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Geografia appunti lucchesi modulo A

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Tracciare la storia della conoscenza e la fisionomia terrestre, la storia dei primissimi secoli della civiltà, si caratterizza come descrizione cartografica.

I primi documenti di cui abbiamo testimonianza consistono in carte su papiro fatti risalire all’età di Ramsete II nel XIII secolo a.C. Si potrebbe andare ancora più indietro nel tempo, una civiltà come i Camuni. Che rappresentarono sulla roccia i graffiti del territorio circostante.

Anassimandro da Mileto, filosofo greco della scuola ionica, inventò una forma di proiezioni geografiche, tracciò quella che si pensa la prima raffigurazione della Terra, nel VI secolo a.C. (nessuno di questi furono geografi, ma studiosi che diedero comunque apporti alla geografia).

La cartografia si sviluppò in seguito a spedizioni e viaggi, gli antichi si cimentarono in imprese significative (es. raggiungimento dell’Inghilterra, attraversamento di deserti, l’impresa di Alessandro Magno oltre l’Indo, IV sec. a.C.). La cartografia si sviluppò insieme alle scoperte delle popolazioni con i loro viaggi, come i Fenici.

Uno dei più grandi geografi è uno storico: Erodoto (V sec. a.C.). Fu il primo prosatore greco, considerato il primo storico dell’Occidente. Di famiglia nota e influente, nacque ad Alicarnasso tra il 490 - 480 a.C., epoca tra l’epopea di Maratona e Salamina. Alicarnasso era sotto il dominio di una donna, Artemisia, sovrana vassalla del Re di Persia; aveva seguito la sua fortuna, lo aveva difeso nella guerra del 480 a.C. a Salamina; sotto questa amazzone si svolse la prima fanciullezza di Erodoto, nell’ammirazione del Gran Re. Ad Artemisia successe un tiranno; a ciò seguirono lotte politiche. La famiglia di Erodoto fu implicata e fu costretta all’esilio. Si trasferirono a Samo.

Erodoto visse a profitto questa disavventura, da questa nacque il suo desiderio di viaggiare. Anche quando il tiranno viene cacciato, Erodoto continuò a viaggiare. Strinse amicizia con Sofocle e Pericle, andò anche in Italia e partecipò alla fondazione di Turi (in Calabria); continuò i viaggi anche in Sicilia, morì tra il 430 – 420 a.C. probabilmente a Turi. Erodoto fu uno spirito inquieto, fu definito Ulisse insonne, sempre alla ricerca di qualcosa che gli sfuggiva. Errò per mari e terre, persino nel deserto della Libia, nell’Egeo, in Grecia.

Durante questi viaggi accumulò una mole di attente osservazioni, una serie di informazioni che assunse nei luoghi con facoltà di discernimento e confronto, che lo portò a scrivere le Storie in cui racconta le lotte tra i Greci e i Persiani, nel periodo tra il 546 – 478 a.C., informazioni relative alla civiltà dei Greci e altre popolazioni che ebbero rapporti con i Greci, divise in nove libri intitolati alle nove Muse.

Sono importanti perché Erodoto si staccò dai precedenti narratori, i luogografi che erano stati poco preoccupati di consultare fonti o documenti, mescolavano ciò che era degli uomini e ciò che era degli dei, l’attendibilità era nulla. Per primo Erodoto distinse accuratamente ciò che aveva visto da ciò che gli era stato raccontato, criterio di grande obiettività: fu il padre della storia, a lui si congiunse Tucidide, il suo successore, il più grande storico greco.

Erodoto diede prova del suo amore per la conoscenza, per l’indagine; nulla trascura nel tentare di raggiungere la comprensione dei fatti, giunse a scrivere più volte due o tre versioni dello stesso fatto con una grande attenzione agli eventi, con oggettività, per capire le cause. Davanti a lui tutto era mistero, si chiese come sorse il mondo, la prima lingua, il primo popolo. Era alla ricerca di che cosa ci fosse oltre, ogni limite era da superare.

Un’altra figura è Tolomeo, sistematore delle conoscenze geografiche acquisite, che scrisse l’Introduzione geografica, la summa di tutte le conoscenze geografiche dell’antichità (II sec. a.C.). Nacque a Pelusio, ma visse ad Alessandria. Fu un astronomo, un fisico, un matematico, il fondatore della trigonometria, studiò il fenomeno della rifrazione della luce. Fu un sostenitore della teoria che la Terra fosse al centro dell’universo.

Nell’epoca romana la geografia aveva come obiettivo la conoscenza dell’ambiente, la conoscenza intesa al servizio dell’espansionismo e dell’imperialismo romano. Questo pare essere stato uno dei destini della geografia, proprio quando i condottieri avevano bisogno di informazioni per le conquiste: geografia \ cartografia con carattere strategico \ militare (es. serviva per le battaglie, per aprire strade).

Con la caduta dell’impero romano subentra un periodo di stasi: il medioevo geografico.

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Il medioevo geografico è compreso tra il III sec. e XV sec. d.C., periodo che segnò una lunga fase di stagnazione, di regresso rispetto al precedente. Medioevo: epoca contraddittoria, non solo aspetti oscuri e negativi; presenta alcuni fenomeni interessanti, contraddittori. Vi è difficoltà nel muoversi, le vie di comunicazione non vennero più curate, c’è mancanza di informazioni.

Altri aspetti: non mancarono importanti viaggi, per es. Marco Polo, o anche eventi che diedero impulso alla cartografia, es. i Normanni che si espansero al Nord e il loro presunto approdo in Groenlandia e in America; sciamano in tutta Europa, fino alla Sicilia, fino alle pianure russe. In Italia vi furono i centri marinari lungo la costa, potenti da piegare l’impero bizantino: le repubbliche marinare. La prima impresa coloniale europea furono le crociate, che aprì nuovi orizzonti culturali, economici.

Il XV – XVI sec. fu un’epoca in cui le grandi potenze europee si lanciarono alla conquista dei mari. Furono scoperte nuove terre, nacquero gli imperi coloniali e commerciali. La conoscenza dei territori si ampliò e si estese l’ecumene (parte di mondo conosciuta e popolata).

Personaggi di grande valore: Niccolò Copernico, che con la sua grande opera ripudiò la concezione geocentrica e ripudiò l’antropocentrismo degli antichi, per fare luogo alla concezione eliocentrica, che trovò sostenitori come Giordano Bruno, Galileo, Keplero e Newton, che diede una definitiva concezione di questa teoria. Incontrò grosse difficoltà all’epoca (Giordano Bruno sul rogo nel 1600; attaccava la concezione aristotelica del cosmo chiuso e limitato, per sostenere l’infinità dei mondi dell’universo secondo la concezione eliocentrica).

Galileo con le sue scoperte diede duri colpi alla tesi degli aristotelici sull’inalterabilità, incorruttibilità, perfezione dei cieli e dei corpi celesti. L’indicazione del sistema di Giove come possibile modello di quello solare: scrisse il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo a difesa della concezione copernicana. Fu un’epoca di grandi viaggi e scoperte, come causa ed effetto di progressi tecnologici (es. inventività degli olandesi, il cannocchiale).

Arte e industria al servizio dell’espansione commerciale e coloniale, impulso alla cartografia: si deve ricordare G. Kremer, il Mercatore, diede il nome al famoso metodo di proiezioni cartografiche.

Varenio, olandese, da molti considerato uno tra i primissimi pensatori geografici moderni scrisse Geographia generalis, una sintesi critica delle conoscenze geografiche del tempo. La geografia acquisì la sua specificità scientifica, con una metodologia di studio e di compiti. Importantissima la distinzione: generale, tutto il globo; speciale (o regionale), i singoli luoghi: primissima sistemazione della geografia.

Il ‘700 fu un periodo interessante per la geografia, si accese l’interesse dei più grandi pensatori dell’epoca sui costumi dei popoli stranieri: Montesquieu, Voltaire, Rousseau. Ci sono geografi veri e propri dalla seconda metà del ‘700, la geografia è una disciplina riconosciuta. La scuola tedesca diede il massimo apporto.

Von Humboldt è considerato insieme a Ritter il fondatore della geografia occidentale moderna. Le loro posizioni sono state schematizzate e contrapposte, ma non devono essere visti in antitesi; Von Humboldt è il padre della geografia naturalistica, Ritter di quella a indirizzo antropo-storico. Antitesi tra i due: diverse anime della geografia.

Von Humboldt fu un naturalista per formazione e un grande viaggiatore; visitò gran parte dell’Europa, dell’Asia russa e dell’America meridionale. Ricercò le cause e le conseguenze della distribuzione dei fatti fisici e umani, cercò rapporti tra fenomeni fisici e umani; scrisse Cosmos, pubblicata nel 1845. Fu considerato un tardo illuminista, definito geografo esploratore.

Altra caratteristica: fu un grande divulgatore. Si deve a lui la divulgazione della geografia. I suoi scritti erano in prosa piana, comprensibile ai più. Per questo i suoi contemporanei non lo apprezzavano, non coglievano la profondità dei contenuti. Affrontò la necessità e la difficoltà di rivestire la scienza di una forma letteraria, trattare in modo estetico le scienze naturali. Alcuni affermavano che il suo scrivere degenerava in una prosa poetica, poi gli fu riconosciuto come merito.

Ritter era di formazione storica, dalle decise tendenze speculative, non un viaggiatore come il collega; si concentrava sugli aspetti speculativi, metodologici. Scrisse la Geografia generale comparata, in cui cercò di determinare le relazioni tra l’uomo e la superficie terrestre, comparando i rapporti tra i fenomeni umani, sociali, storici, dell’ambiente geografico. È considerato un pre-romantico, traeva dalle idee romantiche molte delle sue concezioni, come per es. l’evoluzione dell’uomo governata da una mano sovrannaturale. Lo stesso Hegel riprese molti dei suoi spunti.

L’impostazione del pensiero di Ritter colpì molto il fratello di Humboldt, il quale aveva fondato l’università di Berlino, che chiamò Ritter a istituire la prima cattedra di geografia.

Sia Humboldt che Ritter non hanno dato origine a un importante scuola di pensiero, furono degli isolati, dei precursori; poi furono dimenticati perché dopo di loro arriva un grande geografo dirompente.

Positivismo: movimento sviluppatosi in Europa verso la metà dell’800, ha impegnato il pensiero scientifico dei primi maestri della geografia istituzionalizzata. Ha anche ripercussione dell’evoluzionismo, ad opera di Darwin. Concezione filosofica del mondo, positivismo (segnò la metodologia di ricerca), è empirismo induttivo (processo logico che muove dal particolare al generale, da fatti a principi), razionalista, decisamente antimetafisico.

L’atteggiamento naturalista e il riduzionismo scientifico delle scienze della natura diventano il modello di ogni scientificità. Il fondamento è il ragionamento induttivo che parte dall’osservazione, mediante classificazioni e comparazioni giunge a conclusioni generali, leggi. Obiettivo fondamentale: possibilità di prevedere. Deriva dal postulato dell’esistenza di un ordine costante e necessario dei fenomeni naturali.

Queste previsioni possibili non solo nel regno della natura ma anche in quello dell’uomo, applicando comunque le leggi della natura (riduzionismo scientifico). Il modello di scientificità sono le scienze di natura. Anche le scienze sociali devono riadattarsi con questo modello (è una forzatura). Per questo il positivismo è definito monismo positivista: è su base materialista, che ammette l’esistenza di una sola realtà: quella naturale. Il mondo fisico e il mondo psichico sono due volti della stessa realtà: quella naturale. La vita si cerca di ridurla a un complesso di fenomeni fisico-chimici, a fatti psicologici: funzioni cerebrali, tutto a livello scientifico.

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A partire dalla metà dell’800 le ripercussioni del pensiero positivista condizionarono tutte le discipline. Ci furono progressi della biologia rilevanti e fu il trionfo dell’evoluzionismo nell’ambito delle scienze e della filosofia. Il contributo dato dalla biologia a tutte le scienze fu una generalizzazione del concetto di organismo, un essere vivo le cui parti svolgono funzioni che interessano il tutto.

La diffusione dell’organicismo su base biologica enfatizzata dal trionfo dell’evoluzionismo portò all’abbandono di una concezione statica del mondo con una dinamica. La concezione evoluzionista trova il suo apice nel 1859 con Charles Darwin nell’opera L’origine della specie. La natura è qualcosa di non immutabile dalla creazione, è il prodotto di uno sviluppo; i concetti darwiniani di lotta per la vita, selezione naturale ereditarietà.

Il principio evolutivo trovò applicazione nelle scienze scientifiche e si estese a quelle sociali. Neppure i geografi rimangono estranei a questo movimento intellettuale, sono quasi costretti per far sì che la loro disciplina fosse considerata scientifica. I pensatori geografi dell’epoca hanno modellato il loro pensiero su fatti e concezioni positivistiche e evoluzionistiche. L’opera e il pensiero di Ratzel serve ad esemplificare l’impatto del positivismo ed evoluzionismo sulla geografia dell’epoca.

Ratzel visse tra il 1844 e il 1904, passaggio generazionale da Humboldt e Ritter. La sua opera del 1882 Antropogeografia: la geografia è una struttura molto solida, fortemente organizzata dal punto di vista logico ed epistemologico, che condiziona gli sviluppi successivi.

Nei decenni successivi molto forti furono le adesioni e le critiche al suo pensiero. Anche le critiche partivano da Ratzel. Ratzel venne influenzato dal clima positivista e dal pensiero evoluzionista, fece sue le idee tratte da Darwin, come la lotta per la sopravvivenza, l’influenza dell’ambiente per l’evoluzione della specie, la legge del più forte.

La teoria di Ratzel sostiene l’adattamento dell’uomo all’ambiente: ambientalismo. Diceva che l’uomo riceva dall’ambiente determinati condizionamenti che lo portano ad evolversi per potersi adattare all’ambiente stesso. L’uomo fa parte della natura e va studiato secondo le stesse leggi (positivismo). Anche la vita sociale si deve individuare dalle leggi naturali che la dirigono.

Le società diventano la sommatoria di singoli individui biologici che hanno tutti le stesse caratteristiche proprio perché vivono in quell’ambiente. Reagiscono tutti allo stesso modo in funzione dell’ambiente in cui si trovano. L’ambiente determina l’uomo (determinismo).

Le razze sono l’insieme di individui biologici che hanno assunto determinate caratteristiche somatiche a causa dell’ambiente. Di conseguenza i gruppi umani riconoscendosi per determinate caratteristiche comuni si uniscono in stati: non sono altro che la concretizzazione di una presa d’atto di un riconoscersi simili, prima nelle razze, poi nei popoli, poi negli stati. Lo stato non è come ritenevano i romantici, un’entità superiore, è il prodotto logico, naturale, di vari passaggi successivi.

Sono valide per lo stato le stesse leggi dell’individuo, vale la lotta per la sopravvivenza, per la conquista dello spazio e tutto ciò giunge a spiegare le conquiste, le guerre, la nascita e la decadenza di imperi, la storia dell’umanità spiegata in chiave naturalista e legata a un positivismo evoluzionismo.

Con il pensiero ratzeliano si ha una riunificazione della geografia dopo il dualismo tra la geografia storico-antropica e la geografia fisica. L’opposizione tra queste due correnti aveva animato un dibattito sulla geografia; con Ratzel la geografia si riunifica perché affermava che l’uomo non può essere considerato separatamente dalla natura. Uno degli effetti è la riunificazione delle due anime.

Un’altra conseguenza: prendono il via dei meccanismi ideologici che hanno utilizzato e strumentalizzato le idee ratzeliane asservendole a scopi ben precisi, come il razzismo e il nazismo.

Ratzel affermò le sue teorie in epoca in cui la geografia cominciava ad avere un audience notevole nella società, era un periodo in cui le potenze si stavano spartendo il mondo. Gli occidentali necessitavano di una coscienza e di interpretazioni che aiutassero a capire e inquadrare fatti che stavano avvenendo. La geografia di Ratzel calzava a pennello, che giustificava lo status quo: gli europei superiori con tutto il diritto di esserlo; gli europei che ritenevano di avere un compito di progresso, di portare la torcia, il fardello dell’uomo bianco.

La società europea spiegava il suo agire con le idee di Ratzel. La geografia fu sempre più nota e diffusa, più integrata, istituzionalizzata nelle mani europee; non si discute solo di geografia, nascono le grandi società geografiche, fondate da accademici, forze politiche e statali che promuovevano ricerche nell’interesse nelle nazioni.

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Si notò come gli assunti ratzeliani potessero essere validi nel trattare popoli e culture primitive, non è possibile considerare tale influenza dall’ambiente in società più complesse. Questo spiega l’omogeneità di un gruppo sociale determinata dall’ambiente non può essere valido per le società moderne. Le reazioni a Ratzel furono molto numerose. Tutte queste sono state convergenti verso un aspetto: la storicizzazione degli studi: la geografia storicista. Per i geografi opposti a Ratzel il rapporto tra l’uomo e l’ambiente non può prescindere da fattori di tempo e spazio, non è vero che l’uomo è determinato dall’ambiente ovunque e in ogni epoca.

È un apporto fortissimo che vuole giungere a contestualizzare, il rapporto uomo-ambiente viene storicizzato, posto nel luogo e nel tempo in cui si è verificato e studiato in quel contesto, la sua specifica situazione temporale e territoriale. Società diverse si comportano in modi differenti in

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher b.rocchelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Lucchesi Flavio.
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