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Concetti Chiave

  • I Fasci siciliani, attivi dal 1891 al 1894, furono un movimento di massa di ispirazione socialista che coinvolse braccianti agricoli, minatori e artigiani, nati da un grave disagio sociale in Sicilia.
  • Il movimento mirava a ottenere riforme fiscali e agrarie, inclusa la redistribuzione delle terre, in risposta alle ingiustizie subite dalle classi meno abbienti e alla condizione arretrata della società siciliana.
  • Il massacro di Caltavuturo del 20 gennaio 1893, in cui tredici manifestanti furono uccisi, segnò un punto di svolta nel movimento, intensificando le tensioni e portando a manifestazioni di solidarietà.
  • Il congresso di Palermo del maggio 1893 rappresentò l'apice del movimento, con la partecipazione di 500 delegati e la creazione di un Comitato Centrale per coordinare le azioni dei Fasci.
  • La violenta repressione del movimento da parte del governo di Crispi nel 1894, con esecuzioni sommarie e arresti di massa, portò alla sua conclusione, segnando la fine del primo tentativo di emancipazione delle classi umili in Sicilia.

Qual è l'origine e lo sviluppo dei fasci siciliani?

I Fasci siciliani (detti anche Fasci dei lavoratori) furono un movimento di massa di ispirazione socialista, originato da una situazione di grave disagio sociale, sviluppatosi in Sicilia dal 1891 al 1894, fra braccianti agricoli, minatori e artigiani.

Repressione e contesto sociale

Esso fu duramente represso da Crispi nel 1894 che proclamò lo stato d’assedio nell’isola.

Sull'esempio dei fasci operai nati nell'Italia centro-settentrionale, il movimento fu un tentativo di riscatto delle classi meno abbienti e, inizialmente, era formato dal proletariato urbano, a cui si aggiunsero braccianti agricoli, minatori, lavoratori della marineria ed operai. Essi protestavano sia contro la proprietà terriera siciliana, sia contro lo Stato che appoggiava apertamente la classe benestante. La società siciliana era all'epoca parecchio arretrata: il feudalesimo, sebbene abolito agli inizi del XIX secolo, aveva condizionato la distribuzione delle terre e quindi delle ricchezze. L'unità d'Italia d'altro canto, non aveva portato i benefici sociali sperati ed il malcontento covava fra i ceti più umili.

Richieste e diffusione del movimento

Il movimento chiedeva fondamentalmente delle riforme, soprattutto fiscali ed una più radicale nell'ambito agrario, che permettesse una revisione dei patti agrari (abolizione delle gabelle) e la redistribuzione delle terre.

I Fasci furono ufficialmente fondati il 1º maggio del 1891, a Catania ad opera Giuseppe de Felice Giuffrida. A questo fece seguito il Fascio di Palermo (29 giugno 1892) guidato da Rosario Garibaldi Bosco e la costituzione del Partito dei Lavoratori Italiani (agosto 1892). Alla fine del 1892, il movimento si era diffuso in tutto il resto dell'isola con sedi in ogni capoluogo, tranne Caltanissetta.

Massacro di Caltavuturo e reazioni

Il 20 gennaio 1893, a Caltavuturo (PA), 500 contadini, di ritorno dall'occupazione simbolica di alcune terre del demanio, vennero dispersi da soldati e carabinieri armati di fucile, e tredici manifestanti caddero vittime. A seguito di tale massacro furono organizzate numerose manifestazioni di solidarietà sia da parte dei Fasci, che sul piano nazionale, ed aumentò l'esasperazione dello scontro sociale.

Congresso di Palermo e apice del movimento

Il 21 e 22 maggio 1893 si tenne il congresso di Palermo cui parteciparono 500 delegati di quasi 90 Fasci e circoli socialisti. Venne eletto il Comitato Centrale, composto da nove membri, uno per ogni provincia partecipante al movimento.

L'apice del movimento fu raggiunto nell'autunno del 1893, quando il movimento organizzò scioperi in tutta l'isola e tentò un'effimera insurrezione. La società siciliana fu sconvolta, ovunque si ebbero violenti scontri sociali, ed il movimento dettò le proprie condizioni alla proprietà terriera per il rinnovo dei contratti.

Repressione finale e conclusione del movimento

In questo contesto, il presidente del consiglio Francesco Crispi, nel tentativo di ristabilire l'ordine e ascoltando solo le istanze dei possidenti, adottò la linea dura con un intervento militare comprendente esecuzioni sommarie e arresti di massa. Il movimento fu sciolto nel 1894 e i capi vennero arrestati. Il 30 maggio il tribunale militare di Palermo condannò i dirigenti e solo nel 1895, con un atto di amnistia, venne concessa la clemenza a tutti i condannati.

Si concludeva così, in modo violento, il primo vero tentativo di emancipazione delle classi più umili, organizzato contro i proprietari fondiari.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata l'origine dei Fasci siciliani e quali gruppi sociali ne facevano parte?
  2. I Fasci siciliani, un movimento di massa di ispirazione socialista, emersero in Sicilia dal 1891 al 1894, coinvolgendo braccianti agricoli, minatori e artigiani, in risposta a un grave disagio sociale.

  3. Come reagì il governo alla crescita del movimento dei Fasci siciliani?
  4. Il governo di Crispi reagì con durezza, proclamando lo stato d’assedio nel 1894 e reprimendo il movimento con interventi militari e arresti di massa.

  5. Quali erano le principali richieste del movimento dei Fasci siciliani?
  6. Il movimento chiedeva riforme fiscali e agrarie, inclusa la revisione dei patti agrari e la redistribuzione delle terre, per migliorare le condizioni delle classi meno abbienti.

  7. Qual è stato l'evento tragico che ha segnato un punto di svolta nel movimento?
  8. Il massacro di Caltavuturo del 20 gennaio 1893, in cui tredici manifestanti furono uccisi, scatenò una serie di manifestazioni di solidarietà e aumentò la tensione sociale.

  9. Qual è stata la conclusione del movimento dei Fasci siciliani?
  10. Il movimento si concluse nel 1894 con la sua repressione violenta, arresti dei leader e condanne, segnando la fine del primo tentativo di emancipazione delle classi più umili in Sicilia.

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