Conseguenze della prima guerra mondiale
Cosa lascia la prima guerra mondiale? Crisi delle istituzioni liberali, cambia la mappa geopolitica del mondo (erano caduti tutti gli imperi centrali: tedesco, austro-ungarico, ottomano e zarista). La grande guerra si conclude con il crollo degli equilibri politici che erano ormai secolari e insieme a questa crisi assistiamo anche a quella economica e sociale. Questo porta all’avvento dei totalitarismi in Europa.
Cambiamenti istituzionali e sociali in Europa
Inghilterra e Francia avevano resistito a questo urto della prima guerra mondiale e le loro istituzioni democratiche erano riuscite a sopravvivere, i paesi che ne soffrirono furono l’Italia e la Germania. Non a caso queste due saranno le nazioni in cui si svilupperanno per primi i totalitarismi. In Germania alla fine della guerra del 1918, con la caduta dell’impero tedesco, nasce la Repubblica di Weimar (che si diede anche una costituzione, ma con l’avvento del nazismo si rivelò molto fragile).
Mentre in Italia il periodo post bellico evidenziò la fragilità dell’assetto istituzionale e politico, tutto ciò porterà all'avvento al potere del fascismo. In Italia, già alla fine del conflitto, si verifica una gravissima instabilità sociale causata soprattutto dalla smobilitazione dei combattenti, le promesse fatte dal governo verso la fine del conflitto non vengono mantenute e si assiste a una grande ondata di disoccupazione. Tutti i benefici economici di cui avrebbero dovuto godere i reduci non presero forma, portando a un’ondata di fortissime rivendicazioni dal punto di vista sociale ed economico.
Il biennio rosso e l'ascesa dei fasci di combattimento
Non a caso il periodo che va dal 1919 al 1920 viene definito “Biennio Rosso”: definito così perché si pensava che in Italia potessero arrivare questi venti rivoluzionari. In questo periodo in Italia avviene un'impetuosa crescita di tutte le associazioni politiche e sindacali di massa. Crescono due partiti: socialista e cattolico, mentre decrescono fino quasi a scomparire tutti i partiti che erano stati legati alle élite risorgimentali che avevano creato l'unità d’Italia (liberale).
In questa situazione esplosiva si verifica, soprattutto in Italia, un disagio dei ceti medi che durante la prima guerra si erano arricchiti e alla fine del conflitto crollano questi orizzonti di sicurezza e di privilegi che la guerra aveva aumentato, si videro bersagliati da un pesante carico fiscale e su questo malcontento cominciano a soffiare i venti del nazionalismo. È a causa di questo clima che possiamo inserire la nascita, nel 1919, dei Fasci di Combattimento destinati a diventare nel 1921 il Partito Nazionale Fascista.
L'ascesa del fascismo
Chi vi faceva parte? Studenti, ex combattenti e ceto medio: caratterizzati per una componente giovanile e collocazione sociale piccolo borghese. Il manifesto dei fasci risente di quell’aria rivoluzionaria, si caratterizzano come movimento politico che si vuole contrapporre a tutto ciò che c’era stato precedentemente. Tra i problemi la burocrazia, l’amministrazione, tutto ciò che rallenta il decisionismo.
- Vogliono il suffragio universale per le donne (assoluta novità).
- Minimo di età per gli elettori abbassato ai 18 anni, per i deputati ai 25.
- Abolizione del Senato: necessità di voler snellire i percorsi della politica.
- Riforma costituzionale che avrebbe dovuto rivedere la costituzione vigente (Statuto Albertino).
- Migliorie per le condizioni del ceto operaio.
- Istituzione di una milizia internazionale.
- Nazionalizzazione di tutte le fabbriche di armi e esplosivi.
- Politica estera nazionale intesa a valorizzare nelle competizioni pacifiche la nazione italiana nel mondo.
- Espropriazione parziale di tutte le ricchezze.
- Sequestro di beni delle congregazioni religiose.
La nascita del partito fascista e le sue implicazioni politiche
Il programma venne emanato e si presentarono sulla scena politica perché lì a poco ci sarebbero state le elezioni dove vinsero i partiti di massa: socialista e popolare. I fascisti presentano solo una lista a Milano. In quello stesso anno, a Torino, nasceva un partito politico opposto: Ordine Nuovo capitanato da Gramsci, che avrebbe rappresentato il nucleo del Partito Comunista Italiano (scissione a sinistra del Partito Socialista Italiano, l’altra parte diventa Partito Socialista Comunitario di Matteotti), nato nello stesso anno in cui nacque il partito fascista. Due tipi di fascismi: urbano e rurale (violento).
Il contesto politico del 1921-22
Tra il 19-20, la crisi politica che si sviluppò in Italia, i politici dell’epoca cercarono di risolverla all’interno ancora del sistema liberale che era in decadenza. Sarà proprio questa decadenza del sistema liberale e della vecchia politica a creare le condizioni ottimali per la presa del potere del Partito Fascista. Fascismo cresce e si afferma per le debolezze degli altri partiti, i politici dell’epoca intuiscono questa forza innovativa del movimento fascista e soprattutto Giolitti (politico di vecchia data) cerca di contenere lo sviluppo del fascismo cercando di inglobarlo all’interno del sistema politico tradizionale (blocchi nazionali).
Dopo le elezioni del 1921, 35 esponenti del partito fascista entrano a far parte del parlamento, questa entrata legittima il movimento stesso anche con la violenza. Si arriva alla Marcia su Roma (1922) perché il Re stesso vede nel fascismo un modo di arginare i venti rivoluzionari (pericolo rosso). Tra il 1921-22 la crisi si espande ulteriormente e per contrastare questo malcontento sociale il Re decide di dare l’incarico a Mussolini di formare il nuovo governo (questo avviene dopo la marcia su Roma).
L'evoluzione verso un regime totalitario
Non modifica subito l’assetto istituzionale italiano, c’è un periodo che dura almeno un paio di anni in cui Mussolini e il Partito Fascista si muovono all’interno dell’albo istituzionale di stampo liberale. Comincia a cambiare e va verso una struttura totalitaria durante le elezioni del 1924: caratterizzate dall’emanazione di una legge “Acerbo” che prevedeva un forte premio di maggioranza a chi avesse vinto le elezioni. Questo porta a creare i listoni: grandi aggregazioni di partiti che si riconoscono in un’unica lista elettorale, i fascisti si presentarono con i liberali.
Queste elezioni furono caratterizzate da grandi truffe e violenze da parte dei fascisti che furono denunciate da un esponente del Partito Socialista: Giacomo Matteotti, rapito e poi ucciso. Una volta ucciso, i partiti di sinistra (le opposizioni) cercano di opporsi condannando l’uccisione di Matteotti e applicano una protesta “la secessione dell'Aventino”: si rifiutano di partecipare ai lavori e si ritirano dal parlamento, grande errore perché a questo punto il Partito Fascista rimane l’unico in campo.
Mussolini si prende tutte le responsabilità politiche dell’uccisione di Matteotti, fa un discorso in parlamento e in quel momento il fascismo rischia di cadere. Grazie all’assenza dei partiti di opposizione fa sì che questo non avvenga e il fascismo sembra l’unica possibilità per mantenere l’ordine. Siamo nel 1925.
Le leggi fascistissime e l'istituzione del totalitarismo
Tra il 1925-26 vengono emanate le leggi fascistissime (il fascismo prende la forma di totalitarismo) e l’istituzione del tribunale speciale per la difesa dello Stato che prevedeva condanna per reati di tipo politico, aboliti i partiti, libertà di stampa, dichiarati decaduti gli appartenenti ai partiti che erano stati protagonisti dell'Aventino e verranno messi fuori legge.
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