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L’impegno necessario. Filosofia, politica, educazione in Luigi Credaro (1860-1914) 1.

Neokantismo e scienze dell’uomo in Germania nella seconda metà del XIX secolo

Un primo accenno di “Ritorno a Kant” della filosofia tedesca lo si può notare nella prolusione di Eduard Zeller. La filosofia tedesca si pose sulla strada di un recupero dell’impostazione criticista originaria, tentando una ridefinizione del rapporto tra teoresi e sapere positivo.

Tra i tanti autori del “ritorno a Kant” tedesco ricordiamo Helmholtz (lettura “fisiologica” del trascendente kantiano) e Lange (attenzione sui condizionamenti che la struttura mentale innata dell’uomo impone al conoscere, segnalando l’esistenza di una fonte originaria comune all’intelletto e al senso).

Nacquero due grandi scuole di Marburg e del Baden, ognuna delle quali elaborò il pensiero kantiano in maniera diversa. Il primo indirizzo, in antitesi all’idealismo postkantiano, pose come unica realtà l’oggettività pensabile e, integrando Kant con Platone, considerava la pura idea come significato e valore oggettivo di ogni conoscenza possibile.

Il secondo collocò il “valore” come “dover essere” nella sfera della soggettività trascendentale. Il neocriticismo può essere considerato come una risposta tedesca alla Krisis di fine secolo. L’epoca del “Ritorno a Kant” può essere anche interpretata, dunque, come ricerca di una mediazione conciliativa fra istanze positivistiche e postulati idealistici.

Il neokantismo italiano si riferì principalmente alla psicologia, da poco nata, per una rilettura di Kant che ne integrasse e mitigasse il così detto “formalismo”, caratteristico della sua analisi delle funzioni che condizionano e rendono possibile l’esperienza.

Il tema non era nuovo: in Germania gli oppositori dell’idealismo avevano mantenuto viva la problematica delle condizioni di possibilità dell’esperienza, studiando le leggi del pensiero in rapporto alla psicologia e psico-fisiologia. Si andava quindi configurando la psicologia come scienza sperimentale autonoma, svincolata dall’indagine metafisica.

Herbart aveva concepito la possibilità di una meccanica e statica psicologica su basi matematiche. Da queste basi Fechner si mise alla ricerca di correlazioni tra eventi psichici e fisici formulando l’ipotesi del “parallelismo psicofisico”.

Egli tentava principalmente di smantellare le interpretazioni materialistiche che si proponevano di ridurre la psicologia alla fisiologia. Tendenza che si può riscontrare anche negli esiti della sintesi di Wundt. Egli fornì una rigorosa codificazione metodologica dell’indagine sperimentale, ma per quanto riguarda i fenomeni psichici egli negò la loro riducibilità a fattori fisiologici, fino ad arrivare al ruolo dell’introspezione.

In Italia, il rivolgersi agli esiti della ricerca sperimentale comportava l’addentrarsi in una problematica teorica e metodologica molto complessa. Era inoltre presente l’intenzionalità di aprirsi la strada per una riproposizione in forma nuova di quei postulati metafisici ormai superati nella loro interpretazione tradizionale, a causa degli attacchi dell’idealismo e del positivismo.

Il “Ritorno a Kant” in Italia

Tra il 1860 e il 1870 Bertrando Spaventa intraprese un tentativo di reimpostazione del dibattito filosofico italiano attraverso la sua interpretazione “mentalistica” dell’hegelismo, opponendola alla predominante tradizione spiritualistica. Per Spaventa l’idealismo tedesco rappresentava l’approdo decisivo della teoresi moderna.

Le critiche della scuola spaventiana inflissero un duro colpo all’indirizzo spiritualistico, che presentava Terenzio Mamiani della Rovere come un “caposcuola” di scarsa originalità e penetrazione teorica. Ma dalla metà degli anni ’60 venne profilandosi un nuovo, più ostico antagonista per l’hegelismo spaventiano: il positivismo.

Fu infatti nel ’65 che Villari proponeva lo studio dei “fatti e leggi sociali e morali” nella convinzione che le leggi dello spirito umano fossero contenute e andassero ricercate nelle leggi storiche. In questo periodo venivano pubblicando i primi scritti di Gabelli e Roberto Ardigò, la cui posizione era destinata a rivelarsi come la più rappresentativa del positivismo italiano.

In questi anni la scuola hegeliana compì il massimo sforzo per affermare la propria supremazia culturale e politica: Spaventa ne restrinse la portata a una “riconsiderazione dell’uomo” tentando di neutralizzare le implicazioni naturalistiche e materialistiche tramite il recupero della matrice kantiana dell’idealismo.

In Italia non c’era mai stata una vera e propria filosofia kantiana. Vi era stata comunque un’esigenza di un’approfondita presa di contatto con Kant, ad opera, ad esempio, di Spaventa, il quale fu il primo ad orientare l’indagine storico-filosofica italiana in direzione della teoresi kantiana.

Vi erano essenzialmente due esponenti del “Ritorno a Kant” di formazione hegeliana: da un lato l’emancipazione dell’idealismo spaventiano, dall’altro la maturazione di un’impostazione di un’indagine storiografico-filosofica (Fiorentino e Tocco).

L’obiettivo fondamentale degli allievi di Spaventa (Fiorentino, Tocco e Masci) fu proprio quello di una utilizzazione del criticismo, rivisto e corretto, per la realizzazione di una superiore composizione e conciliazione tra idealismo e positivismo.

Nell’interpretazione del criticismo elaborata appunto da questo “Ritorno a Kant” in Italia svolse un ruolo senza dubbio essenziale la tesi che introduceva una rigida separazione tra ragion pura e ragion pratica. Sia pure in modalità differenziate, i contesti del giunsero a teorizzare la completa autonomia dell’indagine critica sulle vicende del pensiero speculativo nei confronti della ricerca teorica.

Venne inoltre rigorosamente mantenuta nel neokantismo la distinzione tra il piano della ricerca storiografica e quello dell’attualità del confronto filosofico. In sintesi il nostrano “Ritorno a Kant” significò recuperare dal passato determinate visuali filosofiche riproponendole all’attenzione dei contemporanei dopo averle sottoposte a quelle integrazioni critiche.

Francesco Fiorentino, Felice Tocco e Filippo Masci

Francesco Fiorentino Felice Tocco Filippo Masci

Definito spesso “superficiale” dal punto di vista speculativo perché ha oscillato tra impostazione spaventiana, giobertiana e hegelismo napoletano.

Hegelismo fiorentiniano: recupero del pensiero kantiano visto come nodo essenziale.

Idea di una corrispondenza biunivoca tra pensiero e un essere (come il “altro” rispetto al pensiero).

Kantismo come metafisica della realtà psicofisica.

Si distaccò da Spaventa. Lo storico doveva impegnarsi a non coinvolgere nell’analisi dei sistemi il proprio modo di pensiero e pensare.

Ogni speculazione va confrontata con il complesso della vita scientifica e culturale del suo tempo.

Da Kant riprende la concezione che non può esserci legge morale senza dovere e l’assoluta certezza che l’anima è sostanza autosufficiente, immortale, e la questione della natura del noumeno.

Si dedicò alla Ragion Pura. Esiti finali verso il lockismo. Alla fine non seppe mai trarre delle conclusioni concrete.

Dottrina di Kant completamente rifatta. Rigettò la distinzione tra noumeno e fenomeno, tra intelletto, legi antinomie.

Accettò la natura formale dell’a priori e la conseguente limitazione della conoscenza all’esperienza.

Saldatura tra realtà e pensiero posta nel concetto dell’a priori.

Fondamentalmente contraddittorio. Violenta la polemica contro l’empirismo.

Parallelismo psicofisico: propria visione della realtà, che ammette l’identità del processo psicofisico nell’unità del soggetto psicofisico.

Carlo Cantoni e Giacomo Barzellotti

Carlo Cantoni * Giacomo Barzellotti *

Influenzato dal mondo filosofico tedesco. Si propose di superare l’opposizione tra i due dogmatismi (l’impossibilità di risolvere i problemi della scienza con il naturalismo puro e il respingere l’idealismo dogmatico) attraverso la promozione di una nuova linea di pensiero dove scienza e filosofia, analisi del reale e prospettiva dell’ideale, fossero legate.

Rilievo al dualismo kantiano Ragion Pura-Ragion Pratica. Condizionato fortemente dall’ombra della Realtà platonica.

Sentimento come aspetto centrale della Ragion Pratica, poiché le inclinazioni buone dell’uomo si hanno nel fondamento della moralità.

Morale kantiana sul piano dell’empirismo. Empirismo e umanismo, intimistico-introspettivo, si coniugavano nel suo neokantismo.

Importante la comunicazione al congresso romano di Scienze storiche del 1903, considerata l’acme della metodologia storiografica neokantiana, che voleva ormai al tramonto schiacciata dall’idealismo.

Essa apparve come la prima compiuta analisi della raggiunta compenetrazione di analisi storico-psicologica individuale con analisi storica generale.

La storia della filosofia non può spiegarsi da sola, ha bisogno della religione, dell’arte, della scienza ecc… sentimento come dato non assolutizzato, il suo primato esteso all’intero mondo della civiltà e della cultura.

Interpretazione neokantiana della lotta tra i sistemi. Lo spirito contemporaneo aveva raggiunto la dimostrazione dell’impossibilità di chiudere la mente umana in una forma sistematica di interpretazione dell’universo definitiva per la scienza.

* (maestri di Credaro)

Il neokantismo italiano tra Ottocento e Novecento

Il neokantismo si era sempre opposto al positivismo, pur condividendo con questa impostazione filosofica il valore assegnato all’indagine sperimentale. Gli esiti del neocriticismo tedesco s’inserivano in un quadro connotato da un sensibile slittamento del rapporto tra Ragion Pura e Ragion Pratica.

Il nostro neokantismo, fondamentalmente arenato in un inconcludente psicologismo, vede spala

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher b.gaspari di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e storia dell'educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof D'Arcangeli Marco Antonio.
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