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Arte romana

18/11/2022

Il rapporto costante con l’arte greca

  • 211 a.C.: vittoria di Roma su Siracusa, durante la II guerra Punica, Archimede.
  • 209 a.C.: vittoria di Roma su Taranto, assediata dai Cartaginesi di Annibale.
  • 168 a.C.: vittoria di Roma su Perseo, re di Macedonia, a Pidna.
  • 146 a.C.: conquista e distruzione di Cartagine e di Corinto.

Durante questo arco di tempo, la maggior parte dei Romani vide per la prima volta grandi quantità di opere d’arte greca portate come bottino di guerra a Roma.

Narra Plutarco che L. Emilio Paolo, il vincitore di Perseo, avrebbe celebrato un trionfo della durata di tre giorni, con l’esibizione di 250 carri carichi di statue e opere d’arte.

Grazie alle donazioni dei generali trionfatori, i templi diventarono veri e propri spazi espositivi di opere d’arte greca. La pratica di esporre opere greche nei porticati, porticus, e all’interno dei templi rappresenta un atto di appropriazione culturale, che va a influire sulla fruizione stessa dell’opera d’arte.

Le opere sono dedicate agli dei in quanto bottino di guerra, ma assumono anche una funzione estetica. Diventano indispensabili per ambienti e monumenti sia pubblici che privati.

Presentazione per classi di materiali: noi abbiamo moltissime copie romane di opere greche.

Bagaglio greco + ambiti produttivi specificamente romani: rilievo, statuaria ritrattistica, pittura pompeiana.

Contesto storico

Già il IV sec. è policentrico, da un lato Atene e la Grecia, ma anche la Macedonia.

Introdotto anche il ruolo delle città magnogreche, es. alla venuta di Lisippo.

Roma entra in gioco nel III sec., dopo la morte di Alessandro e la divisione nei regni dei Diadochi. Nel 272 c’era stata la presa di Taranto, città più importante della Magna Grecia profondamente ellenizzata.

Metà dell’VIII sec. a.C., epoca della fondazione di Roma, poleis greche già formate e presenti anche sulle coste italiane. VI-V sec. della civiltà etrusca, contatto con il mondo greco.

Abbiamo influsso di VI sec. etrusco e si impone poi un maggiore influsso greco, diventa più forte all’epoca della 2° guerra punica, nel 211 a.C. vittoria di Roma su Siracusa. Nuove province di Roma.

Attraverso la mediazione della produzione magnogreca --: dimensione eclettica.

Roma incontra grandi quantità di opere d’arte portate come bottino di guerra.

Nel 133 Pergamo passa in eredità a Roma tutto il suo patrimonio artistico.

Opere collocate all’interno dei templi, per la prima volta considerati come musei.

Atto di appropriazione culturale dell’arte greca. Opere come bottino di guerra, diventano ex voto ma anche vengono osservati dagli abitanti. Diventano indispensabili per luoghi pubblici e privati.

Si formano 2 correnti:

  • Filoellenica, con gli Scipioni. Aristocrazia attratta da quest’ambito.
  • Conservatrice, considerava l’arte greca dannosa per il mos maiorum.

Racconto di Plutarco su Lucio Emilio Paolo

Essendo stato suddiviso il corteo trionfale in tre giornate, la prima, a stento sufficiente per le statue e le iscrizioni e i colossi catturati, che venivano portati su duecentocinquanta carri, fu occupata dalla presentazione di questi. Il giorno seguente, invece, furono fatte sfilare su molti carri le più belle e ricche armi macedoni & dopo i carri che portavano le armi si avanzavano tremila uomini i quali portavano denaro d’argento in settecentocinquanta vasi di tre talenti, che reggevano in quattro ciascuno. Il terzo giorno, subito fin dal mattino, si avanzarono i trombettieri & Dietro costoro venivano centoventi buoi dalle corna dorate & Poi dietro a questi, c’erano quelli che portavano le monete d’oro, suddivise in vasi di tre talenti d’argento & a questi tenevano dietro il carro di Perseo e le armi e il diadema posato sopra le armi, analogamente a quelle.

Poi, dopo un breve intervallo, venivano condotti schiavi i figli del re, e con loro una folla di aii e precettori e pedagoghi in lacrime & Subito dietro a questi venivano portate corone d’oro in numero di quattrocento, che le città avevano mandato ad Emilio con ambascerie quali riconoscimenti al valore della vittoria: infine teneva dietro egli stesso, montato su un carro splendidamente adornato, uomo degno di essere adornato & avvolto in una veste di porpora ornata d’oro e intento a protendere con la destra un ramo di alloro. Portava rami d’alloro anche l’intero esercito, il quale seguiva al carro del comandante ordinato in compagnie e reggimenti, cantando ora certi canti patrii mescolati a risate, ora invece peani di vittoria e lodi per le imprese compiute da Emilio &.

(Plutarco, Vita di Emilio Paolo, 32-34).

Trionfo di 3 giorni di Lucio Emilio Paolo dopo la vittoria su Perseo, sovrano di Macedonia. 250 carri pieni di opere, 3000 opliti. 750 vasi con monete d’oro.

Anche la musica importante per il mondo antico. Erano presenti anche il re con le sue armi e diadema e i suoi figli portati come schiavi. Moltissimi schiavi, dunque maggiore manodopera.

Lucio Emilio Paolo vestito di porpora e oro, iconografia della vittoria.

Lui e l’esercito portavano rami d’alloro, con canti e risate e lodi a Emilio. C’erano anche tabulae pictae con gli eventi più importanti per far sapere alla gente gli avvenimenti della guerra.

Arrivano anche vari personaggi, come filosofi e letterati che venivano integrati nelle famiglie aristocratiche come pedagoghi.

Duplice situazione: cultura greca entra tramite le opere ma anche tramite gli insegnamenti dei pedagoghi che istruiscono i giovani in modo diverso. Momento costruttivo dell’estetica romana.

Alternanza della fase dell’otium e negotium, nel primo entrano modalità greche, come il banchetto, il passare filosofico, le terme, i giochi, gli arredi ispirati e denominati alla greca. Seconda metà del 2° sec. si forma questo sistema.

In una seconda fase vengono portati a Roma non solo le opere e i prigionieri di guerra, ma anche insegnanti, architetti, scultori e pittori greci.

Tra i loro compiti: l’organizzazione dei trionfi, la costruzione di templi e monumenti, ma soprattutto la progettazione di <spazi> alla greca in grandi dimore e ville di campagna dei nobili, in cui i senatori romani potessero vivere nel lusso.

Particolarmente evidente è lo stretto rapporto esistente tra il processo di appropriazione della cultura greca e la formazione di un linguaggio figurativo specificamente romano nell’arredo di ville e dimore urbane: si rifunzionalizza lo stile greco.

Il dispendioso stile di vita greco apertamente ostentato avrebbe portato alla destabilizzazione del sistema sociale romano; dunque in una prima fase l’adesione allo stile di vita greco si manifesta nell’ambito privato, soprattutto nelle dimore di campagna, ville.

Ma nel giro di breve tempo tale nuova cultura abitativa venne adottata anche nelle grandi dimore senatorie di Roma.

Al contempo si adottò un nuovo stile di vita che divideva il tempo nelle due fasi dell’otium, il tempo libero, e del negotium, i doveri.

L’otium, lo spazio del privato, in cui il modello di vita greco si impone, alla ricerca dei piaceri del corpo e dello spirito, banchetti, conversazioni filosofeggianti con gli amici, giochi, bagni nelle terme anche private.

All’interno della villa e delle domus vengono ideati spazi riccamente arredati che si ispirano al mondo greco e che prendono anche le denominazioni alla greca.

Analisi dell’arte romana della Scuola di Vienna

Il processo di valorizzazione dell’arte romana nel ventesimo secolo

A Vienna, agli inizi del XX sec., venne posto per la prima volta in maniera moderna il problema dell’arte romana; di contro a quella che era stata la valutazione da parte dell’archeologia filologica, Brunn, Furtwängler, che privilegiava la cultura greca e il momento della sua perfezione identificato nella fase classica; l’arte romana era considerata come punto d’arrivo della decadenza dell’arte greca.

Per molto tempo l’arte romana è stata considerata la degenerazione dell’arte greca.

Fondamentale in questo processo sono stati i contributi di due studiosi viennesi, F. Wickhoff e A. Riegl, storici dell’arte e in particolare del tardoantico, i quali asserirono come fossero propri dell’arte romana gli effetti di realismo, di spazialità e di vivace senso dinamico e illusionistico dell’azione, che caratterizzavano i rilievi romani, introduzione anche dal paesaggio.

In realtà, successivamente si poté evidenziare come tali aspetti di realismo non solo si riscontrano in momenti anteriori dell’arte romana, sia pubblica che privata, ma sono anche propri dell’arte greca classica e degli ambienti ellenizzati del mondo orientale. Dunque anche se le proposte degli studiosi viennesi non coglievano pienamente nel segno, esse ebbero il merito di far guardare l’arte romana con occhi diversi, meno tesi ad individuare quanto essa contenesse di affinità o meno con l’arte greca, più invece pronti a cogliere le novità iconografiche ed i temi nuovi emergenti specialmente nel rilievo storico, le cui originali soluzioni appaiono determinate non certo da particolari strutture etnico-culturali, e ciò vale anche per l’importante genere artistico del ritratto, ma dalla specifica situazione storico-politica.

Ad Alois Riegl, Questioni di stile, Industria artistica tardoromana, si deve soprattutto l’aver posto le basi per una lettura stilistica delle opere d’arte romana e per aver introdotto il concetto di Kunstwollen, la <volontà dell’arte>: la <volontà dell’arte> è il frutto degli orientamenti degli individui e della collettività che determinano, sia consciamente sia inconsciamente, le tendenze artistiche di una determinata epoca. Potremmo anche intenderla come <gusto>. La <volontà dell’arte> si sostituisce al fine pratico, alla materia e alla tecnica. Il concetto ovviamente è applicabile a tutti i periodi storici.

In Italia la lezione della Scuola di Vienna verrà recepita molto più tardi grazie alla personalità scientifica di R. Bianchi Bandinelli.

Il suo pensiero interpretativo dell’arte romana si basa su di una profonda teoria storicistica dell’arte accompagnata da una approfondita lettura formale del manufatto artistico. Storicitá classica, 1942, L’arte romana al centro del potere, 1973; La fine dell’arte antica, 1969-1970.

Secondo Bianchi Bandinelli l’arte romana è caratterizzata da un bipolarismo strutturale, tra forma greca e forme <nazionali>, tra arte del centro, ideata per la classe dominante, in età imperiale con al proprio vertice la figura dell’imperatore, e arte della periferia, quella rappresentata dai ceti subalterni dell’Italia dei municipi e delle province, tra arte <plebea>, arte <ufficiale>, <popolare> e <aulica>.

Già una teoria interpretativa bipolare era nell’impostazione di Rodenwaldt: pubblico/privato.

Negli ultimi decenni del XX sec. e con gli inizi del XXI sec. la prospettiva di analisi dell’arte romana si è allargata alle questioni relative ai messaggi e agli aspetti comunicativi dell’arte romana, P. Zanker, alla struttura mentale che la determina, T. Hölscher > linguaggio delle immagini, alle caratteristiche della committenza, al rapporto dialettico con l’arte greca, recezione, elaborazione, standardizzazione, agli aspetti produttivi e commerciali; sfociando nel concetto di arte romana come <arte al plurale>, S. Settis, Un’arte al plurale. L’impero romano, i Greci e i posteri, in Storia di Roma. IV, Caratteri e morfologie > processo <additivo> nella formazione dell’arte romana.

Bisogna leggere le opere d’arte romana come rappresentazione degli orientamenti degli individui e della collettività.

Concetto della volontà dell’arte <gusti> anche localizzati, e che sostituisce all’uso pratico. Poi l’arte romana ripresasi dei nobili veniva ripresa e rifunzionalizzata dalle province.

Questo periodo romano non affrontato né da archeologi né da medievalisti, un po’ in mezzo.

Loro ritenevano propri dell’arte romana alcuni effetti del realismo, dinamismo e spazialità e illusionismo. Anche se aspetti del realismo si trovano anche nell’epoca classica ellenizzante.

Non avevano molti elementi a disposizione, ma hanno avuto il merito di far vedere l’arte romana come a sé e specifica.

L’origine di alcune tipologie come ritratto o rilievo storico affonda nelle questioni politiche e ideologiche dell’epoca.

Fasi cronologiche dell’età romana

Prima età del ferro

Prima età del ferro: X sec. a.C. 620 a.C.

Una continuità di vita è attestata a partire dal X sec. a.C. inizialmente sul Palatino. Mitica fondazione di Roma nel 753 a.C. ad opera di Romolo il quale avrebbe stabilito il primo confine sacro della città.

L’età dei re etruschi

L’età dei re etruschi: 620 a.C. 509 a.C. in base alla tradizione gli ultimi tre re di Roma erano etruschi, Tarquinio Prisco, Servio Tullio, Tarquinio il Superbo.

Roma manifesta una forte etruschizzazione culturale, da un agglomerato di singoli villaggi ad una struttura urbana complessa. Il territorio urbano viene delimitato da una imponente struttura muraria <mura serviane>. Importantissimo culto di stato istituito sul Campidoglio e dedicato a Giove Ottimo Massimo, Giunone Regina e Minerva.

Tempio periptero, sine postico, su alto podio, con colonne e trabeazioni lignee, lastre in terracotta decorate e dipinte, Vulca. Intorno al 600 è realizzato il primo foro, centro politico e commerciale, nella valle a nord del Palatino. Opera di Vulca anche la statua di Giove Ottimo Massimo e la quadriga.

L’età dei re etruschi: tra settimo sec. e 509 anno della cacciata di Tarquinio il Superbo, Roma sotto gli etruschi. Roma passa da agglomerato di villaggi a vera e propria polis, concetto presente negli etruschi, guidato da un rex. Roma nasce presso il Tevere, fiume navigabile e collegato al mare, pure guadabile in una zona, presso la via Salaria e della transumanza da est a ovest. Sistema interessante tra i colli e il collegamento fluviale. Si origina prima la Roma quadrata che nasce dal Palatino poi quella serviana, dalle mura serviane costruite da Servio Tullio. Costruita anche la cloaca massima, fognatura che passa anche per il foro.

Presso il Capitorium, Campidoglio, costruito un tempio di Giove optimus maximus, Giunone, Minerva. Tempio molto pesante nella forma, in età arcaica fine VI sec.

Pseudo-peristasi solo su tre lati, fronte e bordi -- mondo romano predilige una visione frontale. Collocato su un podio molto alto.

Colonne e trabeazione doveva essere di legno e lastre in terracotta colorate e dipinte da un certo Vulca, anche collocate sul tetto. Non ancora sistema di correzioni ottiche. Ci doveva essere una quadriga e una statua di Giove fatte da Vulca.

Apollo di Veio

Fu rinvenuto quasi integro nel 1916 dal Santuario di Portonaccio presso Veio.

Doveva trovarsi sul colmo del tetto del tempio tuscanico dedicato a Minerva.

Alto circa 1.80 metri.

510-490, apertura dell’età severa, ma ancora volto arcaico con sorriso e occhi grandi, capelli fitti. Gusto ionico internazionale, nella capigliatura e vesti raffinate.

Stile attico, ma ionicizzante. Novità anche nell’ambito figurativo etrusco.

Documenta l’elaborazione statuaria. Originale in terracotta.

Autore identificato come <Veiente esperto di coroplastica>.

Portonaccio, torso di statua virile, testa di Gorgone.

Portonaccio, antefissa, testa di Menade, presente anche policromia. Oggetti che la adornano, concetto della charis. Frammento di figura acroteriale.

Scansione cronologica

L’età della prima e della media repubblica: 509 367, invasione gallica; 367 201 a.C., definitiva sconfitta di Cartagine.

In base alla tradizione letteraria i re sono destituiti nello stesso anno dei tiranni di Atene.

Forma di dominio <repubblicano> da parte del ceto aristocratico, patrizi, solo dopo le guerre civili durante il V e IV sec. le famiglie plebee emergenti ottennero l’uguaglianza politica.

Tarda repubblica: 201-31 a.C --> intervento di Roma nello scenario politico del Mediterraneo. Progressivo spostamento dell’attenzione, da parte delle classi dominanti, dalle questioni di guerra e di politica estera alle rivalità politiche interne. Sotto il profilo culturale si assiste ad una intensa e rapida ellenizzazione. Rilievo storico si concentra in questa fase.

La prima età imperiale: 31 a.C. 68 d.C.

La media età imperiale: 69 192 d.C.

I Flavi: generali che hanno preso il potere. Vespasiano, Tito, Domiziano.

Gli imperatori <adottivi>: Nerva - Traiano - Adriano - Antonino Pio - Marco Aurelio - Lucio Vero.

La tarda età imperiale: 193 d.C. 337 d.C.

I Severi - Gli imperatori soldati - I Tetrarchi.

306 337 Costantino il Grande.

Rilievo storico

23/11/2022

Le considerazioni relative al <rilievo storico romano> possono essere identificate con quelle della <storia dell’arte> romana, fin dal momento in cui a quest’ultima venne riconosciuta una propria autonomia stilistica e non solo, Alois Riegl e Franz Wickoff.

Considerato espressione tipica dell’arte romana, capire le sue proprie caratteristiche, gli viene attribuita un’autonomia stilistica.

Il rilievo storico venne elaborato dalla tradizione culturale romana all’interno di due principali filoni:

  • Descrittivo-narrativo che prendeva spunto dai commentarii, rapidi diari di guerra, come quello di Cesare.
  • Allegorico-simbolico, a sua volta inquadrabile nel formulario rituale giuridico-religioso.

In realtà le scene a carattere storico non sono limitate alla scultura, ma appaiono anche nella pittura, decorazione di manufatti: cammei, vasellame, oreficeria, arti sontuarie, rilievi in terracotta, monete e medaglie.

Vanno valutate dunque le intenzioni dei committenti e i diversi utilizzi delle varie opere.

A questo punto forse sarà meglio parlare di <rappresentazione storica>.

Sono le condizioni storico-politiche che determinano la realizzazione dei rilievi storici; in gran parte scolpiti in occasione di importanti eventi storici, questi rilievi si basano su schemi.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/03 Storia romana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher erikasor33 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'arte classica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Salvadori Monica.
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