Corso di storia delle relazioni internazionali
Parte II: La guerra fredda
Professoressa Giulia Caccamo
Lezione 1 – 22.11.22
Il dopoguerra e la ricostruzione dell'Europa
Il Piano Marshall
La dottrina Truman non aveva fatto paura a Mosca; ciò che accade nel 1947 è il frutto di un percorso che parte dal long telegram di Kennan. Il 1947-1949 rappresentano i massimi di incomprensione reciproca: moltissimi fraintendimenti, sospetti... ci si va sempre più convincendo delle intenzioni aggressive dell'altro. Il valore politico del Piano Marshall non va sottovalutato: è l'apogeo di quello che sta diventando un confronto competitivo tra Washington e Mosca. (si può parlare di “blocchi” militarizzati solo in fase avanzata)
Ebbe un ruolo fondamentale, non solo economico-politico, ed è importante capirne la lettura dei sovietici. I sovietici parteciparono alla Conferenza di Parigi, non ci fu quindi una chiusura totale. Gli americani non furono così ingenui da porre delle condizioni di veto per l'accesso, sarebbe stato poco corretto dire “qui i comunisti non ci entrano”. Si è quindi portata l'opinione pubblica americana sull'idea che i sovietici non erano poi così male.
Per funzionare il piano Marshall doveva:
- Essere uno strumento di integrazione: per funzionare le economie europee dovevano integrarsi e far sì che crollassero le barriere e gli americani favorirono sicuramente questo processo.
- Predisporre una forma di controllo su un flusso di aiuti così rilevanti = trasparenza dei bilanci. In questa fase, i sovietici non volevano mostrare i loro affari: l’URSS era in un momento estremamente delicato: 20mln di morti, sensazione di essere circondato da Paesi ostili (cuscinetto), sentono tutta la potenziale vulnerabilità.
I rapporti tra presidenza e Stalin
Roosevelt aveva lavorato molto su un rapporto di fiducia reciproca con Stalin: aveva capito le sue paure e gli garantì tranquillità tramite il principio della resa incondizionata (che traballa già con l’armistizio dell’Italia, non. La marcia di liberazione dell’Armata rossa fu molto consapevole e strategica; non che all’URSS sia dispiaciuto) è un caso che i sovietici lasciarono che i tedeschi sterminassero le rivolte a Varsavia, per loro la Polonia è sempre stata un fastidio.
Stalin aveva un progetto politico, lo chiama “difensiva”: puntava a conquistare l’ovest per avere un cordone sanitario concepito al contrario, controllato dai sovietici. Nel 1948-1949, gli americani si rendono conto che i sovietici potrebbero giocare delle carte che scombinerebbero l’Europa, specialmente nei paesi più fragili o che simpatizzano con Mosca; esempio: Italia, il PCI ha grande peso, potrebbe essere una grande pedina per Stalin. Truman era stato tenuto fuori dall’inner circle di Roosevelt, che si occupava della politica estera. È chiaro quindi che fa degli errori: ritira subito la legge Lend-Lease e ritira le navi già imbarcate con gli aiuti.
C’è una diffidenza che premette la creazione di una costellazione ostile nei confronti dell’URSS, che dall’altro lato potrebbe includere anche la Germania: la paura del riarmo tedesco è già viva nel 1947. Stalin teme che gli americani vogliano convogliare il riscatto tedesco contro di loro, seguendo in un certo senso le logiche dell’appeasement. In generale, si attribuiscono all’altro idee/progetti che magari non erano veri.
L’approccio sovietico al Piano Marshall
I sovietici affidano l’analisi del piano Marshall all’economista ungherese Varga. Questo, fa un’analisi sì oggettiva, ma pecca in chiave di ottimismo sovietico pensando che sia una premessa per una crisi americana. L’errore sta in una cattiva analisi della questione tedesca: nel primo dopoguerra le scelte fatte nei confronti della Germania avevano comportato gravi conseguenze e si capì il peso non indifferente della locomotiva tedesca nello scenario europeo.
Herbert Hoover capisce che nella divisione della Germania qualcosa non va: attraverso l’Hoover report della primavera del 1947 sostiene che la denazificazione non è solo i processi di Norimberga, per essere portato ai frutti bisogna azzerare un’intera classe dirigente grandi rallentamenti sulla crescita economica. Nonostante la cautela, bisognava ricostruire la Germania, per evitare che l’URSS estendesse la sua influenza-controllo.
Il fallimento della Conferenza
Il viaggio a Parigi nel giugno 1947 si risolverà in un fallimento, Molotov abbandonerà la Conferenza portandosi dietro le delegazioni tra cui Masaryk (cecoslovacco), che osserverà di essere andato a Parigi come Stato indipendente ed essere tornato come lacchè dell’URSS. L’interpretazione che fonti dell’Intelligence hanno fornito a Molotov è che di fatto il Piano Marshall fosse concepito come piano di ricostruzione della Germania, togliendo all’URSS le riparazioni e soprattutto avrebbe costituito una grande coalizione occidentale gesto di aperta ostilità nei confronti sovietici.
Sempre di più l’azione politica americana si va staccando dagli accordi iniziali: si deve far arrivare al più presto la Germania ad un processo di ripresa della sovranità, ma essendo divisa, creano la Trizona. Dall’altra parte, l’URSS è terrorizzata all’idea di una rinascita tedesca e mantiene una politica miope, con una logica di breve periodo: eseguono le varie riparazioni, ma espiantano le grandi industrie verso est. Vedendo le politiche degli americani, pensano che sia imminente un riarmo (quando agli USA interessava più l’aspetto economico) aumenta l’alone di sospetti sovietici verso gli USA.
Quando si introduce la moneta della Germania-ovest, si capisce la strada è quella della creazione di uno Stato. Per l’URSS l’obiettivo era il contrario, doveva essere annichilita. Stalin è spiazzato da questi programmi, sapeva cosa non voleva. Questo favorisce un’accelerazione del processo di satellizzazione che l’URSS sta attuando nei confronti dell’Europa orientale. Nel settembre 1947 c’è la prima riunione del Cominform (ex Comitern), che vede il suo punto ideologico sulla dottrina che arriva da Mosca.
L’errore di Stalin e l’indipendenza di Tito
L’URSS ha la possibilità di ricoprire il prezioso ruolo di intermediario in più situazioni: sicuramente in Medio Oriente, ma anche sulla Finlandia, per creare il cordone di paesi vassalli; la Finlandia risulterà poi neutrale. I sovietici messi di fronte alla Trizona e alla sua riforma monetaria, sono convinti che la futura BRD beneficerà anche dell’arsenale americano possibile invasione capitalista.
Stalin nel 1948 compie probabilmente uno dei più grandi errori: isola la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, che esce dal Cominform. La Jugoslavia aveva dimostrato grandi spazi di autonomia, una sorta di leadership a livello balcanico. Tito, dopo la guerra civile, si era fatto interprete di una situazione che ha messo tutti sotto l’unica idea comunista (liberazione contro tedeschi, Asse e Italia). Stalin però non si poteva permettere forme di deviazionismo. L’errore sta nel fatto che Tito rappresenta un potenziale interlocutore per l’occidente e quest’isolamento, per via della paura di un attacco sovietico, consente un’apertura verso Washington, che invia flussi di denaro.
I problemi in Italia e la questione di Trieste
Gli americani, capendo i sospetti sovietici, spingono anche su Francia e Italia affinché prendano posizioni chiare. Stalin non si sbilancia troppo e i leader della sinistra in occidente si trovano in difficoltà. Sicuramente ciò mette in crisi il PCI è anche la questione di Trieste: da un lato c’era un internazionalismo proletario e dall’altro l’elemento di rivendicazione nazionale iugoslava.
Nello svolgimento della questione si possono distinguere diverse fasi:
- “Crisi di Trieste” - primavera 1945. Risoltasi con l’accordo di Belgrado in base al quale la Venezia Giulia venne divisa in due zone di occupazione, A e B, amministrate da due Governi militari, uno anglo-americano (GMA) e uno iugoslavo (Vuja). Si trattava di una soluzione meramente provvisoria. Con la vittoria di De Gasperi, gli americani etichettano l’Italia come “occidentale” e la questione di Trieste perde interesse. Di conseguenza, l’Italia vede svanire l’idea di essere un utile interlocutore; non c’era ancora un trattato di pace e le aspettative erano alte e per via della co-belligeranza, De Gasperi si aspettava qualcosa. All’Italia non venne consentito di partecipare concretamente alla Conferenza di Parigi e subì la perdita delle sue colonie (Istria…).
- La seconda fase dura fino a settembre 1947. A Londra e Washington interessava che Trieste non cadesse in mani sovietiche. Di fronte all’indisponibilità di Mosca al mantenimento della sovranità italiana, crearono uno stato cuscinetto, denominato Territorio libero di Trieste (TlT), che arrivava alle foci del fiume Quieto in Istria. Nel 1948 la questione di Trieste diventa un fardello per gli Alleati, qualcosa da risolvere in fretta per portare Tito ad aderire a una struttura difensiva occidentale e approfittare dell’errore di Stalin.
- Nel 1954, con il Memorandum d’intesa di Londra, Trieste, che era sotto amministrazione della GMA, passò all’amministrazione italiana.
- La questione di Trieste viene risolta attraverso il Trattato di Osimo del 1975, che stabilì ufficialmente gli attuali confini, con l’annessione di Trieste al territorio italiano.
Il colpo di Stato a Praga
A febbraio 1948 avviene il colpo di Stato a Praga, come risposta ai tentativi di Masaryk di aderire al piano Marshall. Stalin si persuade della necessità che in un momento in cui l’URSS si confronta con le intenzioni ostili dell’occidente, è bene che Mosca abbia tutto sotto controllo, in una logica difensiva estrema non vanno più bene i governi misti. Da questo momento si può parlare di satellizzazione.
Il Trattato di Bruxelles e il decadimento delle “potenze europee”
È sempre più evidente che il dialogo sta venendo meno. A marzo 1948 si stipula il Trattato di Bruxelles: un processo di “militarizzazione” in cui nasce l’Unione occidentale; era un sodalizio tra Francia, Gran Bretagna e Paesi del Benelux per scongiurare minacce contro la Germania. C’era già stata una mossa simile l’anno prima con il Trattato di Dunkerque tra Francia e GB.
L’intento patetico era di riprendere un po’ di rilevanza, ma le famose “potenze europee” erano state affondate già con la fine della WWII. L’iniziativa era principalmente inglese, ma serviva l’appoggio di un’effettiva forza militare: gli USA. Non a caso, tra il marzo e l’aprile 1948 si tengono i colloqui segreti al Pentagono (Pentagon talks) tra USA, GB e Canada in cui si cerca di analizzare un’effettiva autosufficienza del progetto europeo: in questa fase le tensioni aumentano e si inizia il cammino per quello che diventerà il Patto Atlantico.
Elemento fondamentale del Trattato di Bruxelles è l'art. 5, che prevede l’automatica assistenza di tutti gli Stati membri in caso di aggressione nei confronti di uno di essi in Europa, e consultazioni in caso di aggressione in un altro continente o in caso di minaccia della Germania.
Non era scontato che gli americani volessero sul serio impegnarsi militarmente in Europa. A giugno 1948 si emanò la risoluzione Vandenberg, che sovverte la pregiudiziale isolazionista: consente l’impegno americano in tutti gli accordi collettivi basati su un impegno all’autodifesa e all’aiuto reciproco. La possibilità di sostenerli attivamente è pensabile solo nel momento in cui la sicurezza nazionale americana sia minacciata (principio del voto del Congresso per l’entrata in guerra, non ci possono essere automatismi).
Si stabilizzazione l’impegno americano verso l’Europa, si va oltre quella logica di isolazionismo che in certi periodi storici aveva caratterizzato gli States.
L’Italia nel Trattato di Bruxelles
Gli italiani avevano fatto i difficili e il Patto era stato stipulato senza di loro; il secondo treno non doveva però essere perso. Problema: il Patto Atlantico prevedeva una zona territoriale molto definita, focalizzata sull’Atlantico appunto, su paesi principalmente protestanti (Italia sotto Democrazia cristiana).
La Francia non intendeva favorire l’Atlantico al Mediterraneo, anzi voleva che anche i suoi territori africani avessero un ombrello protettivo. Gli americani non avevano ben chiaro il ruolo dell’Italia, non era una pedina fondamentale; è invece la Francia a sostenere “o con l’Italia o niente”, non per amore, ma per spostare mantenere un focus anche sul Mediterraneo.
La NATO
Nell’aprile 1949 il Patto Atlantico (accordo di Washington) istituisce la NATO. Tutto ciò non allarma i sovietici, infatti il Patto di Varsavia arriva sei anni dopo. La NATO rappresenta l’aspetto militare dell’Alleanza, e visti i precedenti (Tito-Praga), Stalin percepisce un momento di potenziale attacco verso l’URSS, ma la reazione russa non è così allarmata. La reazione arriverà solo nel 1955, quando la BRD entrerà nella NATO (Patto di Varsavia).
La nascita della BRD e la crisi di Berlino
Molto più importante della NATO è la nascita della BRD. L’URSS deve ricorrere all’estremo tentativo che porta alla divisione tedesca; esercitano pressione in un punto in cui gli occidentali sono vulnerabili: gli accordi prevedevano che anche Berlino fosse divisa, peccato che fosse un’enclave nella zona orientale. Stalin chiude le vie d’accesso a Berlino (prima crisi del blocco di Berlino) e costringe gli occidentali a recedere dalle loro intenzioni. Si riapre il discorso della Germania.
La risposta americana è forte e creano il ponte aereo: mettono in campo tutto il loro potenziale economico, una spesa mostruosa che finanzierà per 10 mesi. Stalin non cercava scontro militare con gli USA e con la crisi di Berlino emergono i limiti dell’URSS. La conferma avviene dal fatto che i russi si riguardano dal mettere in azione la contraerea, perché a quel punto sarebbe stata guerra aperta; volevano solo spingerli a nuovo tavolo negoziale per riaprire questione tedesca e impedire il percorso di creazione di uno Stato tedesco.
Lezione 2 – 24.11.22
La competizione a livello extraeuropeo negli anni '50
La questione cinese
Non solo Stalin fa errori, anche ad occidente ci sono scelte improduttive. Gli americani ammettono l’errore, ancor prima della sconfitta di Chang Kai-shek, producono il libro bianco: un’analisi tipica della politica americana (Marshall), volta a puntualizzare il ruolo della Cina dalla WWI in poi nello scenario globale. Chang sembra essere un possibile futuro interlocutore, ma in realtà è esasperante, fa quello che vuole/quello che vuole la moglie, nonostante gli ingenti finanziamenti.
Quando nell’ottobre 1949 trionfa l’opzione comunista di Mao Zedong, si dimostra una cosa del tutto inaspettata per i sovietici; la Cina non aveva il terreno per far scaturire una rivoluzione in pieno stile marxista. La Cina diventa quindi improvvisamente il solidissimo alleato di Mosca: Stalin accoglie Mao e nel primo trattato si dimostra aperto ad agire quasi su un piede di parità. N.B. Mosca deterrebbe indiscutibilmente il monopolio ideologico, ma la Cina aveva condotto la lotta da sola e avrebbe aperto scenari di confronto che fino a quel momento erano insperati.
La guerra di Corea (1950-1953)
Premesse
La Corea era stata un protettorato giapponese per un lungo periodo. La linea al 38° parallelo viene segnata a penna circa a metà paese, in previsione di una resa giapponese, e si delineano delle zone di occupazione:
- Nord: sovietici. Regime filo-comunista di Kim Il-sung, con una certa solidità.
- Sud: americani. Regime amico di Washington di Syngman Rhee, non così illuminato.
Il confine viene considerato dai coreani come un patto provvisorio, che preveda poi una riunificazione. Problema: la situazione è divisa secondo le logiche della guerra fredda. Nel 1949 c’è già il tentativo del leader nord-coreano di persuadere Mosca alla possibilità che la Corea del Nord avrebbe tentato un intervento nel sud atto ad unificare il Paese.
È assodato che l’URSS era informata delle loro intenzioni; Stalin è prudente, vedendo la possibilità di scontro con gli USA; all’inizio risponde negativamente. Allo stesso tempo però, ci sono degli aspetti che giocherebbero a suo favore:
- Nell’agosto del 1949 c’è stato il primo test nucleare sovietico ed aveva avuto successo fine del monopolio atomico americano.
- Vittoria dei comunisti cinesi.
- Essendo stata esclusa dal trattato di pace con il Giappone, aveva perso ogni possibilità di incidere in estremo oriente.
La NATO indicava un chiaro impegno americano in difesa dell’Europa. Errore americano: deterrenza. Il 12 gennaio 1950, il Segretario di Stato Dean Acheson tenne al National Press Club un discorso in cui arguiva che la Corea del sud era fuori dal perimetro difensivo americano e che quindi in caso di problemi non sarebbero intervenuti. Dai documenti dell’URSS si vede che non ci hanno mai creduto. L’URSS in questa fase mantiene una linea di prudenza: danno il via libera a Kim, ma con l’idea di intervenire solo in modo...
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