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Il problema di Saint Venant

Eseguiremo lo studio della trave.

Cos'è la trave?

Definizione: la trave è un solido in cui una dimensione (cioè L) prevale sulle altre due (cioè B e H).

Alla trave sono applicate delle forze.

Ipotesi generali

  1. Forma del solido: la trave ha asse rettilineo e sezione retta costante. Il SDR cartesiano ortogonale che useremo (xc1, xc2, xc3) ha xc3 coincidente con l'asse della trave.

Il problema di Saint Venant

Eseguiremo lo studio della trave.

Cos'è la trave?

Definizione: la trave è un solido in cui una dimensione (cioè L) prevale sulle altre due (cioè B ed H).

Alla trave sono applicate delle forze.

Ipotesi generali

Forma del solido: la trave ha asse rettilineo e sezione retta costante. Il SDR cartesiano ortogonale che useremo (x1, x2, x3) ha x3 coincidente con l'asse della trave e origine del baricentro G della sezione.

x3 = 0

2) Materiale: il materiale è elastico, lineare, omogeneo, isotropo.

Perché? Perché tale ipotesi attua numerose semplificazioni sulle equazioni da usare.

3) Carichi: le forze di massa sono nulle => bj = 0.

Ma il peso proprio? Si considera forza esterna.

Le forze di superficie sono applicate solo sulle basi x3 = 0 e x3 = L (cosa non vera: nella realtà è la superficie laterale ad essere caricata).

Il corpo è in equilibrio.

4) Vincoli: la trave non ha vincoli (e dunque niente Rv) ma è comunque ferma, ancorata al punto G(0,0,0).

In G(0,0,0), dunque:

  • 1 = ⍵2 = ⍵3 = 0 Traslazioni
  • 3,1 = ⍵3,2 = ⍵2,1 = 0 Rotazioni

Lo stato di tensione

5) Lo stato di tensione: ovvero σij.

⨍n e v sono 2 versori ortogonali a scelta.

n = (ᵅ1, ᵅ2, ᵅ3), n ⊥ al piano considerato.

Coseni direttori di n.

Ora la proiezione di t(P,n) su n è la tensione normale σnn.

Sugli elementi piani paralleli a x3, n è ⊥ a x3 di conseguenza.

Dunque n (ᵅ1, ᵅ2, 0).

Un coseno nullo indica ortogonalità, infatti.

Ebbene, suppongo che per questi elementi σnn = 0.

Ora σnn = tijji.

Perché? σnn = [σij : nj] x ni.

Sviluppando per n [ ᵅ1, ᵅ2, 0 ]: σnn - σ1112 + σ2222 + σ1212 x 2 x 2 = 0.

A che serve saperlo?

Per supporre qualcosa che ci renderà più semplice trovare σij.

Poiché posso scegliere tutti gli η che voglio purché α12 + α22 = 0, suppongo:

  • 1 = 0] ⇒ σ22 = 0
  • 2 = 1]
  • 1 = 1] ⇒ σ11 = 0
  • 2 = 0]

Allora σ11 = σ22 = σ12 = 0.

E quindi: σij = | 0   0   σ13 |          | 0   0   σ23 |          | σ13 σ23 σ33 |

Poiché σij = σji.

Conseguenze

Queste 5 ipotesi comportano notevoli riduzioni alle equazioni usate per risolvere il problema.

Problema

Ho un solido di volume V. È in equilibrio.

Gli sono applicate:

  • Forze di volume, bj = 0 per noi, in V
  • Forze di superficie, fj in 2V

E per questo il corpo si deforma.

In ogni punto del solido V(x1, x2, x3) voglio conoscere:

  • wj spostamenti
  • εij deformazioni
  • σij tensioni

Per farlo ho le seguenti equazioni così trasformate:

1) Equazioni indefinite di equilibrio

(o equazioni di Cauchy)

Se il corpo è in equilibrio, in ogni punto interno a V:

ij,i + bj = 0 in V ↳ derivata di αj rispetto ad i.

(Ne tralascio la dimostrazione).

Per noi σij,i = 0 in V.

Per j = 1 ⇒ ∂σ31 / ∂x3 = 0 ⇒ σ31 = f(x1, x2).

Per j = 2 ⇒ ∂σ32 / ∂x3 = 0 ⇒ σ32 = f(x1, x2).

Cosa significa? σ32 e σ31 sono le tensioni tangenziali.

Ovvero sono le proiezioni di tn su V.

Il primo indice individua l'elemento piano.

Il secondo la direzione della componente.

Ebbene σ31 e σ32 sono le stesse per ogni sezione poiché non variano con x3.

Li possiamo immaginare come le componenti del vettore tensore tangenziale:

τ3 = σ31i + σ32j ⇒ τ3 = f(x1, x2).

Per j = 3 σ13,1 + σ23,2 + σ33,3 = 0 ⇒ σ33,33 = 0.

Dunque σ33 = Funz. lineare.

P.S. Se z3 = 0, σ33,3 = 0.

σ33 = f(x1, x2).

Anche le tensioni normali non variano da sezione a sezione.

2) Equazioni ai limiti

Sulla superficie: f̂j = σijαi.

x3 = ℓ (base) → n(0,0,1).

  • J = 1 f̂1 = σ31
  • J = 2 f̂2 = σ32
  • J = 3 f̂3 = σ33

x3 = 0 (base) → n(0,0,-1).

Ho le stesse relazioni ma con segno -.

Superficie laterale.

n(α1, α2, 0).

0. σijαi.

J = 1 σ11α1 + σ12α2 = 0.

J = 2 σ12α1 + σ22α2 = 0.

J = 3 σ13α1 + σ23α2 = 0.

Cioè τ·n = 0!

τ·n = 0.

τ3 = 0.

τ3∥n.

3) Equazioni costitutive

Sono le equazioni che legano il tensore della tensione con quello della deformazione.

σ̅ij = σ̅ij(ε̅ij).

Per un materiale elastico: σ̅ij = Cijklε̅kl.

Che è una generalizzazione della legge di Hooke: F = K·u.

Tale equazione, però, si semplifica nell’equazione di Beltrami:

2σ̅hk + 1/1+ν Iσ̅,hk = 0.

Esse sono però soggette alle equazioni di contorno.

Dove E: modulo di elasticità normale (o modulo di Young).

ν: coefficiente di Poisson.

Diviene:

ε̅ij = 1/E [(1+ν)σ̅ij - ν Iσ̅ aij ].

Ora, nel nostro caso, Iσ̅ = σ̅33.

Cosa se ne deduce?

(1 + ν̄) [σhK,11 + σhK,22 + σhK,33] + σ33,hK = 0.

Per hK,11 ⇒ σ33,11 = 0.

hK,22 ⇒ σ33,hK = 0.

hK,12 ⇒ σ33,12 = 0.

hK,33 ⇒ 2(1 + ν̄) + σ33,hK = 0.

Ma ν̄ ≠ 0 σ33,33 = 0.

hK,13 ⇒ (1 + ν̄) [σ13,11 + σ13,22 + σ13,33] + σ33,33 = 0.

Ma σ13 = f(x1, x2).

hK,23 ⇒ (1 + ν̄) [σ23,11 + σ23,22 + σ23,33] + σ33,23 = 0.

Ma σ23 = f(x1, x2).

Dunque: σ33 = a + bx1 + cx2 + x3(a1 + b1x1 + c1x2).

Ma se t3 = 0 il secondo termine è ∅.

P.S. x1, x2, x3 sono le coordinate del punto in cui mi trovo.

Principio di Saint-Venant

Quello che conosciamo delle forze non sono le effettive distribuzioni delle forze superficiali f applicate sulle basi, ma R e M, le risultanti.

Saint-Venant propose:

Se una certa distribuzione di forze superficiali agenti su una porzione della superficie di un corpo è sostituita da un altro agente sulla stessa porzione, gli effetti prodotti dalle due distribuzioni in punti sufficientemente distanti dalla zona di applicazione della forza sono essenzialmente gli stessi, purché le 2 distribuzioni di forze abbiano la stessa R e lo stesso M.

Il volume che risente della particolare distribuzione di forze superficiali è tratteggiato.

Esempio: f N = N= Â/2 = Â/2.

Risultante delle forze superficie applicate alle basi

Base x3 = ℓ.

Sono Ŕ ed Ṁ le risultanti, rispetto a G.

Ŕ = (Ṫ1, Ṫ2, Ň).

Ṁ = (Ṁ1, Ṁ2, Ṁ3).

Nel SDR (x1, x2, x3):

1) Ň = ∫A f3 dA; per il principio di Saint-Venant.

1 = ∫A f1 dA.

2 = ∫A f2 dA.

2) M̂1 = momento rispetto a x1.

1 = ∫A ƃ3 dA = > ƒ̂2 //; ƒ̂2 br. ⊘ porta x1 su x3.

2 = ∫A3 dA porta x1 su x3.

3 = ∫A ((ƒ2 x1 - ƒ1 x2) dA ↓       → porta x1 su x2   porta x2 su x1.

P.S. Ora, le proiezioni di  e M̂ sugli assi d'inerzia sono le caratteristiche di sollecitazione.

Per una generica sezione:

N = Ň;   T1 = T̂1;   T2 = T̂2;

M1 = M̂1 - T̂2 (ℓ - x3).

M2 = M̂2 + T̂1 (ℓ - x3).

M3 = M̂3.

Dunque ...

Ň̂ = ∫A σ33dA; Ť̂1 = ∫A σ31dA; Ť̂2 = ∫A σ32dA.

Ṃ̂1 = ∫A σ33x2dA; Ṃ̂2 = ∫A33x1dA.

Ṃ̂3 = ∫A32x1 - σ31x2) dA;

Casi fondamentali

1) Forza normale semplice.

Ň̂ Ň̂ N = Ň̂ ≠ 0. Ť̂1, Ť̂2, Ṃ̂1, Ṃ̂2, Ṃ̂3 = 0.

2) Flessione semplice.

Ṃ̂( ) Ṃ̂Ṃ̂ = Ṃ̂1i + Ṃ̂2j.

Ň̂ = Ť̂1 = Ť̂2 = Ṃ̂3 = 0.

3) Torsione

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