Concetti Chiave
- La matematica romana era principalmente pratica, utilizzando strumenti come l'abbaco per facilitare i calcoli complessi.
- Tolomeo, influenzato dalla fisica aristotelica, sviluppò un modello matematico per descrivere il moto dei corpi celesti, che rimase rilevante anche per Galileo.
- Nicomaco di Gerasa introdusse un' "Introduzione matematica" che conferì autonomia all'aritmetica e divenne un testo fondamentale per l'insegnamento medievale.
- Diofanto, nel III secolo d.C., creò una forma di algebra che segnò il passaggio dall'algebra in parole a quella abbreviata, pur non rendendo il processo mentale meccanico.
- Boezio, attraverso opere come il "De musica" e la traduzione degli "Elementi" di Euclide, fu cruciale per la trasmissione del sapere scientifico all'epoca successiva.
Qual è la matematica dei romani e dei greci?
Prevalentemente pratica fu la matematica dei romani (che per i calcoli, resi difficili dalla loro notazione, si servivano volentieri dell'abbaco, o pallottoliere, in cui scorrevano i calculi, o pietruzze). E strumentale rimase, per lo più, anche la matematica dei greci vissuti in quel periodo: come nel caso di Claudio Tolomeo (nato in Egitto: 127-151 d.C.), che sviluppò la trigonometria in funzione delle sue ricerche astronomiche.
Tolomeo e la sua influenza
Convinto, per ragioni di fisica (aristotelica), dell'immobilità della Terra, Tolomeo riuscì, dal punto di vista di questa ipotesi, a dare una descrizione matematicamente esatta del moto apparente di tutti i corpi celesti, fondandola sulla teoria degli "eccentri" e degli "epicicli" di Ipparco, ma riuscendo a giustificare in modo più perfetto anche il moto dei pianeti. L'esattezza con cui la teoria permetteva di prevedere i fenomeni ne spiega la fortuna: ancora Galileo, nel periodo di Padova, insegnerà astronomia secondo il sistema tolemaico. Tolomeo raccolse tutte le conoscenze astronomiche dell'antichità in una grande Sintassi (o "raccolta") che, lodata come "massima" - in greco meghiste - sarà poi diffusa dagli arabi sotto il nome di Almagesto. Egli lasciò, inoltre, un trattato di astrologia in quattro libri (detto perciò Tetrabiblion); uno di geografia, che torna alla geografia matematica della tradizione alessandrina, e indica la latitudine e longitudine di circa ottomila località; noché cinque volumi di ottica, pervenutici attraverso una traduzione araba, e contenenti studi sulla rifrazione.
Contributi di Nicomaco e Diofanto
Nella matematica pura troviamo, al principio del II secolo, un' "Introduzione matematica" di Nicomaco di Gerasa (Arabia), che, rielaborata più tardi da Boezio, formerà il testo base dell'insegnamento medievale. L'aritmetica vi acquista, per la prima volta, una sua autonomia. Nel sec. III d.C. si sviluppa anche una forma di algebra vicina alla moderna, ad opera di Diofanto, autore di una Aritmetica in 13 libri (ne possediamo sei), in cui probabilmente utilizzò anche ricerche di altri, forse in parte indiane. La notazione greca dei numerosi per mezzo di lettere, più snella di quella romana, non favoriva però il sorgere dell'idea di destinare le lettere all'indicazione di numeri generici, come nella nostra algebra. Prima dei greci, però, gli egiziani avevano usato un segno particolare per l'incognita - che Diofanto indica come una "s" - e un segno per indicare l'addizione e la sottrazione. Diofanto sviluppa questa tendenza servendosi di abbreviazioni che tendono a divenire simboli, e a far passare così la matematica, dalla fase dell' "algebra in parole", in cui le equazioni sono spiegate in parole del linguaggio comune, e dell'algebra geometrica, che risolve le equazioni con procedimenti geometrici, alla fase dell'algebra sincopata o "abbreviata": che, tuttavia, non rende ancora meccanico il procedimento mentale, come avverrà con l'algebra araba.
L'eredità di Boezio
Alla fine dell'età romana fu fondamentale per la trasmissione di un certo patrimonio culturale, anche scientifico, all'età successiva l'opera di Boezio, autore, sia pure non originale, di un "De musica", di un trattato di aritmetica, e di una traduzione degli "Elementi" di Euclide. Più scarse che nell'antichità rimarranno però le conoscenze scientifiche dell'Occidente per tutto il Medioevo soprattutto nel periodo che precede il ritorno della scienza greca attraverso traduzioni arabe.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra la matematica dei romani e quella dei greci?
- Qual è il contributo di Tolomeo alla matematica e all'astronomia?
- Chi è Nicomaco di Gerasa e quale importanza ha avuto nella storia della matematica?
- Quali innovazioni ha portato Diofanto nella matematica?
- Qual è l'importanza dell'opera di Boezio per la trasmissione del sapere scientifico?
La matematica dei romani era prevalentemente pratica e si avvaleva dell'abbaco per i calcoli, mentre quella dei greci, come nel caso di Tolomeo, era più strumentale e legata a ricerche astronomiche.
Tolomeo descrisse matematicamente il moto apparente dei corpi celesti, basandosi su eccentri ed epicicli, e raccolse le conoscenze astronomiche dell'antichità nella sua opera "Almagesto", influenzando anche Galileo.
Nicomaco di Gerasa, con la sua "Introduzione matematica", ha dato autonomia all'aritmetica e il suo lavoro è stato rielaborato da Boezio, diventando un testo fondamentale per l'insegnamento medievale.
Diofanto ha sviluppato una forma di algebra vicina a quella moderna e ha introdotto abbreviazioni che hanno avviato la transizione dall'algebra in parole a quella sincopata, pur non rendendo ancora meccanico il procedimento mentale.
Boezio ha svolto un ruolo cruciale nella trasmissione del patrimonio culturale e scientifico all'età successiva, con opere come il "De musica" e la traduzione degli "Elementi" di Euclide, nonostante le conoscenze scientifiche rimanessero scarse nel Medioevo.