Letteratura 500-800
Gli autori presenti nel file sono:
- Torquato Tasso (testi: Duello tra Tancredi e Clorinda + Giardino di Armida)
- Gianbattista Marino (testo: L’usignolo)
- Galileo Galilei (stralci del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo)
- Commedia dell’arte
- Carlo Goldoni (Testi: trilogia della villeggiatura)
- Arcadia
- Giuseppe Parini (Testo: Amore e Imene, + il Giorno)
- Vittorio Alfieri (La vita scritta da Esso + Saul)
- Ugo Foscolo (testi: Sepolcri)
- Alessandro Manzoni (testo: Promessi sposi)
- Giacomo Leopardi
- Ippolito Nievo
Dal manierismo al barocco
Uscire dal Rinascimento significava affrontare un periodo che si può far iniziare circa nel 1520, conosciuto come “età del Manierismo”, che fa da ponte a un periodo di transizione che va dalla stagione rinascimentale alla stagione barocca. Il Manierismo si fa iniziare proprio nel 1520 perché in quel momento lì fu indetto il Concilio di Trento al fine di arginare quella che era la riforma luterana e recuperare l’autorità della Chiesa sia nella vita religiosa che nella vita civile dei cittadini.
Ciò significa che tutti gli ideali che l’uomo rinascimentale aveva conquistato, tra cui la laicità, il diritto alla libertà e alla felicità, vengono soppressi. L’uomo manierista, dunque, si trova a vivere tutto questo. Il Manierismo è un termine coniato soprattutto per una corrente di tipo artistica, mentre in letteratura non vi è una vera e propria corrente manieristica, semplicemente ci sono degli autori, in particolare Tasso, che raccolgono le istanze di questo momento particolare.
Il Manierismo, sia nell’arte che nella letteratura, tende a concentrarsi sul particolare impreziosito, seguendo i grandi maestri della "maniera", ovvero i poeti antichi greci e latini, e anche le tre corone trecentesche: Dante, Petrarca e Boccaccio. Un esempio lampante di questo movimento è il Giardino di Armida di Tasso, in cui vengono ampliamente descritte le raffigurazioni presenti sulle porte del castello di Armida concentrandosi sui particolari mitologici. Non a caso Battistini definisce il Manierismo un’arte introversa e preziosa: introversa perché l’uomo in quel periodo vede i tempi cambiare e inizia a ritornare ad una situazione di introversione e a chiudersi in se stesso.
Quando poi arriva la stagione barocca, all’inizio del ‘600, la situazione politica in Europa precipita del tutto, a causa dell’invasione spagnola, dell’epidemia di colera, della rigidità della Chiesa con il Tribunale dell’Inquisizione e l’Indice dei Libri Proibiti. Il ‘600, dunque, è connotato da un fanatismo ideologico-religioso, dall’ansia del nuovo che combatte con il classicismo intransigente, dal divario sempre più forte tra nobiltà e povertà, dalla nascita degli assolutismi: abbiamo il dominio spagnolo in Italia che porta all’indebolimento delle corti, svuotate del loro significato politico, e il poeta diventa un ornamento della corte, viene pagato.
Inoltre, abbiamo anche un altro sconvolgimento incredibile, ovvero la Rivoluzione copernicana che smentisce tutto ciò che la Bibbia aveva insegnato, in quanto promuove l’idea di un universo aperto, infinito e la teoria eliocentrica che ci fa capire che l’uomo non è al centro dell’universo; nascono la scienza induttiva e nuovi strumenti, quali il telescopio e il microscopio, e tutto ciò porta, oltre che a un inasprimento della Chiesa che si sente minacciata, anche a un crollo delle certezze rinascimentali, a uno stato di travaglio morale e irrequietezza.
L’uomo del Barocco, quindi, comprende che non sarà più possibile recuperare gli ideali rinascimentali, provocando un’alterazione delle tendenze manieriste: il particolare, infatti, si moltiplica diventando esagerato, vengono rifiutati i maestri e rinnegato il passato e la tradizione. A tal proposito Battistini, per quanto riguarda la definizione che dà al barocco, parla di un delirio megalomane, proprio perché l’artista si trova in uno stato delirante, in cui cerca di imporre la propria megalomania.
Il termine barocco viene da un’etimologia incerta: potrebbe indicare un sillogismo aristotelico molto complesso, oppure potrebbe derivare da una perla portoghese difettosa nella forma o da un lemma che significa “imbroglio, raggiro”. Anche il Barocco, come il Manierismo, nasce prima nell’ambito artistico, mentre in letteratura va a indicare una costante ricerca della meraviglia, tramite la disarmonia e l’irrazionalità.
Inoltre, la letteratura barocca oscilla tra due tendenze diverse: la ricerca di un facile applauso da parte della corte e l’espressione di una coscienza inquieta. Per quanto riguarda la filosofia del tempo, i maggiori esponenti seicenteschi sono Pascal e Montaigne; entrambi comunicano quel clima di incertezza, tormento, inquietudine dell’uomo, che, come dice Pascal in una sua famosa citazione, si sente un essere piccolo e fragile rispetto all’infinito.
Autore esemplificativo della stagione barocca è Marino con il suo testo “La ninfa mungitrice”, dove la ninfa, che sta a rappresentare il simbolo della tradizione, ora diventa una mungitrice, degradandola a tal punto da essere collocata alla mungitura delle vacche. Già da questo testo si comprende come Marino non rispetta la tradizione, rifiuta i grandi maestri e va alla ricerca del particolare inedito. Di grande importanza per il processo di formazione del gusto barocco sono le opere di Tasso, in cui si affrontano temi come la natura e il dolore provocato dalla malinconia, e che influenzeranno profondamente anche Marino.
La fine del Rinascimento
In questo paragrafo si parla di una questione di periodizzazione di un momento storico letterario complesso: la fine del Rinascimento. Essa è definita un’epoca molto controversa e di difficile interpretazione, caratterizzata da una varietà di esperienze eterogenee che non sono tutte collegabili ad una decadenza. Per Rinascimento s’intende il periodo centrale del 500, un periodo straordinario che segna l’inizio della modernità.
Quando si parla della fine del Rinascimento (anche chiamata Manierismo, un termine che prendiamo in prestito dalle arti figurative, e che fa riferimento alla seconda parte della fine del 500) non dobbiamo interpretarla come una crisi del Rinascimento stesso, ma come un movimento dove le esperienze eterogenee si vanno ad incanalare e aprono le porte ad una nuova epoca ovvero l’inizio del 600 (Barocco).
L’autore che più di tutti rappresenta la varietà del Rinascimento e il suo evolversi verso un orizzonte di tramonto che include le spinte del Barocco, è Torquato Tasso. Egli, infatti, nella sua prima produzione raccoglie i dettami di poetica del Rinascimento, mentre nella sua seconda produzione accompagna il tramonto di quest’epoca accogliendo le spinte che inaugureranno il nuovo secolo del 600. Tasso può essere considerato paradigmatico soprattutto per la diacronia della sua esperienza letteraria, in quanto egli inizia a dare i suoi contribuiti di scrittura intorno ai primi anni 60 del 500 fino ai primi anni 90 del 500 (abbiamo, dunque, 30 anni di produzione dell’autore che accompagnano quest’epoca).
Proprio per questo motivo, anche la Gerusalemme liberata (1575) per alcuni aspetti può essere considerata un capolavoro del Rinascimento, intriso di poetica cinquecentesca e di elementi che caratterizzano l’orizzonte d’attesa del 600.
Capitolo 1: Torquato Tasso
1. Una strenua fiducia nel valore della poesia
Questo paragrafo mette in evidenza la formazione di Tasso. La sua esperienza letteraria, infatti, è molto complessa, come testimonia la sua vita frustrata. Nonostante ciò, comunque essa è caratterizzata dal grande valore della parola letteraria. Nella carriera letteraria dell’autore, possiamo individuare due fasi. Nella prima fase Tasso pensa a coinvolgere il pubblico narrando temi basati sulla finzione, nella seconda fase, invece, egli ha come obiettivo quello di fare una poesia eloquente basata su verità filosofiche.
Quindi nella prima fase Tasso cerca di rivolgersi al lettore (inclusivo), mentre nella seconda fase l’autore si mostra più esclusivo nei suoi confronti, poiché tratta di argomenti filosofici e teologici. C’è da dire che la poetica di Tasso non nasce soltanto dall’ispirazione, essa nasce anche da uno studio dei classici e dalla conoscenza dell’arte assumendo un valore altissimo. Dunque l’autore cerca di trovare un dialogo attivo tra tradizione e innovazione.
Egli pertanto si trova a dialogare attivamente con la tradizione, la recepisce e la innova per proiettarla nella modernità. Ciò vale in particolare per il rapporto che l’autore ha con l’opera di Aristotele: la Poeticamaniera, recependola e innovandola con nozioni che servono alla sua opera. Il primo dato che abbiamo su questo autore è la sua data di nascita: Torquato Tasso nacque l’11 marzo 1544 a Sorrento (geografia mediterranea molto forte nelle sue opere), da Bernardo Tasso e da Porzia de Rossi.
Proprio Bernardo Tasso, oltre ad essere un cortigiano, era un poeta e scrisse un’opera intitolata “Amadigi” (Tasso era un figlio d’arte). Sin da bambino Tasso sperimentò una vita non facile, da un lato a causa di alcuni traumi privati, specie per la perdita della madre (argomento delle sue opere), dall’altro fu costretto a peregrinare a causa dei conflitti politici in cui il padre era coinvolto.
Il peregrinare in varie città lo mise in contatto con le corti più importanti del tempo, passando da Roma a Bergamo, da Urbino a Venezia per raggiungere Padova e Bologna, dove terminò i suoi studi, ormai diciottenne. Fu proprio a Bologna che Tasso si dedicò allo studio della Poetica aristotelica che gli permise di fare delle riflessioni letterarie di gran rilievo.
Tra il 1562-1564 scrisse i Discorsi dell’arte poetica (testo teorico che viene da una sua riflessione data dallo studio della Poetica) e nel 1562 scrisse un poema intitolato Rinaldo (prima esperienza di scrittura di un poema). I primi sono legati al momento di teorizzazione che viene dalla riflessione e dalla lettura delle Poetica aristotelica. Il Rinaldo, invece, è la prima esperienza di scrittura.
Rinaldo (produzione epica)
Nel 1562 Torquato Tasso pubblicò il poema cavalleresco: il Rinaldo. Egli stampò quest’opera a 18 anni a Venezia, per destinarla ad un circolo di lettori molto ampio e importante. Il poema cavalleresco è incentrato sulla figura del cavaliere Rinaldo (eroe del poema cavalleresco del Rinascimento). Mentre tutti i poeti scrivevano il sequel del Rinaldo, Tasso si dedicò alla scrittura del prequel del Rinaldo (ciò che era prima). Dunque, egli scrive tutto ciò che ha fatto Rinaldo prima di diventare protagonista e quindi prima di diventare un cavaliere. Il Rinaldo può essere considerato un vero e proprio romanzo di formazione dell’eroe.
Tasso grazie a questa esperienza si collocò subito negli orizzonti degli scrittori con capacità critica e teorica, ma sentì anche il bisogno di esplicare i principi di poetica che influenzarono le sue scelte. Ciò è ben noto in una lettera che introduce il poema:
“Né credo che vi sarà grave che io, discostatomi alquanto da la via de' moderni, a que' miglior antichi più tosto mi sia voluto accostare, che non però mi vedrete astretto a le più severe leggi d'Aristotele, le quali spesso hanno reso a voi poco grati que' poemi per altro visarebbono stati gratissimi; ma solamente que' precetti di lui ho seguito i quali a voi non togliono il diletto.”
In questo stralcio di lettera, Tasso afferma che segue Aristotele nella struttura del Rinaldo, ma lo segue soltanto per le regole che sono servite a strutturare bene la narrazione della storia. Quindi i precetti di Aristotele che sottraggono il diletto, egli non li ha seguiti, non li ha usati. L’obiettivo principale della sua opera è quello di muovere il lettore verso il diletto. Secondo lui, è giusto seguire i dettami aristotelici, ma è anche giusto seguire il gusto dell’epoca e fare in modo che i precetti non intaccassero sulla lettura dell’autore.
Per fare ciò, Tasso racconta la vicenda dell’eroe come un’unica vicenda narrativa (la vita del giovane Rinaldo) e riduce al minimo la presenza del narratore, rendendo più coinvolgente il lettore che vede le vicende dipanarsi dinanzi a sé, senza l’interruzione del narratore.
I discorsi dell’arte poetica (produzione teorica)
I discorsi dell’arte poetica vennero scritti insieme al Rinaldo. Quindi da un lato troviamo il tavolo creativo, il Rinaldo, poema epico-cavalleresco basato anche su una scrittura creativa e inventata, dall’altra parte abbiamo il tavolo dell’erudito che scrive i discorsi per dare una definizione delle regole del nuovo poema epico-cavalleresco.
Fa un’operazione importante, adatta la poetica aristotelica al gusto cinquecentesco. Questa necessità viene fuori anche per un'altra data importante: il 1548. Nel 1548, infatti, Giorgio Trissino, pubblicò un poema epico, intitolato l’Italia liberata dai Gothi. Esso risulta essere un fallimento totale, poiché molto pesante e noioso. Proprio questo insuccesso invitò Tasso a trovare soluzioni diverse tenendo presente il poema tradizionale di Aristotele e racchiudendole in questi discorsi con il fine di scrivere le regole del nuovo poema epico-cavalleresco.
I discorsi sono articolati in 3 libri, scanditi secondo le categorie della retorica:
- Inventio: ideazione/invenzione dedicato alla scelta dell’oggetto che deve essere trattato in un poema eroico.
- Dispositio: si sofferma sulle strategie narrative da adattare.
- Elocutio: è dedicato alla ricerca di uno stile magnifico (attraverso formule, immagini forti deve colpire l’immaginario del lettore).
Un altro nucleo fondamentale che deve guidare nella scelta della materia è il verosimile. Esso è importante perché il poeta deve trattare di un argomento vero, fondato su basi storiche, ma lontano dalla memoria del lettore, così da consentirgli l’aggiunta di inserti di fantasia su una trama rispettosa di eventi storici, senza che nessuno possa accorgersene. La soluzione che Tasso propone è quella di agganciare il meraviglioso ad una tradizione cristiana per giustificarlo. La religione cristiana, infatti, giustifica i miracoli, le apparizioni e così via…
Ad esempio nella Gerusalemme abbiamo una base ortodossa (il racconto della crociata) dall’altra parte abbiamo spinte eversive del meraviglioso pagano e cristiano. Altro elemento importante utilizzato da Tasso è l’unità mista cioè un racconto fortemente centrato su una sola storia ma che nell’insieme accoglie una serie di episodi.
Secondo Tasso, infine, lo stile più adeguato ad un poema è quello magnifico, quindi deve essere né troppo lirico né troppo grave e tragico.
Le rime giovanili (produzione lirica)
Nel 1561/62 abbiamo le rime giovanili di Tasso, ovvero 13 sonetti pubblicati in un’antologia intitolata “Rime di diversi poeti toscani”. In seguito, però, furono inseriti nelle “Rime degli Academici Etereidi”. Abbiamo circa 1700 rime che rappresentano un libro che ci trasferisce l’esperienza interiore che Tasso si trova a vivere, però ancora oggi ci troviamo in quadro complesso da identificare.
Le rime giovanili di Tasso secondo Lanfranco Caretti (un tale che ha editato la Gerusalemme liberata che leggiamo noi oggi), sono un dossier perpetuo (libro che ci trasferisce un istante della sua vita personale. In questi stessi anni Tasso fece una lezione nell’Accademia Ferrarese su un sonetto di Giovanni Della Casa (autore del Galateo). Questo sonetto è intitolato “mortale” e fu ripreso da Petrarca.
Esso è caratterizzato da uno stile cupo, complesso. Questa vita mortale può essere similmente paragonata ad un sonetto di Torquato Tasso presente all’interno delle rime giovanili, intitolata “Padre del ciel”. In esso Torquato Tasso raccontò la sua esperienza di vita toccata da una serie di errori, nel quale fa una richiesta a Dio affinché egli possa riportarlo sulla retta via e possa redimere tutti i suoi peccati.
Padre del cielo - Torquato tasso (rime giovanili)
(Sonetto con schema ABBA, ABBA, CDE, CDE - rime incrociate)
O padre del cielo, adesso che un nube oscura Mi nasconde la retta via, e calpesto vie sbagliate Del campo paludoso della valle con piede vago La tua mano santa mi aiuti a non sbagliare strada E chiedo che il lampo della tua grazia possa folgorarmi e Mi mostri quel sentiero a cui voltavo le spalle, che era il sentiero della salvezza Prima che l’inverno ricopra queste mie chiome di bianco (prima che diventi vecchio) E la mia vita sia chiusa in una luce oscura, fa che io possa ritornare in cielo Come un uccello sublime che spiega che apre le sue ali e vola verso il cielo Dalla palude terreste fatta di fango vile.
3. Alla corte di Ferrara
Terminata la sua formazione, Torquato Tasso stette alla corte di Ferrara. Questi furono gli anni in cui maturò la sua attività letteraria e furono gli anni in cui maturò la sua esperienza biografica, sia in senso positivo che negativo a causa di alcuni episodi tormentati che riscontreremo nelle sue opere. Egli, dunque, grazie anche alla spinta del padre (Bernardo
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