Estetica filosofica
Esami e modalità
Esame in presenza scritto (30 domande chiuse e una aperta). Eseguire esercitazioni.
Esame a distanza scritto con domande chiuse + esame orale.
Che cos'è l'estetica filosofica?
Due concetti principali sono i concetti di pluralità e relazione. L'estetica nasce con un processo di riflessione per far sì che sia considerata disciplina autonoma. Anche i temi e i concetti dell’estetica venivano trattati molto prima (come Aristotele, con il bello e l'arte) di quando è stata dichiarata una disciplina autonoma, che si afferma solo nel 1700. In questo momento, ad opera del filosofo Baumgarten, ha dato il via al “battesimo” dell'estetica (con due opere).
Il nome estetica è un neologismo ricavato dal greco con una parola che significa “ciò che è percepibile attraverso i sensi”. Baumgarten fu fondamentale per far sì che l’estetica sia considerata una disciplina autonoma, un autonomo campo di ricerca, lui è un esponente del razionalismo tedesco settecentesco. Il razionalismo che considerava come la vera conoscenza sia solo la conoscenza intellettuale. Baumgarten si inserisce in questa corrente con un’innovazione, operando una distinzione tra una facoltà conoscitiva superiore (su cui si basa la logica) e una facoltà conoscitiva inferiore (su cui si basa l’estetica) quindi opera questa distinzione e riconoscendo appunto che esiste una conoscenza che ha che fare con l’esperienza sensibile che ha una sua specificità.
Dice: l’estetica si serve della facoltà conoscitiva inferiore e ha per oggetto la conoscenza sensitiva, che riguarda la rappresentazione della realtà “chiara e confusa”, cioè in grado di percepire le caratteristiche globali di un oggetto ma non riesce a percepire i dettagli. La logica, invece, è legata a una conoscenza superiore, ha per oggetto la conoscenza intellettuale, riesce a distinguerla e percepire le caratteristiche anche analitiche con una rappresentazione “chiara e distinta”. Questa distinzione fa sì di conoscere questo ambito di estetica che prima non era conosciuta. Si arriva così alla definizione: l’estetica è la scienza della conoscenza sensitiva.
Oggetti di studio
- Teoria delle arti, arte del pensare in modo bello (la retorica, nel trovare anche un pensiero bello e argomenti interessanti).
- Arte dell’analogo della ragione (sorte di razionalità).
Deve racchiudere tutto ciò che si affianca alla razionalità o tutto ciò che viene prima della razionalità e tutto ciò che ha a che fare con la sensibilità (intuito, immaginazioni, gusto ecc.). Racchiude tutto ci che non poteva essere oggetto di una conoscenza intellettuale. L'unione dei due ambiti della sensibilità e del retorico artistico è la nozione di bellezza come perfezione della conoscenza sensibile.
Si afferma appunto l’idea che esiste una conoscenza diversa da quella intellettuale, una conoscenza sensibile e si parla di conoscenza perché c'è una rielaborazione e riorganizzazione delle percezioni ricevuta dai sensi. È una conoscenza che inizia alle percezioni dei nostri sensi ma è la parte della rielaborazione che fa sì che sia considerata una disciplina.
Contributo di Immanuel Kant
Pararazionale: logica del sensibile, qualcosa di analogo al razionale. Valore esemplare del bello e dell’arte. Un ruolo di esempio che chiarisce che tipo di conoscenza è l’estetica. In quanto è una consistenza che passa attraverso il senso della vista e le sensazioni che la vista ci procura. Ma non appena ci chiediamo che significato abbia, se sia bello o brutto, inseriamo tali sensazioni in una trama più complessa, dove si connettono a ciò che ricordiamo e immaginiamo. Quindi si ha una rielaborazione delle nostre sensazioni.
Diventa una disciplina vera e propria grazie all’interessamento di Immanuel Kant, autore che consacra l’estetica come disciplina filosofica. Ci sono tre critiche di Kant: la prima del 1971 riguarda il dominio del conoscere, il dominio della conoscenza scientifica, le leggi universali della natura; la seconda riguarda l’agire morale, la terza abbiamo la critica del giudizio che nasce anche da una esigenza con questo termine medio tra conoscere e agire. L'ultima nasce anche da una necessità sistematica di completare il disegno del proprio criticismo trovando questo termine medio che dovrebbe essere autonomo.
"Critica del Giudizio"
Tratta il giudizio estetico, trattandolo attraverso una distinzione tra il bello (legato più ha una rappresentazione di un oggetto, nel senso stretto, il bello della natura e artistico) e il sublime (tema importante nella riflessione estetica che si connette di più alle emozioni, uno stato d'animo del soggetto davanti a uno spettacolo della natura, una nostra reazione). Sia nel caso del bello che del sublime si ha a che fare con l’indipendenza della sfera estetica rispetto a quella conoscitiva e dell’agire pratica.
Kant si concentra sul giudizio di gusto in quanto si basa sul rapporto di una rappresentazione con il sentimento di piacere e dispiacere del soggetto, non è un giudizio logico e ha un intento soggettivo. Indica il rapporto della rappresentazione (di un bello spettacolo della natura) e quello che noi avvertiamo, con il sentimento di piacere o di spiacere, ciò che recepiamo soggettivamente. A noi interessa la forma della rappresentazione e dobbiamo avere un atteggiamento disinteressato. Kant insiste sull’autonomia del giudizio di gusto in quanto legato al bello: il bello è oggetto di un piacere senza alcun interesse, ne materiale (mi piace mangiare qualcosa) e ne morale (davanti un campo di grano penso quante persone posso sfamare con esso), ed è “senza concetto” in quanto non ha uno scopo conoscitivo, non deve avere un obiettivo, ciò che piace senza un fine specifico. Il giudizio di gusto e questo piacere di fronte al bello nasce dal libero gioco delle facoltà conoscitive e giocano in quanto non sono impegnate a un obiettivo specifico. Il giudizio di gusto non deve avere un obiettivo.
Quello che ricollega a noi il rapporto delle nostre esigenze soggettive cioè il nostro sentimento di piacere e quello che noi chiamiamo “bello” è appunto il giudizio estetico. La bellezza, per Kant, è l'incontro tra certe cose e la nostra mente.
Kant muove una critica nei confronti di Baumgarten: perché per Kant la bellezza non è la perfezione della conoscenza sensibile e non è una perfezione logica pensata confusamente perché sostiene che la bellezza ci porti su un altro piano. Con non solo una differenza di grado ma anche di specie tra logica e estetica. Mentre Baumgarten riteneva che la differenza fosse che la logica conosce di più. Invece è una conoscenza differente, un altro modo di conoscere.
L’autonomia del bello di Kant porta lontano l’estetica dalla logica mentre per Baumgarten tra logica e estetica c'era anche un avvicinamento in quanto veniva considerata “logica del sensibile”. Il giudizio di gusto ha anche un “senso comune” estetico, perché è come se anche noi pretendessimo che anche gli altri riconoscessero che una cosa è bella. Tendenzialmente all'interno di una società si considerano belle certe cose perché il bello, la dimensione estetica, ha a che fare con una dimensione intersoggettiva (non universale delle leggi scientifiche) a cui si arriva ad accertare che tutti trovano belle certe cose, va oltre ad un piano puramente soggettivo.
Il contributo di Hegel
Hegel, il massimo esponente dell’idealismo, dedica molto spazio ai temi dell'arte e del bello e tiene le sue lezioni di Estetica nel 1817-27 (siamo in un differente contesto storico). Queste lezioni non saranno mai pubblicate da Hegel ma verranno pubblicate dagli studenti dopo la morte di Hegel (1835-38). Quindi quello che noi oggi chiamiamo “l’Estetica di Hegel” sono questi appunti presi dagli studenti e inseguito pubblicati. L’Estetica di Hegel è un’opera bella corposa (1.000 pagine). Proprio nelle prime pagine Hegel dice che non gli piace molto questo termine perché il termine “Estetica” lo dobbiamo applicare a una filosofia dell'arte. Ma secondo Hegel la filosofia dell'arte è il primo momento dello spirito assoluto (spirito = idea) mentre l’Estetica indica una dottrina della sensibilità, quindi sostiene che non sia un termine appropriato, sostiene che il termine corretto fosse “filosofia della bella arte” ma ormai il termine dell’Estetica si era affermato.
Hegel così contesta la definizione e il termine di Estetica stressa da Baumgarten, in quanto Hegel dice che l’arte non è conoscenza sensitiva ma è conoscenza spirituale, l’idea, realizzata in forma sensibile (non è la conoscenza in sé ad essere sensibile). Per Hegel l’oggetto dell’Estetica è solo il bello artistico (a differenza da Kant che considera il bello in generale, sia naturale che artistico). Anche in questo pensiero c'è ancora il rinvio alla dimensione sensibile perché l'arte ci dà la conoscenza dell’idea espressa in senso e forma sensibile.
Per Hegel l’arte non è conoscenza sensitiva è conoscenza spirituale, l'idea, realizzata in forma sensibile. L'estetica è la filosofia della bella arte e l'arte è la conoscenza dell’idea in forma sensibile. Hegel afferma l’oggettività del bello artistico (come nelle sculture greche che sono belle e ricche c'è una perfetta adeguazione tra contenuto e forma). Con Kant e Hegel c'è stata un’operazione di restringimento dell’Estetica filosofica.
Estetica oggi
Oggi l’Estetica rimane una disciplina filosofica ed è tornata ad essere una filosofia molto ampia con l'inserimento di molti temi. Inoltre, l’Estetica, nel corso del Novecento, si è caratterizzata come una disciplina di frontiera cioè una disciplina in grado di stabilire relazioni tra diversi saperi e linguaggi. Partendo anche dalla relazione e rapporto con le scienze umane (psicologia, pedagogia ecc.) e questo ha portato ad ampliare il proprio territorio d’indagine. Ha permesso di ampliare il concetto di bello e di arte.
L’Estetica ha anche un rapporto con l’ambito di educazione. Ad esempio, si educa all'arte con l'arte utilizzando linguaggi artistici proprio come strumenti, come mezzi, ci uniamo anche al tema dell'educazione alla creatività. I linguaggi artistici sono importanti perché indicano una concezione pluralistica della conoscenza facendo riferimento ai “cento linguaggi” di Malaguzzi (a Reggio Emilia riferendosi all’educazione dei bambini). Inoltre, i linguaggi artistici mostrano la radice sensibile di ogni processo di apprendimento cioè c'è una rivalutazione delle sensazioni, delle emozioni.
I linguaggi artistici ci permettono di costruire relazioni anche tra ambito logico, affettivo e emozionale. Ci mostrano che l'esperienza della bellezza non è in contrasto con l'esperienza del conoscere, cioè che l'esperienza della bellezza può sostenere i processi di apprendimento e inoltre i linguaggi artistici ci mostrano il piacere del conoscere con la possibilità che il piacere sia condiviso, il piacere di conoscere insieme e questo si vede molto in ambito educativo. L'esperienza estetica possa stimolare sia la creatività che l'apprendimento, non solo nell’infanzia ma in tutte le età della vita.
Ma ci sono altri percorsi che connettono estetica ed educazione. Pensiamo in particolare alla rilevanza che assume per l'estetica la questione della sensibilità, del gusto e della corporeità. Questo aspetto è particolarmente evidente nella riflessione francese del Settecento. Concetto ripreso John Dewey che valorizza il nesso tra esperienza estetica e sensibilità, vedendo nell'esperienza estetica un'esperienza riuscita, caratterizzata da un senso di soddisfazione, sentimento di piacere.
Esperienze del giudizio di gusto
Quali sono le esperienze dove usiamo il giudizio di gusto? Può essere utilizzato in varie esperienze, come la moda, può essere invariato nel tempo ma può anche variare, è un concetto che cambia, che può modificarsi e che si utilizza in esperienze molte varie. Bisogna anche far riferimento all’esperienza del bello, essere soddisfatti della bellezza, collegamento con l’esperienza artistica. Da sottolineare la soggettività del giudizio di gusto che interviene nel caso in cui diamo un giudizio soggettivo, personale ma è allo stesso tempo culturalmente e socialmente indirizzato, condizionato.
Il giudizio di gusto emerge dal momento in cui noi ci affermiamo su qualcosa, dal momento in cui noi gli dedichiamo attenzione. Contrapposizione alla logica. L’idea che sia qualcosa di essenziale per l’individuo in quanto ciò che ci piace e ciò che non ci piace ci caratterizzi, rappresenta ciò che siamo.
È possibile dare una definizione di bellezza? È quel qualcosa che ha un impatto sulla persona e che suscita delle emozioni particolari, l’idea che si può dare una definizione di bellezza in base all’impatto che ha sul soggetto, in base a quello che suscita. Per apprezzare la bellezza la devi conoscere. Si può dare una definizione che per cambia a secondo del tempo, concetto che sottolinea la pluralità della bellezza. Concetto legato all’armonia e alla proporzione tra le due parti, un concetto filosofico per dare una definizione oggettiva della bellezza, concetto spesso presente nell’estetica antica.
Effetti educativi della conoscenza e pratica dell’arte
Quali effetti educativi possono avere la conoscenza e la pratica dell’arte? Finalità ad ampliare la fantasia, di aiutare ad una migliore conoscenza della realtà, più concreta, stimolo alla creatività. L’idea che attraverso linguaggi artistici si può rappresentare uno stesso oggetto in maniera diversa che da uno stimolo all’apprendimento dandogli un aspetto sensibile. Un’apertura alla mente e imparare a conoscere noi stessi. Con l’arte troviamo molti modi di rappresentare un oggetto e così rappresentare e descrivere la realtà. Sollecitazione alla sfera sensoriale.
Il piacere del conoscere, attraverso l’arte noi ci accorgiamo quanto conoscenza e piacere siano tra di loro connessi. L’idea che è importante fare la pratica artistica perché noi lo facciamo non per uno scopo strumentale e imposto dagli altri ma lo eseguiamo per sperimentare la soddisfazione di riuscire a realizzare qualcosa che ci dia piacere. La creatività è qualcosa che deve essere sviluppato e accompagnato, non è innata, deve essere guidata e stimolata. Attraverso ciò che viene realizzato di artistico si riesca a volte conoscere dei problemi, dei nodi che deve essere affrontato.
Lezioni sul libro "Estetica Elementare"
- 1 Capitolo —> Si può educare all’estetica?
Arte e tecnica
L’educazione estetica è stato un tema della filosofia per molti secoli fino nel corso del Novecento in cui il significato di Estetica, che quello di arte e di bellezza subisce delle trasformazioni dando vita a diversi fenomeni come: Estetizzazione che consiste nel fenomeno in cui oggi tutto diventa oggetto di rappresentazione e di immagine, tutto viene valutato da un punto di vista estetico valutandone la bellezza. Questo è complementare al fatto che esista appunto nella dimensione contemporanea un modo diversi di intendere l’arte, che non ha più un valore esemplare nell’esperienza estetica ma oggi la eseguiamo molto più tramite i media e mass media. Quindi l’arte perde un po' della sua centralità venendo a meno del suo valore esemplare in relazione a questo.
Si ha una crisi del concetto di bello in quanto si è persa l'idea che la bellezza possa avere una definizione e perché ora è più legata alla reazione che ha sul soggetto. Significato e concetto di Arte messo in confronto con quello di Tecnica. Arte e tecnica per noi sono concetti ben diversi per al livello di etimologia, ovvero ricostruire il rapporto tra le parole in sé e non i concetti, notiamo che: Tecnica deriva dalla parola greco “Techne”, questa parola dal greco al latino è stata tradotta in “Ars” che poi porta a “Arte”. Per questo non sono state considerate tanto differenti, dato che in passato le due parole sono state associate sta a significare che ci sono stati aspetti comuni tra le due parole; questo due parole nel passato avevano due significati differenti confronto quello che hanno per noi oggi:
- Tecnica stava a significare l'attività professionale basta sul sapere specializzato.
- Arte stava a significare saper far qualcosa al livello operativo con maestria e abilità, sulla base di un sapere che prevedeva dei metodi e procedure ben precise. Aveva un significato ben diverso da quello che noi intendiamo per Arte o artistico.
Tutto ciò ha conseguenze su come si evolve il concetto di arte nel corso del tempo. L’Arte antica (nella Grecia classica) aveva come concetto guida la mimesis (imitazione) nella quale la techne aveva un ruolo significativo. Quindi questa Arte come mimesis e techne ha come sua modalità di produzione non quella di seguire la fantasia, l’ispirazione o la libertà soggettiva dell’artista ma si riferisce alla capacità di generale nella bellezza (distinguendola dal generale la bellezza). Questo perché la bellezza, secondo la mentalità greca, si trovanell'ordine delle cose (Kosmos) quindi era già presente nella natura. Per questo quello che viene chiamata Arte sta a significare di imitare, la capacità di imitare la proporzione e l'ordine presenta in natura (attraverso dei canoni che fanno riconoscere quell’opera come bella).
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