Concetti Chiave
- Zeno Cosini, il protagonista, si affida a un medico psicoanalista per affrontare la sua malattia psichica, che si riflette in una serie di conflitti interiori e relazioni complesse.
- L'opera è strutturata in sette capitoli tematici e non cronologici, attraverso i quali Zeno esplora la propria vita, le sue nevrosi e i suoi sentimenti più intimi.
- La malattia di Zeno è una metafora della vita stessa, evidenziando l'inadeguatezza e l'incapacità di affrontare responsabilità e relazioni interpersonali.
- Il Dottor S, figura psicoanalitica, facilita l'esplorazione dei conflitti familiari di Zeno, in particolare il complesso di Edipo e il rapporto con le figure paterne.
- La conclusione del romanzo segna una svolta nella vita di Zeno, che si dichiara guarito grazie al commercio, ma la sua inettitudine persiste, suggerendo una nuova consapevolezza della vita e delle sue sfide.
redir: https://www.skuola.net/appunti-italiano/novecento/900-autori-opere/svevo-coscienza-zeno.html
Trama
Zeno Cosini, un agiato borghese di 57 anni, senza preoccupazioni di ordine economico, si affida su consiglio di alcuni amici alle cure di un medico seguace della psicoanalisi che cura con metodi non tradizionali i mali da cui Zeno è afflitto. La malattia di Zeno non è fisica ma è psichica. Prima di iniziare la terapia, il medico, il dottor S., suggerisce a Zeno di scrivere su quaderni tutti i dati anche quelli che lui ritiene insignificanti che hanno caratterizzato le tappe essenziali della sua vita , dall’infanzia alla maturità. Si tratta di far riaffiorare, attraverso la memoria, episodi e soprattutto sensazioni e sentimenti anche quelli più indiscreti ed inconfessabili.
L’opera si struttura in sette capitoli, preceduti da una prefazione in cui il narratore è il medico psicoanalista che spiega le ragioni per cui ha deciso di pubblicare il racconto del suo paziente
I sette capitoli successivi (Il fumo, La morte del padre, La storia del mio matrimonio, La moglie l’amante, Storia di un’associazione commerciale, Psico-analisi) costituiscono il memoriale, di Zeno, un’autobiografia tutta particolare sia perché le vicende non seguono un ordine cronologico ma si organizzano intorno ad alcuni temi fondamentali , a ciascuno dei quali è dedicato un capitolo talora assai ampia in cui il passato affiora continuamente e si intreccia la presente. Nella conclusione, che riporta la vicenda al presente, Zeno dice di essere guarito dalla nevrosi, non certamente per la psicoanalisi ma grazie al commercio.
Segue un’amara riflessione sulla condizione dell’umanità irreparabilmente malata: la malattia viene ora riconosciuta come aspetto della vita umana. Gli uomini si sono sottratti alle leggi naturali dell’evoluzione ( selezione naturale) e consapevoli della loro debolezza hanno costruito terribili ordigni, strumenti di morte da cui saranno distrutti.
Alcuni critici, tra cui Luperini rifiutano la definizione di autobiografia , poiché ritengono che la Coscienza di Zeno sia in effetti la narrazione dell’origine e del decorso di una malattia, la nevrosi del protagonista.
La malattia come condizione esistenziale e metafora della vita
Il punto di partenza del terzo romanzo di Svevo è il tema della malattia.
Si tratta di una malattia nervosa i cui sintomi vengono a poco a poco individuati da Zeno stesso:
* la distrazione che gli impediva di concentrasi nello studio ( da legge a chimica e poi ancora a legge senza per altro terminare);
* la svogliatezza e la debole volontà: non è mai riuscito a smettere di fumare nonostante i continui propositi. Applicando gli strumenti della psicoanalisi, Zeno dichiara che in realtà la sigaretta è diventata per lui un alibi su cui riversare la colpa della sua incapacità. Chissà se cessando di fumare sarei mai diventato l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse no, ma intanto gli faceva comodo credersi grande, di una grandezza latente.
Inoltre Zeno dichiara di aver iniziato a fumare come atto di sfida verso il padre e continuare a fumare ( secondo la lettura psicoanalitica) significava perpetuare la trasgressione all’autorità del padre e liberarsene.
Non a caso il dottor S riteneva che la malattia di Zeno fosse originata dal complesso edipico.
Altri sintomi della nevrosi sono:
* L’inadeguatezza al lavoro e ad assumersi responsabilità: più volte dopo la morte del padre, ha tentato maldestramente di darsi agli affari, ma l’amministratore delle sue proprietà lo ha dissuaso per il suo bene.
* L’incapacità di decidere: lo stesso matrimonio di Zeno è stato deciso da altri: dopo essere stato rifiutato dalla bella Ada, sposa la sorella Augusta ( la più brutta delle tre sorelle Malfenti, ma l’unica che abbia accettato la sua dichiarazione).
* L’ambiguità: dichiara di amare la moglie e per sentirsi più legato a lei ( sentendosi in colpa per il tradimento diventa un marito affettuosissimo) non ha trovato di meglio che intrecciare una relazione extraconiugale con la cantante Carla. Del resto Zeno aveva spiegato allo psicoanalista che il suo rapporto con le donne ha in sé qualcosa di patologico: La donna a lui non piaceva intera ma a pezzi! Di tutte amavo i piedini se ben calzati, di molte il collo esile oppure anche poderoso e il seno se lieve, lieve. E continuava nell’enumerazione di parti anatomiche femminili fino a quando il dottore gli faceva osservare che l’insieme di queste parti fanno la donna intera. Ma Zeno osservava che l’amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua intelligenza.
Zeno si sente malato anche fisicamente: soffre di mille piccoli disturbi, prima fra tutti di una lieve zoppia manifestazione esteriore della sua cattiva coscienza.
Per tutto ciò egli è perennemente in cerca di FIGURE SANE ( il padre, la moglie, il signor Malfenti) che gli diano sicurezza.
L’ossatura del romanzo è dunque il contrasto ( già presente in Una vita e Senilità), fra salute
( normalità) e malattia, ovvero tra attitudine alla vita e inettitudine.
Il fatto nuovo è che a soccombere, adesso sono i sani, infatti Zeno si salva da una situazione fallimentare grazie ad un evento imprevedibile (e da lui avversato) come la Prima guerra mondiale. Per diverse circostanze, la guerra gli reca l’inattesa fortuna economica e, soprattutto, una consapevolezza ( una coscienza) nuova e decisiva, non è lui ad essere malato, ma è la vita stessa a essere “inquinata”alle radici.
Zeno si accorge che i cosiddetti “sani”, coloro che appaiono bene inseriti nella vita ( per esempio il cognato Guido e la cognata Ada), che accettano le convenzioni borghesi e il ruolo assegnato dalla società sono destinati ad esaurire rapidamente le proprie risorse e a perdere la loro individualità.
Da questo punto di vista, la malattia organica che affligge Ada, il morbo di Basedow (ipertiroidismo, ovvero un eccessiva produzione di ormoni tiroidei) ) è metafora dello spreco di energia che porta alla sconfitta.
Zeno invece ha conquistato un distacco, un’ironia che gli permette di sorridere di tutto e di tutti, in primo luogo di se stesso e il suo sguardo “ diverso” gli fa cogliere finzioni e conformismi
il ruolo della psicoanalisi
Attraverso la finzione del Dottor S che convince Zeno a raccontare la propria storia, la psicoanalisi fa il proprio ingresso per la prima volta nella narrativa italiana ispirando direttamente molti episodi del romanzo.
Per esempio, ad un certo punto Zeno incorre in uno degli “atti mancati” diagnosticati da Freud come manifestazione del rimosso: Zeno segue per errore il funerale di uno sconosciuto, anziché seguire il funerale del cognato Guido; ciò avviene perché egli odiava Guido, anche se non lo confesserebbe mai.
Un altro tema chiaramente psicoanalitico è il rapporto conflittuale fra il padre forte e realizzato e il figlio inetto, un tema che la psicoanalisi riporta al cosiddetto “complesso di Edipo”. Un po’ in tutto il romanzo Zeno appare circondato da figure paterne ( ed è un ulteriore motivo prettamente freudiano applicato alla letteratura) : il padre, il suocero, l’amministratore, il medico, l’analista diventano per lui interlocutori e giudici severi. Sono tutte figure in apparenza positive, ma in realtà il protagonista odia questi personaggi e comunque è in conflitto con loro. Alla fine, però, Zeno si prenderà ( anche se grazie a circostanze fortuite) la rivincita su coloro che l’hanno sempre stimato poco.
La conclusione del romanzo: la guarigione di Zeno e la testimonianza della crisi
Svevo in realtà ama la sua malattia, poiché intuisce che essa lo preserva dal logoramento della società borghese con le sue finzioni e il suo perbenismo e gli permette di vedere la realtà in modo più autentico.
La conclusione del romanzo pare segnare una svolta: Zeno si dice guarito e lo dichiara con orgoglio al dottor S. Ad averlo guarito, afferma, non è la psicoanalisi, ma il commercio, ovvero l’attività pratica, incarnata nel successo (inaspettato per lui stesso) negli affari.
Possiamo dunque dire che il protagonista non è più un inetto? Ha davvero vinto la sua malattia? Non proprio, più propriamente ha imparato a convivere con essa .
Rispetto a Alfonso( Una vita) e ad Emilio ( Senilità) una cosa l’ha guadagnata: ora la sua inettitudine non si rovescia più in tragedia ( suicidio di Alfonso) né si traduce nell’ autoesilio di chi ha preso coscienza di essere inadatto alla vita ( Emilio).
Dopo essere rimasto unico superstite di una strage di sani ( il padre, il cognato, in diversa misura anche il dottor S e Ada), Zeno accetta con maggiore serenità la Vita e la sua imprevedibilità; non a caso a dargli successo negli affari sono state circostanze imprevedibili legate all’evento tragico della prima guerra mondiale. Dice Zeno la vita non è né bella né brutta, è originale.
Lo schiaffo del padre
Commento del testo
La morte del padre è definita da Zeno, l’avvenimento più importante della sua vita “una vera e grande catastrofe”. Su questo capitolo la critica psicoanalitica si è esercitata a lungo come uno dei luoghi privilegiati per comprendere la complessa dinamica psichica di Zeno .
Il protagonista sa che il suo rapporto con il padre è stato improntato fin dall’inizio ad una reciproca diffidenza: un abisso di incomprensione e di estraneità si era scavato tra loro, troppo diversi per riconoscersi l’un l’altro e del resto il padre fu il primo a riconoscere l’inettitudine del figlio. Proprio per questo Zeno, che ha ormai passato i trent’anni, si accorge con stupore di come la presenza del padre gli sia necessaria e di come la prospettiva di perderlo coincida con quella di perdere anche una parte di sé. Il padre infatti rappresenta la figura dell’antagonista, il primo nemico contro cui misurarsi per affermare se stesso attraverso la lotta. L’inetto ha una continua tensione al miglioramento (si raffigura spesso in una potente macchina fa continui propositi che poi non mantiene, ma il proponimento, rappresenta in sé una tensione verso il miglioramento, un passo in avanti sulla strada per diventare l’uomo forte che vorrebbe essere. La morte del padre toglie a Zeno proprio questa tensione, poiché viene meno l’antagonista che gli faceva sentire la sua inettitudine, ma anche il desiderio di superarla.
Bisogna ricordare che l’inetto ha di sé un’idea piuttosto alta ed in Svevo si raffigura spesso in una potente e geniale macchina in costruzione e quindi non ancora attiva.
Nel capitolo sono portati alla luce i sensi di colpa verso il padre che angosciano Zeno ancora a distanza di tanti anni. Prima di tutto il rimorso per non aver subito creduto alla governante, poi il rimorso per aver augurato la morte al padre.
Certo Zeno si giustifica, prima dinanzi alla propria coscienza, poi di fronte a Maria e al dottore che del resto non nutre nessuna fiducia nella guarigione del vecchio, quindi perché farlo soffrire allungandogli la vita? La giustificazione di Zeno è servita poco alla sua coscienza se il senso di colpa a distanza di anni continua ad affiorare dal subconscio,nei sogni notturni o meglio nell’incubo avuto al notte precedente la stesura di questo capitolo.
Il sogno è la dimostrazione più evidente del fatto che i sensi di colpa verso il padre per avergli augurato la morte non sono stati rimossi. Ed è il senso di colpa che rende terribile il dolore di Zeno quando il padre, alcuni istanti prima di morire sembra volerlo schiaffeggiare, come per un‘estrema punizione.
Ma punizione per che cosa? Perché il figlio aveva desiderato che il padre morisse, dato che da sempre amava la madre e vedeva nel padre un rivale
A proposito dello schiaffo, la ragione gli diceva che era impossibile individuare la volontà di schiaffeggiare il figlio in un uomo sempre privo di coscienza; MA come sarebbe stato possibile avere la certezza che il suo ragionamento era giusto?
Ed è ancora il senso di colpa che impedisce a Zeno di rivedere il padre morto, quasi abbia timore dell’ultimo confronto; così come il ritorno alla fede è determinato in Zeno dal desiderio di tacitare i suoi rimorsi, infatti Zeno immagina di avere molti colloqui chiarificatori con il padre, colloqui dolci in cui ribadisce al padre la propria innocenza.
La coscienza di Zeno: un grande romanzo sperimentale
* Per quanto concerne narratore e punto di vista, abbiamo già individuato le caratteristica innovative della Coscienza di Zeno in quando testo esemplare di opera aperta, secondo la definizione data da Umberto Eco.
* Altro elemento innovativo è l’uso della tecnica narrativa in fieri, ovvero l’opera prende forma, poco per volta, crescendo su se stessa.
* Sarebbe poi impossibile individuare uno svolgimento cronologico lineare, poiché i ricordi affiorano in modo caotico. Zeno ripercorre più volte i medesimi anni di vita a secondo del nucleo tematico cui essi si riferiscono ( fumo, matrimonio, rapporto con Guido ecc), per cui ricorre di continuo alla retrospezione (analessi) e all’anticipazione ( prolessi) narrativa.
Il tempo perde compattezza e consequenzialità e diventa quello che Svevo stesso ha definito tempo misto, in cui il passato ritorna e interferisce con il presente: accanto allo Zeno di ieri ( che prende vita dal proprio passato) c’è lo Zeno di oggi che scrive nel presente, racconta e giudica il proprio vissuto e quello altrui con distacco ironico. Come dire che solo l’ironia è ciò che salva l’uomo dall’assurdità della vita.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale della malattia in "La coscienza di Zeno"?
- Come si struttura l'opera di Svevo?
- Qual è il ruolo della psicoanalisi nel romanzo?
- Come si conclude la storia di Zeno?
- Qual è la visione di Svevo sulla società borghese?
La malattia è il punto di partenza del romanzo e rappresenta una condizione esistenziale per Zeno, che la vive come una nevrosi. La sua incapacità di affrontare la vita e le responsabilità è simbolizzata dalla sua dipendenza dal fumo e dalla sua inettitudine (come descritto nel testo).
L'opera è composta da sette capitoli che non seguono un ordine cronologico, ma si organizzano attorno a temi fondamentali della vita di Zeno, come il fumo, la morte del padre e il matrimonio. La narrazione è un memoriale che intreccia passato e presente (come indicato nel testo).
La psicoanalisi, attraverso il dottor S, è fondamentale per Zeno, poiché lo spinge a esplorare la sua vita e i suoi conflitti interiori. La narrazione include atti mancati e il complesso di Edipo, evidenziando il conflitto tra Zeno e le figure paterne (come spiegato nel testo).
Zeno afferma di essere guarito, non grazie alla psicoanalisi, ma al commercio, che gli ha portato successo. Tuttavia, la sua inettitudine persiste, e ha imparato a convivere con essa, accettando l'imprevedibilità della vita (come descritto nel testo).
Svevo critica la società borghese, evidenziando come essa sia piena di finzioni e conformismi. Zeno, attraverso la sua malattia, riesce a vedere la realtà in modo più autentico, riconoscendo che la vita stessa è "inquinata" (come indicato nel testo).