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Microbiologia (19/10/2006) prof.ssa Riccia Pratillo Anna

Nona lezione: “Epatiti”

L’epatite è un’infiammazione a carico del fegato dovuta ad infezioni virali. I virus agenti, responsabili delle epatiti virali vengono denominati con lettere dell’alfabeto, epatite A, B, C, D, E.

Per quanto riguarda il virus dell’epatite A appartiene alla famiglia picornaviridae. Il virus dell’epatite B appartiene alla famiglia degli hepadnaviridae. Il virus dell’epatite C appartiene alla famiglia dei flaviviridae. Il virus dell’epatite E appartiene alla famiglia dei caliciviridae.

Il virus dell’epatite D, in realtà, è stato scoperto nel 1977, fu denominato agente delta, è una molecola di RNA simile ai tiroidi delle piante, sono molecole ad RNA che hanno bisogno per infettare di un virus confettante, nella fattispecie il virus dell’epatite D può infettare l’uomo se c’è stata una precedente infezione da epatite B.

Quindi, o si può avere una confezione da epatite B e D in contemporanea oppure si può avere una sovra-infezione cioè quando una persona presenta un’infezione cronica da epatite B può infettarsi di epatite D.

I virus dell’epatite A ed E sono a trasmissione oro-fecale mentre i virus dell’epatite B, C, D sono a trasmissione parenterale e sessuale quindi attraverso il sangue e relazioni sessuali.

I periodi di incubazione variano, sono più brevi nelle trasmissioni oro-fecali, quindi nell’epatite A ed E, di 15-50 giorni per entrambe, mentre molto per l’epatite B e C ci vuole un’incubazione molto alta, da 45 a 160 giorni per l’epatite B, da 14 a 180 giorni per l’epatite C, per l’epatite D è relativamente simile all’epatite A 15-64 giorni.

Per quanto riguarda l’infezione da epatite A, quando si contrae questo virus, in realtà per lo più ha un decorso benigno ed evolve verso la guarigione, non si hanno infezioni croniche da epatite A e neanche nell’epatite E. La differenza tra epatite A ed E, entrambe a trasmissione oro-fecale, è che nell’epatite E se a contrarla è una donna in gravidanza la mortalità passa da una base di 1-2% al 20% quindi la gravità per l’infezione è per le donne incinte.

Per quanto riguarda il virus dell’epatite B e l’epatite C, queste due infezioni da acute possono diventare croniche, poi vedremo che in realtà la percentuale più alta di evoluzione da uno stato acuto ad uno stato cronico è maggiore per l’epatite C piuttosto che per l’epatite B. Questa cronicizzazione poi può evolvere in cirrosi e carcinoma epatocellulare primario.

In realtà noi abbiamo detto che l’epatite virale è causata da questi 5 virus ma vi sono anche altri virus che possono causare l’epatite però noi abbiamo detto che i termini che finiscono in –ite si riferiscono ad un processo infiammatorio.

Vi sono questi altri virus quali CMV (citomegalovirus), EBV, HSV (herpesvirus), adenovirus, virus della rosolia, delle parotiti, delle febbri emorragiche, gli enterovirus che possono provocare l’epatite ma non è l’epatite virale propriamente detta cioè possono infettare gli epatociti però come conseguenza di una localizzazione epatica di un’infezione sistematica; ciò significa che nell’epatite virale vera e propria i virus, che provocano l’epatite virale, cioè epatite A, B, C, D, E, hanno come localizzazione primitiva ed esclusiva il fegato, questi altri no, quindi può essere successiva una infezione al fegato.

Quindi l’epatite può essere causata da altri virus ma quella vera e propria è provocata solo dai 5 virus menzionati prima (A, B, C, D, E). Il virus dell’epatite A dà un’infezione della epatite infettiva, l’infezione dell’epatite B è detta da siero, quella dell’epatite C post-trasfusionale non A non B, è detta così perché i virus dell’epatite A e B furono già identificati durante la II guerra mondiale successivamente si vide che l’epatite virale era provocata anche da altri virus che non erano né l’epatite A né l’epatite B, questi virus furono detti non A non B.

Solo successivamente furono identificati i virus dell’epatite C ed E ed anche D. In realtà il virus dell’epatite C è stato identificato nel 1989 infatti prima del 1990 i casi di infezione da epatite post-trasfusionali erano molto alti perché non c’era uno screening del sangue, degli emo-derivati quindi tutte le trasfusioni, i trapianti, le emo-dialisi che venivano effettuati non venivano controllati, di conseguenza si aveva un’alta infezione da epatite non A non B.

Quindi è solo dopo il 1990 che abbiamo la possibilità di effettuare lo screening per l’epatite C che è molto brutta in quanto nell’80-85% dei casi può sfociare in epatite cronica che può evolvere in cirrosi e carcinoma. L’epatite D è detta agente delta, è stata identificata nel ’77. L’epatite E è detta enterica non A non B.

L’epatite A è un picornavirus e il menoma, la molecola è un RNA, in realtà sono tutti ad RNA ad esclusione del virus dell’epatite B che è a DNA. La gravità dell’epatite A ed E è lieve, il decorso è benigno e l’epatite E è lieve sempre nei pazienti normali non nei pazienti immunocompromessi; è chiaro che qualora l’ospite è immunocompromesso le percentuali di malattie sono più elevate. La gravità del virus dell’epatite E si ha nelle donne in gravidanza perché le percentuali di mortalità salgono al 20%.

Per quanto riguarda il virus dell’epatite B è un hepadnavirus a DNA con envelope, cioè una struttura lipoproteica esterna, è a trasmissione parenterale sessuale come l’epatite C e D. L’epatite B e C sono a 1 decorso subclinico, ma anche le altre lo possono essere, cioè hanno una sintomatologia spesso lieve o essere asintomatiche e quindi si ha evoluzione dell’infezione anche decennale che poi può sfociare in epatite cronica.

La sintomatologia da epatite all’inizio somiglia ad un’influenza con febbre, dolori muscolari e articolari, diarrea, però, la cosa discriminante, che può verificarsi o meno, è l’ittero (pelle e sclere gialle). Questo ittero è dovuto al fatto che aumenta la bilirubina nel sangue perché la ridotta capacità degli epatociti di smaltire le scorie metaboliche comporta che la bilirubina, che è un prodotto di disgregazione dei globuli rossi e che contiene un pigmento giallo, viene accumulata e si ha un elevato tasso nel sangue.

Con questa sintomatologia il medico prescrive gli enzimi epatici del sangue (bilirubina e transaminasi), quindi ALF e ALT, ammino-amminoaspartato e aspartato-amminotransferasi. Questa sintomatologia è simile per tutti e 5 i tipi di virus, non si può fare una diagnosi di epatite A, B, C, D o E solo da questa sintomatologia ma si utilizzano i marcatori sierologici.

Per ogni virus si ricerca l’antigene o l’anticorpo relativo all’antigene perché senza questi marcatori specifici non si può può fare una diagnosi precisa. La diagnosi può essere fatta con gli anticorpi anti-epatite A in questo caso IgM ma anche IgG.

Per quanto riguarda l’epatite B si vanno a rilevare i livelli sierici di HbsAg ossia l’antigene della superficie del virus; HbeAg che sarebbe l’antigene del nucleo-capside, ant HBc sarebbe l’antigene del core. Quindi la diagnosi dell’epatite B è più complicata rispetto alle altre perché ha una struttura genomica più complicata, a DNA e doppio filamento. Per la diagnosi dell’epatite C si va a valutare il valore degli anticorpi anti HCV così per l’epatite D ed E.

Ripetizione: l’epatite A ed E è a trasmissione orofecale quindi quelle persone che vanno a mangiare cibo, sono infezioni che prediligono l’infanzia perché i bambini portano spesso le mani alla bocca e anche quelle persone che lavorano negli asili nido.

Per quanto riguarda l’epatite B, C, D è trasmessa attraverso sangue, liquido seminale, secrezioni vaginali, trasfusioni, aghi infetti anche oggetti personali come tagliaunghie, forbici, spazzolini. Il virus dell’epatite B anche attraverso saliva e latte materno. Questi virus sono ubiquitari e non si ha incidenza stagionale.

Per quanto riguarda il virus dell’epatite A ed E la malattia nei bambini è lieve, negli adulti ha un esordio improvviso e, in genere, percorso benigno tranne per l’epatite E nelle donne in gravidanza. Per l’epatite B, C, D nei bambini &egra

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Scienze biologiche BIO/19 Microbiologia generale

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