Giornata di studio
Analisi non standard
Nelle scuole superiori
Atti del convegno
Relatori
Giorgio Goldoni, ITIS Leonardo da Vinci, Carpi
Paolo Bonavoglia, Liceo Classico "M. Foscarini", Venezia
Pietro Cacciatore, Liceo Classico "Tito Livio", Padova
Christian Bonfanti, Liceo Scientifico "R. Steiner", Milano
La giornata si è svolta nella sala del Drago
presso il Convitto Nazionale “Marco Foscarini” di Venezia
il giorno 20-11-2011.
Impaginazione a cura di Paolo Bonavoglia
Venezia aprile 2012
© Matematicamente.it
ISBN 9788896354285
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Universal Book – via Botticelli, 22 – 87036 Rende (CS)
Analisi non standard nelle scuole superiori 3
Indice generale
Presentazione..........................................................5
1961-2011 la NSA compie 50 anni....................................6
20 anni di calcolo infinitesimale
G G ......................................................7
Di Giorgio Goldoni
Il ritorno dell'infinitesimo
P B ....................................................31
Di Paolo Bonavoglia
Infinitesimi: dalla contraddittorietà all'esistenza
P C ....................................................51
Di Pietro Cacciatore
Un esempio di sperimentazione di NSA in un liceo scientifico:
limiti e opportunità
C B ...................................................63
Di Christian Bonfanti
4 Giornata di studio
Analisi non standard nelle scuole superiori 5
Presentazione
L'insegnamento dell'analisi nei licei, come del resto all'Università,
ricalca quasi sempre la sequenza limiti-derivate-integrali, dove i limiti
sono definiti alla maniera di Weierstrass, cosa che comporta notevoli
difficoltà di comprensione iniziale e un appesantimento tale da
sacrificare gli altri due argomenti in particolare l'ultimo (gli integrali).
Un po' come un pranzo con un antipasto tanto pesante da far passare
in secondo piano i piatti principali.
In realtà dal 1961 esiste un diverso approccio all'analisi che
recupera in modo logicamente rigoroso gli infinitesimi di Leibniz. Si
tratta della Non-Standard Analysis (NSA) di Abraham Robinson.
La NSA ha molti aspetti interessanti, uno di questi è appunto la
possibilità di affrontare in modo radicalmente diverso l'insegnamento
dell'analisi nelle scuole superiori, introducendo derivate e integrali
prima dei limiti, e non necessariamente all'ultimo anno.
Questa giornata di studio, nata nell'ambito della lista Cabrinews,
su proposta del prof. Tito Pellegrino, ha messo a confronto quattro
esperienze di insegnamento dell'analisi nelle scuole superiori che
seguono in maggiore o minore misura l'approccio NSA.
La giornata si è svolta negli spazi messi a disposizione dal Convitto
Nazionale “Marco Foscarini” di Venezia ed è stata inaugurata dal
Rettore prof. Rocco Fiano.
Erano presenti più di quaranta docenti di matematica, tra i quali il
prof. Ruggero Ferro dell'Università di Verona, traduttore del libro di
Keisler e pioniere della NSA in Italia, che è anche intervenuto nel
pomeriggio sul modo di introdurre numeri reali ed iperreali nella
scuola.
Per l'organizzazione e la buona riuscita del convegno è stato
determinante l'aiuto fornito da quattro studenti del liceo, ai quali va
un doveroso ringraziamento: Marco Ciotola (2C), Gianni De Michelis
(2CE), Alvise Dolcetta (1B), Marco Voltolina (2AE) e Giacomo
Zamprogno (1B).
6 Giornata di studio
1961-2011: la NSA compie 50 anni
Fu infatti nel 1961 che Abraham Robinson pubblicò il suo
primo articolo sull'Analisi Non standard; nell'autunno del 1960
aveva avuto per la prima volta l'idea di rifondare l'Analisi
matematica sui numeri infinitamente piccoli (infinitesimi) e su
quelli infinitamente grandi (infiniti) come era ai suoi inizi con
Leibniz, Bernoulli, Eulero, mentre è del 1965 il classico Non-
standard Analysis.
Analisi non standard nelle scuole superiori 7
20 anni di calcolo infinitesimale
Di Giorgio Goldoni
Ho iniziato a insegnare l'Analisi non standard, che preferisco
chiamare col vecchio nome di calcolo infinitesimale, nell'anno
scolastico 1992/1993, nel corso di informatica dell'Istituto Tecnico
Industriale "Leonardo da Vinci" di Carpi (MO), dove insegnavo già da
diversi anni e dove ancora oggi insegno. Nel primo anno ho introdotto
in modo molto immediato e informale gli infinitesimi e gli infiniti,
concentrandomi principalmente sul loro uso nel concetto di derivata e
di integrale. Ben presto però, nello svolgimento delle parti più
avanzate del programma, ho avvertito la necessità di premettere una
trattazione più ampia e più chiara dei numeri iperreali. Questo mio
intervento vuole essere una testimonianza di come i numeri iperreali
possano essere introdotti in modo molto intuitivo nella scuola
superiore facendo uso di strumenti ottici ideali ispirati ai microscopi e
ai telescopi di Keisler.
Come introdurre i numeri iperreali?
La costruzione dei numeri iperreali a partire dai numeri reali è
certamente improponibile nella scuola superiore e, in particolare, in
un istituto tecnico industriale, dove la matematica ha un aspetto
prevalentemente applicativo. Del resto, ormai, nemmeno nei corsi
universitari di Analisi standard si affronta in dettaglio la costruzione
dei numeri reali a partire dai razionali, ma si introducono i reali in
modo assiomatico, che è come dire che ci si appoggia, di fatto,
all'intuizione che lo studente già possiede delle loro proprietà. La
trattazione assiomatica ha il pregio di fornire immediatamente
l'operatività, ma nasconde un grave pericolo per lo studente. Infatti,
l'assiomatizzazione è di solito la sintesi finale di una vasta esperienza
precedente, che lo studente non possiede e la cui mancata
8 Giornata di studio
conoscenza rischia di impedirgli di formarsi un'immagine intuitiva
dello strumento che sta usando, col rischio di sentirsi
definitivamente estraneo all'argomento. Ho così optato sì per un
approccio assiomatico, ma opportunamente annacquato e
accompagnato da una visualizzazione che renda il più possibile ovvi
gli enunciati degli assiomi, riempiendoli di significato come si fa per
la geometria.
Da dove partire?
Nella mia esperienza, la cosa migliore si è rivelata partire da
qualche problema in cui si veda la potenza dell'uso degli infinitesimi
e degli infiniti; qualche problema non banale da risolvere per altra
via dove, con gli infinitesimi e gli infiniti, in quattro righe si arriva al
risultato giusto. In modo informale, ovviamente. Questo per
motivare lo studente a intraprendere una strada che subito lo
colpisce per la spettacolarità del modo di ragionare e per la rapidità
con cui si arriva al risultato.
Ma, riguardo all'introduzione assiomatica dei numeri iperreali, da
dove partire? Come prima cosa, cerco di far capire ai ragazzi come
mai nei numeri reali non ci sia posto né per gli infinitesimi (non
nulli, perché lo zero c'è!) né per gli infiniti. In una carrellata di
problemi introduttivi si è fatto uso di quantità infinitesime o infinite
per fare un certo calcolo, ma non ci sono numeri reali infinitesimi né
infiniti. Perché? A questo punto invito gli studenti ad analizzare il
processo di misura di una grandezza, processo che ha costituito di
solito per loro il primo approccio ai numeri reali. Per misurare un
segmento, ad esempio, si guarda quante volte ci sta l'unità di
misura, poi si passa ai decimi, ai centesimi, ecc. Si tratta di un
procedimento che è legato all'uso particolare della base dieci, ma
che, di fatto, è del tutto generale. Invitando i ragazzi ad analizzare
quali proprietà dei segmenti siano coinvolte in questo processo,
emerge immediatamente l'accettazione dell'assioma che un
segmento possa essere sempre diviso in un numero arbitrario di parti
uguali. Quasi mai, però, gli studenti sono consapevoli del fatto che
persino il primo passo del processo di misura implichi l'accettazione
Analisi non standard nelle scuole superiori 9
di una proprietà dei segmenti di solito taciuta nella scuola
dell'obbligo, e cioè che riportando successivamente l'unità di misura si
possa superare, prima o poi, qualsiasi segmento. Il primo passo,
quello che consiste nel trovare la parte intera del numero che
esprime la misura del segmento dato rispetto all'unità, presuppone
dunque che l'unità di misura, riportata un numero sufficiente di volte,
finisca per superare il segmento dato. Quindi, il fatto teorico che
impedisce l'esistenza dei numeri infinitesimi e infiniti è quello che di
solito viene chiamato assioma di Eudosso o di Archimede: dati due
segmenti diversi, esiste sempre un multiplo del minore che supera il
maggiore. Per inciso, la tacita accettazione di questo assioma è resa
oggi ancor più difficile da riconoscere perché siamo abituati a
misurare ogni ordine di lunghezze e l'assioma di Eudosso/Archimede è
finito col diventare un pregiudizio. Gli astronomi oggi misurano le
distanze delle stelle e delle galassie ma, nell'antichità, c'erano seri
dubbi persino sul fatto che si potesse misurare la distanza Terra-Luna.
E il dubbio non era dovuto a difficoltà tecniche, ma riguardava
l'esistenza stessa di un multiplo dell'unità di misura in grado di
superare quella distanza. Archimede, nell'Arenario, ci dice che "molti
affermano essere infiniti i granelli di sabbia della spiaggia di
Siracusa". Oggi, al contrario, abbiamo il pregiudizio, fin da piccoli,
che si possa misurare ogni distanza. C'è un'altra versione, del tutto
equivalente alla prima, dell'assioma di Eudosso/Archimede: dati due
segmenti diversi esiste sempre un sottomultiplo del maggiore che è
più piccolo del minore. Si tratta di enunciati equivalenti dal punto di
vista logico, ma differenti dal punto di vista psicologico: il primo aiuta
in modo più netto l'intuizione ad arrivare alla conclusione che non
esistono segmenti infiniti, mentre il secondo che non esistono
segmenti infinitesimi. Per quanto sia grande un segmento, c'è un
multiplo dell'unità di misura che lo supera, quindi non c'è posto per
segmenti infiniti. Per quanto sia piccolo un segmento, c'è un
sottomultiplo dell'unità di misura che diventa più piccolo di quello,
quindi non esistono segmenti infinitesimi. Per poter introdurre
segmenti infiniti o infinitesimi dobbiamo allora partire dall'ammettere
l'esistenza di coppie di segmenti tali che nessun multiplo del minore
superi il maggiore o che nessun sottomultiplo del maggiore sia più
piccolo del minore. Dal punto di vista dell'intuizione, significa
accettare che un essere immortale che cammini a velocità costante
10 Giornata di studio
con passi uguali al segmento minore non possa mai raggiungere la
fine del segmento maggiore.
Infinitesimi e infiniti e loro visualizzazione
Ho dedicato i primi anni a sviluppare un approccio visivo molto
efficace agli infinitesimi e agli infiniti. Questo non per evitare una
trattazione algebrica, che svolgo in parallelo a quella visiva, ma per
fare in modo che gli studenti posseggano una forte intuizione degli
iperreali e dei risultati delle operazioni coi vari tipi di iperreali.
Conformandomi all'uso, chiamo numeri standard i numeri reali e
segmenti standard i segmenti la cui misura rispetto a un'unità
prefissata è esprimibile mediante un numero reale. Nella
rappresentazione visiva, chiamo poi scala ordinaria la scala della
retta in cui i punti corrispondenti ai numeri 0 e 1 sono ben visibili e
nettamente separati fra loro. Non si tratta di una scala ben precisa:
nel campo visivo rappresentato dal foglio o dalla lavagna devo poter
vedere lo zero e l'uno ben separati fra loro.
Faccio poi uso di alcuni strumenti ottici immaginari. Il primo è il
microscopio standard a n ingrandimenti. Lo posso puntare su un
numero x qualsiasi della retta nella scala ordinaria (ma anche in
qualsiasi altra scala) e vedo una porzione di retta centrata in x e
ingrandita di n volte.
Un secondo strumento è il telescopio standard, che ci mostra una
parte lontana di retta nella stessa scala della retta vicina, qualsiasi
Analisi non standard nelle scuole superiori 11
sia la sua scala. Per esempio, il numero x è fuori del campo visivo (c'è
il cartello "a destra"). Allora punto il telescopio su x e vedo una
porzione di retta centrata in x, nella stessa scala della parte di retta
che rientra nel campo visivo.
12 Giornata di studio
Introduco infine un terzo strumento: lo zoom all'indietro, che
chiamo semplicemente zoom standard. Lo zoom standard ci mostra
una porzione di retta rimpicciolita di n volte rispetto alla scala
iniziale e si punta tipicamente nell'origine.
Gli strumenti ottici appena introdotti possono essere combinati
tra loro, nel senso che ciascuno strumento può essere applicato al
campo visivo di un altro. Ad esempio, posso puntare un microscopio
nel campo visivo di un telescopio. Dico ai miei ragazzi che un
telescopio standard puntato su Marte ci mostrerebbe i marziani
come se fossero davanti a noi e puntando un microscopio
nell'immagine del telescopio potremmo osservare i pori della pelle
marziana! È importante osservare che tutto quello che possiamo
descrivere con gli strumenti ottici ha un esatto corrispondente
algebrico e che la scelta dell'approccio visivo ha lo scopo di fissare in
profondità nello studente le proprietà dei numeri iperreali.
A questo punto passo a definire i segmenti e i numeri infiniti e
infinitesimi. Che cos'è un segmento infinitesimo? Un segmento
Analisi non standard nelle scuole superiori 13
infinitesimo è un segmento tale che nessun suo multiplo superi l'unità.
Ma se nessun suo multiplo supera l'unità, allora non può superare
nessun altro segmento standard; infatti, se un multiplo del segmento
dato superasse un qualsiasi segmento standard, poiché esiste un
multiplo di quel segmento standard che supera l'unità, allora
avremmo che un multiplo del segmento dato supererebbe l'unità.
Dunque, un segmento infinitesimo è un segmento che è minore di ogni
segmento standard (non nullo). Analogamente, un numero
infinitesimo è un numero in valore assoluto minore di ogni numero
standard positivo. Come visualizziamo i numeri infinitesimi?
ε
Consideriamo un numero infinitesimo (positivo). Cosa significa
ε
affermare che è infinitesimo? Significa che, per tutti gli n (e uso
nel disegno i quantificatori), se punto nello zero un microscopio
standard a n ingrandimenti, lo vedo sempre sovrapposto allo zero. Per
ε
separare dallo zero occorre un nuovo strumento: un microscopio
non standard a infiniti ingrandimenti (che disegno allo stesso modo
×∞ ×
in luogo di
del microscopio standard indicando soltanto n
come fattore di ingrandimento). Nel campo visivo del microscopio non
ε
standard, opportunamente regolato, vedo lo zero e nettamente
separati.
Quand'è che un segmento è infinito? È infinito se nessun multiplo
dell'unità lo supera. Ma allora non può essere superato da nessun
14 Giornata di studio
segmento standard, perché un opportuno multiplo dell'unità supera
ogni segmento standard e quindi un segmento infinito è un segmento
che è maggiore di ogni segmento standard. Un numero infinito è
allora un numero in valore assoluto maggiore di ogni numero
standard. Come visualizziamo un numero infinito M (positivo)? Nella
retta, nella scala ordinaria, c'è un cartello che indica che M rimane a
destra del campo visivo. Cosa significa affermare che M è infinito?
Significa che, comunque io punti uno zoom standard nell'origine, non
riesco mai a farlo rientrare nel campo visivo dello zoom. Quindi, per
ogni n, se rimpicciolisco n volte, M continua a rimanere a destra del
campo visivo. Occorre un nuovo strumento, che è lo zoom non
standard, che riesce a fare rientrare nel campo visivo il numero
infinito M.
Un segmento finito (finito è la negazione di infinito) è un
segmento che è minore di almeno un numero standard, cioè è un
segmento che si riesce sempre a fare rientrare completamente nel
campo visivo di uno zoom standard puntato in un suo estremo. Un
numero finito è allora un numero in valore assoluto minore di
Analisi non standard nelle scuole superiori 15
almeno un numero standard. Per esempio, i numeri standard sono
tutti finiti. Infatti sono tutti minori di se stessi più uno, che è ancora
un numero standard.
Un segmento non infinitesimo è un segmento maggiore di almeno
un segmento standard (non nullo). Quindi un numero non infinitesimo
è un numero in valore assoluto maggiore di almeno un numero
standard positivo.
Abbiamo quindi una classe di numeri che sta fra gli infinitesimi e
gli infiniti. Un segmento finito e non infinitesimo è un segmento
compreso tra due segmenti standard (non nulli). Così un numero finito
non infinitesimo è un numero in valore assoluto compreso tra due
numeri standard positivi. Come si visualizza un numero finito non
infinitesimo a (positivo)? Bisogna sempre fare tre casi: piccolo, medio
o grande (come con la birra!). Comincio dal caso in cui a sia "piccolo".
Nella scala ordinaria, dove lo zero e l'uno li vedo separati, lo vedo
sovrapposto allo zero. Ma non è infinitesimo: è soltanto piccolo!
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Analisi non standard e insegnamento nei licei
L'insegnamento dell'analisi nei licei, come del resto all'Università, ricalca quasi sempre la sequenza limiti-derivate-integrali, dove i limiti sono definiti alla maniera di Weierstrass, cosa che comporta notevoli difficoltà di comprensione iniziale e un appesantimento tale da sacrificare gli altri due argomenti, in particolare l'ultimo, gli integrali.
Un po' come un pranzo con un antipasto tanto pesante da far passare in secondo piano i piatti principali.
In realtà dal 1961 esiste un diverso approccio all'analisi che recupera in modo logicamente rigoroso gli infinitesimi di Leibniz. Si tratta della Non-Standard Analysis (NSA) di Abraham Robinson.
La NSA ha molti aspetti interessanti, uno di questi è appunto la possibilità di affrontare in modo radicalmente diverso l'insegnamento dell'analisi nelle scuole superiori, introducendo derivate e integrali prima dei limiti, e non necessariamente all'ultimo anno.
Questa giornata di studio, nata nell'ambito della lista Cabrinews, su proposta del prof. Tito Pellegrino, ha messo a confronto quattro esperienze di insegnamento dell'analisi nelle scuole superiori che seguono in maggiore o minore misura l'approccio NSA.
La giornata si è svolta negli spazi messi a disposizione dal Convitto Nazionale “Marco Foscarini” di Venezia ed è stata inaugurata dal Rettore prof. Rocco Fiano; tra i presenti intervenuti anche il prof. Ruggero Ferro dell'Università di Verona, traduttore del libro di Keisler e pioniere della NSA in Italia.
Indice
- Presentazione p. 5
- 1961-2011: la NSA compie 50 anni p. 6
- 20 anni di calcolo infinitesimale DI GIORGIO GOLDONI p. 7
- Il ritorno dell'infinitesimo DI PAOLO BONAVOGLIA p. 31
- Infinitesimi: dalla contraddittorietà all'esistenza DI PIETRO CACCIATORE p. 51
- Un esempio di sperimentazione di NSA in un liceo scientifico: limiti e opportunità DI CHRISTIAN BONFANTI p. 63
Autore
Paolo Bonavoglia
Paolo Bonavoglia è nato a Roma nel 1950. Laureato in matematica, ha insegnato Matematica e Fisica nei licei classici e dal 1987 al 1994 Informatica industriale negli istituti tecnici. Dal 1994 insegna Matematica al liceo classico Marco Foscarini di Venezia; è anche webmaster del sito del liceo, nel cui ambito ha curato gli ipertesti Eclissi e calendari e La crittografia da Atbash a RSA. Negli ultimi anni ha pubblicato sulla rivista Progetto Alice: Il ritorno dell'infinitesimo e L'analisi infinitesimale nel liceo classico - una sperimentazione dell'Analisi Non Standard. Ogni anno organizza una giornata di studio sull'Analisi Non Standard.