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Storia dell’arte contemporanea - appunti

Storia dell'arte contemporanea (8) ABST47 corso a cura del docente A. Demma per l’anno accademico 2022/23

Lezione 1 del 17 marzo 2023

A partire dagli anni ‘40 del ‘900, le Avanguardie nascono in una scena completamente nuova della società, tra le metropoli per eccellenza e consequenzialmente alla Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale. L’arte modifica il suo viaggio linguistico, con figure come Duchamp e la Bauhaus. Tutti questi fenomeni non avvengono isolati, ma l’arte diventa la possibilità di ragionare non banalmente attraverso le immagini, ma costruendo storie dalle esperienze, realtà, il pensiero. “Art as idea as idea”, in quanto non è più considerata una “bella maniera”, allo stile esteta dell’antica Grecia, ma ha a che fare con il vissuto reale, l’industrializzazione, il capitalismo ed il consumismo; da un lato il potere assoluto, dall’altro la povertà. Davanti a disfunzioni sociali ed antropologiche così grandi, la metropoli è simbolo di disparità, incongruenza politica e sociale. Luogo della nascita della contemporaneità, del sogno futuristico attraverso la robotica ed il cyborg, è anche la testimonianza dell’antisocialità per eccellenza. Ed è per questo che l’arte riflette per forza su una società reale, meccanica, che corre. Pensare che a distanza di un secolo siamo passati dall'elettricità al viaggio sulla Luna. Questa velocità, però, ha portato gli artisti a riflettere diversamente: i Surrealisti lavoravano sì sul sogno, ma in una chiave reale psicologica, psichiatrica, tangibile. Dalì stesso dipingeva animali conosciuti e reali.

La realtà è che loro si scontrano con tre episodi tragici: la Prima Guerra Mondiale, la nascita delle dittature - Nazismo, Fascismo e Franchismo, con l'assenza di libertà - e la Seconda Guerra Mondiale. Grazie a questo primo evento catastrofico si è avuta la coscienza della morte, e dopo l'ultimo “che siamo già morti”. Se tutti i problemi dell’esistenzialismo pre ‘800 finiva con gli stati d’animo, dopo le guerre mondiali queste tempeste emotive possono pure cessare, dato che la nostra vita si lega “alla pressione di un pulsante”. È inevitabile che gli artisti, come tutti i linguaggi culturali, reagiscano alle realtà del loro tempo. E la situazione europea, con Parigi al centro del mondo, non può più rimanere stabile ed in equilibrio; ad esempio, i Dadaisti nascono a Zurigo proprio per la neutralità del Paese che li ospita, proteggendo tutte quelle persone “scomode” per il sistema dittatoriale. In tutti i linguaggi e teorie si nasconde questo intrinsecamente, superando la situazione della realtà e sprofondando nella spazialità. Anche l’universo passa ad essere reale, e l’artista conscio che sprofonda nell’altro, nell’inconscio.

Quando Duchamp decide di presentare la Fontana nel 1917 in una galleria d’arte di New York, non è interessato a piazzare un oggetto intimo tra quadri e statue, anzi intellettualmente smonta il sistema dell’arte, crepa le sue certezze, e non per provocazione, ma piuttosto perché l’arte non è più mimetismo di ciò che vediamo, ma si piazza nel concetto. La struttura del pensiero diventa centro; nel ‘56, ad una conferenza ad Houston sulle arti, Duchamp presenta una sua relazione, alla base di tutte le Neo Avanguardie: “l’opera d’arte dev'essere realizzata passando per tre momenti: ideazione, realizzazione e il fatto di essere coscienti che - per vivere - deve essere visionata dalle persone”. Nessuno aveva mai detto prima d’ora che l’arte esiste solo con l'incontro con il pubblico; in sua assenza, con chi dialoga, con chi si approccia? Anche le mostre sono testo per immagini, con il quale lo spettatore dialoga. Le Avanguardie e le Neoavanguardie porteranno avanti proprio questo concetto, mettendo il pubblico come protagonista, ed il corpo esistente come matrice più importante.

L’opera d’arte totale di Wagner serviva proprio a riunire arte e vita: in pieno Romanticismo, nella tempesta emotiva, l’arte ha avuto a che fare con tutto il mondo della cultura, riunendo tutti i linguaggi culturali ed artistici. Questa commistione di elementi, nella Francia bohème di Baudelaire e Apollinaire, con la realtà percepita più decadente e legata all’identità, si trasforma in sinestesia, legandosi anche alle sensazioni che un’opera può dare ad un corpo. Passiamo ad una dimensione meccanica di Wagner ad una emotiva di Baudelaire. Le Avanguardie distruggono, sfondano quella famosa cornice di Simmel - filosofo e sociologo tedesco, autore de La Cornice, luogo fisico e 0 Storia dell’arte contemporanea - appunti concettuale che contiene un’opera e mantiene la sua distanza e unità tra quadro e spettatore. Picasso porta elementi tangibili e riconoscibili nella sua cornice, Duchamp i ready-made; ecco che torna l’arte con la vita. La distanza con lo spettatore si azzera, arriva un impatto differente al pubblico, avvicinandolo all’opera umanizzandola.

Questo abbattimento è figlio di questa nuova realtà metropolitana ed i suoi linguaggi; dal Romanticismo in poi, in maniera definitiva, ci si libera completamente dai vincoli, avendo l'opportunità di ragionare sul fare arte utilizzando gli elementi della realtà - laddove ce lo permette. Prendiamo i libri imbullonati futuristi, con bulloni e meccanismi assolutamente attuali e futuribili. Cambiando i linguaggi, si muta anche l’approccio verso il pubblico. Torniamo un attimo al 1700 e la Rivoluzione Francese: a palazzo reale specialmente, dove si conservano le committenze a mo’ di musei privati; ecco che la liberazione dei Giacobini porta la nascita dei primi musei pubblici, come il Louvre. La libertà porta gli spazi solo per nobili alla fruizione di tutti i cittadini, il pubblico non è élite, ma tutto il mondo. E si arriva agli show dadaisti, ai pianisti newyorkesi come John Cage che portano i rumori della città e degli spettatori all’interno del teatro. La composizione è sempre uguale, perché reale, ma sempre diversa in base alla partecipazione conscia ed inconscia del pubblico. È il concetto base che sta dietro all’Happening, all’accadimento, il qui ed ora.

L’arte contemporanea è qualcosa che ha che fare non più con l’immagine fine a sé stessa, ma col pensiero capace di modificare la realtà ed i concetti che la riguardano. Non è finalità, ma funzionalità culturale, sociale e politica. La Guernica ne è dimostrazione, con le barbarie, la guerra, la distruzione e la violenza; là davanti il mondo è nero, grigio, cattivo. Così come il chiaroscuro caravaggesco ti assorbe, include in una visione a 360º profondamente nera, tagliata, in primo piano. Chi osserva ci deve cascare dentro, a quel verismo; e con linguaggi diversi l’arte rimane un dibattito costante, un alfabeto che mostra una storia. L’artista non è più un mero pittore e scultore rinascimentale, ma ha a che fare con la conoscenza e la storia, e non può prescindere da esse.

Tutto il sistema culturale assume una modificazione fondamentale; il ‘900 viene chiamato “secolo breve” per questo, perché in questo periodo accade tutta una trasformazione: analogica, digitale e virtuale. Il vorticoso cambiamento si trasla anche nel mondo artistico, dal punto di vista linguistico e concettuale. Cronologia e geografia cambiano completamente col postmoderno: ad oggi cessano di servire, possiamo essere dovunque in qualunque momento nel virtuale. Alle soglie degli anni ‘40, e dopo il disastro nazista, il sogno di libertà statunitense ed il suo fascino sposta il fulcro della cultura da Parigi a New York. Non esistono dittature, i principi ottocenteschi occidentali ne formano un generale perbenismo e progressismo. L’America vede la cultura come uno dei fenomeni che può cambiare la realtà e la storia, e la sua libertà si amplifica all'aumento storico, tecnologico, epocale e culturale. I musei occidentali nascono sul principio del collezionismo passato, per creare una memoria storica ed un luogo di conservazione legato alla conoscenza e cultura artistica; difatti Napoleone, razziando in tutto il mondo, cerca di fornire il Louvre. Negli Stati Uniti invece, nascendo nella metà ottocentesca, diventa luogo di educazione e formazione per i pubblici; lo stesso approccio che avrà l’arte novecentesca. Le opere degli artisti di quel tempo, nel 1937, creano e fondano il MoMA, dando spazio a queste figure. Picasso, Kandinskij, Cubismo ed Astrazione; non più conservazione, ma racconto del vivente, del tempo reale. I grandi artisti delle Neo Avanguardie, spostandosi in questa visione, scappano dall’ostilità occidentale per rifugiarsi nella bellezza liberale americana. Il sistema dell’arte - composto da artista, opera, critica, musei, gallerie, mostre e così via - negli Stati Uniti diventa potentissimo, basato sulla libertà di espressione, produzione e realizzazione. Vengono accolti tutti perché fenomeno culturale, hanno cambiato il modo di intravedere arte già in vita. Unico punto di fuga possibile per la cultura. Eppure come potenza guerriglia, l’America rimane coinvolta e tragica.

Nonostante ciò, i giovani artisti assorbono le matrici culturali e ne fanno qualcosa di proprio: l’Action Painting di Pollock, o tantissime risultanti del prodotto frutto di violenza, dell’essere già morti. In una condizione di precarietà storica così grande, vissuta sulla pelle e non tramite un display, in cui tutti lottano contro tutti, è una dimensione così feroce da portare all’astrazione disperata, vorace, distaccata. “Il silenzio di Rothko" fa capire una faccia della medaglia, quelli che ricercano la pace dopo il disastro. La necessità di riappropriarsi un corpo già morto, con la Body Art, di riprodurre una visione nuova, con i Minimalisti ed il neon. Tutto si complica, ma parallelamente diventa interessante. Le Neo Avanguardie sperimentano in modo estremo, non la voglia di annullare definitivamente la storia ottocentesca hegeliana, il bello ideale, ma si approccia al suo opposto, allo scontro doloroso. Ecco perché si cerca il silenzio, il rumore della realtà; il 1 Storia dell’arte contemporanea - appunti tempo della bella composizione è terminato. Cosa devo far ascoltare, sentire, raccontare? L’arte non può essere falsificazione, o evitare il dialogo, altrimenti resta decorazione.

Tre elementi sono fondamentali nell’arte: idea, realizzazione, spettatore. E dev'essere il pubblico stesso a vivere grazie ad essa. Maurizio Mochetti, negli anni ‘60, è stato uno dei primi al mondo a portare la luce sotto forma di laser militari. Prendiamo una delle sue opere, basata semplicemente sull'ingresso dello spettatore e il suo conteggio; perché senza un pubblico l'opera d'arte non esiste. Si entra nelle performance come estetica relazionale nella sua forma iniziale.

Lezione 2 del 23 marzo 2023

All’inizio degli anni ‘60, arte ed artisti iniziano ad interrogarsi costantemente su idee, forme e contenuto di ciò che volevano portare in società: cos’è, come si può definire o percepire senza oggetto estetico, si può ricollegare alla politica o inserire in essa, e si può trasferire il potere decisionale dall’artista al pubblico. Tutti questi quesiti vennero presi in carico e risposti eterogeneamente dalla “Conceptual Art”, o Concept Art, coniata nel 1961 negli Stati Uniti e usata come titolo di un saggio ideato da Henry Flynt nel ‘63, appartenente al movimento Fluxus. Sol LeWitt ne parlerà quattro anni dopo in “Paragraphs on Conceptual Art”, e due anni dopo ancora nel ‘69 in “Sentences on Conceptual Art”. Nel medesimo anno Joseph Kosuth dirà che tutta l’arte dopo Duchamp è essenzialmente concettuale, perché esiste solo in questa forma. Concludendo gli anni ‘60 è un concetto sì internazionale, ma non ancora solido. Ma cosa prevede quindi questa nuova forma d’arte? Parliamo di una presenza preponderante dell’aspetto mentale di fruizione e percezione di essa, minimo comun denominatore di tutte le sue forme d’espressione. A partire dalla sfiducia della commercializzazione, della mercificazione, gli artisti cercano percorsi nuovi per rendere l’opera non più oggetto decorativo, ma emozione e reazione. Da qui la separazione tra realizzazione di un’opera e l’idea alle sue spalle, in posizione primaria rispetto al passaggio concreto. Da qui anche la messa in discussione delle gallerie e dei musei, che non hanno spazio per questa forma “non oggettuale”, racchiusa invece in cataloghi, inviti, telegrammi, interviste o appunti. L’arte diventa informazione testuale e fotografica, e lo spettatore vi partecipa attivamente mettendo in gioco tutte le sue capacità mentali. Molti artisti partirono da basi teoriche e filosofiche contemporanee, sperimentando su di esse nuove forme di espressione. Andarono a screditare e smontare l’idea del critico Greenberg che presupponeva l’arte come mezzo d’interrogazione sulle proprie condizioni, la propria natura, lasciando tutti i suoi generi strettamente separati. Vediamo quindi come l’arte, in questo momento storico, spezzi quei dogmi imposti dall’epoca moderna.

Torniamo indietro adesso fino a Manet e Cézanne, a conclusione del XIX secolo: è grazie a loro che la pittura prende la giusta direzione, interrogandosi introspettivamente, avvicinandosi alla contemporaneità con Manet e all’astrazione con Cézanne. Con la scoperta successiva della fotografia, i progressi economici, tecnici e scientifici, e infine le tensioni e le contraddizioni nella società in evoluzione la pittura stravolge il proprio compito, abbandonando la prospettiva rinascimentale e risultando nella corrente cubista, con esponenti come Picasso, Braque e Léger. Nel XX secolo la convivenza con la fotografia e la sua riproducibilità smosse le acque, in presenza di un mezzo d’espressione che non considerava più contenuti personali ed emozionali, ma solo reali. In questa dura ricerca su linea, forma e colore, si passò ad un valore artistico puramente astratto, che portò nel 1913 Guillaume Apollinaire a parlare di “pittura pura” e delle sue “meditazioni estetiche”, fondata sulla “necessità di una natura superiore, che egli [l’artista] presuppone pur senza scoprirla”. Parallelamente in Russia Kazimir Malevič si fece promotore del suprematismo, ed espose nel 1915 il suo Quadro nero, rimandando al concetto che l’arte dovesse esprimere una propria pura spiritualità, rinunciando assolutamente all’oggettività. La prima Avanguardia si liberò quindi dei legami con il passato, mettendo il contenuto in secondo piano e l’emotività soggettiva al primo. Ma rimanevano domande, come: che criteri rispettare, chi è nella condizione di decidere, si deve rimanere oggettivi su di essi o la qualità d’esecuzione deve rimanere dipendente.

Queste osservazioni spinsero Duchamp nel quadro generale, rifiutato ai Salon perché severamente criticato. Ed ecco che, nel tentativo di collegare il linguaggio verbale a quello figurativo, iniziò a concepire i ready-made, attaccando “l’arte per l’arte” e stabilendosi come 2 Storia dell’arte contemporanea - appunti precursore della Concept Art. Dichiarò: “Io ero interessato alle idee (...) Volevo riportare la pittura al servizio dello spirito”; da qui arrivò a considerare i suoi pezzi incompleti anche dopo la loro presa a visione pubblica, senza mai arrivare ad una conclusione. Quando all’ennesimo Salon rifiutarono nel 1917 la sua Fontana Duchamp attaccò brutalmente, portando l’arte nello scandalo per non saper distinguersi dalla non-arte, insistendo che questo confine non è tracciato dall’estetica ma dalle convenzioni tradizionali. Prendendo oggetti quotidiani e rinominandoli il campo si ampliava pressoché all’infinito, mettendo in discussione “cos’è arte” in tutti i suoi prodotti. Da qui la sua importanza nello sviluppo dell’arte concettuale a fine degli anni ‘60.

Lezione 3 del 24 marzo 2023

Le linee linguistiche e culturali, basate sul Neoclassico ottocentesco occidentale, si traslano in quelle delle Avanguardie americane. Jackson Pollock, nella prima fase artistica, era profondamente affascinato dall'annullamento dell'immagine, però legato fortemente a tempi e necessità differenti: scavalcare la fotografia, distruggere l’arte tradizionale e stabilire cos'è arte pura in diversi modi come spirituale per Kandinskij o geometrico per Mondrian. Nell’astrazione giace la disperazione, figlia del gesto, del fare pittura, e della materia; la sfera piatta si trasforma in tridimensionale, agiscono con le spatole, rappresentano uno stato d'animo e se ne staccano. La figurazione, come ad esempio nel caso di Yves Klein, è oscillante, è memoria che va svanendo, rappresentazione di una vita che porta disgrazie. La necessità di lavorare con la gestualità diventa tratto fondamentale di questi anni americani dell’Informale, come un rito in cui l’artista si svela fisicamente rispetto all’opera, viene fuori con tutta l’emotività, la rabbia e l’angoscia del suo tempo. Il mondo formale è un mondo scomodo, disastroso, della bomba atomica, minacce tangibili - che nel nostro mondo diventano mediatiche, fittizie.

Mentre appunto negli Stati Uniti l’Espressionismo astratto e spirituale prende

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Asayuna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Napoli - Accademianapoli o del prof Demma Alessandro.
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