Introduzione:
Mai siamo stati così numerosi sulla terra, mai abbiamo avuto una disparità così elevata tra i pochissimi
che possiedono tantissimo e tantissimi che possiedono pochissimo.
Gli effetti delle attività umane sul nostro pianeta sono oggi ritenuti equivalenti a quelli prodotti dalle grandi
forze della natura che hanno causato significativi mutamenti nel nostro sistema terra, tanto da far proporre
l'indicazione di un nuovo periodo geologico, definito antropocene.
Il nostro impatto sulla natura e imponente, e le dimensioni del nostro impatto si sono andate
intensificando negli ultimi sessanta anni in un periodo che gli studiosi definiscono la grande
accelerazione.
L'intervento umano ha reso i processi circolari, caratteristici del funzionamento dei sistemi naturali, dei
processi lineari, al fine dei quali si produce lo scarto e rifiuto.
La sfida che l'umanità ha ora di fronte è una sfida epocale; la pressione umana sui sistemi naturali è
ormai insostenibile e la nostra stessa civiltà è a rischio.
Disponiamo ormai della certezza scientifica che il sistema economico sin qui perseguito sia in chiaro
conflitto con la realtà dei nostri sistemi naturali.
Abbiamo ormai tante prove scientifiche che dimostrano come la pressione che esercitiamo sul nostro
pianeta potrebbe aver raggiunto la soglia di saturazione, cosi come abbiamo sempre più chiaro il fatto
che non possiamo oltrepassare i confini planetari (planetari boundaries) indicati dalla comunità
scientifica.
Nella seconda metà del primo decennio del 2000, molti studiosi hanno cercato di indicare le dimensioni
di uno spazio operativo sicuro per l'umanità indicando i planetarY boundaries entro i quali muoversi.
I limiti di cui parliamo riguardano nove grandi problemi planetari dovuti alla forte pressione umana, tra
di loro strettamente connessi ed interdipendenti.
1. cambiamento climatico
2. perdita della biodiversità
3. acidificazione degli oceani
4. riduzione della fascia di ozono
5. modificazione del ciclo biogeochimico dell'azoto e del fosforo
6. utilizzo globale di acqua
7. cambiamenti nell'utilizzo del suolo
8. diffusione di aerosol atmosferici
9. inquinamento dovuto a prodotti chimici
Per quattro di essi ci troviamo già oltre il confine indicato dagli studiosi (1,2,5,7).
I nove confini planetari individuati dagli studiosi possono essere concepiti come parte integrante di un
cerchio e in questo modo si definisce quell'area come uno spazio operativo sicura per l'umanità.
In questo ambito si inseriscono le analisi dovute a Kate Raworth che ha delineato un approccio
estremamente affascinante ed innovativo, l'economia della ciambella.
Il benessere umano infatti dipende anche in misura eguale dalla necessità dei singoli individui di
soddisfare alcune esigenze fondamentali per condurre una vita dignitosa e con le giuste opportunità.
Kate Raworth ci indicata che come esiste un confine esterno all'uso delle risorse (tetto) ne esiste anche
uno interno al prelievo di risorse ovvero un livello sociale di base (pavimento) sotto il quale la
deprivazione umana diventa inaccettabile e insostenibile.
La Raworth individua 11 priorità sociali:
10. disponibilità di cibo
11. disponibilità di acqua
12. disponibilità di assistenza sanitaria
13. disponibilità di reddito
14. istruzione
15. disponibilità di energia
16. disponibilità di lavoro
17. diritto di espressione
18. parità di genere
19. equità sociale
20. resilienza agli shock
Incrociando queste priorità sociali con i confini planetari si viene a formare una fascia circolare a forma di
ciambella che può essere definita sicura per l'ambiente e socialmente giusta per l'umanità.
.
Il potere delle immagini:
Non dimentichiamo una cosa, le storie che hanno avuto maggiore impatto nella storia sono quelle che
sono state raccontate per immagini.
Se vogliamo riscrivere l'economia dobbiamo ridisegnare anche le sue immagini.
L'economia è di fatto sempre stata insegnata con diagrammi ed equazioni.
Se vogliamo scrivere una nuova storia economica dobbiamo disegnare nuove immagini capaci di relegare
quelle vecchie alle pagine dei libri di testo del secolo scorso.
7 mosse per pensare come un economista del 21° secolo:
1. Cambiare l'obiettivo: l'economia è rimasta fissa per oltre 70 anni sul pil.
La sfida ora consiste nel creare economie che contribuiscano a portare tutta l'umanità nello spazio sicuro
ed equo della ciambella.
Invece di perseguire la crescita infinita del pil è ora di scoprire com'è prosperare in equilibrio.
2. Vedere l'immagine complessiva: dobbiamo ridisegnare l'economia daccapo, integrandola nella società
e nella natura.
3. Coltivare la natura umana: al centro dell'economia del 21° secolo c'è il ritratto dell'uomo economico
razionale, ma la natura umana è molto più ricca di così.
4. Acquisire comprensione dei sistemi: un punto di partenza molto più intelligente per comprendere la
dinamicità dell'economia è il pensiero sistemico, bisogna porre questa dinamicità al centro
dell'economia; questo apre le porte a molte nuove intuizioni.
5. Progettare per distribuire: nel 21° secolo, una semplice curva (curva di Kuznets) diffonde un potente
messaggio sulla disuguaglianza.
Gli economisti del 21° secolo riconosceranno che ci sono molti modi di progettare le economie per fare sì
che siano molto più distributive.
6. Creare per rigenerare: questo secolo ha bisogno di un pensiero economico che scateni la
progettazione rigenerativa per creare un'economia circolare e non lineare.
7. Essere agnostici riguardo alla crescita: l'economia mainstream vede la crescita infinita dell'economia
come un obbligo.
Oggi quello di cui abbiamo bisogno sono economie che ci facciano prosperare, che crescano o meno.
Questo ribaltamento del punto di vista ci spinge a essere agnostici riguarda la crescita.
1. CAMBIARE OBIETTIVO
Dal Pil alla Ciambella:
È decisamente ora di cambiare prospettiva e permettere all'economia di riconnettersi con gli obiettivi per
cui è stata creata.
È ora di sbarazzarsi del obiettivo della crescita per far spazio a quello che deve essere il chiaro obiettivo
per l'economia del 21° secolo, ovvero entrare nella ciambella, il posto in cui l'umanità può stare comoda.
Con il tempo la crescita del pil sia trasformata in una necessità e nell'obiettivo di fatto delle politiche.
L'obiettivo della sviluppo dovrebbe essere il miglioramento della ricchezza della vita umana, invece della
ricchezza dell'economia in cui gli esseri umani vivono.
Invece di dare priorità a unità di misura come il pil, lo scopo dovrebbe essere quello di aumentare le
possibilità delle persone in modo che possano scegliere di essere e fare cose secondo i loro valori.
Rrealizzare questa possibilità dipende dal fatto che le persone possano soddisfare i bisogni elementari
della vita.
Nessuno di noi vuole stare