Storia delle relazioni internazionali
06/10/2026
La sovranità costituisce uno dei concetti dominanti nelle relazioni internazionali.
Per definizione, sono sovrani quegli Stati che non riconoscono un'autorità o un'entità superiore ad essi. Lo Stato
sovrano, quindi, non ammette un potere superiore al proprio.
La sovranità, inoltre, non è soltanto una caratteristica interna dello Stato: essa viene riconosciuta anche dagli altri
Stati. Il riconoscimento reciproco è quindi un elemento fondamentale della società internazionale.
2. I principali requisiti dello Stato sovrano
Tradizionalmente, affinché uno Stato possa essere considerato sovrano, vengono individuati alcuni requisiti
fondamentali:
1. Territorio
Lo Stato deve possedere un territorio sul quale esercitare la propria autorità.
2. Popolazione
Deve esistere una popolazione che appartenga allo Stato e che sia riconosciuta come parte di esso.
3. Moneta
La disponibilità di una propria valuta rappresenta storicamente un importante elemento della sovranità. Si
tratta di una tradizione molto antica.
Oggi, tuttavia, questo requisito è più problematico: ad esempio, gli Stati europei che hanno adottato l'euro
hanno rinunciato alla propria sovranità monetaria, almeno in parte, trasferendola a livello sovranazionale.
4. Capacità militare/difensiva
Tradizionalmente, uno Stato sovrano deve avere una capacità autonoma di difendere il proprio territorio e la
propria indipendenza.
Questi sono requisiti che hanno avuto particolare importanza dal punto di vista storico.
Un esempio particolarmente interessante di Stato sovrano è la Città del Vaticano, costituita nel 1929 in seguito agli
accordi tra lo Stato italiano e la Santa Sede.
Il Vaticano dimostra come i requisiti della sovranità possano assumere forme particolari:
possiede un territorio, sebbene estremamente ridotto;
possiede una popolazione, anche se molto limitata;
occasionalmente emette una propria moneta;
dispone di una propria capacità di protezione e sicurezza, rappresentata in particolare dalla Guardia Svizzera
Pontificia.
La Città del Vaticano costituisce quindi un esempio significativo di Stato sovrano di dimensioni estremamente ridotte.
Fino alla Prima guerra mondiale, le relazioni internazionali erano costituite prevalentemente da rapporti tra Stati
sovrani.
Successivamente, soprattutto dopo la Prima guerra mondiale, si assiste a una progressiva moltiplicazione dei soggetti
che partecipano alla politica internazionale.
Cominciano infatti ad assumere un ruolo sempre maggiore soggetti che non possiedono le caratteristiche della
sovranità, ma che sono comunque in grado di influenzare la politica internazionale.
Le organizzazioni internazionali
Dopo la Prima guerra mondiale si sviluppano le organizzazioni internazionali e si afferma progressivamente
la diplomazia multilaterale permanente.
Prima di questo periodo prevalevano soprattutto i rapporti bilaterali, cioè le relazioni tra due Stati.
Con la nascita della Società delle Nazioni si afferma invece il principio secondo cui gli Stati possono creare
organizzazioni permanenti attraverso le quali affrontare insieme questioni di interesse internazionale.
Successivamente nasceranno numerose altre organizzazioni internazionali, tra cui:
UNESCO;
UNICEF;
altre organizzazioni collegate al sistema internazionale.
Queste organizzazioni non sono Stati sovrani, ma diventano comunque protagoniste delle relazioni internazionali.
Idea chiave: per comprendere la politica internazionale contemporanea non è più sufficiente studiare esclusivamente
gli Stati sovrani.
Un altro importante gruppo di soggetti internazionali è rappresentato dai grandi gruppi economici e finanziari.
Nel XIX secolo questi soggetti erano ancora in una fase relativamente embrionale. Nel corso del XX secolo, soprattutto
a partire dalla Prima guerra mondiale, diventano progressivamente più importanti.
Le grandi imprese e i grandi gruppi:
non possiedono la sovranità;
non sono Stati;
possono tuttavia esercitare una notevole influenza sulla politica degli Stati;
possono condizionare le decisioni di politica interna ed estera.
Un esempio citato è quello della FIAT, che si afferma come grande realtà industriale nel periodo successivo alla
Prima guerra mondiale.
Il caso di Cuba
Un esempio del peso degli interessi economici nella politica internazionale è rappresentato dalla Rivoluzione cubana.
Quando Fidel Castro prende il potere a Cuba nel 1959, il nuovo governo procede alla nazionalizzazione e
all'espropriazione di importanti proprietà e interessi economici statunitensi, comprese quelle delle grandi compagnie
americane operanti nel settore agricolo e della frutta.
Questi interessi economici esercitano una forte pressione affinché gli Stati Uniti reagiscano nei confronti del nuovo
governo cubano.
Questo dimostra come grandi compagnie economiche possano avere un ruolo significativo nelle relazioni
internazionali, pur non essendo soggetti sovrani
Anche le confessioni religiose possono rappresentare attori delle relazioni internazionali.
La situazione della Chiesa cattolica romana è particolare perché essa dispone di una propria dimensione statuale
attraverso la Città del Vaticano e può quindi agire direttamente sulla scena internazionale.
Le altre grandi confessioni religiose possono avere un'importante influenza internazionale, ma non necessariamente
dispongono di una struttura politica unitaria paragonabile a quella della Chiesa cattolica.
L'Islam
L'Islam costituisce un importante fattore della politica internazionale, ma presenta una particolare difficoltà: non esiste
un unico soggetto politico che possa parlare ufficialmente a nome di tutto il mondo islamico.
Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla fine del Califfato, avvenuta nel contesto della trasformazione della
Turchia guidata da Mustafa Kemal Atatürk.
Dopo la fine del Califfato emerge quindi il problema di individuare chi possa rappresentare politicamente l'Islam nel
sistema internazionale.
Nonostante ciò, l'Islam rimane un fattore fondamentale da considerare nello studio della politica internazionale.
Anche altre religioni possono avere figure di riferimento con una dimensione politica o internazionale.
Anche la criminalità organizzata può assumere una dimensione internazionale e influenzare la politica.
Un esempio è rappresentato dal Cartello di Medellín, guidato da Pablo Escobar in Colombia.
Questo tipo di organizzazione non possiede sovranità, ma può:
controllare territori;
disporre di enormi risorse economiche;
esercitare violenza;
condizionare le istituzioni;
avere rapporti e conseguenze che oltrepassano i confini nazionali.
Di conseguenza, anche la criminalità organizzata può diventare un attore delle relazioni internazionali.
La crescente complessità delle relazioni internazionali porta a superare una concezione esclusivamente statocentrica.
Oggi, per comprendere la politica internazionale, bisogna considerare diversi protagonisti:
Stati sovrani;
organizzazioni internazionali;
grandi gruppi economici e finanziari;
confessioni religiose;
organizzazioni criminali;
altri soggetti capaci di esercitare influenza internazionale.
La sovranità rimane comunque un concetto centrale, perché permette di comprendere la posizione privilegiata dello
Stato all'interno del sistema internazionale.
La storia delle relazioni internazionali è una disciplina storica e, come tale, può studiare soltanto un periodo della
vicenda umana che possa essere effettivamente ricostruito attraverso fonti attendibili.
Senza fonti non possiamo parlare propriamente di ricostruzione storica, ma piuttosto di narrazione.
Le fonti storiche
Le fonti possono essere di diverso tipo:
documenti;
libri;
testimonianze dirette;
altri materiali utili alla ricostruzione degli eventi.
Per la storia delle relazioni internazionali sono particolarmente importanti i documenti prodotti dai protagonisti della
politica internazionale, innanzitutto dagli Stati.
Con la crescita delle organizzazioni internazionali diventano importanti anche gli archivi delle organizzazioni
internazionali.
Per molto tempo gli Stati non conservarono sistematicamente la propria documentazione.
Esistevano naturalmente documenti molto antichi: un esempio famoso è la Stele di Rosetta, rinvenuta durante la
spedizione napoleonica in Egitto.
Tuttavia, la conservazione sistematica e organizzata dei documenti statali si sviluppa soprattutto a partire dal Seicento.
Dopo la Guerra dei Trent'anni (1618-1648) e la progressiva affermazione degli Stati moderni, gli Stati iniziano ad
acquisire l'abitudine di conservare sistematicamente le proprie carte di lavoro.
Per la storia delle relazioni internazionali sono particolarmente importanti i documenti relativi alla politica estera.
Da questo momento diventa quindi progressivamente possibile ricostruire la storia delle relazioni internazionali
attraverso gli archivi.
Un altro cambiamento importante riguarda la lingua utilizzata nei documenti diplomatici.
Prima dell'affermazione degli Stati moderni, il latino aveva un ruolo centrale come lingua della diplomazia e della
documentazione ufficiale.
A partire dal Seicento, e in particolare nel contesto successivo alla Guerra dei Trent'anni, i documenti iniziano sempre
più frequentemente a essere prodotti nelle lingue nazionali.
Questo rende gli archivi ancora più direttamente collegati alla formazione degli Stati nazionali.
Gli Stati stabiliscono delle regole per determinare quando i propri documenti possono essere consultati dagli studiosi.
Il limite temporale varia da Stato a Stato.
Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno generalmente un limite di circa 25 anni per determinate categorie di
documentazione, mentre in molti Paesi democratici europei il limite generale è di circa 30 anni.
Questi limiti non sono però assoluti.
Un documento può rimanere non consultabile più a lungo se la sua pubblicazione può:
creare problemi di sicurezza nazionale;
mettere a rischio persone;
compromettere rapporti internazionali;
rivelare informazioni particolarmente sensibili.
In Italia, per determinate categorie di documenti particolarmente delicati, possono essere previsti limiti più lunghi, fino
a 50 anni.
Nei Paesi in cui la democrazia e la trasparenza istituzionale sono meno consolidate, l'accesso agli archivi può essere
molto più difficile. L'esempio citato è quello della Cina.
Importante: il fatto che un documento sia segreto non significa necessariamente che rimarrà segreto per sempre.
Esistono regole che disciplinano la sua eventuale futura consultazione.
È importante distinguere due concetti:
Classificazione di segretezza
Quando un documento viene prodotto, può essere classificato in base al livello di riservatezza, ad esempio:
confidenziale;
segreto;
segretissimo.
Questa classificazione riguarda chi può avere accesso al documento nel momento in cui viene prodotto.
Consultabilità dell'archivio
È invece un problema diverso stabilire quando il documento potrà essere consultato dagli studiosi.
Quindi:
segretezza ≠ limite temporale alla consultazione
Sono due questioni distinte.
Nello studio della storia delle relazioni internazionali bisogna distinguere tra fonti primarie e fonti secondarie.
Fonti primarie
Sono i documenti prodotti direttamente dai protagonisti degli eventi che stiamo studiando.
Esempi:
documenti governativi;
comunicazioni diplomatiche;
trattati;
rapporti;
documenti delle organizzazioni internazionali.
Sono particolarmente importanti perché provengono direttamente dagli attori della politica internazionale.
Fonti secondarie
Sono invece i lavori di studiosi che hanno già analizzato e interpretato gli eventi.
Ad esempio:
libri di storia;
articoli scientifici;
studi accademici;
saggi.
Le fonti secondarie sono fondamentali, ma devono essere valutate criticamente.
Lo storico cerca di ricostruire la trama degli eventi, mettendo in relazione tra loro fatti, decisioni e conseguenze.
Questa ricostruzione permette anche di individuare eventuali regolarità nei comportamenti degli Stati.
Tuttavia, bisogna evitare di trasformare una semplice coincidenza in una regola.
Ad esempio, osservare che una determinata serie di guerre degli Stati Uniti sia iniziata durante presidenze appartenenti
a un certo partito non significa automaticamente che esista una relazione causale tra il partito politico e l'inizio delle
guerre.
La storia deve quindi essere utilizzata con attenzione per individuare eventuali schemi e regolarità, senza trasformare
automaticamente le correlazioni in spiegazioni causali.
La storia può essere definita scientifica, ma con alcune importanti precisazioni.
La scientificità della storia non coincide con quella delle scienze esatte.
Nelle scienze naturali, il metodo scientifico si fonda anche sull'esperimento empirico, che in determinate condizioni
può essere ripetuto e verificato.
Questo non è possibile nello stesso modo per la storia: un evento storico è unico e non può essere ripetuto
sperimentalmente.
Inoltre, lo storico è inevitabilmente influenzato dalla propria soggettività.
Ogni studioso possiede una propria formazione, esperienza e capacità di interpretazione. Di conseguenza, persone
diverse possono costruire interpretazioni almeno parzialmente diverse dello stesso evento.
Questo non significa però che qualsiasi interpretazione sia valida.
Affinché una ricostruzione possa essere considerata scientificamente valida dalla comunità degli studiosi, è necessario
rispettare alcuni principi fondamentali.
Il primo principio è la coerenza logica.
Lo storico deve costruire la propria interpretazione rispettando le regole della logica.
Si tratta di una tradizione che affonda le proprie radici nella filosofia greca e, in particolare, nel pensiero di Aristotele.
Quando esistono idee diverse o apparentemente contraddittorie, lo storico deve essere in grado di confrontarle e
costruire una sintesi coerente.
L'interpretazione deve quindi rispettare un modo di ragionamento razionale e logicamente coerente.
Il secondo principio è la coerenza cronologica.
Gli eventi devono essere collocati correttamente nel tempo È però fondamentale ricordare che:
Non tutto ciò che accade dopo un evento è necessariamente una conseguenza di quell'evento.
Questo è particolarmente importante nelle relazioni internazionali.
Un decisore politico, infatti, potrebbe non essere a conoscenza di un evento precedente, soprattutto quando si parla di
periodi nei quali la diplomazia era caratterizzata da un forte livello di segretezza.
Il terzo principio è la coerenza non ideologica.
Lo storico deve cercare di ricostruire gli eventi senza lasciarsi guidare da una determinata ideologia.
Questo non significa che lo studioso possa essere completamente privo di una propria visione del mondo: la
soggettività è inevitabile.
Significa però che deve compiere uno sforzo metodologico per non piegare la ricostruzione storica alle proprie
convinzioni politiche o ideologiche.
13/10/2026
Finire considerazioni di tipo metodologico, scientificità dov’è ?
Ideologico, io ideologicamente voglio dimostrare qualcosa , nel momento in cui studio un certo
periodo se cerco ricostruire stsoria sovietica il non posso partire con l’idea che devo arrivare
alla conclusione che sta,in e stato un mostro della storia , perché non;sto facendo storia
internazionale ma sto facendo politica , antistalinista sto cercando di fare che è una posizione
politica ma io devo essere distante dal pregiudizio antistalinista e capire perché determinate
decisioni sono state prese.
Se poi arriverò alla fine dicendo che il governo sovietico fece cosa obbrobriosa ma qui non è il
pregiudizio
Inizio materiale esame
Il programma del corso va dalle origini prima guerra mondiale alla fine del bipolarismo,
Prima guerra mondiale ha avviato nostro mondo moderno, 800 finisce nel 1914 sotto un profilo
politico , che darà uno stravolgimento totale al mondo finirà un modello di relazioni
internazionali essenzialmente fondato sulle relazioni segrete bilaterali, di norma relazioni
criptate tra Stati perché protagonisti politici internazionali erano gli Stati.
Quindi non possiamo di iniziare analisi da una guerra mondiale data per scontata, grandi
considerazioni sulle prima guerra mondiale.
In termini politici prima considerazione al di là qualsiasi idea, 1914 Europa ha raggiunto il suo
livello di maggior benessere di convivenza più in generale prima anni novecento anni
ebnessere e convivenza in Europa, non confondete clima pre14 e pre 39 che è un clima
estremamente cupo, chiunque abbia una capacità minima di ascolto capisce che si sta finendo
male,
14 anni di grande leggerezza, in Europa si viveva bene, cultura e vivacissima , condizioni
economiche generali stanno migliorando si inizia ad avere una prima tutela sindacale si
migliora le comunicazioni migliori, poste funzionano bene, telefoni sono qualcosa di già ben
stabilizzato e fruibile, ci sono condizioni di vita positive.
Europa era centro del mondo, oggi no ne come singoli Stati ( 1914 la più grande era , poi
Germania , Francia ) oggi nelle singole potenze siamo anche carenti come fenomeno
unificante .
Lo era sicuramente inizi 900.
Domanda cruciale: era necessaria quella guerra? Era evitabile , tutte le vicende umane hanno
un margine di possibilità c’erano le latenti/nascoste condizioni per le quali potesse scoppiare,
in superficie si viveva bene in Europa ma c’erano conflitti nascosti .
Quali sono i prin
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