Per l’infarto facciamo le stesse cose che farebbe un idraulico quando si occlude un tubo di scarico: o si usa l’idraulico liquido, ovvero un liquido altamente corrosivo per distruggere il “tappo” che si è formato all’interno del tubo oppure si usa una trivella, infilandola nel tubo, per rompere l’occlusione oppure si cambia il tubo. La stessa cosa viene fatta con le arterie coronarie.

Dettagli sull'angioplastica

Il primo tentativo che facciamo è l’angioplastica (nell’esempio del tubo coinciderebbe con l’uso della trivella): viene infilato all’interno della coronaria lo specillo che contiene una parte dilatante (in passato chiamata “palloncino”), si tenta di bypassare l’ostruzione, si gonfia e poi si tira indietro in modo tale da far sì che l’ostruzione venga completamente tolta.

Problemi e alternative all'angioplastica

Dopo l’intervento di angioplastica si mette lo stent, una sorta di materiale che tende a mantenere l’arteria dilatata dopo che è stata fatta l’operazione di retrazione dello specillo. Questa pratica ha 2 possibili problematiche:

1. Nelle ostruzioni particolarmente serrate lo specillo non passa e in questo caso non si può utilizzare questa tecnica

2. Ci sono delle situazioni particolarmente critiche in cui c’è il rischio che dopo aver infilato lo specillo e gonfiato/dilatato il “palloncino” l’arteria sia talmente fragile che incorre il rischio di romperla completamente.

In queste due circostanze si ricorre al bypass (simile al concetto della sostituzione del tubo): dove c’è l’arteria ostruita si mette un altro vaso (es. la mammaria) che bypassi completamente l’ostruzione.

Fibrinolisi e sue limitazioni

La terza ipotesi (quella dell’idraulico liquido) è la fibrinolisi: è una prassi che si adotta per le ischemie cerebrali, è la terapia elettiva per le ischemie cerebrali. Entro 4 ore e mezzo dall’ischemia cerebrale si somministra rt-PA (attivatore tissutale ricombinante del plasminogeno) (il farmaco si chiama Alteplase), ma per il cuore questa terapia è stata superata. Ad oggi, nei Paesi occidentali, la fibrinolisi non si usa più perché è molto più efficace usare l’angioplastica o il bypass. La fibrinolisi, infatti, distrugge/lisa completamente il coagulo che si è formato all’interno dell’arteria, ma purtroppo non ha attività locale, ma sistemica. La devo iniettare in tutto il corpo e quindi vi è il rischio che essa non solo risolva il coagulo ma potrebbe rendere incoagulabile completamente il sangue del paziente per un certo periodo di tempo (l’effetto della trombolisi può durare da 2 fino a 6-8-12 ore dalla terapia, a seconda anche della funzionalità renale del paziente). Se da un lato riuscirei a risolvere il problema del coagulo che si è formato all’interno della coronaria, d’altro canto espongo il paziente al rischio gravissimo di emorragia cerebrale. Per questo motivo, le tecniche elettive per intervenire sulle ischemie cardiache sono angioplastica e bypass.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la similitudine tra il trattamento dell'infarto e l'intervento di un idraulico?
  2. Il trattamento dell'infarto può essere paragonato all'intervento di un idraulico che affronta un tubo ostruito, utilizzando tecniche come l'angioplastica, il bypass o la fibrinolisi per risolvere l'ostruzione nelle arterie coronarie.

  3. Come funziona l'angioplastica nel trattamento dell'infarto?
  4. L'angioplastica prevede l'inserimento di uno specillo con un palloncino all'interno della coronaria, che viene gonfiato per rimuovere l'ostruzione, e successivamente si inserisce uno stent per mantenere l'arteria dilatata.

  5. Quali sono le problematiche associate all'angioplastica?
  6. Le problematiche includono la difficoltà di passaggio dello specillo in ostruzioni serrate e il rischio di rottura dell'arteria in caso di fragilità dopo la dilatazione, che possono richiedere un intervento di bypass.

  7. Perché la fibrinolisi non è più utilizzata per il trattamento dell'infarto?
  8. La fibrinolisi è stata superata da tecniche più efficaci come l'angioplastica e il bypass, poiché presenta rischi significativi di emorragia e non ha un'azione localizzata, ma sistemica, che può compromettere la coagulazione del sangue.

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