M-6
L’EQUAZIONE CUBICA
[ EDR – Marzo ‘01]
Quando che ‘l cubo con le cose appresso
se agguaglia a qualche numero discreto
trovan dui altri differenti in esso.
Dapoi terrai questo per consueto
che ‘l lor produtto sempre sia eguale
al terzo cubo delle cose neto;
el residuo poi suo generale
delli lor lati cubi ben sottratti
varrà la tua cosa principale…
Questi trovai et non con passi tardi
nel mille cinquecente, quatro e trenta
con fondamenti ben sald’ e gagliardi
nella città dal mar’ intorno centa.
………
[ ]
Nicolò Fontana, detto Tartaglia (1499-1557)
In copertina: Grafico di una funzione polinomiale di terzo grado. 2
L’equazione quadratica
Un’equazione quadratica si presenta (o può essere ridotta) nella forma:
2
a x + b x + c = 0
a > 0
con .
La procedura risolutiva dell’equazione quadratica si trova, per la prima volta nella
storia della matematica, nel trattato del matematico persiano Muhammad Ibn
Musa Al Qhwarizmi (IX sec.d.C.) dal titolo (tradotto) “Libro sul trasporto
cambiato di segno”. Il titolo si riferiva alla possibilità di trasportare un addendo in
una eguaglianza (identità o equazione) all’altro membro semplicemente
cambiandogli il segno, e la cosa dovette stupire sommamente se alla nuova
disciplina fu dato il nome di Algebra proprio dal termine arabo al jabar che
significa appunto trasporto; dal nome dell’autore deriva invece il termine
Algoritmo.
La procedura è oggi nota a tutti: 2
4 a x + 4 a b x + 4 a c = 0
4a :
- Si moltiplicano ambo i membri per 2
4 a x + 4 a b x = – 4 a c
4ac
- Si trasporta al secondo membro : 2 2 2
4 a x + 4 a b x + b = b – 4 a c
2
b
- Si somma ad ambo i membri : 2 2
(2 a x + b) = b – 4 a c
- Si scompone il primo membro: 2
2 a x + b = b – 4 a c
- Si estrae la radice di ambo i membri:
b 2
2 a x = –b b – 4 a c
- Si trasporta al secondo membro : 2
–b b – 4 a c
x =
2a :
- Si dividono ambo i membri per 2 a
La formula fornisce direttamente le due soluzioni, o radici, dell’equazione ed ha
validità generale. Al termine sotto il segno di radice si dà il nome di discriminante
∆ 2
= b – 4ac
e fornisce utili indicazioni sul valore delle radici stesse: .
∆ > ∆ =
0 0
le due radici sono reali e distinte; se le due radici sono reali e
Se ∆ > 0
coincidenti; se le due radici sono complesse coniugate.
Con la regola dei segni di Cartesio possiamo anche fare previsioni sul segno delle
a b c
radici; basta considerare nell’ordine i segni dei tre coefficienti , e : se
passando da un coefficiente al successivo il segno si conserva, si dice esservi una
permanenza, altrimenti una variazione. La regola dei segni quindi dice che in
corrispondenza di ogni permanenza c’è una radice negativa, viceversa per ogni
variazione una radice positiva. La regola dei segni ha validità generale, si applica
cioè ad equazioni di qualsiasi grado.
3 E’ noto anche il significato geometrico dell’equazione:
2
f(x) = a x + b x + c x-f
La funzione rappresenta nel piano una parabola con
a > 0
l’asse verticale e la concavità rivolta verso l’alto ( ); le soluzioni sono
x .
rappresentate dalle intersezioni della parabola con l’asse
La parabola ha il punto di minimo, cioè il vertice, dove si annulla la derivata
f(x)
prima della : f’(x) = 2 a x + b = 0 x = – b / 2a
cioè m
in quel punto la distanza
dall’asse x corrisponde
f(x) al valore della funzione
f(x) in quel punto:
2
f(x) = x – 5 x + 4 h = f(– b/2a) =
2 b
b
= a – b + c =
2 2a
4a 2
2 4ac
2b
b – + =
= 4a
4a
4a 2
– (b – 4ac)
= 4a
Quindi:
∆ ∆ ∆
h = – 4a
x m x Essendo a > 0 la para-
bola intercetta l’asse x
h solo se h < 0 solo cioè
∆
se > 0. Nella figura è
riportata una tipica
funzione quadratica che giustifica le considerazioni sopra fatte. 4
L’equazione cubica
Il brillante risultato raggiunto nella risoluzione dell’equazione quadratica ha
spinto i matematici alla ricerca di una formula per la risoluzione dell’equazione
cubica.
Il primo matematico che risolse l’equazione cubica fu Scipione del Ferro (1456 –
1526), probabilmente con la collaborazione di Luca Pacioli, ma non pubblicò la
sua scoperta forse per avvalersene in pubbliche disfide in voga all’epoca. Solo in
punto di morte rivelò la scoperta ad un suo allievo, tale Antonio Maria Fior; questi
sentendosi forte di tale conoscenza lanciò una pubblica sfida ad uno studioso
bresciano, Niccolò Fontana (1499 – 1557), detto Tartaglia per una balbuzie
conseguenza di ferite riportate da bambino durante il sacco di Brescia; Fior
propose 30 equazioni che Tartaglia risolse brillantemente mettendo a punto un
metodo di risoluzione che però non rivelò.
Un altro studioso dell’epoca, Gerolamo Cardano (1501 – 1576), si fece rivelare
da Tartaglia il metodo con la promessa di mantenerne il segreto. In effetti sia Del
Ferro che Tartaglia avevano scoperto la risoluzione dell’equazione cubica nel caso
particolare in cui mancava il termine quadratico. Cardano la estese al caso
generale, ma basandosi sul caso particolare di Del Ferro / Tartaglia, non lo poteva
pubblicare. Finché nel 1543 esaminando i manoscritti lasciati da Del Ferro fu
trovata la stessa risoluzione; Cardano si sentì sollevato dalla promessa fatta a
Tartaglia e nel 1545 pubblicò il suo capolavoro matematico, l’ “Ars Magna”, nel
quale all’undicesimo capitolo riportava la soluzione generale dell’equazione
cubica.
Ma veniamo alla nostra equazione.
Un’equazione cubica a coefficienti reali si presenta (o può essere ridotta) nella
forma: 3 2
a x + b x + c x + d = 0
La prima cosa da fare è “deprimerla” del suo termine quadratico; per far ciò si
opera un cambio di variabile: b
x y – 3a
con il quale l’equazione diventa: 2
b – 3ac
2
c b
p = – = – 2
9a
2
3a 9a
3
y + 3 p y – 2 q = 0 con d
3
bc b
q = – – 2a
2 3
6a 27a
(Vedasi appendice a).
Per risolvere questa seguiremo il metodo classico di Cardano-Tartaglia, trovando
z t
due numeri, e , che soddisfino il sistema di equazioni:
5 z t = p
3 3
z – t = 2 q
In tal modo confrontando la nostra equazione depressa con l’identità:
3 3 3
(z – t) + 3 z t (z – t) – (z – t ) = 0
y = (z – t).
ne deriva che Il sistema quindi può essere risolto per sostituzione
t z
in funzione di e sostituendolo nella seconda:
ricavando dalla prima equazione 3
p p
3 6 3 3
t = z – = 2 q z – 2 q z – p = 0
quindi: da cui:
z z
Quest’ultima infine può essere ricondotta ad una equazione quadratica con il
2 3
u – 2 q u – p = 0
3
z u
cambio di variabile: che la riduce a:
Questa può essere risolta con la formula per le equazioni quadratiche che fornisce
le due soluzioni: 2 3 2 3
u = q + q + p u = q – q + p
e
1 2
dalla prima si ricava:
3
3 2 3
z = u = q + q + p 13 13 2 3
t = z – 2 q = – q + q + p
da cui:
1 1 3 2 3
t = – q + q + p
Quindi: 1 3 3
y = z – t = –
2 3 2 3
q + q + p – q + q + p
ed infine: 1 1 1
Analogamente per la seconda soluzione:
3 3
y = z – t = –
2 3 2 3
q – q + p – q – q + p
2 2 2
Le due insieme possono costituire la formula per la risoluzione dell’equazione
depressa: 3 3 2 3
– q q + p
y = –
2 3
q q + p – “.
Con la limitazione di usare o solo i segni “+” o solo i segni “ 6
Si osservi anzitutto che trattasi di una sola soluzione, non due, essendo le due
–
espressioni, quella con i segni “+” e quella con i segni “ “, equivalenti.
Né tragga in inganno la relativa semplicità della formula; anzitutto trattasi di
eseguire alcune estrazioni di radice cubica, oggi relativamente semplice con
l’ausilio di sistemi automatici di calcolo, ma un tempo di una certa complessità
(vedasi appendice 1). 2 3
∆
Altri problemi sorgono quando il cosiddetto discriminante = q + p è minore
di 0; in questi casi infatti trattasi addirittura di estrarre radici cubiche di numeri
complessi.
Ed infine per il teorema fondamentale dell’algebra ci aspettiamo tre soluzioni
contro la sola così trovata. In effetti però ogni numero reale ha tre radici cubiche;
. j2kπ
a a e
infatti ogni reale può scriversi nella forma ; farne la radice cubica
1/3
3 a
gli esponenti, ottenendo quindi un valore reale e due
significa dividere per 1/3 j2π/3 1/3 j4π/3
a e a e
valori complessi (coniugati): e .
Per trovare una formula per tutte le radici dobbiamo tornare alla equazione
depressa e prendere la soluzione appena trovata (ad es. quella con i segni “+”) che
s
indichiamo semplicemente con :
3 3
s = – 2 3
– q + q + p
2 3
q + q + p
3 3 2 3
= q – q + p
2 3
q + q + p +
si può verificare che valgono (vedasi appendice b):
3
3 2 2
2 2 3
s = q – q + p
2 3
q + q + p – 2 p
+
3
s = – 3 p s + 2 q
Il passo successivo quindi è quello di dividere il polinomio a primo membro
(y – s)
dell’equazione depressa per per abbassarlo di grado ed ottenere una
equazione di secondo grado. Per semplificare si preferisce piuttosto partire dalla
identità: 3 3 2 2
y – s = (y – s) ( y + sy + s )
3 p (y – s)
alla quale sommiamo ad ambo i membri la quantità :
3 3 2 2
y – s + 3 p (y – s) = (y – s) ( y + sy + s + 3 p)
3 3 2 2
y + 3 p y – (s + 3 p s) = (y – s) [ y + sy + (s + 3 p)]
3 2 2
y + 3 p y – 2 q = (y – s) [ y + sy + (s + 3 p)]
7 Al primo membro riconosciamo il nostro polinomio; quindi al secondo membro
(y – s)
nella parentesi quadra c’è il quoziente della sua divisione per . Ne
deduciamo che l’equazione depressa è diventata:
2 2
y + sy + (s + 3 p) = 0
che può essere risolta come una comune quadratica per fornire le radici:
2 2 2
y = ½ – s s – 4 (s + 3 p) = – ½ s ½ – 3 s – 12 p
2
= – ½ s ½ –3 s + 4 p
Non è elegante questa espressione delle due radici che le mette in relazione con la
s
prima ( ). Per ricavare le espressioni delle tre radici indipendenti l’una dalle altre
ed in modo molto sintetico, poniamo:
3 3
e 2 3
q – q + p
A= B=
2 3
q + q + p
y = s = A + B
La prima radice diventa quindi:
2
s
Sviluppando si può mostrare (vedasi appendice c) che vale:
2
A – B = s + 4 p
Le tre radici dell’equazione depressa sono quindi:
y = A + B
1
y = – ½ (A + B) + ½ –3 (A – B)
2
y = – ½ (A + B) – ½ –3 (A – B)
3
Mentre quelle dell’equazione completa sono: 2 2
c b 3ac – b
p = – =
b 2 2
3a 9a
9a
x = – + (A + B)
1 3a d
3
bc b
q = – – 2a
2
6a 27a
b
x = – – ½ (A + B) + ½ –3 (A – B) con
2 3a 3
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.