Storia delle religioni A.A. 2021-2022
Prof. Tommasi
La storia delle religioni
La storia delle religioni intende studiare le diverse tradizioni religiose in un'ottica comparativa, in particolare nella tradizione accademica italiana ci si basa su un sistema di comparazione, approccio fortemente ancorato all'aspetto storico; la storia delle religioni si differenzia dalle altre perché non è chiamata a formulare giudizi di verità sulle singole tradizioni, la ricerca storica osserva l'esistenza di una varietà di fenomeni e tradizioni, ma senza postulare un giudizio, parte dall'osservazione dei fenomeni esistenti per fare delle analisi e stabilire somiglianze e differenze.
Termine “religio”
Termine “religio”: non è univoco, è condizionato dall'ambiente in cui è nato, ovvero il mondo occidentale, in particolare in seno alla cultura latina prima pagana e poi cristiana.
Nello studio di questo termine bisogna tenere conto di varie correnti, tra cui quella del riduzionismo, che riduce la religione a aspetti puramente economici o politici o sociali, o altre che non danno una definizione di religione, in generale il tentativo di definire il fenomeno religioso varia da cultura a cultura.
Il termine “religio” (di origine latina, ma ha avuto una grande persuasività in tutte le altre culture): complesso di credenze, istituzioni, pratiche rituali, comportamenti umani, che regolano il rapporto tra uomo e divinità.
Differenziazione tra religione e spiritualità
Differenziazione tra “religione” e “spiritualità”: Eliade ha definito la sfera alta come l'insieme tra sfera del “supra” e sfera del “prius”.
“Supra” in quanto sovrasta l'uomo, si trova al di sopra, l'uomo ne riconosce la superiorità; “prius” in quanto viene prima dell'uomo in termini cronologici.
Si tratta di un livello occupato da potenze sovrumane, dotate di una propria individualità e capaci di agire autonomamente, la loro azione è diretta verso l'uomo sia nell'attualità che nel “prius”, ovvero ai primordi. Si possono distinguere i contesti religiosi nei quali il “supra” si identifica con il “prius” (quali i monoteismi) e quelli in cui non avviene questa identificazione (quali le cosmogonie greche).
Secondo Eliade la religione è “rottura di livello”: ovvero instaurazione di una relazione con un livello altro e con le potenze che lo abitano, tramite la credenza che si esprime nei miti e nelle narrazioni tradizionali, e la pratica rituale, radicandosi quindi in un terreno comunitario e sociale.
Secondo lo studioso U. Bianchi invece, la nozione di “rottura di livello” va intesa come trascendimento del mondano, ovvero come raggiungimento di una unità tra “prius” e “supra” e della pax deorum a cui l'umanità tende, solo così si può parlare di religione anche per quelle sue forme che ignorano il riferimento a potenze sovrumane o extraumane e evita di dare una definizione univoca di religione e una visione univoca del religioso, affermando che non si può afferrare un unico contenuto identico a se stesso alla base dell'invece molto articolato mondo della storia delle religioni.
La categoria religione è il prodotto della storia dell'Occidente cristiano, a sua volta radicato nell'humus linguistica e culturale latina, nei confronti della quale la tradizione cristiana mutua il termine “religio” assumendone alcuni valori semantici e concettuali, e capovolgendone altri.
In ambito cristiano-occidentale quindi religione = complesso organico e radicato in un terreno comunitario di credenze, pratiche rituali e comportamenti etici che riguardano il rapporto dell'uomo con Dio.
È importante notare la connessione dialettica presente tra l'elemento della credenza (formulazione di nozioni espresse tramite miti o racconti sacri) e pratica rituale (insieme di comportamenti specifici più o meno nettamente istituzionalizzati all'interno della comunità atti a mettere in rapporto nell'attualità l'uomo e le potenze sovraumane, essa infatti è ciò che distingue il fenomeno religioso da fenomeni altri.
Non esiste un termine che copra un significato analogo nelle popolazione a livello etnologico né nelle grandi religioni orientali, questo non significa che sia assente il fenomeno tradizionalmente designato dall'osservatore occidentale con tale termine.
Il significato attuale in ambito occidentale del termine religione è il frutto di un lungo processo storico, infatti il termine da cui deriva, ovvero “religio” nella società romana di età repubblicana esprimeva solo un aspetto, ovvero quello cultuale, e quindi aveva un contenuto più ristretto rispetto a quello che a tale termine conferiranno i cristiani dei primi secoli, ma anche il termine usato dal cristianesimo primitivo non è perfettamente sovrapponibile al termine attuale in quanto con il tempo tali contenuti verranno precisati fino ad arrivare al significato attuale.
Secondo alcuni studiosi il termine “religio” non è appartenente al mondo greco, molti non sono d'accordo in quanto è possibile che esso abbia avuto un qualche elemento equivalente, probabilmente non c'è mai stato un termine univoco, ma una serie di termini che mostrano come la civiltà greca avesse riflettuto sulla religione come categoria universale o comunque qualcosa che facesse parte della vita dell'uomo.
Eusebeia e pietas
Ευσεβεια: in latino “pietas”, è un atteggiamento di devozione, rispetto nei confronti di ciò che è divino o di ciò che si trova al di sopra di noi (abbiamo una serie di testi intitolati “περὶ ευσεβειας” di età aristotelica, quindi ellenistica).
A partire dal V secolo vengono fatte riflessioni sul ruolo degli dei, alcuni manifestano scetticismo, ma in generale questo mostra la maturata consapevolezza riguardo alla religione, anche se rimaneva inesistente un termine univoco per quello che oggi è il termine religione.
In latino questa parola come abbiamo già visto è “religio”, la prima attestazione proviene da un'opera di Plauto, commediografo latino, che la usa con il significato di “scrupolo religioso”, dal momento che l'uomo romano aveva un qualche timore verso la sfera soprannaturale.
Una seconda attestazione si ritrova in Cicerone, più grande prosatore latino, ha scritto una serie di opere filosofiche che mostrano la sua concezione del rapporto con il sovrannaturale, nel 45 a.C. ha scritto il trattato “De Natura Deorum”, in cui per la prima volta viene data una definizione precisa del termine “religio”, il mondo antico aveva grande interesse per l'etimologia delle parole, il quale crea il loro significato.
Contesto romano e De Natura Deorum
Contesto in cui si inserisce l'opera: tradizione religiosa romana di forte carattere nazionale, forte rapporto tra uomo e dei, in quanto garanti del potere politico, sociale e culturale a Roma, la vita della città si fonda sulla pax deorum, armonia tra comunità umana e entità divine. Il pantheon è politeista, formato quindi da una pluralità di entità sovrumane che convergono nella fondazione e nel mantenimento dell'ordine cosmico e umano. La tradizione religiosa ha subito influssi da quella etrusca, greca, e le credenze dell'Egitto, Siria e Vicino Oriente.
Etimologia di “religiosus”: dal verbo “relegere” = ripercorrere, ristudiare, il “religiosus” è colui che studia attentamente qualcosa.
Questa etimologia si spiega con il fatto che la religione pagana romana dell'epoca era di carattere fortemente rituale e improntata alla ripetitività di formule da ripetere in maniera precisa e particolarmente ancorata alla dimensione pubblica e politica, il concetto cardine era quello della “pax deorum”, ovvero l'armonia, il successo e la prosperità che gli dei garantivano allo stato romano posto che venissero venerati con scrupolo e nelle dovute forme; concludendo “religiosus” è colui che conosce bene la materia e i riti e li applica scrupolosamente.
Il “De Natura Deorum” consiste in un dialogo tra vari interlocutori, ciascuno portatore di un'idea diversa, sul modello di Platone in Grecia, all'interno dell'opera è presente anche una riflessione sulla natura degli dei:
- Uno dei personaggi si richiama alle idee dello stoicismo (esistenza di un Logos, principio razionale e provvidente di cui gli dei sono espressione e interpreti, lo stoicismo tende al recupero del patrimonio tradizionale).
- Un altro a quelle dell'epicureismo (materialista).
- Un altro a quelle scettiche (convinzione dell'impossibilità da parte dell'uomo di decidere sull'esistenza o meno degli dei e sul loro intervento nelle faccende umane).
Uno di essi sostiene che la religione sia un'invenzione dell'uomo, dal dialogo emerge poi la dottrina dell'evemerismo, che prende il nome dall'autore greco Evemero, famoso per aver sostenuto che gli dei non esistessero, ma fossero uomini divinizzati, ovvero uomini particolarmente potenti e benefattori dell'umanità che per le loro doti sono stati elevati al rango divino.
Cicerone utilizza il termine “superstitio”, mettendolo in relazione a “religio” e sottolineando le differenze tra i due:
“Superstitio” = atteggiamento religioso che eccede il limite e in quanto tale, negativo; etimologia del termine = i superstiziosi sono coloro che pregano insistentemente gli dei perché i figli sopravvivano ai genitori.
La cosa può sembrare legittima da parte dei genitori vista l'alta mortalità infantile dell'epoca, ma Cicerone condanna e biasima l'eccesso di scrupolo usato per tale operazione di per se legittima, l'uomo “religiosus” compie gli atti di culto con scrupolo ma non mosso da un eccesso di scrupolo timoroso e quindi che li porta a compiere gli atti di culto in base al loro arbitrio e scelta personale, ma seguendo quel preciso ordine calendariale che, stabilito e sorvegliato dallo Stato, regola sia il culto privato e familiare che quello pubblico.
In conclusione: atteggiamento positivo = religioso; atteggiamento simile ma che sconfina nel negativo = superstizioso.
“Religiones”, al plurale consiste nelle pratiche religiose tradizionali, non è un concetto che si oppone a “religio” al singolare.
È importante sottolineare che “religio” è strettamente connesso con il culto tramite il quale i romani coltivano il rapporto con il divino, l'individuo romano però può avere opinioni diverse sul tema della natura degli dei e delle loro funzioni, ma indipendentemente da questo per essere un homo religiosus e un civis romanus bisogna celebrare nelle dovute forme i riti tradizionali.
Aulo Gellio
Aulo Gellio (II secolo d.C.) egli afferma che “religiosus” è un termine che non ha una valenza del tutto positiva, lo accosta al termine “mulierosus” (=donnaiolo) “ebriosus / vinosus” (=ubriacone), perché hanno in comune il suffisso -osus che ne caratterizza l'eccesso; etimologia del termine “religiosus”: dal verbo relinquo (=lasciare, abbandonare), il lasciare da parte la sfera del sacro, che è separata rispetto alle faccende umane.
Egli afferma anche che cerimonia religiosa deriva dal verbo careo (=mancare di qualcosa), dal momento che chi si accosta a una cerimonia religiosa andrà a smettere di fare qualcosa di negativo.
Lucrezio
Lucrezio ispirato dalla dottrina epicurea, utilizza “religio” con la stessa accezione negativa che Cicerone vede in “superstitio”, eccesso di zelo, nel suo “de rerum natura” mette in guardia gli uomini dall'eccesso di zelo, portando come esempio il sacrificio di Agamennone che uccide la figlia Ifigenia, esempio per l'autore di barbarie ed eccesso di scrupolo religioso; in conclusione “religio” = superstizione, bigottismo.
Marco Terenzio Varrone
Marco Terenzio Varrone (autore poligrafo erudito del I secolo a.C.) scrisse un'opera intitolata “antiquitates rerum divinarum”, i cui frammenti sono arrivati a noi tramite Agostino; egli sostiene la dottrina teologica tripartita:
- Teologia poetica: mitologia, quella espressa dai letterati, che dipingono un pantheon divino non positivo, fatto di dei che non sono esempi da seguire per gli uomini, ma Varrone riconosce comunque l'importanza di questa teologia per dilettare il pubblico e mantenere un ordine sociale,
- Teologia politica: religione di stato, necessaria al mantenimento dell'ordine sociale, regolata a livello statale, con un complesso di riti, credenze e pratiche,
- Teologia naturale: la forma più vera di religione, ispirata dalla dottrina stoica in cui le divinità sono la deificazione dei fenomeni naturali (concetto che emerge anche nel “de natura deorum” tramite le parole dello stoico).
Secondo gli stoici il nome di Zeus, che in greco all'accusativo può essere espresso sia con “τὸν Δία” che “Ζηνά”, giustifica l'esistenza di tutte le cose.
La religione romana è caratterizzata da un estremo ritualismo, ci sono molte formule che servono a garantire la corretta pronuncia di una preghiera.
I romani veneravano una serie di divinità minori che proteggevano le varie cose come i mattoni, il focolare, i cardini delle porte ecc, c'era un dio associato a ogni aspetto dell'esistenza; poiché le divinità minori sono davvero molte, a volte nei rituali venivano riunite sotto la divinità maggiore, oppure si usava la formula “sia che tu sia un dio, sia che tu sia una dea”, perché se ne sapeva poco e a volte nemmeno il sesso, così per non incombere nell'ira di una di queste, le persone si tutelavano con queste formule, da cui si ricava una forte attenzione alla prassi.
Dimensione pubblica della religione romana
La dimensione pubblica della religione era l'aspetto principale delle religioni antiche nel mondo, nel mondo romano sono attestate un complesso di pratiche in cui gli elementi principali sono:
- Auspici: già risalenti al mondo etrusco, indicavano il segno della volontà divina, tramite questi gli dei esprimevano la propria volontà (tratto dal volo degli uccelli o dalle viscere delle vittime sacrificali),
- Sacrifici: atti di omaggio offerti agli dei per garantire la pace e la prosperità dello stato.
Niente di pubblico interesse veniva iniziato senza aver fatto gli auspici, il che mostra quanto la dimensione politica fosse strettamente legata alla religione.
Diffusione del cristianesimo e religio vera
Alla fine del I secolo d.C. si colloca l'inizio della diffusione del cristianesimo, religione nuova, con caratteri del tutto diversi dal culto tradizionale.
Si ha il passaggio da “religiones” a “religio vera”: in Grecia e a Roma la riflessione sulla dimensione veritativa di una religione pertiene alla sfera della filosofia e non della religione, il cristianesimo di lingua latina, nonostante tragga la nozione di religio per applicarla a sé, si propone diversamente dalle tante religiones che si erano diffuse nell'impero come religio vera, che mette d'accordo la ricerca razionale della verità, tipica delle scuole filosofiche, con la pratica della religio, la devozione (pietas) e le credenze relative alle figure divine e alla loro efficacia. Alle religiones romane che si basano sulla consuetudine di atti e regole consacrate il cui mancato rispetto mina la stabilità della città, si oppone una religione di Cristo che non è consuetudine ma verità.
Risemantizzazione del termine religio
Tertulliano
Risemantizzazione del termine “religio”: 1) Tertulliano opera a Cartagine all'inizio del III secolo, nel 197 scrive l' “Apologeticum”.
Gli autori che si convertono al cristianesimo si trovano a dover difendere le accuse che venivano fatte a questa nuova religione, basate su motivi pratici e dottrinali, per questo nasce il genere dell'apologetica.
Ci sono due temi che si intersecano nell'apologetica:
- Replicare le accuse mosse ai cristiani accusati di comportamenti moralmente illeciti: come compiere di notte riti come incesto o antropofagia, dato dal fatto che a un orecchio poco avvezzo all'uso cristiano di chiamarsi fratelli oppure della formula “prendete e mangiatene tutti questo è il mio sangue” poteva dare qualche sospetto, in ogni caso sono anche stereotipi che si ritrovano nelle accuse mosse nei confronti di tutti i movimenti religiosi che si discostavano da quello tradizionale, mosse con l'intento di allontanare le persone da essi;
- Fraintendimento di aspetti della liturgia domestica cristiana: la religione veniva accusata di ateismo e di essere sovversiva per lo stato, quindi era sottoposta a accuse di tipo filosofico: polemiche contro la dottrina dell'incarnazione, accusa di attentare allo stato, e di essere sleali verso di esso, potenziali sobillatori, attentatori alla pax deorum, dal momento che non onoravano gli dei nel modo giusto e questo causava la loro ira che si sarebbe abbattuta sullo stato, distruggendo il rapporto uomo-dio, base dello stato.
Tertulliano ci dice che laddove ci fosse una sciagura la colpa ricadeva sempre sui cristiani, egli si rivolge al proconsole d'Africa nella denuncia perché è la massima autorità pubblica a Cartagine, usa il metodo della dialettica “noi cristiani-voi pagani”.
Anche quando l'impero è ormai cristianizzato vengono ancora mosse accuse ai cristiani da parte dei pagani, nelle apologesi d'altra parte si insiste molto sulla lealtà dei cristiani, anche se ogni autore lo declina a modo suo.
Altre opere di Tertulliano:
- Octavius: opera improntata al dialogo ciceroniano, parlano un pagano, un cristiano e un terzo che cerca di fare da mediatore, vie
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