Concetti Chiave
- Lo scrittore avvertiva un forte disagio per la distanza tra lingua scritta e parlata, definendo quest'ultima quasi una "lingua morta".
- Con forte autocritica, tentò più soluzioni linguistiche, compreso l'uso del toscano, senza risultati definitivi.
- La revisione del 1840 mirava a uniformare la lingua al toscano vivo, con l'aiuto di esperti fiorentini.
- Fra il 1833 e il 1838, il lavoro di revisione fu sospeso per lutti familiari e problemi di salute, riprendendo poi con consulenti fiorentini.
- La pubblicazione del 1840 non ebbe successo economico, con molte copie invendute e concorrenza di edizioni abusive.
Indice
Introduzione al tema
Lo strumento linguistico a disposizione ha sempre creato un forte disagio allo scrittore. Nel 1806, egli invia una lettera al Fauriel per ringraziarlo del giudizio espresso a proposito del carme In morte di Carlo Imbonati. In essa osserva l’enorme distanza esistente fra la lingua scritta e la lingua parlata a tal punto che quest’ultima potrebbe essere definita “lingua morta”.
I primi interventi di revisione e l’autocritica
Di volta in volta, lo scrittore ricorre a soluzioni diverse, senza ottenere risultati validi. Con un forte senso di autocritica, riconosce il fallimento di tutti questi tentativi quando nella seconda Introduzione, scritta a conclusione del romanzo, scrive che il risultato è un insieme di frasi un po’ lombarde, un po’ toscane, un po’ francesi e anche un po’ latine. L’unico mezzo di uscire da questo “composto indigesto” è il ricorso al toscano. Infatti già nell’edizione del 1827, lo scrittore cerca un aiuto nel Dizionario della Crusca e in testi toscani della tradizione del popolo che egli presume molto vicini alla lingua dell’uso quotidiano.Tuttavia, si tratta di una soluzione troppo legata ai libri che lo scrittore non considera ancora soddisfacente. Infatti, nel 1827, egli scrive all’amico Grossi per informarlo che sta già lavorando ad una seconda edizione dell’opera, il cui testo sarà “risciacquato” nell’Arno e rivisto con il supporto linguistico di amici toscani
Cronologia della revisione
Tale edizione de I Promessi Sposi che si concluderà nel 1840, inizia nel luglio del 1827, in occasione del soggiorno dello scrittore a Firenze della durata di un mese. Questa volta non si tratta di un rifacimento vero e proprio come lo è l’edizione del 1827 rispetto a Fermo e Lucia. L’edizione del 1840 costituisce il risultato di una revisione linguistica molto attenta con l’obiettivo di uniformare la lingua del romanzo al toscano vivo, con un’attenzione particolare alla parlata fiorentina. In tale compito, Manzoni viene aiutati da diversi esperti e amici fiorentini.Fra il 1833 e il 1838, Manzoni sospende il lavoro di revisione a causa della morte della morte seguita da quella figlia, oltre ad avere dei seri problemi di salute. Riprese il lavoro nel biennio 1838-1840, avvalendosi dell’aiuto di consulenti di origine fiorentina e lavorando soprattutto sul lessico, la morfologia e la punteggiatura. Con il soggiorno a Firenze ha così termine il lungo cammino seguito dallo scrittore per scrivere il suo romanzo.
In una lettera al cugino Giacomo Beccaria del 1839, spiega di aver preso la decisione di diventare imprenditore e di voler pubblicare il romanzo a dispense, corredato da illustrazioni di un pittore dell’epoca. Lo scopo era duplice: evitare il moltiplicarsi delle edizioni non autorizzate e ricavare un vantaggio economico da un’attività che lo aveva impegnato per venti anni.
1840 - La pubblicazione
La pubblicazione non ebbe il successo sperato anche se in appendice era riportata la Storia della colonna infame. Molte copie rimasero invendute con un forte danno economico per lo scrittore il quale non riuscì nemmeno a vincere la concorrenza sleale delle edizioni abusive comparse in altre regioni d’Italia, basate sull’edizione del 1827.Da segnalare, infine che l’edizione del 1840 presenta diversi esemplari, questo perché lo scrittore continuò la revisione del manoscritto, correggendo di nuovo il test in bozze o perfino i fogli di stampa parzialmente tirati. Per questo motivo i critici letterari hanno sempre incontrati notevoli difficoltà nello stabilire il testo critico dell’opera.
Domande da interrogazione
- Qual era il principale problema linguistico affrontato dallo scrittore?
- Quali furono le soluzioni iniziali adottate dallo scrittore per risolvere il problema linguistico?
- In che modo lo scrittore cercò di migliorare la lingua del suo romanzo nella revisione del 1840?
- Quali furono le difficoltà incontrate durante il processo di revisione tra il 1833 e il 1838?
- Quali furono le conseguenze economiche della pubblicazione del 1840?
Lo scrittore si trovava a disagio con la distanza tra la lingua scritta e quella parlata, definendo quest'ultima quasi una "lingua morta".
Lo scrittore tentò diverse soluzioni, tra cui l'uso del toscano e il ricorso al Dizionario della Crusca, ma inizialmente non trovò risultati soddisfacenti.
Nella revisione del 1840, lo scrittore si concentrò sull'uniformare la lingua al toscano vivo, con particolare attenzione alla parlata fiorentina, avvalendosi dell'aiuto di esperti fiorentini.
Lo scrittore sospese il lavoro di revisione a causa di lutti familiari e problemi di salute, riprendendo poi il lavoro con l'aiuto di consulenti fiorentini.
La pubblicazione del 1840 non ebbe il successo sperato, con molte copie invendute e la concorrenza di edizioni abusive, causando un danno economico allo scrittore.