L'evoluzione del realismo artistico nel 1848
Il 1848 segna una presa di coscienza da parte delle città europee. Da Milano, nel gennaio del '48, si muovono le prime rivendicazioni popolari contro l'impero austro-ungarico, che si evolvono a ruota in tutta Italia. In Francia c'è il passaggio dalla repubblica alla monarchia di Napoleone III, in arte si delineano quelle che la critica definisce realismo. Rappresenta una presa di coscienza degli artisti, che vogliono testimoniare la realtà che stanno vivendo, dei moti rivoluzionari, prendendo distanze nette dalla scuola di Ingres, dominante fino agli anni '60 dell'Ottocento.
Rosemblung e la testimonianza artistica
Rosemblung inizia il 1848 partendo da Cambon, allievo di Ingres. Quest'opera viene realizzata su richiesta specifica per poter testimoniare la gloria della nuova repubblica francese, destinata a cadere da lì a poco, nel 1851, col ritorno al potere di Napoleone. Cambon realizza una visione accademica, una donna in trono che rappresenta la Francia trionfante che schiaccia il leone, simbolo della monarchia. Questa monarchia è nota alla storia come monarchia orleanista, o monarchia di Luglio; il leone è testimonianza della monarchia perché suo corrispettivo astronomico. Il leone è simbolo della forza; al periodo viene restabilito il suffragio universale, seppur solo maschile. Abbiamo altri dettagli classici simbolo di trionfo, come la bandiera, e la solidità e la solennità che pervade tutta la rappresentazione.
L'opera in questione è un acquerello dalle dimensioni modeste, firmata da Jean Louis Ernest, certamente non un rivoluzionario. Anzi, si forma nelle scene di genere e segue Napoleone III in tutte le sue attività future, è anche una sorta di pittore imperiale. È capitano di artiglieria di guardia nazionale, a livello politico, e qui rappresenta una delle battaglie più violente dei moti del '48, la distruzione delle barricate di fortuna fatte dai ribelli parigini per difendersi dall'esercito, che li decimerà. In quest'opera si vede un ammasso di corpi, rappresentato nella crudezza del momento che vuole rappresentare, c'è una freddezza da reportage. È un acquerello importante nella carriera di Meissonier, ma non esalta nelle sue abilità tecniche, tantomeno nell'inventiva, ma quest'opera in particolare, denuncia sensibilità realista. Torna negli anni '30, '50, sotto forma di tecniche diverse, la fotografia permette di descrivere anche il reale in questi anni. Nel taglio e nel formato, un'opera come questa ricorda la fotografia. In questi anni, in Francia, nasce la prima fotografia nel 1839, cosa che permette di capire l'opera di Courbier e degli impressionisti. Uno degli acquirenti di Meissonier è Delacroix, che racconta, anni dopo, il suo rammarico nell'aver venduto l'acquerello. Nel Musée d'Orsay si trova un olio che traduce l'acquerello. Da un punto di vista espressivo questo. Non intenzione di una presa di coscienza politica rispetto al cambiamento della società, ma ne è semplicemente cronista.
Il realismo di Jean-François Millet
Era un sentimento sempre più diffuso quello del realismo, da una parte abbiamo le incisioni di Goya, dall'altra Henry Domier. In alto a destra, Domier raffigura l'eccidio degli abitanti di un palazzo per colpire dal di dentro l'esercito. Un uomo è ucciso nel sonno, e affianco a sé protegge un bimbo; sono raffigurate da lontano anche una donna e un uomo anziano. Rappresenta una critica forte di ciò che i parigini francesi vivono in quell'anno. Dalla critica è stata definita come una frittata di uomini.
Quando parliamo di realismo classico francese, una figura di riferimento è Jean-François Millet. La differenza fondamentale tra Millet e Dormier è che il primo rappresenta una mediazione tra le istanze accademiche e il sentire dell'uomo. Millet nasce in Normandia, è conoscitore della modesta vita contadina, diventa l'elemento classico della sua cultura. Il suo soggetto prediletto non è più storico, dell'alta borghesia francese, ma i contadini. Rende immortali questi contadini trattandoli con la stessa dignità con la quale un allievo di Ingres avrebbe trattato un nobile parigino. Viene anche accostato a Michelangelo, il controluce riprende la scuola danese del '500. Riprende la sua cultura di storia dell'arte per rappresentare quei soggetti contadini che nessuno voleva rappresentare. Seppur già rappresentati nel corso dei secoli, con Millet si elevano dalla loro condizione bucolica, di pastori semplici persi nel tempo per approdare a una dimensione reale e dura della vita e del lavoro, con tutte le complessità e le privazioni che comporta la loro classe sociale, che si ritrova a vivere un cambiamento cruciale.
Sempre più Parigi è assediata, il potere industriale aveva chiesto alle masse di lasciare le campagne per ammassarsi nei centri urbani per svolgere lavori umili e privi di diritti. La massa sociale inizia a prendere coscienza dello status quo del suo imminente crollo. Sono qui rappresentati, personaggi rozzi, ma potenti, al punto da poter minacciare un equilibrio in bilico. L'uomo è assorto in un'azione che diventa rituale, quasi mistica grazie alla scelta dell'autore di isolarla dal contesto e inserirla all'interno di una luminosità presa dalla dimensione della pittura olandese seicentesca.
Quello rappresentato è di fatto un eroe, a ricordarci che è un contadino ci sono una serie di dettagli evidenti come i vestiti, le scarpe e le mani. La lettera è scritta contestualmente da Millet in relazione alla propria arte, nel '51. Dalla sua ha la capacità tecnica e lo studio per cimentarsi in quella pittura. Entra nel vivo dell'aspetto politico per entrare in prima persona nel moto psicologico dei personaggi raffigurati. Parte dal rispetto delle regole della grande pittura, che trasforma in qualcosa di innovatore, che porta con sé un messaggio nuovo e scandaloso, visioni non conformi al gusto classico.
Questa è un'opera manifesto, che quando viene osservata al Salon lascia prendere atto del cambiamento dei costumi del '48. Courber è molto più aspro nelle critiche di quanto non lo sia Millet. Un critico che osserva queste opere nel Salon non può restare cieco di fronte a quei corpi rozzi e mani consunte, che Millet porta in primo piano grazie alla sua formazione accademica.
Il collettivo di artisti e la natura
In Francia centrale un collettivo di artisti dipingeva en plein air, nel quale c'è presa di coscienza nel confronto con la natura in senso moderno, grazie al quale si fonda il senso della natura di Millet. Utilizza questi riferimenti aulici del '600 in chiave politica e complessa dal punto di vista sociale. Riguardo le spigolatrici un critico disse: qui nasce una nuova arte in cui un mendicante può essere raccontato con la stessa dignità di un re sul trono. Millet è un personaggio scomodo che non ha ancora preso una posizione politica, intriso nella sua cultura di quella stessa cultura di critici e maestri del '700/'800. Nelle spigolatrici sono rappresentate donne in un silenzio, distaccate dall'altro gruppo; la loro azione diventa meditativa e eroica, così come le spule del grano. Anche nello schema cromatico, le pennellate fini e compite, tutto è mutuato della cultura accademica.
L'angelus è un rito di preghiera, le campane danno ritmo alla vita contadina e creano una condizione di estremo equilibrio e misticismo. Siamo nel passaggio preciso tra primavera ed estate, in maniera autobiografica racconta un evento che ha coinvolto l'autore in quanto proveniente da questa cultura. In alto a destra si vede uno stormo di uccelli. Questa pittura iconica verrà ripresa da artisti successivi come Van Gogh e Dalì. Van Oakley dice di quest'opera: il contadino assume per Millet il senso di un eroe contemporaneo, di essere nobilitato dalla pura e semplice virtù della sopportazione. Tra i due non c'è dialogo, entrambi cercano di sfuggire dalle fatiche del quotidiano. Millet non trova il lato gioioso nella vita, se non nella calma, che fa prendere respiro dall'affanno quotidiano
La pittura edulcorata di Breton
Non tutti come Millet hanno la stessa volontà di creare qualcosa di scomodo e diverso. Breton rende innocui gli elementi scabrosi del mondo contadino, che trasforma, edulcorandolo, in una società bucolica bagnata da luce candida. La massa ha ritmo scandito, segue la processione tranquilla e priva di alcuna ambizione.
Tra i vari pittori che si cimentano nelle stesse tematiche ce n'è una particolare non solo per le politiche sociali, ma anche per la pittura di genere. Rose Bonheur nasce da un padre pittore, Raimond, coglie le volontà paterne nel raffigurare quasi solo animali, sia selvaggi, ma soprattutto raffinata. La sua sarà una vita abbastanza controcorrente. Bonehursceglie di vivere in maniera aperta la sua omosessualità, vestendosi da uomo. C'era una legge che vietava alle donne di indossare i pantaloni, da lei sempre ignorata.
Nel suo castello acquistato in campagna crea un suo mondo, pur divenendo un'artista riconosciuta, chiamata sia in America sia in Inghilterra. Il suo capolavoro le fa valere una medaglia come miglior pittrice contro Courber, Delacroix e Ingres, cosa che attira su di lei l'attenzione della critica. In pittura rappresenta gli animali che lei stessa alleva, anche due leoni. Bonheur non può che essere trattata come un uomo, la figura della donna e l'emancipazione femminile deve ancora attendere. In questi anni c'è una presa di coscienza dal punto di vista dell'importanza dei lavori partoriti dal genere femminile, non era ancora possibile tenerla nascosta. Da un punto di vista pittorico Bonheur è tanto innovatrice, fa intendere quanto la sua pittura sia all'interno del gusto dominante, al punto di far passare in secondo piano la pittura di uomini.
Due cavalli perfetti, che in questo momento risultano anacronistici, che non aggiungono nulla alla discussione sui moti rivoluzionari. Diversa è la rappresentazione degli animali all'interno del contesto della vita campestre di Millet. Qui è raffigurata la mattanza dei maiali. È il '67, sono passati dieci anni dalle Spigolatrici e Millet non si risparmia dal raffigurare certi momenti brutali. Il maiale è come certo di svincolarti, Millet, va a raffigurare la lotta, il confronto, l'enfatizzazione dell'atto dell'azione fisica per descrivere una classe sociale da non sottovalutare come debole. Millet rende questa azione reale e concreta con una visione mistica e rituale collegata al sentire religioso. L'ammazzare il maiale dà il senso di un sacrificio, di un momento drammatico che enfatizza la durezza del mondo contadino, che deve sporcarsi le mani pur di andare avanti. Queste opere non sono concepite per l'esposizione del museo, bensì per la vendita, per appagare i gusti dei salotti borghesi, in questo modo si giustificano le dimensioni. I più fortunati passavano dal Salon a collezioni reali o nobiliari.
Il realismo come corrente reazionaria
Il realismo è una corrente reazionaria, ambigua, non è una prerogativa della metà dell'Ottocento. Ritorna in maniera ciclica, in questo momento l'aderenza al concreto serve a dare concretezza alle arti visive, che avevano perso istanza comunicativa a causa del potere. Il realismo ha l'intenzione di raccontare il quotidiano ponendosi agli antipodi della pittura ufficiale di corte.
Gustave Courbet: un rivoluzionario nell'arte
Gustave Courbet è una figura molto più radicale, anche dal punto di vista teorico. È stato un vero e proprio rivoluzionario nella sua adesione al reale. Innova il mezzo artistico, modifica anche la stessa tecnica pittorica, dà abilità tecniche a una pittura diversa, che per la prima volta dopo tanti secoli andava a mettere in crisi il concetto di prospettiva lineare centrica. È un effetto visivo nato nella Firenze rinascimentale, facente parte di quelle convenzioni stilistiche e tecniche che consentono di dare profondità grazie a un unico punto di fuga, unendo realtà e rappresentazione. Il medioevo aveva rappresentazioni paratattiche, in cui la realtà era bidimensionale, ci sono quindi varie prospettive di visioni: come quella a due fuochi, ellittica... tutte queste diventano fondamentali nel contemporaneo, Courbet è il primo a metterli in crisi. Gli impressionisti lo faranno, ma in maniera più edulcorata.
Proudhon con queste parole esprime una sorta di manifesto del realismo. Dice che bisogna essere del proprio tempo, bisogna raccontare l'oggi, la città, i cittadini, il popolo, la realtà quotidiana ovvero la vita per com'è. Solo se l'arte risponde alla vita rientra nella vita, non si può slegare da un sentimento popolare, bisogna diventasse democratica. Courbet è l'artista che più di tutti riesce a raccontare questo popolo. Nasce in campagna come Millet, ad Ornans. Si trasferisce a Parigi negli anni '30, entra in contatto con realtà che gli consentono di studiare la storia dell'arte. Va in Germania, in Olanda, rimane influenzato dai grandi maestri della tradizione e dai grandi paesaggisti. Incarna il sentimento di essere artista del proprio tempo. Courbet non accetta l'idea di arte che si confronti con la fotografia, deve essere sempre un'abilità tecnica del saper dipingere. Diventa un sapere elitario nel momento in cui prende posizione così netta contro il medium fotografico.
Il suo primo ritratto tradisce il suo narcisismo, è reiterata la sua immagine di dandy nei suoi numerosi autoritratti. Passeggia nel bosco, nei campi, con un bastone e un libro, lo svago è sempre connesso alla cultura. Si mostra con uno sguardo diretto nei confronti dell'osservatore, crea un rapporto quasi paritario, una situazione coinvolgente. Gli autoritratti giovanili più importanti sono realizzati tra il '42 e il '49, ne abbiamo una serie.
Il ritratto psicologico di Courbet
Courtion descrive la sua propensione all'auto ritrattistica con queste parole. Il ritratto psicologico di Courbet dà la prova di una ricerca artistica non semplice, ma lenticolare. Courbet va a cercare le reazioni della borghesia con la volontà di essere sempre al centro dell'attenzione. Nell'autoritratto con cane nero, nella versione di destra ci sono rimandi al Parmigianino, all'autoritratto allo specchio. Nell'autoritratto con cintura di cuoio cita la grande ritrattistica italiana, in questo caso Tiziano, del quale riprende lo sfondo, caratterizzato da un chiaroscuro che fanno riemergere i tratti del volto. La posa della mano richiama le convenzioni di posa del tardo Cinquecento, anche nelle dimensioni ci si trova di fronte alla stessa grandezza.
Uno degli autoritratti che colpisce di più è questo, fatto tra il '42 e il '45, che lo ritrae come un uomo disperato. C'è un delineamento del tratto psicologico dell'artista particolarmente evidente. Mima davanti allo specchio diverse espressioni da piacione, si rappresenta come se mascherasse il proprio sé per incarnare un nuovo personaggio. In questo tipo di azione c'è un'impressione di performance, sembra quasi anticipatore delle ricerche degli anni '60/'70 del '900 del trasformismo riguardante parti del proprio corpo. Soprattutto la fotografia permette di sperimentare riguardo la rappresentazione di sé stessi mediante altre possibilità di visione. Sembra quasi che Courbet dissimuli l'essere un uomo disperato, rispetto ad esserlo effettivamente. C'è un'attenzione particolare per l'anatomia, per l'espressività, cosa che rende la pittura di Courbet particolarmente innovatrice. Cerca di scardinare il classico topo del ritratto come costruito, basato sulla messa in posa. Il ritratto realista vuole rappresentare il disagio psicologico nel quale è colto il personaggio.
Qui abbiamo altre tipologie di ritratti. Anticipa di cent'anni il trasformismo degli anni '70. Paul Ansout è collega, allievo di Ingres, che rappresenta nel classico ritratto figlio del suo maestro. Si guardi al ¾, la carta da parati e il mobilio minimale. Baudelaire è una delle persone che frequenta di più, sul rapporto con quest'ultimo la critica si espressa in maniera discordante: c'è chi li vede come grandi amici, con una forte intesa intellettuale oppure distanti. Courbier si ispira quasi alla sua opera, ma con ogni riserbo di una certa parte di critica, c'è stata una separazione tra i due per la mancanza di una presa di posizione politica netta da parte dell'artista. Si schierò satiricamente contro il clero e lo status quo, prese posizioni tali da finire in esilio, ma nella sua arte non ha mai raccontato l'opera come Bessonier, la cronaca di ciò che accadeva. La sua era una politica di ritorno, ha enfatizzato la visione degli oppressi, del nuovo popolo e della nuova borghesia. Qui Baudelaire è rappresentato in un momento intimo, della composizione, ma non sentì mai vicino a sé questo ritratto, che rifiutò. Courber rispose che per un artista era impossibile raffigurare fedelmente l'espressività dell'uomo, in quanto l'essere umano assume più di cento espressioni al giorno. Nel momento in cui una viene cristallizzata, risulta non più attuale e quindi allontanata. Porta la pittura di Ingres verso qualcosa di nuovo, Courbet modula in maniera varia le pennellate, usa tanto la spatola, oltre i pennelli. Le pennellate sono evidenti.
La svolta artistica di Courbet
Nella prima produzione di Courbet, l'opera Dopocena a Ornans, segna uno spartiacque (anche la data in sé, il '48, segna una divisione rispetto a tutte le produzioni precedenti). La novità è segnata dall'avere il protagonista della tela di spalle. L'amico Adolf Maret, al centro della tela è ritratto di spalle. È raffigurato un ceto medio-basso, il clima è intimo e sono tutti amici del pittore, la scena è notturna, il dopocena dà l'idea dell'attività lavorativa.
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