Arte contemporanea dal 1850 al 1950
Arte contemporanea ma noi trattiamo solo del periodo che va dal 1850 al 1950.
L’arte ha sempre una storicità insita.
Fenomeno molto umano per comprendere cosa sia l’arte: quando un fatto ci persuade è come se noi l’avessimo sempre conosciuto. L’artista allora esprimendo quella forma, ha espresso qualcosa di me.
Cos’è l’arte? Sono tornato là senza esserci mai.
Il prof. la spiegherebbe con un verso “stato”. Legame arte-memoria. Capacità di mettere a fuoco memorie profondamente condivise.
Critica e artisti devono essere compagni. Bisogna fare esperienza personale dell’arte per poterla criticare. Un grande critico letterario delle arti visive e cinematografiche è Raghianti, e interpretò Vasari come opera arte.
La conoscenza è empatia, devo comprendere anche ciò che non mi piace.
Non ci si può approcciare all’arte solo accostandosi al bello. Le cose che si possono esperire sono belle, è esattamente ciò che dice Diderot sull’Enciclopedie. Un’opera d’arte serve a capire me stesso e ciò che mi sta intorno.
Platone: capacità di uscire dal seminato e dirigersi verso altrove verso quel che desideriamo.
Bergson
Bergson (1859-1944), filosofo importante per le arti per l’espressività straordinaria delle sue opere scritte che ha influito sulle arti, espressionismo, fauvismo: realtà come movimento, dinamica. L’arte è espressione del movimento e slancio vitale.
L’Enciclopedie di Diderot e l’Ateneum degli Schlegel sono stati fondamentali per la cultura europea. All’interno di un’immagine c’è il desiderio dell’artista, che lo condivide col pubblico che a sua volta può accettarlo o no. Allo stesso tempo può fare una proposta attraverso quell’immagine, che però può emergere addirittura dopo la morte dell’artista.
Distrazione.
Jung
Jung (1875-1961): quel fondo che l’artista raggiunge porta alla luce è qualcosa che fa parte di una memoria comune, inconscio collettivo, è quello che Socrate fa distraendosi dalle ombre. L’artista con la propria opera deve far scivolare quegli elementi che mancano all’epoca. L’archetipo non va cercato in qualcosa di grandioso come la bomba atomica, ma in qualcosa di più sottile e profondo.
L’archetipo del puer e del senex: rammemorazione di quello che manca.
L’arte ha la capacità di creare un equilibrio, l’artista passando attraverso il proprio disagio, distrazione, attiva un’altra memoria che porta all’equilibrio. Arte che innova attraverso la memoria. Jung entra in contatto con gli studi di Freud, Jung è un grande erudito di famiglia protestante. Le arti sono giudicate pericolose per la religione protestante. Il legame fra Jung e Freud inizia scambiandosi lettere, Jung va a trovare poi Freud e parlano per 13 ore. Jung era il figlio che mancava a Freud, e Freud era il padre che mancava a Jung. Freud sceglie Jung come suo ereditario universale.
Jung aveva avuto una formazione umanistica, mentre Freud era uno scienziato. Nel 1909 affrontano una lunga trasferta: Freud è stato invitato in America. Una mattina Jung si sveglia e ricorda lo strano sogno che ha fatto. Era nella casa del proprio padre e ad un certo punto trova una scala che portava a un ambiente che ricordava una casa Rococò, prima metà del 1700, poi trova un’altra scala, scende di nuovo e si trova in un ambiente rinascimentale, quattrocento fiorentino, seguendo un muro c’era una botola: si ritrova in una dimora medievale. Scende ancora di più in una casa romana. Di nuovo scende e c’era una grotta con resti umani per terra, e su un altare di pietra due teschi.
Freud gli risponde: per forza, sei innamorato di tua cognata. I due teschi sono le esperienze di milioni di uomini concorrono a creare l’esperienza di tutti noi uomini: inconscio collettivo, quelle memorie collettive che tutte abbiamo, è un vissuto collettivo che torna ad essere in noi nel presente. Il passato è sempre presente in me. La nostalgia è il dolore del ritorno: mi induce a tornare dove non sono mai stato. L’archetipo che manca è proprio la memoria, il ricordo. Il poeta, l’artista che rimette quel che sente mancare dovrà farlo lentamente, cercando la sintonia giusta per farsi capire.
Lettera all’anima: l’immaginazione serve per parlare al proprio inconscio.
Lezione 2. 02-02-2021
Heidegger
Heidegger (1889-1976): siamo nella totale oscurità, che per lui è stata generata dal procedimento del mondo della tecnica, ossia dai progressi, la rivoluzione industriale, e la progressiva distruzione della natura. Pensò che Hitler sarebbe stata la cura. L’occidente è andato verso l’oblio dell’essere, e come se l’Occidente avesse un destino già scritto, occidere. Siamo arrivati alla fine del sentiero della storia, come si fa a procedere affinché si passi dalla notte alla mezza notte?
“Tempo” è il romanticismo, ci riferiamo alla fine del Settecento, è già iniziato il dominio della tecnica. Infatti, già nel 1751 la ruota del mulino viene applicata nel telaio meccanico per la realizzazione di tessili senza stancare le braccia. L’ultima trascendenza è stato il Cristianesimo.
L’invito non è a fermarsi ma ad andare fino in fondo. Non c’è più profeta che guidi. Non c’è più una liturgia comune, ognuno deve interrogare sé stesso e chiedersi cosa lo salva.
Lezione 3. 03-02-2021
Non c’è alcuna provvidenza che non sia procurata.
Un modello fondamentale della nostra memoria è anche questa grande solitudine, troviamo questo archetipo in India, nel Nord islandese o scandinavo, in Inghilterra con Oscar Wilde. Il tema della notte del mondo lo interpreta alla luce della storia dell’occidente. Oscuro nel senso di manchevole o assente con Hölderlin, e nella citazione dice:
“Non tutto ai celesti è possibile. / Più presto giungono infatti i mortali in fondo all’abisso…”.
Gli dèi si sono ritirati dal mondo, ma perché ritornino c’è bisogno che qualcuno patisca questa assenza fino al buio. Tocca agli uomini poeti vivere questa assenza prendendosi cura di sé stessi partendo da questa mancanza.
Heidegger continua dicendo che nel momento in cui sembra tutto sia perduto, salvo quello che mi sta a cuore, l’artista è colui che riconosce ciò di cui non può fare a meno, siamo tutti artisti quando riconosciamo quello di cui non si può fare a meno. Non si può condividere qualcosa di mio se quel qualcosa di mio è ciò di cui io non posso fare a meno: se io ad esempio vivo di opulenza, penso di stare in una luce, ma quella pseudo-luce in realtà è ombra. Vera povertà è quella che non sa ciò che le manca. E finché non si ritrova la propria essenza, che consiste nell’arrivare nell’abisso prima di celesti, non si può verificare una svolta.
Se io ho lasciato ogni certezza, mi rendo conto che tutto è possibile, tutto può ricominciare, se ad esempio rimuovo la memoria a breve termine posso riconnettermi alla memoria archetipa, è il gioco del perdersi per ritrovare sé stessi. Si torna bambini però solo se si è diventati vecchi, puer-senex. Devo inventare le mie tracce, torno dove non ero mai stato.
“…Ognuno va tanto più lontano se va soltanto là dove può andare la strada che gli è stata assegnata”: l’invito è ad essere realmente se stessi.
Arrivabene, con il quadro Lumen cireneum, 2010, ci dà l’idea di come è la globalizzazione e l’industrializzazione vista nei giorni nostri. Torniamo alla rivoluzione industriale del 1751, per ironia della sorte stesso anno della pubblicazione dell’Enciclopedie di Diderot. Quell’anno c’è stato un terzo di profitto nei cotonifici inglesi, il saggio di profitto è notevole. Cipolla è un economista, e dice che c’è una cesura incredibile, la civiltà è radicalmente cambiata, c’è qualcosa di totalmente nuovo: la tecnica. In questi 100 anni, 1750-1850, nasce la mentalità delle etichette.
Il costruttore di serre Paxton costruisce il Crystal Palace, un edificio trasparente dove invita molti commercianti del mondo. Prima vetrina del mondo moderno.
Lezione 4. 08/02/2021
Realismo
Realismo, esito della vicenda rivoluzionaria e industriale, interesse per le cose così come sono e soprattutto in sé stesse per come non sono mai state viste. Tutto è degno di essere scritto, tutto ha la dignità di essere analizzato, discusso, descritto: l’omosessualità, i poveri, i criminali, gli impiegati. “Hard Times” di Dickens è un esempio, ma anche “Les Miserables” di Hugo. Si è arrivati ad un’omologazione totale, ottimizzazione totale.
In parallelo alla scienza e alla tecnologia c’è l’osservazione scientifica, analitica. Il pittore Courbet diceva che si poteva dipingere «solo quello che si vede con gli occhi».
Un impero planetario: lavoro e tecnica
Le isolette blu possiedono colonie in tutti i continenti della terra, ed è solo l’inizio.
Il giornale: novità perché si legge qualcosa di scritto appena un giorno prima. È un paradosso romantico: i viaggi che tanto sognavano grazie all’acquisizione della tecnica e all’industrializzazione diventano reali.
Sguardi realisti
Courbet si forma come pittore, figlio di un ricco commerciante.
G. Courbet, Funerale a Ornans: attenzione minuziosa ai dettagli; abbiamo una buca vuota al centro. È scandaloso perché quelle dimensioni erano date solo a scene sacre, incoronazioni ed eventi clamorosamente assoluti, a stabilire qualcosa di eterno, invece qui si trasmette la caducità. A Ornans Courbet ci era nato: riferimento autobiografico. L’epoca è ancora quella del romanticismo. Non si sa chi è morto, sulla bara c’è un drappo. Il destino è questa buca. A vent’anni è ancora età della restaurazione, una figura di grande borghesia, però nelle sue peregrinazioni dirà di non aver avuto maestri, ma in realtà guarda con intensità i grandi fiamminghi, gli olandesi.
Va in giro a visitare le collezioni dei grandi maestri pittori della realtà, allo stesso tempo è attratto dal mondo degli umili, dipingendo:
Gli spaccapietre
Gli spaccapietre: sono gli ultimi degli ultimi. È una povertà tale da escludere la visione del cielo, molto chiaroscuro che evidenzia quel loro unico mondo. Le uniche cose che hanno da mangiare indicano un’esistenza al limite. È una denuncia sociale: entra un implicito elemento polemico. Vedere con gli occhi, non raccontare più delle favole. Nelle lettere di Courbet, egli dice che bisogna saper fissare i particolari, guardare attraverso la mente e gli occhi e non attraverso l’immaginazione. Ci sono altri pittori che condividono questi ideali: Millet, Daumier e Delacroix.
Padiglione del Realismo
Durante l’esposizione universale Courbet organizza il suo Padiglione del Realismo: metà Ottocento, in seguito alla rivoluzione industriale. Il realista cerca l’arte in tutto, anche nelle cose che apparentemente sono più brutte, come il martello. È un linguaggio laico, dimensione diretta. Bisogno di stare in contatto con la realtà prodotta dalla scienza e dall’industria. Forse nel ripugnante sta quel che attende di essere espresso, movimento contrario agli accademismi, alla tradizione, ma anche contro al romanticismo sciatto e pieno di sentimentalismi. È proprio Baudelaire, amico di Courbet, a parlare di questa realtà. Nel padiglione porta pure:
L’atelier del pittore
L’atelier del pittore: è un granaio in realtà, ma il contesto è ancora cinematografico. A destra artisti e intellettuali, tra cui Baudelaire, l’unico che sta leggendo, l’unico distratto. Al centro c’è Courbet che evoca i primi tempi della sua opera, da giovane in cerca della sua strada aveva cercato di rendere la natura, dipingendo già all’aria aperta. Da un lato c’è la musa dall’altro c’è un bambino povero, e un gatto. Dietro questa tela c’è un uomo torturato come un crocifisso. Simbolo delle esecuzioni pubbliche nascoste dalla tela che rappresenta la natura. È una critica a sé stesso a quando non dipingeva la realtà: dimensione critica e realista allo stesso tempo. Il colore: la tavolozza di Courbet è ricchissima, che costituisce una riflessione tecnica incredibile.
Charles Baudelaire
Charles Baudelaire: tramonto del sole romantico e l’aprirsi di una nuova realtà. Ne “I fiori del male” trasformazione Romanticismo in una dimensione più moderna: supera il Romanticismo.
Tramonto del sole romantico: i poeti aderiscono alla realtà così come è. Il sole romantico non c’è più. Baudelaire: il vero Romanticismo è quell’Io interiore che abbandona la cima dei monti e arriva all’oscurità cercando che avvenga qualcosa, una scintilla.
Lezione 5. 09/02/2021
Baudelaire ha bisogno di misurarsi con tutto ciò che c’è di esperibile e memorabile, anche attraverso droghe e alcool, andando a cercare tutte le “correspondences”, le congiunzioni di senso con tutto ciò che lo circondava. Il giornalismo diventa un modo per trasformare un linguaggio comunicativo a una massa crescente di comunicatori, la prosa diventa equivalente della pittura impressionista.
La dimensione splenetica la associa alla metropoli, grandi città in realtà, sente l’esigenza di una prosa musicale quando è a contatto con la realtà di tutti i giorni, come il Crystal Palace: se non arrivo fino in fondo, non mi presto al contatto con l’altro, anche col ripugnante, non c’è modo di trovare la scintilla. È una forma d’arte che prende in sé tutte le arti, quel “uno solo” è l’Io.
L’artista romantico e realista moderno riescono ad attuare il principio dell’alchimia: sciogli con le corrispondenze e addensa nell’Io. Baudelaire si ispira a Keats quando dice di trovare legami fra l’udibile e il non udibile. Ammette contraddizioni esotiche, culture africana, orientale, degli indiani d’America: il viaggio diventa realtà ma anche metafora. Città smisurate perché si trova una molteplicità in esse: rapporti commerciali con tutto il mondo. Arrivano i testi in sanscrito dall’India. È l’età in cui tutto si mescola. Implica la correlazione fra tutto: fisicamente e cronologicamente. Ci sono corrispondenze con altre culture ma anche con cose del passato.
Raccordo con Courbet e frequentazione con artisti più giovani di Baudelaire: il più rappresentativo Manet.
Baudelaire era un parigino, famiglia alto-borghese. Nasce nel tempo della prima restaurazione, subito dopo Napoleone, e risiedeva a Saint-Germain. La madre pare essere stata molto accesa di temperamento. Studia nel collegio reale di Lione. Nel 1836 torna a Parigi, il padre è morto e la madre ha un nuovo compagno, un generale con cui Baudelaire aveva un rapporto di amore-odio. Nel 1839 consegue il Baccalaureat. Aveva una relazione con una ebrea che era una prostituta.
Nel 1840 deve intraprendere un viaggio in Oriente per disintossicarsi. Ma questo lungo viaggio non lo porta a compimento: si ferma in alcune isole dove in veliero fa scalo, alla fine del 1841 lo ritroviamo in Francia, Invitation au voyage, viaggiare, partire. Nel 1842 diventa maggiorenne e si stabilisce a Parigi in un appartamento instaurando un rapporto con una sua musa mulatta. Fa uso di hashish e conosce Tèophile Gaultier, Victor Hugo, e tanti altri. Ha dissipato tutti i suoi averi, e quel poco restatogli viene affidato ad altri.
Era un uomo colto, curioso di tutto e curioso dell’arte, di tutte, in particolare quelle figurative. Il giornalismo è una forma di comunicazione, la preferita da Baudelaire. Recensisce la pittura e la poesia dei Salon. Nel 1846 annuncia una raccolta di versi, che sarà poi “Les fleurs du mal”. Luigi Napoleone diventa presidente della Repubblica nel 1849, inizia l’amicizia con Courbet, accomunati dall’aver appoggiato la causa rivoluzionaria. 1857 prima versione dei fiori del male, “Madame Bovary”, e lo stesso Pinard è il giudice che condannerà e censurerà “I fiori del male”.
Il pittore della vita moderna
Il “pittore della vita moderna” viene pubblicato in tre puntate del Figaro. I luoghi descritti sono i caffè e i locali pubblici notturni nei grandi quartieri parigini, dove ci si riuniva per la vita mondana.
Il pittore de “Il pittore della vita moderna” deve essere cosmopolita, uomo delle folle e fanciullo.
- Cosmopolita: deve essere in contatto con le altre culture grazie le vie di comunicazione.
- Uomo di mondo e delle folle: a contatto con la vita in tutte le sue forme ma anche conoscitore di civiltà oltre a quella europea. Folla urbana o vista anche come umanità.
- Fanciullo: stupirsi dinnanzi ogni piccola cosa. Meravigliarsi come i bambini.
Il bello: la bellezza in sé non è mai visibile, ma prende le forme dei diversi tempi. Cambia nella sua apparenza non nella sua essenza. Unisce il molteplice con l’unità. Per questo ogni epoca deve trovare il suo punto di vista sulla bellezza.
Il moderno: avverbio latino modo, ora, e modus, modalità: trovare la forma del presente.
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Storia dell'Arte Contemporanea
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Storia dell'arte moderna e contemporanea - Lezione 1°
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Storia dell'arte contemporanea - modulo I
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Sezione contemporanea, Storia dell'arte moderna