Estetica
Il termine “Estetica” deriva da “Aistheis” —> Sensazione/Percezione: tutto ciò che rientra nella sfera del sensibile.
Baumgarten —> il primo a proporre il termine “Estetica”; nel 1750, nell’opera “Aesthetica” = 3 orientamenti principali:
- Scienza del sensibile: la sua dimensione è considerabile un momento conoscitivo.
- Teoria del bello (Kant).
- Filosofia dell’arte (Hegel) —> esclude tutto ciò che non è arte.
L’estetica nasce nel ‘700, nonostante i primi dibattiti riguardanti gli stessi argomenti risalgano all’epoca classica: vengono forniti i principi grammaticali della disciplina, ma con diverse prospettive.
Termini chiave
- Kalón (bello).
- Téchne (arte) = la tecnica può essere:
- Poietica (produttiva).
- Mimetica (rappresentativa).
Bello pre-platonico
- Armonia (ciò che è ben congiunto) —> la sua concezione è legata a un’idea matematica = la bellezza di una cosa dipende dalla sua struttura, dall’esatta proporzione delle parti.
- Galeno (II secolo d.C.) —> “La bellezza nasce dall’esatta proporzione delle parti”.
- Tatarkiewicz (VI-V a.C.) —> l’idea che nella bellezza si manifesta un ordine dell’universo. Un Kósmos; un tutto. La natura è inoltre costitutivamente bella. (Teoria mantenuta sino al 1500-1600).
- Policleto (V a.C.) —> Canone del principio proporzionale. Ne è un esempio la statua del Doriforo, la cui testa è 1/8 del corpo. Perché la figura umana è presa come esempio di tale rapporto?
- Pensare che il sistema numerico alla base della proporzione della figura umana rifletta l’intimo ordine di fondo: uomo come microcosmo (cultura greco-classica).
- Idea ripresa nel 1400/1500 con l’uomo vitruviano. Il bello è come la luce e lo splendore: nel bello viene la luce; ordine divino del mondo.
- Kalokagathia = È un concetto dell’antica Grecia, indica l’uomo ideale “Bello e buono”.
- L’anima viene intesa come equilibrio, dominio delle passioni.
- La giustizia è anche bella, perché assicura un ordine armonico della società.
- L’individuo non vale come individuo, ma nel suo ruolo sociale —> l’individuo che riesce ad esprimere al meglio le proprie virtù è bello (Aretè).
Socrate —> teoria funzionistica del bello: Bello come appropriatezza/conformità ad un fine. Di Socrate ne scrive Senofonte; afferma che andasse in giro per la città a porre domande ai cittadini, notando come molte cose vengano definite come “belle e buone”. Bello funzionale —> bello se risponde alla sua funzione.
Bello —> raccoglie la gamma di significati di carattere gnoseologico, cosmologico, funzionale ed etico-sociale. Apre al sapere che sta al di là dell’apparente disordine dei fenomeni.
Porta ad un’idealizzazione della natura dell’arte —> bello ideale = il bello serve quando la natura non riesce ad esibire il suo ordine perfetto. Il bello è il processo di depurazione della realtà che l’arte esibisce.
Zeusì —> Invitato dai Crotonesi per dipingere Elena di Sparta e dedicare il quadro ad Era. Richiede le 5 ragazze più belle della città come modelle, di ognuna ne dipinge la parte del corpo più bella. Se la natura fallisce nella corretta rappresentazione del bello è lei stessa a suggerire all’uomo come arrivarci, come trascendere il reale in una sintesi superiore; teoria dell’Electio.
Bello per i sofisti
Bello per i sofisti (V a.C.) —> Soggettività del bello, vi si contrappone Platone. I sentimenti dipendono da:
- Conformazione psico-fisica dell’uomo.
- Dall’educazione ricevuta e dall’ambiente in cui siamo cresciuti.
Il bello è una convenzione culturale.
Arte come tecnica —> per i greci quest’ultima è legata all’utilizzo delle mani e alla trasformazione del materiale. Ha un carattere poliedrico ed è fondata su:
- Conoscenza delle regole.
- Procedimenti per fare determinati manufatti.
È fondata anche sulla capacità, migliorabile con l’esercizio, di mettere in atto.
Attività tecniche —> architettura-scrittura-pittura. Sono artigiani impiegati in un lavoro manuale che richiede perizie tecniche acquisite attraverso l’esercizio.
Téchne = indica il fare produttivo umano. Usata per:
- Produrre cose che non esistono in natura.
- Produrre per bisogni che la natura non riesce a soddisfare —> mondo fatto ad arte, artificiale.
- Produrre secondo regole —> necessaria per la produzione d’oggetti che ci servono.
Téchne = applicazione del sapere specialistico. È un sapere non insegnabile (non creativo), consapevole (non casuale) e propriamente umano —> l’uomo è essenzialmente un animale tecnico.
Aristotele =
- Etica Nicomachea: la Téchne è una disposizione accompagnata da un ragionamento che dirige il produrre. La versione moderna della Téchne è la progettazione.
- Platone in “Protagora” = propone il mito di Prometeo, figlio del titano Giapeto. Rimedia alla dimenticanza di suo fratello Epimeteo, dando il fuoco agli umani, rendendoli come gli dèi. Trasforma la natura da qualcosa di ostile a qualcosa di utile, creando un mondo artificiale:
- Produce cose che non esistono in natura.
- Opera secondo determinate regole, per un fine.
“2001 Odissea nello spazio” (1968) Kubrick = l’uomo diventa tale dal momento che ha un’idea e progetta qualcosa. Nel film la scimmia prende un osso, lo usa nella lotta per il predominio della pozza d’acqua; è il principio dell’uomo. Competizione tra Natura ed uomo, quest’ultimo deve uccidere l’animale in sé. Il mondo inizia come una lotta per la sopravvivenza e si trasforma in una perfetta armonia.
Condivisione dell’idea di Téchne tra sofisti e concezione greca —> produzione diretta da ragionamento, consapevole.
Per i sofisti la Téchne è la configurazione del mondo che non imita la natura, però non ci dà le regole attraverso le quali la trasformiamo.
Crexí Téchne: riconfigurazione del mondo che imita la natura, ci fornisce sia la simmetria che le regole.
Democrito: noi siamo discepoli delle bestie nelle arti più importanti, con l’imitazione.
Mondo tecnico: è analogo alla natura. Imitazione percettiva —> si realizzano cose presenti in natura allo stato potenziale.
Téchne = Mímesis.
Un oggetto che porta a compimento la sua virtù manifesta il suo perfetto accordo con l’ordine naturale in cui s’inserisce l’azione —> altrimenti l’efficacia e la bellezza vengono meno.
Aristotele in “Fisica” = Come la Téchne imita alcune cose e compie altre? Risposta = “imitazione”: fare tecnico volto a rappresentare la natura (pittura, scrittura).
Mímesis = usato per il settore specifico della Téchne volto a produrre oggetti volti a rappresentare la realtà. Non si presuppone la produzione d’oggetti (strumenti), ma anche oggetti che sono la rappresentazione, immagini della realtà.
Platone e il bello ideale
Platone = bello ideale è condanna dell’arte.
Individua 2 realtà:
- Una più vera (iperuranio) che non esiste davvero, è ideale. Si ha un dominio del vero, dell’eidos, e le cose sono nella loro vera realtà.
- Una meno vera, la realtà sensibile. Dominio del falso, Eidolon.
Per una corretta conoscenza dobbiamo trascendere le apparenze ed accedere alla vera realtà delle cose.
Metafisica —> processo di trascendimento mentale.
Mímesis —> 2 forme:
- Positiva = mira all’essenza e punta alla vera bellezza.
- Negativa = si ferma alla falsa bellezza.
Platone tratta il tema del bello, che mira all’aistheis, ovvero ad un approdo alla dimensione metafisica del bello.
Il bello è anche una proprietà oggettiva; si parla infatti di “un innato senso del bello” —> tutti noi percepiamo il bello e vi tendiamo, comprendendo al contempo che ciò che ci piace non per forza debba essere considerato come bello.
Approfondisce questo tema in 3 dialoghi: Fedro, Ippia Maggiore, Simposio.
Fedro = l’anima è immortale e prima d’incarnarsi viveva nell’iperuranio, seguendo i carri degli dei ha potuto contemplare il mondo delle idee. Il bello viene definito come luce/splendore. Dove c’è bellezza non può esserci male o inganno, perché la bellezza è il modo di apparire del vero. L’anima è smemorata perché non capace di ridestarsi dall’oblio una volta incorporata, a meno di un contatto con bello. Quest’ultimo è l’unico tra tutte le idee ad essere sensibile alla vista. La bellezza sensibile inoltre, ridesta nell’anima il desiderio di tornare nel mondo ideale; l’Eros ne è una conseguenza. L’eros è l’amore per un bel corpo e viene affrontato in maniera più profonda nel Simposio.
Simposio = desideriamo ciò che non abbiamo, dall’amore per un corpo passiamo a quello per tanti corpi. Non è mai sazio e non si ferma alla bellezza corporea; non si può costringere in nessuna dimensione del reale sensibilmente data.
Scala di Eros —> la ricerca del bello è rappresentata come un movimento ascendente, l’eros è spinto a considerare la bellezza dell’anima e la procreazione spirituale. Mira a: creare anime belle-creare belle istituzioni-creare belle scienze-contemplare il bello in sé.
Proporzione = permette l’armonia tra parte e totale di un qualcosa. È la legge che presiede allo sviluppo armonico di un corpo. È la condizione di ogni intelligibilità del mondo, la cui armonia e bellezza sono intese come un ordine geometrico-matematico.
Critica al pittore = la sua arte è paragonata ad uno specchio. È un volgare imitatore perché imita solo i fenomeni. È un mistificatore, le sue opere sono come ombre o fantasmi; sono un riflesso ancora più debole rispetto a ciò che è in senso proprio.
Ideale -> fenomenico -> rappresentato.
Il falegname fa l’imitazione corretta = ci dà accesso all’idea del vero (se produce un letto, il letto stesso è l’idea, prodotto esattamente come pensato).
Emanuele D’Ascanio = “Il padre non vuole lasciare la madre” (2013). È un quadro che, utilizzando il chiaro-scuro, ci dà l’illusione di essere una fotografia; fa perdere il senso tra realtà ed apparenza. Ci impedisce di distinguere ciò che imita dalla sua immagine fittizia, mettendo in atto mistificazione ed inganno. Occulta quindi il proprio carattere mimetico.
Plinio il vecchio —> ci racconta della gara tra Parassio e Zeusì. Il primo dipinge una tela “coperta” da un velo. Chiede poi al secondo di togliere il velo dalla suddetta opera, ma quest’ultimo non si accorge che il velo sia in realtà stato disegnato, è quindi facente parte della tela, ed inganna tutti coloro che guardano il quadro. I sofisti esaltano ciò dell’arte, il suo carattere ingannevole, per loro è importante solo il potere seduttivo, Platone condanna questo carattere.
Aristotele e la Mímesis
Aristotele = Eidòs: perdita dell’ambiguità, data dall’equilibrio tra verità e finzione. Perde la connotazione platonica dell’idea trascendente per l’essere. Per lui le idee o le cose sono:
- Immanenti alla realtà (la trascendono).
- Costituiscono il Telòs (fine) di ciò di cui sono forma.
Una materia per esistere deve avere una forma; ogni individuo è inoltre un singolo, cioè un’unità indiscindibile di materia e forma.
Bello come Taxìs (ordine) = è bello ciò che realizza perfettamente la sua forma. La Taxìs permette di:
- Possedere tutte le componenti di tale forma.
- Possederli in giusta proporzione (symmetria).
Bello = ordine o giusta proporzione tra le parti e il tutto.
Bello come méchetos (determinata grandezza) = bello come grandezza adeguata.
Etica Nicomachea = l’arte è sempre Téchne. In quanto tale, viene definita come “disposizione produttiva mediante ragionamento” (disposizione = mèxis).
Poiesis = produrre —> per Aristotele agisce ordinatamente in vista di un fine. Lo sono arte e natura, perché orientate a realizzare una forma potenzialmente racchiusa nella natura —> i prodotti artificiali necessitano di una causa per venire in essere.
Cosa permette alla Poiesis di divenire Téchne?
- Etica Nicomachea = fare inconsapevole.
- Migliorare o perfezionare la natura.
- La capacità di rappresentare la natura.
Fisica = nell’imitare la Téchne mantiene il suo carattere perfettivo.
Aristotele si sottrae all’illuminismo di Platone, ha una posizione intermedia. Il carattere perfettivo suscita un piacere non disgiunto dall’estetica.
Verosimile = rappresentazione di un qualcosa non vera ma possibile, sviluppa i potenziali.
Giusto equilibrio tra verità e finzione = finzione verosimile.
Catarsi: scopo della poesia; purificare le passioni, in senso conoscitivo, attraverso il potere dell’imitazione.
L’origine della poesia risiede:
- Nell’imparare imitando, proprio dell’uomo sin dalla fanciullezza.
- Nel piacere tratto da tutti nelle imitazioni.
Pittura di un cadavere = si trae piacere dal fatto che la rappresentazione faccia tutt’uno con il riconoscimento di ciò che è oggetto. La Mímesis artistica attua un distaccamento dal reale, che permette di porci in una tensione critica nei suoi confronti; il reale ci disgusta ma una giusta rappresentazione provoca piacere. Mettiamo a distanza la realtà e la riconosciamo.
Concezione del bello
- In antichità (Medioevo-Rinascimento) =
- Indica grandi valori estetici ed etici.
- Il legame diretto è con la natura, non con l’arte.
- Modernità (dal ‘700) = Soggettività del bello.
- Inizia ad esprimere un valore estetico, non commisto col morale ed il funzionale.
- Arte sentita come ruolo privilegiato del bello.
Con la rivoluzione scientifica tra ‘500 e ‘600, il sole viene posto al centro di un universo infinito —> progressiva svalutazione della sensibilità come fonte di conoscenza. Il potere conoscitivo è soggettivo, accessibile solo al nostro intelletto.
Il mondo è anche movimento:
- Regolato da leggi astratte da ogni elemento qualitativo, per concentrarsi solo sugli elementi quantitativi.
- Si muove secondo rigidi rapporti causa-effetto, creato da un dio orologiaio meccanico.
Conseguenze:
- L’arte perde il suo modello (la natura non ha più nulla di divino).
- La bellezza (legata al piacere) ha solo una relazione col nostro mondo soggettivo.
Arte e bello sempre più legate al dominio del soggettivo.
Estetica moderna = Giusto —> ‘700 —> facoltà del soggetto di catturare il qualitativo delle cose.
L’estetica del sapere indica l’esperienza qualitativa (del bello) che facciamo nella nostra vita (Hume-Kant).
Arte luogo dell’oggettivo, eredità classica.
Il gusto però è un ostacolo all’esperienza del bello = È ciò che dice Winckelmann (1717-1768) —> archeologo e storico che diviene bibliotecario del cardinale Albani, per cui cura le collezioni di arte antica.
Tesi = dobbiamo emanciparci dal nostro gusto personale per accedere ad un ideale di bellezza che solo l’arte può darci. L’arte greca è l’ideale e restituisce un ideale di natura.
Domanda: come sono riusciti i greci a realizzare questa perfezione/ideale?
Risposta: emancipando le loro immagini dal gusto personale. Permette di scoprire gli elementi presenti solo nella realtà; troviamo così la bellezza vera.
L’arte deve essere un’imitazione degli antichi —> le statue offrono l’ideale regolativo che può permettere l’emancipazione dell’arte, ritorna la teoria dell’Electio (selezione purificatrice) della storia di Zeusì = il bello ideale è una costruzione.
Istanza platonica = tendere ad un bello ideale da non cogliere con gli occhi del corpo ma della mente (intelletto).
Apollo di Belvedere: viene espresso l’ideale estetico ed etico —> la perfezione e la compiutezza di un’opera si fa veicolo di una bellezza spirituale che nulla concede all’edonismo sensuale o al patetico.
Hume e la regola del gusto
Hume = “Regola del gusto” (1957): Orientamento empiristico; impronta il saggio sulla regola del gusto, connota un problema, il trovare una regola per un’esperienza che sappiamo essere inevitabilmente soggettiva.
La soggettività del gusto è attestata dall’esperienza:
- Già un uomo vissuto solo nel suo ambiente può avere gusti differenti da chi ha le sue conoscenze ed educazione.
- Questa varietà di gusti è destinata a manifestarsi in modo più profondo quando più si amplia la cultura, conoscenza o esperienza.
Nella scienza accade il contrario = essere in disaccordo per i diversi significati che diamo ai termini.
Ambito morale = paradosso del gusto.
- In ogni lingua “prudenza, eroismo” sono positivi —> accordo in generale.
- Se vediamo il particolare o i comportamenti esemplificativi, nasce un disaccordo (disaccordo nel particolare).
SENTIMENTO >>
- Reale.
- Vero, si riferisce solo a sé.
GIUDIZIO >> affermazione sulla base del ragio