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Concetti Chiave

  • Minosse, figlio di Giove e Europa, è un re e legislatore di Creta, trasformato da Dante in un demone con una coda di serpente per amministrare la giustizia divina.
  • Nell'Inferno, Minosse giudica i dannati assegnando loro i diversi cerchi in base al numero di avvolgimenti della sua coda, dopo che ogni anima confessa i propri peccati.
  • Durante l'incontro con Dante, Minosse interrompe il suo lavoro per avvisarlo di prestare attenzione all'ingresso e alla guida, enfatizzando il concetto di spaziosità presente in altri testi classici.
  • Virgilio si oppone a Minosse, affermando che il percorso di Dante è predestinato, citando la famosa frase sulla volontà divina e permettendo così a Dante di proseguire il suo viaggio.
  • La figura di Minosse nella mitologia e nella letteratura rappresenta la giustizia severa e il legame tra peccato e punizione, riflettendo il tema dell'ordine morale nell'Inferno di Dante.

Minosse nella mitologia e letteratura

Per la tradizione mitologica, Minosse è il figlio di Giove e di Europa, re e legislatore di Creta. Già con Omero e con Virgilio egli aveva il ruolo di giudice dell’Ade e il poeta latino gli aveva associato il fratello Radamanto. Dante lo trasforma in demonio e ministro della giustizia divina. Le sue fattezze sono mostruose e la sua lunga coda di serpente gli serve come strumento per amministrare la giustizia.

Il giudizio di Minosse nell'Inferno

Egli assegna ai diversi luoghi i dannati, indicandone l’ordine col rispettivo numero di avvolgimenti della coda intorno al corpo. La concisione estrema della terzina in cui Dante indica come avviene il giudizio, necessita di un’ulteriore spiegazione e esemplificazione. Ecco perché nella terzina seguente, Dante precisa che quando l’anima dannata si presenta a cospetto di Minosse, essa confessa e riconosce tutti i peccati commessi. A questo punto, il demone, da giudice istruttore ed insieme ministro esperto, stabilisce subito quale sia la zona dell’inferno che più gli si adatta e comunica tale decisione cingendosi tante volte quanti sono i gradini o cerchi che il dannato deve scendere.

L'incontro di Dante con Minosse

Dinnanzi a lui, le anime sono sempre numerose, una dopo l’altra confessano le colpe, ascoltano la sentenza ed immediatamente sono scaraventate verso il basso. Quando Minosse scorge Dante, egli interrompe l’azione del suo compito invitandolo a fare attenzione all’ingresso e soprattutto alla persona che lo guida e in cui ripone ogni fiducia. Continua sottolineando di non farsi ingannare dalla spaziosità e quindi dall’agevolezza dell’ingresso. Il concetto di spaziosità si ritrova in Virgilio, in Ovidio e anche nel Vangelo di S. Matteo che indica la via dell’ Inferno come “spatiosa via”.

Virgilio e la volontà divina

Virgilio si rivolge allora a Minosse chiedendogli perché egli continui a parlare a sproposito dato che non può impedire il cammino di Dante in quanto voluto dal destino. È a questo punto che Virgilio pronuncia la celebre frase: “Vuolsi così cola dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare” , cioè “Questa è la volontà presa nel luogo in cui è possibile tutto ciò che si vuole”, cioè da Dio, in Paradiso. Da notare che si tratta delle stesse parole che Virgilio rivolge a Caronte nei versi 95-96 del canto III dell’ Inferno. Minosse non replica e Dante e Virgilio possono proseguire il loro viaggio.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo di Minosse nell'Inferno di Dante?
  2. Minosse è il giudice che assegna ai dannati i loro luoghi nell'Inferno, utilizzando la sua coda per indicare il numero di cerchi che devono scendere, come descritto nel testo.

  3. Come si presenta Minosse a Dante durante il loro incontro?
  4. Minosse interrompe il suo compito e avverte Dante di prestare attenzione all'ingresso dell'Inferno e alla persona che lo guida, sottolineando che non deve farsi ingannare dalla spaziosità dell'ingresso, un concetto già presente in Virgilio e Ovidio.

  5. Qual è il significato della frase pronunciata da Virgilio riguardo alla volontà divina?
  6. Virgilio afferma che il cammino di Dante è voluto dal destino, sottolineando che ciò che accade è conforme alla volontà divina, come indicato nella celebre frase: “Vuolsi così cola dove si puote ciò che si vuole”.

Domande e risposte

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