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31/01/2022

Inizia a partire dagli anni della rivoluzione francese per arrivare ai nostri giorni. È un arco cronologico di due secoli. Sono due secoli e mezzo ricchissimi di avvenimenti, artisti e opere e due secoli e mezzo per i quali, più di quanto non accada per l’arte medievale e rinascimentale, è necessario avere un orizzonte internazionale.

In Italia, da Giotto a Tiepolo, l’arte ha un ruolo di guida in tutto il mondo, ma dall’Ottocento in poi non è più possibile. Il dibattito è internazionale, l’Italia perde la centralità culturale che aveva tenuto dall’epoca del primo Rinascimento.

L’arte contemporanea affronta uno spettro molto ampio. Agli artisti non è così connaturato l’aspetto intellettuale come i letterati e i filosofi. Come dice Annibale Carracci, gli artisti parlano con le mani. Nell’Ottocento gli artisti dipingono dei quadri che vogliono dipingere, li espongono alle mostre e li vendono. L’Ottocento è il secolo della democratizzazione dell’arte, come della letteratura. Se prima erano fruiti da una porzione piccola della società, il bacino adesso si allarga. Il pubblico non è necessariamente colto, questo come accade adesso.

Il Novecento ha messo in crisi la figura tradizionale dell’artista, abbiamo capito che ci sono forme d’arte molto diverse, come fotografia, cinema, graphic novel, design, moda…. L’arte è diventata molto concettuale, ha portato a pensare, nel secondo ‘900, che l’arte tradizionale fosse morta, tranne per l’architettura, nonostante l’opera d’arte sia diventata concettuale, nonostante ci sia stata la performance, tanta gente dipinge e compra opere dipinte. Questo genere molto vecchio e messo molto in discussione è ancora vivo. Basti pensare a Lucian Freud, David Hockney, Jeff Koons (?).

Robert Rosenblum è uno studioso americano di 7/8/900’, ha lavorato negli anni ‘70/’80 del Novecento in cui è cambiata radicalmente la critica dell’arte ottocentesca, fino ad allora essenzialmente francese e neoclassica, tutto il resto sembrava ciarpame. Gli anni ’70 e ’80 del ‘900 aprono uno sguardo più largo sulle scuole tedesche, Friedrich, Inghilterra e all’interno della pittura francese stessa si inizia ad apprezzare la pittura di tipo accademico, quella pittura che nei salon era invece molto apprezzata. Questa pittura la si è riscoperta, anche perché per capire l’800 bisogna capire cosa piacesse nel corso dell’Ottocento. Questa pittura accademica in realtà può comunque essere molto seduttiva.

A Parigi viene fondato il museo d’Orsay, il primo museo dedicato al 19esimo secolo. Fino ad allora la Francia aveva il Louvre e il Centre Pompidou per il ‘900. Gli impressionisti fino agli anni ’80 erano tenuti nel museo Jeu de Paume, ma quelle piccole stanze non riuscivano a contenerli insieme agli accademici. Quindi il museo d’Orsay è diventato il più grande museo del secondo ‘900 con un’operazione geniale: si è presa la Gare d’Orsay, stazione ferroviaria che non si usava più, contenitore e contenuto coincidono, che tramite un restauro di Renzo Piano diventa museo e Gae Aulenti lo allestisce in stile anni ’80. Il museo offre la possibilità di vedere mostre che suscitano un dibattito che vanno oltre la discussione artistica, che permettono di conoscere la storia in maniera provocatoria, come la mostra sulla prostituzione della Francia del ‘900.

Inghilterra, illuminismo e rivoluzione industriale

Il corso parte dall’Inghilterra, per mettere in discussione il primato francese. Nel ‘700 assistiamo all’Illuminismo, all’enciclopedie, la Francia non è in retroguardia. Tuttavia, l’Inghilterra ha certamente un primato per molti aspetti. Ha un primato economico. L’Inghilterra nel ‘700 è più ricca della Francia, ha colonie ovunque, perde gli Stati Uniti negli anni ’70, ma mantiene le Indie e le colonie in Africa. Questo impero consente un’apertura mentale al paese. Gli inglesi si confrontano con culture molto diverse.

Nonostante questo paese sia così ricco, in Inghilterra avviene uno dei passaggi cruciali del ‘700 verso la modernità: la rivoluzione industriale. In Inghilterra tra il ’60 e gli ’80 viene introdotta la macchina a vapore. Prima l’economia era prevalentemente agricola, affiancata dal mondo pastorizio. La macchina a vapore rende queste attività manifatturiere molto più redditizie. Ciò ha lasciato i propri feriti e propri morti, le macchine vengono perfino distrutte per salvaguardare quel mondo con il taylorismo.

L’energia a vapore dà un primario culturale all’Inghilterra, la rivoluzione industriale crea una classe di persone ricche e mediamente colte. Gli inglesi non hanno la tradizione pittorica italiana, ma gli inglesi viaggiano molto e conoscendole, vogliono quelle tradizioni. Nel 1759 apre al pubblico il British Museum, aperto a tutti. È difficile tracciare la storia della collezione privata e del museo pubblico. Le collezioni private più celebri erano delle famiglie reali, ma non erano aperte a tutti, ma solo a discrezione del possessore.

Il ‘700 però vuole una cultura per tutti, a Roma negli anni ’30 vengono fondati i Musei Capitolini. Il museo britannico ha le ambizioni di essere una diversione concreta dell’enciclopedie francese, far vedere la cultura e testimonianze della civiltà da tutto il mondo. L’ingresso è gratuito tutt’ora, è un’idea figlia del ‘700: la cultura deve essere accessibile a tutti. È un modello sensazionale, mai arrivato in Italia per quanto riguarda i maggiori musei italiani. La Francia al momento ha solo collezioni reali, in questo l’Inghilterra, connotato da quel passato coloniale discutibile, ha una tradizione di democrazia molto forte.

In Inghilterra c’è un pubblico moderno per le arti. L’Inghilterra fino al ‘700 era indietro per la produzione artistica, vengono principalmente da fuori come Paul Vaine, ‘500, tedesco, Van Dick, fiammingo, ‘600. Con l’aumento dell’economia aumenta il tasso di alfabetizzazione e di cultura generale, questo è molto vero nell’Inghilterra del secondo ‘700. Era un paese di una cultura aperta a tutto: sono gli anni ’70, gli anni dei viaggi del capitano Hook, con la scoperta dell’Australia.

Nondimeno gli inglesi hanno il grande mito della Roma classica, anche Winston Churchill diceva che sapere l’inglese è un dovere, il latino un piacere, il tedesco un onore. Si ha una diffusione sociale di questa classe sociale molto ricca e colta che li porta ad associarsi ai romani. Lo studio per l’antico in Europa non viene mai meno.

Il nuovo sguardo sull’antico

Nel ‘700 nasce un modo nuovo di guardare l’antico, che ha due momenti importanti:

  • Le scoperte di Ercolano e Pompei nel ‘700. Non si scopre solo la singola statua, ma la daily life degli antichi, che affascina tutt’oggi.
  • Gli studi storico-artistici. Nasce un’idea di storia dell’arte che ha molto influenzato la nostra. Soprattutto un personaggio di nome Winckelmann è colui che scrive libri sull’arte degli antichi, il primo nel ’75. Dice che l’arte greca e romana sono il massimo a cui aspirare a livello artistico. La storia dell’arte si può rinnovare solo con un rapporto stretto con l’antico. Dice che vi è un rapporto diretto fra risultati artistici e qualità rinascimentale, connette insieme le arti. A un’Europa barocca dice di tornare alla Grecia. In Winckelmann si trovano molte ambiguità, conosce solo la Grecia romana, in Grecia non mette mai piede.

Nel ‘700 comincia il viaggio come idea di piacere entra nella coscienza europea e americana. È importante il Viaggio in Italia di Goethe che fa capire cosa una persona del ‘700 cercava in Italia.

Joshua Reynolds e la scuola inglese

L’Inghilterra inizia ad avere una propria scuola con Joshua Reynolds (1723-1792). Dipinge probabilmente paesaggi da come si vede dall’autoritratto, si rappresenta con tavolozza e pennello. A lui dobbiamo la fondazione della Royal Academy, fondata nel 1978, un luogo dove gli artisti fondano a dipingere secondo regole precise, insegnano proporzioni rinascimentali, storie dell’arte. Reynolds muore nel ’92 ed è uno dei personaggi che diventa celebre soprattutto come ritrattista. Esegue centinaia di ritratti che sono forse lo specchio più interessante dell’aristocrazia inglese dello stesso momento. Reynolds fonda l’accademia, ma vuole iniziare un’attività di teorico: pronuncia dei discorsi, istruzioni storico artistiche poi pubblicate, Discourses.

Joshua Reynolds, La scuola d’Atene, Dublino 1951

Questo quadro si chiama La scuola di Atene riprendendo il ciclo di Raffaello. È uno degli affreschi delle stanze vaticane, uno dei vertici della pittura del Rinascimento italiano. Sono molto importanti gli affreschi della prima stanza, della segnatura, in cui Raffaello rappresenta concetti con una narrazione. La scuola di Atene vuole essere una narrazione della cultura precristiana, mette una serie di sapienti che discutono tra loro, poi identificati in Platone, Aristotele al centro. Raffaello prova a mettere in pittura delle idee, il mondo della cultura precristiana, siamo nella Roma di Giulio II, sette anni prima che Lutero inizi la sua campagna contro la chiesa romana, in un momento in cui a Roma si vedeva una continuità perfetta tra Roma pagana e Roma cristiana. Ragion per cui nelle stanze dove viveva il papa poteva essere rappresentata la sapienza degli antichi.

Reynolds fa un’operazione bizzarra: da un lato vuole prendere in giro gli inglesi che vanno a Roma. Prende a modello la scuola di Atene di Raffaello a tutti presenti. Quest’operazione per un verso si collega al modo di guardare il passato irriverente quando Manet fa un Giorno sull’erba. C’è anche una cosa diversa, c’è un aspetto tutto inglese dell’ironia, del sorriso. L’inglese è la civiltà che per prima sviluppa una produzione di stampa satirica. Questa idea del quadro è corrosiva verso i contemporanei.

Mentre Pitagora insegna un teorema geometrico, gli inglesi danno una pagnotta a un cane. È un popolo che sa ridere di sé stesso, che coglie tutti gli aspetti. Le architetture che si vedono sono poche, ma innegabilmente gotiche, sono riadattate quelle dell’affresco di Raffaello. È una cosa che dobbiamo alla giovinezza culturale degli inglesi, erano più liberi di maneggiare quella tradizione in modo più spregiudicato e irriverente, dà forte potere innovativo ai loro quadri. Nel ridare il senso di questa società.

Joshua Reynolds, La società dei dilettanti, 1779, Londra, The society of dilettanti

In Inghilterra ci sono club, luoghi al quale i gentiluomini inglesi si iscrivono pagando una quota presso la quale potevano leggere, mangiare e dormire, in un ambiente a metà tra il pubblico e privato. È una forma di raggruppamento e di istituzione molto forte. La società dei dilettanti è un dining club, fondato nel 1779 principalmente per cenare. Il requisito fondamentale all’accesso era essere stato in Italia. Erano gentiluomini che avevano apprezzato l’Italia, molti di loro erano mecenati sponsor dell’archeologia.

Il signore sulla sinistra, rosso, di profilo è William Hemington, famoso per la moglie lady Hemilgton. Era un ambasciatore che stava a Napoli, con un’enorme collezione di quadri greci. Fa studiare e pubblicare questa collezione, nel quadro sfoglia il libro le incisioni dei vasi della sua collezione. Hemilgton sposa una donna molto più giovane, Emma Hart, dalle umili origini, che incanta l’Europa con degli spettacoli dove si fingeva un personaggio di questi rilievi e pitture antiche, come una dea. Sappiamo tutto questo per via di Goethe, uno dei partecipanti a queste serate intellettuali.

Un libro su di lei è stato scritto da Susan Sontag, L’amante sotto il vulcano, intellettuale americana che ha scritto molto sulla società contemporanea. Questi signori del quadro si ritrovano per bere cherry, ma hanno anche libri con delle incisioni: lo studio del passato fa parte integrante di un personaggio che vuole appartenere ai ranghi più alti della società, che aveva anche lo scopo di finanziare scavi archeologici e eventuali viaggi in Italia per i membri.

Joshua Reynolds, San Giovanni Battista, 1780 ca., Minneapolis, Institute of Art

La composizione, la posa del bambino è ispirata ad altri due dipinti all’epoca molto celebri: San Giovanni di Raffaello e San Giovanni di Guido Reni. Questo è un quadro più tradizionale, non tutte le rivoluzioni avvengono improvvisamente: ci sono momenti artistici che contemplano le due cose.

Joshua Reynolds, Master Crewe come Enrico VIII

È un grande ritrattistico, questo è un ritratto in costume. Quello a sinistra è Enrico VIII Tudor, mentre il bambino a destra è vestito come un personaggio del ‘500. È il gusto del travestimento giocoso che torna di moda nell’Ottocento. Sta cominciando un modo nuovo di guardare l’infanzia. Fino ad allora i ritratti di bambini sono ritratti di piccoli adulti. Qui si vede un bambino che si guarda stupito con i cani che non lo riconoscono dall’odore per via del vestito. Non è solo un ritratto celebrativo, ma riesce a essere giocoso.

Joshua Reynolds, Le grazie che adorano Imene, le sorelle Montgomery, 1778

Fino a questo momento il ritratto è considerato un genere secondario. Nella gerarchia dei generi pittorici, il ritratto era un tipo di quadro che raramente dava celebrità al pittore, il genere più alto la pittura di storia, non soggetto storico, ma dove c’è una storia, dove il pittore mostra la sua capacità di donare personaggi a una narrativa. Si riteneva che per fare il ritratto bisognasse essere bravi di mano. Contavano ancora meno i paesaggi, le nature morte… nella testa di Reynolds non può diventare il Raffaello dei suoi giorni facendo solo ritratti.

Per fare una cosa migliore di un ritratto, ritrae le sorelle Montgomery fingendo che siano le grazie. Una si deve sposare, decorano l’altare di Imene che protegge i matrimoni, fingendosi tre personaggi mitici piuttosto che ritrovarsi in un contesto quotidiano. Reynolds così facendo vuole nobilitare il genere del ritratto. Il mondo culturale del settecentista Reynolds è molto radicato nel passato. Il committente, il fidanzato di una delle tre era contento dell’esito storico, dal great style, che andava oltre il ritratto.

Joshua Reynolds, Omai, 1975

Hook è tornato dal secondo viaggio in Oceania nel ’73, tra le cose che aveva portato conduce delle persone. A quanto pare questo Omai viene portato a Londra, starà lì per alcuni anni e qui viene ritratto. Rosenblum spiega come in questo quadro ci sia una contraddizione: ha più di un messaggio. Reynolds deve rappresentare questo personaggio dall’Oceania, siamo in un momento culturale in cui si apprezzano personaggi diversi dalla nostra cultura, basti pensare all’Homme sauvage di Rousseau. Reynolds non può non rappresentarlo secondo i nostri canoni.

Ha una veste e un turbante, ma la posa è quella dell’Apollo del Belvedere, prende il personaggio e lo trasforma ma fino a un certo punto. Questo vestito non è né inglese né dell’Oceania. Ha una mano sul petto, mentre sull’altra mano si intravedono tatuaggi tipici di quel popolo. Da un lato si trova l’apertura a quella cultura, ma dall’altro la posa deve avere comunque una nobiltà, che secondo Reynolds ha l’Apollo del Belvedere. Il colonialismo inglese sarà condannatissimo, però non c’era solo l’imposizione della propria cultura, ma anche un’apertura verso culture diverse.

Joshua Reynolds, Il generale John Burgoyne, 1756; Pompeo Batoni, Richard Miles

Il secondo è il pittore dove andavano tutti gli inglesi in viaggio a Roma, è esplicita l’idea che abbiano visto le antichità romane. Il generale di Reynolds ha un punto di vista dal basso, rende più credibile la possanza di questi personaggi. Le stesse persone si alternavano tra i due artisti, ma per Reynolds Batoni ha il cervello di una gallina, in quanto non cattura in modo moderno l’eroismo dei personaggi che ritraeva Batoni.

01/02/2022

In Inghilterra inizia un tipo di pittura meno legato a quanto accade in Italia. Rispetto alla tradizione precedente è una pittura che esprime in modo più incisivo le ambizioni di questa classe dirigente inglese, composta da aristocratici, mercanti, industriali e persone legate alle tradizioni classiche, ma non nel modo così automatico presente in Francia e in Italia. Batoni è un pittore che nel corso della propria carriera dipinge per la grande gentiluomini inglesi in viaggio in Italia, era il ricordo migliore che potevano portarsi a casa per il viaggio.

Si portano da un lato i ritratti di Batoni da Roma o opere d’arte arcaica e del Rinascimento, dall’altra le vedute veneziane di Canaletto. Questi raffigura Venezia principalmente per i forestieri, tant’è che si trovano principalmente nei musei stranieri in quanto commissionati da stranieri. Reynolds in questo confronto è già quasi preromantico, il generale con la giubba rossa è messo contro un cielo tempestoso, ha un piglio più forte ed eroico rispetto Batoni. C’è un modo di interpretare dei propri committenti, sitter in inglese, molto diverso. I personaggi di Batoni non hanno espressione avvincente seppur la tecnica sia impeccabile, Reynolds considera la sua pittura senz’anima.

Joshua Reynolds, Mrs Abington come miss Prue

È un quadro profondamente inglese dove finzione e naturalezza si fondono in modo magnifico. A Yale c’è anche il Mellon Center for British Art che è una biblioteca, un archivio che dà tante borse di studio, dove è

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher caynee di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Bacchi Andrea.
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