Filologia italiana II: lezione 2 e 3
Il compito fondamentale della filologia
Il compito fondamentale e istituzionale della filologia è di accertare l’autenticità, la genuinità e la correttezza dei testi – letterari e non (anche di tipo documentario, come ad esempio delle lettere) – composti nei volgari italiani e giunti a noi da un passato più o meno lontano.
Quando si ha a che fare con testi provenienti dal passato sorge innanzitutto il problema di accertare sia l’autenticità del documento nel suo complesso, sia la genuinità e la correttezza di esso dal punto di vista formale e sostanziale. Per accertarne l’autenticità è dunque necessario indagare e studiare i modi attraverso i quali nel corso dei secoli questi testi scritti sono stati tramandati.
Per indagare queste modalità di trasmissione sarà indispensabile fornire una serie di nozioni e di concetti fondamentali in filologia quali quelli di tradizione, copia, originale, errore, archetipo, edizione critica, edizione diplomatica, edizione interpretativa, ecc.
Sulla filologia continuano a gravare dei pregiudizi: secondo alcuni, la filologia sarebbe una disciplina arida e senza anima, polverosa come le biblioteche e gli archivi che i filologi frequentano; secondo altri, la filologia sarebbe una disciplina fondamentalmente inutile e, soprattutto, profondamente noiosa.
Definizioni di filologia
1. Vittorio Sereni, poeta:
“Filologia, lavoro pulito. Come quello del radiologo in medicina. Capire questo a diciotto, vent’anni può salvare dall’estetismo inconsapevole e da varie altre forme di vaghezza.” → definizione che pone l’accento sulla concretezza della filologia, disciplina chiamata ad analizzare e interpretare con rigore dati reali e per questo un efficace antidoto nei confronti di un approccio ingenuo o impressionistico ai testi.
2. F. Nietzsche, filosofo:
“Occorre infatti ammettere francamente che la filologia consiste, per così dire, di prestiti da diverse scienze, ed è composta come una pozione magica dal miscuglio dei succhi, dei metalli e delle ossa più disparati.” → definizione che sottolinea la natura necessariamente e istituzionalmente composita della filologia che, per essere concretamente praticata, richiede la collaborazione e l’intervento di un ampio ventaglio di discipline.
3. Cesare Segre, filologo:
“Ogni testo è la voce di un mondo lontano che noi cerchiamo di ricostruire. Un gran numero di discipline è interessato da questa ricostruzione, poetica e metrica, etnografia e storia della cultura, sociologia e storia delle istituzioni, queste discipline sono sempre state utilizzate per interrogare ed illuminare i testi.” → definizione che sottolinea la natura necessariamente e istituzionalmente composita della filologia che, per essere concretamente praticata, richiede la collaborazione e l’intervento di un ampio ventaglio di discipline.
Critica testuale
La critica testuale del testo consiste nel tentativo di ricostruire e restituire, attraverso una serie di rigorosi procedimenti, il testo originale di opere scritte e composte in un passato più o meno lontano. In filologia italiana, il filologo ha a che fare con libri manoscritti o libri a stampa.
Prima dell’invenzione della stampa a caratteri mobili – che ha avuto luogo intorno alla metà del XV secolo – non vi era alcuna necessità di distinguere tra libro manoscritto e libro a stampa; solo dopo l’introduzione di questa rivoluzionaria tecnica di riproduzione dei testi, diventa necessario ed indispensabile distinguere i libri in manoscritti e a stampa.
Passaggio da libro manoscritto a libro a stampa = passaggio da libro a stampa a e-book. Per lo studio dei libri manoscritti e dei libri a stampa è necessario tenere conto di alcune discipline specialistiche che hanno come loro primario oggetto di studio il libro – manoscritto o a stampa – nelle sue specifiche caratteristiche materiali.
Discipline importanti nello studio dei libri
Queste discipline sono molto importanti ai fini del lavoro del filologo dal momento che sono in grado di fornire tutta una serie di indicazioni e di dati fondamentali per quanto riguarda la datazione, la localizzazione geografica, la storia e l’autenticità dei libri presi in esame. Queste importanti discipline sono fondamentalmente 3:
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La paleografia:
- Si occupa del libro manoscritto.
- Il suo oggetto di studio è la storia della scrittura, in particolare la scrittura a mano, nelle sue diverse fasi.
- Studia anche le tecniche adoperate per esercitare proprio l’atto della scrittura nei diversi periodi.
- La paleografia che interessa al filologo italiano è la paleografia latina, la quale si occupa della storia della scrittura latina – cioè la scrittura fondata sull’alfabeto latino (non ebraico, non cirillico, ecc.), indipendentemente dalla lingua di cui essa è espressione grafica – dalle origini fino all’affermazione della stampa a caratteri mobili.
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La codicologia:
- Si occupa del libro manoscritto.
- È la disciplina che studia il libro manoscritto nella sua materialità, come oggetto materiale. Essa, dunque, studia le tecniche di allestimento e di costruzione dei libri manoscritti.
- Studia la struttura, la rilegatura e si occupa dei materiali con cui il libro manoscritto può essere realizzato – principalmente pergamena o carta, raramente a composizione mista.
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La bibliografia testuale:
- Si occupa dello studio del libro a stampa prodotto nelle antiche tipografie.
- Come la codicologia studia il libro manoscritto nella sua materialità, così anche la bibliografia testuale studia il libro a stampa nella sua materialità.
- Essa studia le modalità di produzione e di realizzazione del libro a stampa nelle antiche tipografie.
Introduzione alle scritture antiche
Quando si parla di scritture antiche bisogna innanzitutto tener presente un dato storico-culturale molto importante: nel Medioevo, la stragrande maggioranza della popolazione era analfabeta. Occorre dunque essere consapevoli del fatto che solamente una ristrettissima minoranza era in grado di leggere e di scrivere.
Altro dato molto importante da considerare è che, al giorno d’oggi, ogni scrivente presenta una grafia molto personale. Nel Medioevo e fino alle soglie dell’età Moderna, invece, i margini dell’individualismo grafico erano estremamente ristretti: coloro che in un dato periodo e in un dato territorio erano capaci di scrivere – alfabetizzati – cercavano di scrivere con notevole somiglianza se non con assoluta omogeneità. Piuttosto, potevano nascere delle differenze grafiche tra i vari gruppi professionali, cioè in base al differente uso che veniva fatto della scrittura: ad esempio, un notaio scriveva in maniera differente rispetto ai mercanti.
In filologia italiana si ha a che fare con scritture che utilizzano l’alfabeto latino. Il filologo italiano si può trovare alle prese con manoscritti realizzati in scritture di tipo:
- Cancelleresco
- Mercantesco
- Umanistico
Caratteri comuni dei diversi tipi di scritture antiche:
- Spesso si trovano termini scritti uniti.
- Le maiuscole non vengono impiegate come al giorno d’oggi.
- Il frequente ricorso ai segni di abbreviazione detti titulus → lineette poste sopra lettere / per ragioni di economia di tempo e di spazio (e quindi di materiali).
Le abbreviazioni possono essere di 2 tipi:
- Per troncamento: sono più frequenti nei testi scritti in lingua latina in quanto il troncamento riguarda soprattutto le desinenze. Es. rosarum (delle rose) → rosar + un segno dopo la r per far capire che lì c’è qualcosa che è stato troncato, cioè la desinenza.
- Per contrazione: es. anima → aia con sopra un segno di abbreviazione (non definibile titulus perché, tradizionalmente, questo sta al posto della m e della n) / terra → tra con sopra un segno di abbreviazione.
- Spesso si incontrano lettere che nell’italiano di oggi non vengono più impiegate come la Y, K, X → es. Carlo = Karlo oppure reyna = regina.
La scrittura minuscola cancelleresca
È una scrittura che si era venuta formando nel corso della prima metà del Duecento – cioè del XIII secolo – e che, tra la fine di questo secolo e la prima metà del successivo, divenne la scrittura comune alla maggior parte dei pochissimi italiani in grado di scrivere.
Inizialmente, questa scrittura era impiegata nelle cancellerie – cioè negli uffici pubblici adibiti al rilascio di documenti ufficiali – ed è per questo che venne chiamata minuscola cancelleresca.
La fase di massima diffusione di questa scrittura fu il Trecento – cioè il XIV secolo. In questo periodo la minuscola cancelleresca diventò la scrittura usata per eccellenza per trascrivere i testi che non appartenevano alla cultura ecclesiastica né a quella universitaria/accademica (i testi appartenenti a queste due realtà erano invece trascritti in una scrittura di tipo gotico).
La minuscola cancelleresca viene usata per trascrivere testi in volgare (non in latino, quindi non di tipo accademico o ecclesiastico) come componimenti poetici, cronache di città, raccolte di proverbi o di prediche o di ricette, volgarizzamenti, ecc.
Venne impiegata anche da Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio, autori dei quali ci sono giunti numerosi autografi – al contrario di Dante Alighieri, del quale non ci è arrivato nemmeno un rigo autografo.
Esempio di minuscola cancelleresca → Carta del Chigiano L. VIII, 305:
- Si tratta di una carta di un famoso manoscritto che ha come segnatura Chigiano L. VIII, 305 – Biblioteca Apostolica Vaticana.
- Questo manoscritto è stato realizzato a Firenze intorno alla metà del Trecento ed è un codice molto importante dal punto di vista storico-letterario in quanto è un testimone fondamentale dell’esperienza poetica dello Stilnovo.
In queste scritture, la "i" non è corredata di puntino. La lettera iniziale è detta "capolettera" ed è spesso decorata perché aveva la funzione di segnalare l’incipit dei testi. I termini sono scritti attaccati, senza spaziatura.
Questa non è una "g" ma è una "ç" (c cedigliata) che corrisponde alla nostra "z".
Inizio della trascrizione diplomatica della Carta del Chigiano
1 Dante allaghieri
2 In quella parte dellibro delamia memoria dina(n)ç(i) alaquale pocho si
Il Chigiano L VIII 305
All’interno del Chigiano L VIII 305, manoscritto trecentesco che funge da testimone dal punto di vista storico e letterario dell’esperienza dello Stilnovo, è stata trascritta anche la Vita Nova di Dante Alighieri. Da questo manoscritto si può notare come, al tempo, i modi di scrivere erano piuttosto diversi da quelli che adoperiamo noi oggi.
Al suo interno ci sono infatti delle irregolarità nella separazione delle parole (es. dellibro = del libro; delamia = della mia; alaquale = alla quale, ecc.). La diversa modalità di separazione delle parole, oltre che in questo tipo di scrittura – la minuscola cancelleresca – sarà presente anche nella scrittura mercantesca e nella scrittura umanistica, detta anche littera antiqua.
M e N
Nella prima riga si nota l’uso del trattino orizzontale posto sopra la a di dinazi, il quale sta – in questo caso – per la n (→ dinanzi); questo è un esempio di segno abbreviativo, che in questo caso ha il nome di titulus. Il titulus, solitamente, sta al posto di una m o di una n, ma può anche essere irregolarmente impiegato al posto di altre lettere.
Z
Anche la lettera z è scritta con l’uso di un segno che si chiama c cedigliata, cioè una c con sotto una piccola z detta cediglia (in spagnolo, cediglia = piccola z) → la c cedigliata corrisponde alla nostra z.
H
Anche in pocho, penultima parola della prima riga, c’è l’uso – oggi non impiegato – dell’h tra la c e la o (pocho = poco). Nella scrittura cancelleresca, mercantesca e umanistica ci sono molte più h di quante siamo abituati ad utilizzare noi oggi e, soprattutto, l’h veniva usata nei nessi ca, co, cu (es. chui → cui; casa → chasa).
S e F
Alla fine della prima riga si nota poi la s dalla forma particolare in quanto si tratta di una s alta e lunga; questa viene spesso usata nelle scritture antiche ma, data questa particolare forma di s lunga, bisogna fare attenzione nell'interpretare correttamente il testo.
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