Concetti Chiave
- Crispi si afferma come un leader conservatore, contestando il trasformismo di Depretis e ottenendo il consenso di economisti e intellettuali.
- Introduce riforme sociali per contrastare il socialismo, ma non riesce a risolvere la questione romana che indebolisce lo stato.
- Rafforza il potere esecutivo con il nuovo codice penale Zanardelli, che abolisce la pena di morte e tutela diritti civili e sindacali.
- In politica estera, Crispi espande l'influenza italiana in Eritrea e Somalia, rispondendo con il Trattato di Uccialli all'uccisione di soldati italiani.
- La sua popolarità diminuisce a causa dell'opposizione socialista e delle difficoltà economiche, che portano alle sue dimissioni nel 1891.
Crispi e la politica interna
Nel 1887 muore Depretis, e gli succede Crispi.
Ex-mazziniano e sostenitore di ideali democratici, adesso egli è monarchico, conservatore e ammiratore della politica di Bismarck.
Crispi si rivela subito un uomo forte, contestatore della politica trasformista di Depretis. Egli gode del consenso del mondo economico, della Camera e degli intellettuali.
Riforme sociali e politiche
Ostile al socialismo, ne vuole reprimere le cause di diffusione così da eliminarlo, ragion per cui vara tutta una serie di riforme sociali.
Per ottenere maggior consenso sociale, Crispi vorrebbe anche venire a capo della “questione romana”, che ancora risulta essere irrisolta e che indebolisce lo stato. Non riuscirà purtroppo in quest’intento.
Oltre a questo, rafforza il potere esecutivo e introduce il nuovo codice penale Zanardelli, che toglie la pena di morte, tutela imputati e cittadini, liberalizza scioperi e manifestazioni.
Stabilisce inoltre che i sindaci siano eletti dal popolo, ma controllati dai prefetti, ed introduce leggi per l'assistenza.
Politica estera e colonialismo
In politica estera, Crispi prosegue la politica di espansione e rafforza i rapporti con la Triplice Alleanza.
Nel 1887 alcuni soldati italiani vengono però uccisi da indigeni in Eritrea. Scossa da questo fatto, l’opinione pubblica sarebbe dell’idea di ritirare le truppe italiane dal Mar Rosso, ma Crispi risponde invece con il Trattato di Uccialli (1889), stipulato con il Negus Menelik, attraverso il quale l’Eritrea viene proclamata colonia italiana e si pongono gli avamposti per la conquista in Somalia.
Crisi economica e dimissioni
Crispi vorrebbe poter risolvere anche le gravi difficoltà economiche del paese.
Tuttavia nuove tasse inasprirebbero gli animi ed una politica di riduzione degli sprechi sarebbe mal accettata. Si potrebbero ridurre le spese militari, ma Crispi è contrario su questo punto.
Quando poi, nel 1891, il sistema bancario italiano entra in crisi, Crispi dà le dimissioni.
Opposizione socialista
Già da tempo egli aveva visto diminuire la sua popolarità, anche a causa del mancato consenso al suo governo da parte dei socialisti.
Nel 1890 l’estrema si era infatti riunita nel Patto di Roma contro Crispi, ed aveva per leader Felice Cavallotti.
I socialisti chiedevano:
1) una diminuzione dei poteri del Presidente del Consiglio;
2) una riforma fiscale;
3) l’uscita dell’Italia dalla Triplice;
4) una riduzione delle ore di lavoro;
5) maggior intervento dello stato per creare posti di lavoro.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali riforme sociali introdotte da Crispi durante il suo governo?
- Come reagisce Crispi all'opinione pubblica riguardo alla questione eritrea?
- Quali fattori contribuiscono alla crisi di popolarità di Crispi?
Crispi introduce riforme sociali significative, come il nuovo codice penale Zanardelli che elimina la pena di morte, tutela gli imputati e i cittadini, e liberalizza scioperi e manifestazioni. Inoltre, stabilisce che i sindaci siano eletti dal popolo, ma sotto il controllo dei prefetti, e introduce leggi per l'assistenza.
Dopo l'uccisione di soldati italiani in Eritrea, l'opinione pubblica spinge per il ritiro delle truppe, ma Crispi risponde con il Trattato di Uccialli nel 1889, proclamando l'Eritrea colonia italiana e avviando la conquista in Somalia.
La popolarità di Crispi diminuisce a causa della mancanza di consenso da parte dei socialisti, che si uniscono nel Patto di Roma contro di lui, chiedendo riforme significative come la diminuzione dei poteri del Presidente del Consiglio e una riforma fiscale. Inoltre, la crisi economica e il fallimento nel risolvere le difficoltà del paese portano alle sue dimissioni nel 1891.