Corso di storia delle relazioni internazionali parte i
Dalla prima guerra mondiale alle origini della guerra fredda
Professor Georg Meyr
Lezione 3 – 18.10.22
La prima guerra mondiale
La Prima guerra mondiale è la fine del modello politico internazionale ottocentesco, il cosiddetto balance of power (equilibrio delle potenze), che si fondava su un principio di talora sofferta convivenza internazionale, dove il centro era l’Europa. Quel sistema di equilibrio delle potenze era reso possibile dalle limitate capacità della guerra fino alla WWI; il più delle volte le guerre si chiudevano con una giornata di enorme massacro. Le capacità distruttive del XX secolo cambiano totalmente le prospettive; ancor più esasperate nella WWII.
La guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi. Carl Von Clausewitz, prussiano
Nonostante sia cambiata la logica, nel 1914 non si capisce che le capacità distruttive sono già tali da causare il dolore e perdite di quell’epoca. Perché si arriva a questo smisurato bagno di sangue?
Gli anni precedenti alla WWI erano anni di alta qualità della vita in Europa: crescita economica, crescita culturale, c’erano già condizioni di benessere, le classi più deboli si sapevano far sentire, si viaggiava… c’era presunzione di una crescita illimitata e benessere senza fine. La WWI arriva come un fulmine a ciel sereno. Fino a quel 28 giugno, a nessuno sarebbe potuto venire in mente; chiaramente non mancavano elementi di frizione, ma non erano tali da far immaginare una soluzione di quella portata.
Cause profonde di malessere
- Rottura complessiva fra Germania e Gran Bretagna: Dovuta a motivi ben precisi? No, semplicemente al fatto che i tedeschi hanno voluto dotarsi di una grande flotta d’altura, sfidando il dominio marittimo britannico. I britannici sapevano che erano più forti i tedeschi, ma speravano di continuare a vedere riconosciuta la loro supremazia sui mari.
- Nel 1894 Francia e Russia si alleano in funzione antitedesca: Temono entrambe la Germania e creano quello che era l’orrore per Bismark. All’epoca, la Germania confinava direttamente con Francia e Russia: la loro alleanza militare è il suo peggior incubo.
- La Francia e la Gran Bretagna si sono progressivamente avvicinate, ma non hanno un’alleanza: Il concetto di Triplice Intesa diventa tale solo a guerra iniziata. Hanno risolto delle loro tensioni coloniali africane con un accordo del 1904 e si sono progressivamente avvicinate a livello commerciale, anche politico. Non sono alleate, ma è da prevedere che in caso di guerra generale saranno dallo stesso lato.
- La Gran Bretagna risolve i suoi screzi con Russia: Nel 1904-1905 i russi riconoscono di essere in posizione di debolezza verso Gran Bretagna (Accordi di San Pietroburgo, 1907) con i quali si attenuano le tensioni per l’Asia. Non si crea un’alleanza. C’è una riduzione di livello di conflittualità.
- L’Italia è nella Triplice Alleanza (con gli Imperi centrali): È un’alleanza di forma, i governi italiani dell’età giolittiana si sono sempre più avvicinati alla Francia fino a firmare degli accordi lesivi alla Triplice Alleanza. L’annessione della Bosnia del 1908 provoca una grandissima rottura fra Vienna e Roma. Roma ritiene di essere stata raggirata con la decisione austriaca nei Balcani. È un vulnus decisamente grave. L’Italia dopo il 1908 è alleata a Germania e Austria solo in via formale. Perché non esce? Uscire vuol dire che sta per iniziare la guerra (infatti, abbandona nel maggio del 1915). Ci sono delle guerre preventive di Austria nei confronti di Italia: sfruttano il terremoto di Messina per valutare l’ipotesi di un colpo a sorpresa. Le relazioni austro-italiane sono pessime. La Germania può fare solo da mediatore in tutto ciò.
- I Balcani hanno un nazionalismo estremamente forte: Esistono stati indipendenti come Serbia e Montenegro. Le province costiere sull’Adriatico erano le province illiriche dell’Impero asburgico. La città di Fiume era sotto Budapest (era il porto dell’Ungheria), da Fiume alle nostre coste era territorio austriaco. L’Austria vedeva come la peste le volontà di tutta l’area balcanica di arrivare ad un’indipendenza dall’Impero. Chi era il principale sponsor dell’irredentismo del Balcani? La Serbia, il Piemonte dei Balcani. L’Austria è in una posizione estremamente attenta e ostile negli sviluppi dei Balcani. Cambia la casa regnante di Belgrado Karađorđević, che salgono al potere e sono filorussi. La Russia si ritiene responsabile dei cugini dell’area balcanica. L’annessione austriaca della Bosnia dà ancora un segnale di oppressione austriaca, nonostante avessero già il controllo dal 1878. Vogliono lanciare un segnale di sovranità perché creano un enorme cuscinetto tra le province illiriche della costa e la Serbia; ciò vuol dire allontanare la Serbia dai loro possedimenti. Fra Austria e Serbia c’è una potenzialità di scontro.
Dire che ci sono delle tensioni intestine prima del 1914 è corretto, ma nessuno può affermare che erano tensioni destinate a sfociare in una guerra generale. Gli equilibri saltano per il principio che la guerra si può fare.
Lezione 4 – 20.10.22
Triplice intesa vs “Triplice” alleanza
Vale solo dopo lo scoppio della guerra.
La visita a Sarajevo
Non sarebbe scoppiata nemmeno una guerra solo austro-serba. La visita a Sarajevo dell’ispettore generale dell’esercito austroungarico (nonché erede al trono) è comunemente considerata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Era una persona non amata in Austria, vi era un conflitto aperto con Conrad von Hötzendorf e sembra accertato che una volta tornato dalla visita a Sarajevo, avrebbe rimosso Conrad von Hötzendorf dalla scena. Francesco Ferdinando non era protetto, era poco considerato anche in virtù di un carattere introverso e astioso. Aveva sposato una donna di piccolo rango perché si volevano bene, errore terribile. L’unico funerale degno e partecipato che ebbe fu a Trieste, dove riceve un partecipato funerale di popolo; a Vienna l’hanno liquidato abbastanza veloce.
Fu una visita programmata malissimo: a giugno c’è la festa nazionale serba, organizzata in ricordo della presunta “battaglia della Piana dei Merli” del 1389, quando re Lazar muore in battaglia per resistere agli ottomani. Si va a ledere la sensibilità dei serbi in corrispondenza della loro festa nazionale, in corrispondenza della provincia Bosnia Erzegovina, da poco annessa dall’impero austroungarico. Non si sa se su un complotto da Vienna, era comunque da evitare. Vienna riceve delle domande sul fatto di essere sicuri di compiere quella visita, ma ignora, perché non le interessa dell’arciduca. L’Arciduca ci tiene ad assistere alle manovre. Fu un viaggio organizzato da cani, viene chiesta in prestito la macchina a un notaio di Sarajevo; non viene predisposto un sistema di sicurezza di scorta, c’è forse una macchina:
- Pessima organizzazione
- Dubbi di percorso
Un gruppo di ragazzi nazionalisti di fine liceo-inizio università, addestrati dalla branca isolata dei servizi segreti serbi che gli ha fornito le armi, inizialmente colpiscono male, infatti l’attentato si svolge in due fasi:
- Il primo tentativo fallisce, resta ferito qualcuno della scorta e viene arrestato qualche ragazzo
- Rientrano precipitosamente in prefettura, ma l’Arciduca continua a voler continuare a visitare i feriti nell’ospedale. Finito il giro, l’autista sbaglia strada e vanno a chiedere a informazioni di fronte al bar dove sta sconsolato Gavrillo Princip, pensando di aver fallito. Impugna la sua M 1910, sale sul predellino e spara. La moglie muore subito, l’Arciduca che ha giubbetto antiproiettile primitivo, ma la pallottola passa a 5 cm sopra.
Ovviamente i ragazzi vengono arrestati, Princip muore di tubercolosi, perché i minorenni non potevano essere giustiziati. I processi devono essere fatti a Vienna, ma la Serbia non vuole.
La punizione contro la Serbia
Scatta la volontà austriaca di chiudere i conti con la Serbia, vanno puniti: non possono far finta che Italia non sia nella Triplice Alleanza, ma il dialogo più importante è quello con Berlino; viene colpevolmente e stupidamente trascurato il dialogo con Roma. Alla fine, si troveranno l’Italia contro.
Ci sono da subito degli scambi, delle avvisaglie: il 5 luglio l’imperatore ritiene di inviare una delegazione di massima fiducia a Berlino. Non si avvale dei canali governativi, bensì di un altissimo dirigente del Ministero degli Affari esteri a cui si fila il conte ungherese Oyosh. Invece che parlare col Governo, il Primo Ministro viene tenuto a bada ed è Oyosh a parlare con Guglielmo II.
La vera causa scatenante
Gli austriaci chiedono sostegno alla Germania in un’azione svolgono contro la Serbia. Non un aiuto necessariamente militare, alla pari ci metterebbero poco a conquistare la Serbia. Chiedono un appoggio politico. Si crea un equivoco di base: Berlino pensa ad un’azione rapidissima contro la Serbia, quindi occupano un piccolo territorio e ricattano finché non la Serbia non si accordi con l’Austria. L’Austria non era pronta a tanta imminenza, Conrad von Hötzendorf vuole che i contadini finiscano i raccolti prima della mobilitazione, se la prendono con comodo in Europa c’è tempo di attivarsi politicamente; si crea una crisi di lungo periodo. L’Austria crede di aver ricevuto un assegno in bianco dalla Germania: incassate cosa volete quando volete. Non è esattamente così. Viene inviato un ultimatum a Belgrado, manifestando la volontà di non riconoscere la sua sovranità. Belgrado sarebbe disposto ad accettare alcuni punti, ma non a rinunciare alla sovranità.
La situazione italiana
Il 30 giugno un infarto decisivo uccide Alberto Pollio, il Capo di Stato maggiore dell’Esercito italiano, un triplicista convinto; il re procede a nuova nomina Raffaele Cadorna (stimato a Berlino e Vienna, l’uomo di Caporetto). Cadorna è un’esponente della forza militare italiana, soprattutto piemontese, ed è molto legato alla Francia. Avviene una evoluzione italiana da filoasburgico-tedesca a francese.
Gli austriaci pensano di mettere a bada Italia: il 18 luglio il Ministro degli Esteri Leopold Berchtold scrive una nota a Roma: “noi stiamo per compiere un’azione punitiva nei confronti della Serbia, non rientra in un’azione di ingrandimento dei territori dell’impero, non ce la terremo, la puniamo”. L’Italia, quindi, non ha nulla da dire [c’era un patto: se Austria si ingrandiva, si ingrandiva anche Italia]. Così facendo, trascura che l’Italia considera ampie fasce di territori al confine come italiane: Austria e Italia sono alleati, non amici. Con l’annessione della Bosnia nell’1908, l’Italia si indispettì non ricevendo alcun territorio; nel 1914 fanno lo stesso gioco: l’Austria sbaglia di nuovo.
I dialoghi tra la futura Intesa
Nel frattempo, si parlano i Francesi e i Russi. C’è una visita a metà luglio della Presidenza della Repubblica e del Governo a San Pietroburgo: i francesi soffiano sul fuoco russo che parteggiano per la Serbia; non li tranquillizzano. Sono momenti tragici. Il primo ministro francese Viviani viene definito a San Pietroburgo fuori di senno, dice cose senza senso: si sta rendendo conto che stanno per far partire un macello e nessuno sembra voler rendersene conto. L’esito però è decisivo, perché spinge la Russia a non accettare una nota in cui gli si intima a non intervenire nei Balcani. Il luglio del 1914 è quasi un momento di follia collettiva, c’è la tensione alle stelle. Non si vuole capire che la guerra è cambiata, non si va a una battaglia di un giorno o due. Si va a uno stillicidio di anni.
Lo scoppio della guerra
Il 28 luglio 1918 l’Austria dichiara guerra alla Serbia; è passato troppo tempo, in Europa ne hanno parlato e si sono mobilitati. Scattano dei piani di mobilitazione parziali, ma in Russia non esistono piani per la parziale, hanno solo la mobilitazione totale (milioni di persone). A Berlino, gli informatori fanno recapitare questi numeri e queste informazioni: pensano che la Russia stia per attaccare. È tutto un equivoco.
Il piano Schlieffen di von Moltke
Per provare a vincere in maniera fulminea, sapendo che i fronti saranno due, le forze tedesche si concentrano in massa sui confini francesi, passano per il Belgio che non ha difesa ed è neutrale, per poi arrivare a Parigi. Partono però da un presupposto sbagliato, ovvero che gli austriaci sarebbero riusciti a tenere sul fronte orientale. La guerra non la vincono rapidamente, perché i tedeschi sono costretti a più riprese e ad inviare truppe ad est per dar manforte agli austriaci. Per ottenere la massima velocità si utilizza la ferrovia, per non perdere nemmeno un giorno. Guglielmo II prende paura, e tra il 30 e il 31 luglio prova a chiedere a von Moltke se è sicuro di attaccare subito. “La Russia sta per attaccare”: von Moltke esce dal colloquio piangendo, perché pensa che con questo atteggiamento gli faranno perdere la guerra. Un contenzioso austro-serbo sfocia nella dichiarazione di guerra della Germania alla Francia e alla Russia. Errore tragico: peserà ai trattati di pace. Comincia la guerra europea, con dichiarazione tedesca.
La Gran Bretagna
La Gran Bretagna ha alcun impegno, può fare ciò che ritiene. Sono ottimi i rapporti con Parigi e condividono con loro una visione democratica della politica. Difficile dire ai francesi “non è affar nostro”: c’erano accordi di marina militare, che in caso di guerra la Francia poteva occuparsi del Mediterraneo e che la Gran Bretagna poteva porre blocco navale a Germania. La Gran Bretagna non può accettare la violazione del Belgio: la Germania viola uno Stato sovrano e neutrale. Il Belgio è sacro per la GB, è la testa britannica per accedere a Europa, non volevano per nessuna ragione una dominazione ostile. Era stata la GB 80 anni prima a far nascere questo Stato. Il ministro degli esteri Grey si aspettava il passaggio per il Belgio, ma si aspettava anche un po’ di intelligenza da parte di Berlino (ad esempio, un messaggio preventivo in cui assicuravano che lo ricostruivano e ricostituivano nella sua sovranità indipendenza). Questo costringe lord Grey a fiancheggiare la Francia, nonostante l’odio per i russi. Nel 1907 era stato firmato con loro un trattato sull’Asia che dimostrava la posizione dominante inglese; non c’era collaborazione, amicizia e fiducia. Lord Grey sarebbe stato più sereno se i francesi non fossero c’entrati nulla; in caso di Germania vs Russia, avrebbe fiancheggiato Germania. Con un po’ di valutazione gli inglesi entrano in guerra a metà agosto. Si stipula la Triplice Intesa.
L’impero ottomano
L’impero ottomano è in buona misura controllato dalla Germania, quel poco di moderno in Turchia e dintorni è tedesco. Sostanzialmente viene costretto dalla Germania a entrare in guerra ad autunno. Ad Istanbul si pensa “o la va o la spacca”: sono nemici dei russi che hanno sempre voluto avere gli stretti, mentre i francesi volevano il mare.
L’Italia
L’Italia da subito decide una posizione di neutralità rispetto al conflitto; non è tenuta ad entrare in guerra stando alla Triplice alleanza, in quanto è un’alleanza difensiva (pubblica dal 1890). A Roma inizia una difficile e forse penosa valutazione di quale sia il vero interesse nazionale italiano, questo comporta una pesante ambiguità. Quando ad agosto Cadorna va a parlare da Salandra, il Primo Ministro, ha ovviamente piani di:
- Invio forze italiane sulle Alpi, contro i francesi
- Invio forze italiane direttamente in Germania, contro i francesi
Cadorna chiede a Salandra se ritiene di organizzare dei pieni di schieramento contro gli imperi centrali, Salandra risponde a cenni; è troppo impegnativo. Cadorna è spiazzato, ma non spetta a lui decidere, il Governo deve dire la sua. Comincia lo studio militare sul campo inverso, con molto ritardo: i piani contro la Francia erano organizzati da decenni. Buttare giù piani contro l’Austria in maniera segreta, non era facile. Sciaguratamente il Governo italiano non prende molto sul serio l’idea di mantenere la neutralità.
Lo storico tedesco Afflerbach commenta le prospettive della possibile neutralità:
- Italiani commerciavano con tutti se rimanevano neutrali
- Si risparmiavano circa 700mila morti, ragazzi giovanissimi
- Si risparmiava un numero probabilmente doppio di gente ferita e mutilata
- Forse si evitava il fascismo
Lì comincia il mercato italiano. La valutazione delle posizioni sulla base di chi offre di più. È un negoziato già segnato, le operazioni militari sono molto oscillanti. Chi può offrire di più? Offre di più chi può offrirti cose non sue, chi fa i generosi con la merce altrui. L’Austria dovrebbe cedere territori propri.
I tedeschi capiscono il peso decisivo dell’Italia: se avessimo messo truppe sulle Alpi che inviandole alla Germania, loro avrebbero raggiunto Parigi subito. Se invece l’Italia avesse fronteggiato sull’Isonzo, avrebbe fatto perdere ulteriori forze all’Austria. L’ex cancelliere von Bülow, mandato da Guglielmo II viene nel 1915 a vivere nella sua villa a Parioli, per cercare di premere affinché si rimanga uniti. Ad aprile del 1915 il massimo delle concezioni austriache era:
- Trento e Trentino all’Italia a guerra finita e vinta insieme (Alto Adige rimane tedesco)
- Rettifica del confine orientale
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