Storia della pedagogia
Rousseau
Rousseau nacque nel 1712, in Svizzera. È ricordato come filosofo della politica, musicista e scrittore di lingua francese. La madre morì durante il parto e con il padre avrà un rapporto conflittuale. Avrà 4 figli da una donna che abbandonerà presto in un orfanotrofio. Vinse diversi concorsi letterari, dove parlò di politica, distinguendo i concetti di sovranità e governo.
Successivamente scrisse L’Emilio o dell’educazione dove spiega la formazione dell’uomo ideale, dalla nascita al matrimonio, fino ad arrivare alla paternità. Questo verrà pubblicato solamente nel 1762. Nel corso degli anni si circonda di molti nemici, soprattutto la Chiesa, che lo vede come un nemico della pedagogia cristiana. L’Emilio viene criticato da alcuni cardinali. Successivamente scriverà Rousseau giudice di Giangiacomo che risulta importante per analizzare lo sdoppiamento di personalità. Altre sue scritture musicali verranno rappresentate nei teatri parigini. Morirà a Parigi nel 1788, all’età di 76 anni.
Le intuizioni originali
In quel periodo gli illuministi si avvalgono della capacità umana, attraverso la ragione, di spiegare e classificare i fenomeni naturali e sociali. Rousseau si sente fuori luogo e non crede di poter gestire ogni aspetto della vita umana quasi come fosse una geometria di azioni. Attraverso il suo trattato pedagogico, L’Emilio, vuole sottolineare quanto tutto sia buono nel momento in cui esce dalle mani del creatore e degenera nel momento in cui passa nelle mani dell’uomo. Poi, riflette sull’amor proprio che il bambino deve saper contenere: è un sano amore di sé che mantiene vivo l’istinto di conservazione della specie e mette avanti i bisogni dell’uomo.
La struttura e la finalità dell’Emilio
Emilio è un modello di bambino/uomo, vive una storia che ha tre obiettivi incompatibili: preservare le qualità naturali, sviluppare le abilità personali ed essere un cittadino modello. La pedagogia quindi si basa sull’equilibrio di “tre maestri”: natura, uomini e cose. Rousseau non vuole proteggere il bambino ma insegnargli a vivere. L’opera è divisa in 5 libri; ad ognuno corrisponde un’età e quindi una diversa fase di crescita dell’Emilio.
Dai 0 ai 3 anni, quindi la prima infanzia, il corpo si sviluppa con un’assenza dei sentimenti; dai 3 ai 12 anni vi è il massimo sviluppo dei cinque sensi, con una notevole forza fisica e psichica; dai 12 ai 15 anni c’è la fase prepuberale, con l’acquisizione di idee astratte, l’osservazione e la lettura di fenomeni naturali. Nella quarta fase, dai 15 ai 18 anni, Emilio rinasce nella società e i suoi 5 sensi accomunati alle sue facoltà lo conducono verso l’autonomia. Nell’ultima fase c’è l’introduzione del concetto di fede. Il quinto libro riguarda l’incontro con Sofia, una donna che simboleggia la procreazione e la difesa per la famiglia. È importante sottolineare che il passaggio da un’età ad un’altra può essere deviata o addirittura interrotta.
Attraverso la letteratura dell’Emilio possiamo trarre i presupposti della pedagogia contemporanea: l’adultismo è contro natura per il bambino, l’educazione richiede cura, tempo e spazio sono fondamentali per l’educazione.
Nascita e rinascita di Emilio
Nell'opera vi sono due cesure o salti netti. Il primo è il passaggio dalla terza età alla rinascita attraverso la pubertà e la sessualità. Il secondo salto è quello di un Emilio maschio adulto che diventa uno sposo e padre. Secondo Rousseau i maschi cercano le donne solo per desiderio ma non ne avrebbero bisogno, mentre le donne oltre al desiderio hanno bisogno di un uomo e quindi sono naturalmente portate a sottomettersi. Nonostante questo concetto, Rousseau considera la donna più intelligente dell'uomo e più dotata nelle questioni pratiche e nelle relazioni di famiglia. Infatti, le qualità femminili vanno ben oltre il buon carattere e l'abilità nei lavori domestici, comprendono anche l'intelligenza emotiva e la capacità di prevedere il futuro.
L'educazione negativa
L’Emilio di Rousseau è un libro in qualche modo ricapitolativo. Nel secondo libro, espone la sua critica alle proprietà private, attraverso la figura di un giardiniere con la sua idea che la terra e i suoi frutti possano essere di tutti. Rousseau utilizza molto i termini positivo e negativo, definisce positivo tutto ciò che è posto in noi grazie a qualcun’altro e negativo ciò che è in noi dalla nascita. Educazione positiva: quella che forma la mente e fa conoscere al bambino i doveri dell'uomo. Educazione negativa: quella che perfeziona gli organi e che ci prepara attraverso l’uso dei sensi. L’educazione negativa non è da intendere come educazione sbagliata.
L’educazione religiosa
Nel V libro dell’Emilio, Rousseau inserisce un libro nel libro. Qui Emilio raccoglie le confidenze di un vecchio prete con una vita tormentata. Secondo Rousseau è vera ogni religione che identifica Dio come Creatore.
Le influenze: la pedagogia moderna rivoluzionata da un romanzo
Il romanzo di Rousseau è un monumento all’ignoranza pedagogica, che nel 900 cercava di ricreare un uomo e società nuovi. Molti pedagogisti lo hanno considerato come punto di riferimento per la ricerca pedagogica, Marx gli riconobbe grande intelligenza politica. L’Emilio è scritto per gli uomini istruiti che abbandonano le loro carriere ecclesiastiche o militari per portare avanti una nuova professione. Cerca di mostrare che la vita di ognuno di noi è unica e si distingue dalle altre, a seconda del rispetto che abbiamo per la natura e la missione sociale. L’educazione dei bambini è la base per un grande progetto per il futuro. Il successo di questa opera è dato dal fatto che rende la pedagogia una scienza alla portata di tutti.
Helvetius
Claude nasce a Parigi (1715-1771) e frequenterà un collegio, ma si dedicherà ai suoi veri interessi: le lettere, il teatro e la filosofia. Scrive diverse composizioni dove tratta la lotta contro i pregiudizi e riconosce la scienza come verità. Scriverà poi un poema, chiamato La felicità, diviso in sei canti, che sarà pubblicato solo dopo la sua morte. L’unico gesto pubblicato mentre è in vita sarà De l’Esprit (significato in italiano: mente, indole), questo susciterà scandalo, tant’è che lui sarà costretto ad allontanarsi dalla Francia e venne accolto nella corte di Prussia. Per rispondere alle critiche subite, scrive e pubblica una seconda opera, De l’Homme, con argomenti etico-pedagogici, che però venne stampato, per sua volontà, solo dopo la sua morte.
De l’Esprit: la gnoseologia sensistica e le radici della vita morale
Helvetius offre una nuova visione del mondo morale, critica i pregiudizi, l’intolleranza, il colonialismo, la repressione sessuale e fanno di questo libro uno dei testi più coerenti del radicalismo laico. Secondo lui la radice della morale è da ricercare nell’uomo sensibile e attraverso la sensibilità vengono generate le nostre idee. La stessa memoria è una degli organi della sensibilità fisica. Secondo il concetto di sensibilità, la vita psichica si sviluppa a partire dalle sensazioni accompagnata da una condizione di piacere o dispiacere, che ci porta a ripetere o evitare tale sensazione. Si sviluppano così il bisogno e l’istinto.
Concludendo quindi, arriva alla conclusione che la vita attiva e sentimentale è basata sugli interessi. Quando riconosciamo un’azione come buona o cattiva, questo riconoscimento è condizionato da un interesse, altrimenti non si svilupperebbe nessuna valutazione. Molto spesso l’uomo non sarà consapevole della base dei propri giudizi, ma osservando il loro comportamento si noterà di base un interesse. Helvetius arriva ad una conclusione: tutti gli uomini sono per natura uguali tra loro, solamente le abitudini li rendono diversi gli uni dagli altri. Tutti gli uomini tendono alla felicità ma sono costretti a vivere in un ambiente corrotto, con vizi e storture morali causate dai governi. Per combattere questi mali bisogna migliorare la società e trasformare l’organizzazione degli istituti. L’uomo, inteso come singolo, è un insieme delle relazioni sociali e dei valori di esse. La tecnica di cui si serve l’autore è la politica, che ci conduce ad una morale razionalistica ed una concezione pedagogica. L’individuo è l’insieme delle proprie relazioni sociali che comportano la pluralità degli individui. L’interesse personale porta all'altruismo: l’uomo conquista la propria felicità lavorando a quella degli altri.
De l’Homme: l’educazione, le leggi, la politica
L’intera opera è ricca di pedagogismo volta a spiegare l’uso corretto della ragione e gli effetti dell’educazione, fondamentale processo di formazione e condizionamento che accompagna per l’intera vita l’uomo. Il primo accenno alla scienza, un concetto carico di pedagogia, è quello dove ipotizza quanto lo spirito e la virtù siano il prodotto dell’istruzione e l’uomo è il prodotto della sua educazione. Se l’uomo è l’insieme di questi rapporti, questi ultimi vengono assunti interiormente, attraverso usi e costumi. Il problema educativo diventa così un problema politico. Helvetius non è un pedagogista ma più un moralista, afferma che l’educazione parte dal grembo materno quindi considera l’uomo come il prodotto dell’evoluzione biologica, infatti essi non nasce sociale ma lo diviene con l’educazione.
Esiti e fortuna
Helvetius nell’epoca illuministica, viene considerato come intellettuale scomodo, anticonformista e materialista. Alcuni suoi scritti vengono infatti pubblicati in formato anonimo, altri solo dopo la sua morte.
Immanuel Kant
(Esponente dell’illuminismo. Nato nel 1724-1804) Kant è uno dei pensatori che più ha influenzato lo sviluppo della filosofia dell’educazione. Egli, ricordato come un borghese erudito, venne conosciuto in Italia fin dal primo Ottocento. Nel suo pensiero è possibile rintracciare autori come Rousseau e Locke ma nonostante questo sono evidenti delle differenze. Kant di fatto, a differenza di Rousseau, riconosce l’infanzia e la giovinezza come età dell’immaturità intellettuale e della mancanza della libertà morale alle quali deve tendere la pedagogia.
Per quanto riguarda Locke, egli riprende da questo pensatore la visione sull’educazione del corpo. Anche Kant infatti vede l’eccessiva mollezza come un mezzo controproducente ma adotta una visione diversa in merito all’abitudine. Kant afferma che ogni educazione ha il compito di scardinare le abitudini assunte e di impedire che il bambino ne contragga di nuove. In merito a ciò si può affermare che per questo pensatore l’uomo libero è colui che obbedisce al solo comando della legge morale, per questo le abitudini vengono viste come un ostacolo che limitano la libertà individuale.
Importante in Kant è la distinzione tra pubblico e privato ma anche tra l’orientamento dei genitori a quello dei potenti. Entrambi per l’autore vengono visti come un ostacolo al conseguimento dei fini dell’educazione. I genitori per Kant appaiono impreparati, per questo fa emergere la necessità di un precettore, ovvero di un funzionario civile dell’educazione. Per quanto riguarda la differenza tra pubblico e privato si può far riferimento sia alla ragione che all’educazione. Per quanto riguarda quest’ultima, la scuola pubblica ha il compito di migliorare l’uso che ciascuno di noi è chiamato a fare della ragione in qualità di cittadino. Si fa riferimento quindi all’uso privato della ragione. Proprio in merito all’educazione, Kant distingue 4 momenti: allenamento, disciplina, istruzione e formazione pratica nonché educazione morale. Questi momenti coinvolgono l’individuo nelle sue tre fasi di vita: Infante, Allievo e Scolaro. L’educazione, nella visione di questo pensatore, è un artefatto che ha il compito di allontanare il bambino dalla sua naturalità per collocarlo sul terreno della moralità. Per permettere questo passaggio, sono fondamentali la disciplina e l’istruzione. Proprio la disciplina viene intesa come il momento puramente negativo poiché allontana il bambino dalle proprie inclinazioni per condurlo alla compiuta umanità.
Successore di Kant all’università: Herbart.
Pestalozzi
(1746-1827) Pestalozzi è uno dei più influenti pedagogisti nella storia dell’Europa e dell’Occidente. Il suo pensiero, influenzato da autori come Rousseau, è il frutto dello spirito del tempo e dell’atmosfera culturale che lo circondano. Egli rivolge la sua opera educativa ai poveri, agli emarginati, ai bisognosi, agli analfabeti ecc. Attraverso la sua esperienza personale ha la volontà di emancipare il popolo dalla miseria attraverso un’educazione in grado di conciliare: istruzione, moralità e religiosità. Il suo scopo di fatto è rendere tutti gli individui consapevoli della loro dignità di uomini e cittadini responsabili.
L’esperienza pedagogica di Pestalozzi
L’esperienza pedagogica di Pestalozzi si può dividere in alcune fasi in base alle strutture educative da lui fondate:
- In primo luogo si trasferisce a Brugg e lì costruisce una casa attribuendole il nome di Neuhof ovvero nuova fattoria. Dopo varie iniziative egli sceglie di trasformare la casa in un istituto per gli “emarginati” dalla società. In questo contesto l’istruzione viene inteso come strumento di emancipazione sociale e in grado di far acquisire capacità utili per il lavoro. Nonostante questo a causa di difficoltà economiche è costretto a chiudere e trascorre gli anni successivi in solitudine. Proprio in questo periodo scrive una serie di opere come: La veglia di un solitario, Leonardo e Gertrude in cui sono evidenti le tematiche della sua pedagogia come la povertà e la sofferenza, la moralità, la famiglia.
- La seconda esperienza di Pestalozzi è a Stans dove egli dà vita a un orfanotrofio che però rimarrà in vita pochi mesi. Nonostante ciò, questa esperienza permette al pedagogista di maturare il suo metodo educativo. Di fatto egli sceglie di integrare ai percorsi istituzionali le attività pratiche, di sviluppare le capacità intuitive e comprende l’importanza al mutuo insegnamento.
- Successivamente viene ricordata l’esperienza di Burgdorf in cui dà vita a un istituto educativo per i bambini delle classi medie. Qui si vide il successo del metodo elementare intuitivo che non solo andava a rispettare la natura del bambino ma era caratterizzato da una didattica priva di rigidi schematismi metodologici.
- Infine, l’ultima realtà educativa si registra a Yverdon e durerà per circa un ventennio. Grazie alla fama del metodo pestalozziano il pedagogista incontra autori come Froebel e Schopenhauer. Anche in questa ultima esperienza la pedagogia di Pestalozzi si mostra non solo incentrata sulla spontaneità del bambino ma educa al confronto, alla reciprocità.
Saussure
Nasce in Svizzera (1766-1841), è una mamma a tempo pieno di 4 figli, senza abbandonare i suoi interessi intellettuali.
La proposta pedagogica
Nel corso dei decenni matura pensieri in ambito educativo, che danno vita a un importante contributo per la pedagogia cioè l’opera: L’Educazione progressiva, un confronto critico ma mai polemico. L’opera è scritta in un periodo critico per l’autrice, che affronta la perdita di una figlia e del marito e la malattia di un’altra figlia, viene divisa in 3 volumi, il primo suddiviso in 3 libri, il secondo in 4 libri e l’ultimo in altri 4 libri. È lo scritto maggiore di Saussure. Il suo pensiero rispetto all’educazione progressiva intende un processo graduale di perfezionamento delle facoltà, abilità umane. Saussure viene definita un “Rousseau cristiano”.
Quindi l’educazione progressiva non è altro che un itinerario in cui l’uomo è impegnato, passando nelle diverse fasi della vita in maniera armonica e equilibrata. Questa sua idea viene da un'osservazione accurata e costante da lei sperimentata con i suoi figli. Nella sua opera, riconosce l’esistenza di una vita interiore fin dalla nascita quindi non vede il neonato come un essere deficitario. Per Saussure, l’educazione spontanea del bambino deve essere accompagnata da un’educazione premeditata volta a promuovere le buone abitudini, facendo attenzione però al fatto che i primi processi di acquisizione del bambino avvengono per imitazione e che l'obbedienza non deve essere una forma di costrizione ma deve scaturire come sentimento di riconoscenza nei confronti della protezione offerta dall’adulto. Serenità, amore e un ambiente familiare sono i primi principi per un’educazione naturale.
L’istruzione formativa, per Saussure deve partire dai 5 anni fino ai 10, per formare l'intelligenza umana e formare quindi una personalità interiore. L’istruzione domestica, affidata ad un maestro, dovrebbe sviluppare l'autodisciplina e lo sviluppo all’attenzione. Per i maschi è proposto un percorso di studi classici, focalizzati sull’apprendimento della storia, delle scienze e dell'arte poiché si credeva che i bambini imparassero attraverso le cose e l’azione. Per le femmine si avrà un’educazione femminile, promuovendo la sentimentalità, la capacità di prevedere il futuro e la cura delle relazioni interpersonali. La pedagogia di Saussure sottolinea l’importanza di un’educazione bilanciata tra spontaneità e guida consapevole.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia della pedagogia, Prof. D'Arcangeli Marco, libro consigliato Mediazione pedagogica e educazio…
-
Riassunto esame Pedagogia generale, prof. D'Arcangeli. Libro consigliato L’impegno necessario. Filosofia, politica,…
-
Riassunto esame Storia della Cina Contemporanea, prof. De Giorgi, libro consigliato La Rivoluzione D'Inchiostro. Li…
-
Riassunto esame Pedagogia, prof. D'Arcangeli, libro consigliato Verso una scienza dell'educazione