Archeologia e storia dell'arte greca e romana
Patrizia Basso a.a. 2022/2023
15 novembre 2022 - Lezione 1
L'obiettivo del modulo è costituito dall'acquisizione delle conoscenze utili al riconoscimento e alla classificazione tipologica, funzionale e cronologica delle manifestazioni artistiche e artigianali della civiltà greco-romana tra il IX sec e gli inizi del IV sec d.C. L'attenzione si concentrerà in particolare sulla scultura, alla ceramica, arti suntuarie che con gli spazi del quotidiano e del rito oltre che all'arte.
Obiettivi storici
Analisi delle singole testimonianze in relazione contestuale con il luogo in cui erano collocate. Dei manufatti è importante capire e analizzare: la datazione sulla base delle loro classificazioni (inquadramento dei reperti nel loro sviluppo cronologico); la funzione; il materiale e le tecniche di realizzazione; il significato, in quanto espressione di un sistema collettivo di valori, di un'evoluzione stilistica, di una determinata mentalità. Sempre considerandone anche il mittente, l'artigiano/bottega e il destinatario.
I manufatti figurati sono oggetto anche di analisi iconografica e iconologica:
Iconografia
Dal greco eikon, ovvero immagine e graphé, ovvero disegno, metodo di interpretazione dei soggetti figurativi, interpretazione oggettiva del contenuto di un'immagine (basata sulla conoscenza degli oggetti, es. un uomo sdraiato su un letto sta partecipando a un simposio su kliné e delle convenzioni adottate nella rappresentazione - es. il colore bianco della pelle per raffigurare i soggetti femminili).
I caratteri di base nella lettura iconografica sono: la postura di una figura, gli attributi che la caratterizzano, lo schema della composizione in cui essa è inserita. Grazie a tali caratteri si identificano i soggetti della raffigurazione: ad es. se siamo di fronte a una figura barbata, seduta su un trono, con uno scettro o un fulmine in mano e accompagnato da un'aquila capiamo che quello è Zeus.
Una volta riconosciuti i soggetti della raffigurazione si colgono le differenze e quindi si classificano le immagini in base alla loro tipologia: la postura può essere diversa, gli attributi possono variare e così lo schema compositivo. Ad es. Afrodite: da destra a sinistra, in posizione solenne, avvolta da un mantello; colta in un atteggiamento pudico nel momento in cui sta per immergersi nel bagno; accovacciata.
Iconologia
Dal greco eikon, ovvero immagine e logos, ovvero pensiero, ragionamento; è la lettura che supera l'oggettività per cogliere i valori, le ideologie, le visioni del mondo sottese a una certa immagine (es. una scena di sacrificio in età romana indica la pietas del sacrificante, una battaglia contro i barbari la virtus, una coppia di sposi con le mani strette la concordia ecc.) e le connessioni storiche, politiche, sociali, culturali, religiose con la sua epoca.
Termini importanti da conoscere e distinguere
- Soggetto/tema figurativo/decorativo: indica il contenuto di un'opera nella sua totalità: ad es. un'amazzone ferita.
- Motivo figurativo: concetto diverso che si usa per indicare azioni e comportamenti, quali ad es. il gesto di appoggiarsi, l'atto di volare ecc. Lo stesso soggetto (ad es. un'amazzone ferita) può essere rappresentato con motivi diversi: ad es. come una figura che è appoggiata a un pilastro o che svela la sua ferita.
- Costruzione e composizione: il modo in cui un soggetto ha preso forma in un'opera (ad es. la composizione di una statua: Doriforo di Policleto in posizione stante con ponderazione equilibrata o la composizione di una scena di battaglia romana con tutto assieparsi dei corpi).
- Stile: mezzo formale complessivo con cui un'opera è realizzata ad es. modo di trattare le superfici dei panneggi, dei capelli). Ad es. due soggetti diversi possono essere accomunati da uno stile affine che può far pensare a uno stesso artefice o a una stessa temperie culturale e dunque epoca storica. Si parla di stile di uno stesso artista, di una bottega, di una città, di un'area, di un'epoca (ma attenzione: attualmente si pone maggiore cautela nella valutazione dei fenomeni stilistici come elemento di datazione o qualificazione geografica).
Oggi nell'analisi delle immagini molta attenzione viene posta al ruolo del committente e del destinatario (temi dell'autorappresentazione dei messaggi rivolti allo spettatore, del contesto di collocazione delle opere artistiche); all'analisi del rapporto fra invenzione, composizione e disposizione delle immagini (es. studi di Salvatore Settis sulla Colonna Traiana); al rapporto fra immagine e testi letterari da cui l'immagine potrebbe essere derivata o che potrebbe avere a sua volta condizionato il testo (studi di Francesca Ghedini su Ovidio: mostra del 2019 alle Scuderie del Quirinale).
L'intera arte figurativa antica aveva una funzione concreta nella vita della società: immagini di culto delle divinità collocate nei templi che in occasione di feste religiose erano portate in processione, lavate ritualmente, unte, vestite; doni votivi nei santuari come espressione di preghiera o ringraziamento alla divinità e della posizione sociale del donatore; immagini dei defunti sulle tombe per rappresentare il loro prestigio sociale etc.
Per tutte queste funzioni poteva essere importante che l'opera d'arte avesse un alto livello formale e un'elaborazione conforme allo stile in voga nell'epoca in cui fu prodotta. La funzione dell'opera d'arte dovrebbe essere al centro di una nuova concezione di studio dell'arte figurativa antica. In tal modo le opere d'arte avrebbero un valore significativo come elementi essenziali della vita culturale dell'antichità: esse non dovrebbero essere studiate solo per la loro datazione e classificazione stilistica, ma potrebbero essere comprese come testimonianza dei modi di percezione e di formazione delle immagini, dei loro modelli, dell'habitus culturale, collettivo e individuale delle società entro cui sono state realizzate.
16 novembre 2022 - Lezione 2
Lezione di Nicola Del Barba
Comunicazione e valorizzazione del patrimonio archeologico
La valorizzazione
Art. 1 del Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici
- In attuazione dell'articolo 9 della Costituzione, la Repubblica tutela e valorizza il patrimonio culturale in coerenza con le attribuzioni di cui all'articolo 117 della Costituzione e secondo le disposizioni del presente codice.
- La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale concorrono a preservare la memoria della comunità nazionale e del suo territorio e a promuovere lo sviluppo della cultura.
Art. 6 Valorizzazione del patrimonio culturale
- La valorizzazione consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso. Essa comprende anche la promozione ed il sostegno degli interventi di conservazione del patrimonio culturale.
- La valorizzazione è attuata in forme compatibili con la tutela e tali da non pregiudicarne le esigenze.
- La Repubblica favorisce e sostiene la partecipazione dei soggetti privati, singoli o associati, alla valorizzazione del patrimonio culturale.
Il fine della valorizzazione è la fruizione: valorizzare un bene significa allargare e qualificare le sue potenzialità comunicative. Il fine è sociale, il bene culturale acquista una maggiore portata per la società che lo custodisce. Qui sta la reale differenza rispetto alla tutela: la tutela è intrinseca, rivolta alla salvaguardia del bene, la valorizzazione è estrinseca, è rivolta a ciò che dal bene può nascere, alla ricchezza dei valori e alla rete di relazioni culturali che è in grado di generare. Valorizzare significa rafforzare il legame tra il bene e la collettività.
La Convenzione di Faro (2005) fornisce un'idea di ampio respiro di cosa sia il patrimonio culturale, di cosa significhi valorizzare e i perché la valorizzazione è necessaria. La Convenzione si fonda sul presupposto che la conoscenza e l'uso dell'eredità culturale rientrino pienamente fra i diritti umani, ed in particolare nell'ambito del diritto dell'individuo a prendere liberamente parte alla vita culturale della comunità e a godere delle arti, come previsto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 e dal Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.
La Convenzione di Faro intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto ed ospitato, riconoscendo il "patrimonio culturale" come l'insieme delle risorse ereditate dal passato, riflesso di valori e delle credenze, e la "comunità patrimoniale" quale insieme di persone che attribuiscono valore a quel patrimonio.
Il testo, che integra gli strumenti internazionali esistenti in materia, definisce gli obiettivi generali e suggerisce possibilità di intervento da parte degli Stati firmatari, in particolare in ordine alla promozione di un processo partecipativo di valorizzazione del patrimonio culturale. La Convenzione non impone specifici obblighi di azione per i Paesi firmatari, lasciando ad essi la libertà di decidere sui mezzi più convenienti per l'attuazione delle misure in esso previste. Sostanzialmente la Convenzione rimarca il valore e il potenziale del patrimonio culturale come risorsa per lo sviluppo durevole e per la qualità della vita e individua il "diritto al patrimonio culturale", riconoscendo la responsabilità individuale e collettiva nei confronti del patrimonio culturale e sottolineando l'importanza della sua conservazione ed il suo ruolo nella costruzione di una società pacifica e democratica. La Convenzione definisce quindi i diritti e le responsabilità concernenti il patrimonio culturale e fissa l'impegno per le Parti firmatarie a riconoscere il suo interesse pubblico, a valorizzarlo, a predisporre disposizioni legislative conseguenti e a favorire la partecipazione alle attività ad esso correlate.
Comunicazione
Comunicare a chi, cosa e come
La comunicazione in un istituto della cultura può essere di tipo verbale, simbolica, tecnologica e testuale. Per quel che riguarda la comunicazione testuale, gli strumenti più utilizzati sono: segnaletica interna, didascalie e pannelli.
A chi: Al centro del processo comunicativo deve essere posto il visitatore. Il ruolo del museo è fornire al visitatore un contesto in cui possa «costruire» il proprio significato relativamente a ciò che vede intorno a sé. Gli apparati di comunicazione devono essere capaci di trasmettere efficacemente contenuti e significati a un numero ampio di persone: i visitatori non sono un insieme indistinto e omogeneo, ma sono formati da gruppi di persone differenti per età, formazione culturale, estrazione sociale, stili di apprendimento, obiettivi personali, interessi.
Cosa comunicare: Quando i musei erano frequentati da studiosi, erano sufficienti etichette contenenti poche, scarne informazioni: oggi l'ampliamento delle platee ai non specialisti rende necessario la realizzazione di testi interpretativi, che consentono al visitatore di ‘decodificare’ le opere. L'obiettivo è quello di far comprendere significati e contenuti di opere che sono decontestualizzate da un punto di vista culturale, spaziale e temporale.
Come comunicare: Con apprendimento passivo -> leggere, ascoltare, vedere immagini, vedere filmati o dimostrazioni; con apprendimento attivo -> dibattere, discutere, scrivere, simulazioni.
I musei devono riuscire a far ‘parlare’ gli oggetti e raccontare le loro storie. Nella maggior parte dei casi, il visitatore trova solo lunghi testi su periodi storici, tipologie, siti, spesso incapaci di far vivere gli oggetti che descrivono. È solo una buona comunicazione che può sviluppare un processo di democratizzazione della cultura e far avvicinare i cittadini all'archeologia e al patrimonio culturale. La comunicazione è tanto più efficace e coinvolgente quanto più sa coniugare il pieno possesso dei contenuti della propria specializzazione con una visione globale del tema. Lo strumento più potente è il racconto che ogni oggetto, muro, sito, paesaggio può proporre, attraverso la mediazione dell'archeologo.
Storytelling
«Bisogna raccontare, sempre di più e meglio. Il passato ha continuo bisogno delle nostre storie per conservarsi nel presente. Perché sono le storie a tenere in vita il mondo, a creare le comunità: si dice che una civiltà che non racconta più storie, è destinata a frantumarsi e morire. Nei musei, le storie danno vita agli oggetti, e ci fanno sentire il contatto diretto con la vita vera di altri mondi».
«A noi esseri umani interessano non già le cose ma anzitutto le persone: toccare con mano il passato non significa per noi solo toccare una pietra o un oggetto ma, toccandoli, immaginare chi ha posato quella pietra e plasmato quell’oggetto. Capire come l’ha fatto e perché. Cosa pensava mentre agiva, quali erano le sue emozioni. [...] La narrazione, in tutte le sue forme, è lo strumento privilegiato per appassionare i moderni al passato e far sì che, attraverso il passato, riflettano anche sul presente. Ecco perché lo storytelling e non altro: sa coinvolgere i visitatori, li fa sentire protagonisti, fa capire loro che il passato li riguarda, che è parte integrante delle loro stesse vite. È il cuore della comunicazione di musei e monumenti, e va cavalcato in tutto. Nel raccontare i singoli oggetti presenti nel museo, per ricostruire in modo vivo e palpabile il mondo a cui appartenevano e che hanno perduto, e per lanciare fantasia e riflessione ben oltre gli oggetti e il loro tempo. Ma anche nel delineare il percorso di visita: chi entra in museo deve sentirsi così immerso e protagonista di una grande storia, da procedere col fiato sospeso sala dopo sala, con la voglia di cogliere tutto fino all'ultimo per vedere come va a finire».
Sette principi dello storytelling museale
- Una storia museale efficace bilancia intrattenimento e correttezza dei fatti;
- Una storia museale efficace è compatta;
- Una storia museale efficace è concreta, impiegando un linguaggio altamente visuale;
- Una storia museale efficace è accattivante;
- Una storia museale efficace non solo descrive i manufatti ma racconta come alcuni di questi sono realizzati;
- Una storia museale efficace scardina stereotipi errati;
- Una storia museale efficace ispira confronti interculturali.
Musei archeologici
«Il museo è un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che acquisisce, conserva, ricerca, comunica ed espone il patrimonio materiale e immateriale dell’umanità e del suo ambiente, a fini di educazione, di studio e di diletto».
La necessità di aggiornare la definizione era già emersa nella Conferenza generale di Rio de Janeiro del 2013, ma è stata messa all’ordine del giorno in occasione della Conferenza generale di Milano del 2016, che ha approvato anche la costituzione di uno Standing committee for Museum Definition, Prospect and Potential (MDPP) per elaborarla. La nuova definizione è stata proposta durante la Conferenza Generale di Kyoto del 2019, ma non è stata approvata solo a Praga nell’agosto del 2022.
«Il museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze».
Museo archeologico di Reggio Calabria
Il Museo archeologico di Reggio Calabria (MaRC) è stato riconosciuto tra gli istituti museali archeologici più prestigiosi d’Italia con l’istituzione delle autonomie operata dalla Riforma del MiBACT del 2014. Il Palazzo che lo ospita è tra i primi, in Italia, ad essere progettato al fine esclusivo dell’esposizione museale, intitolato a Marcello Piacentini, uno dei massimi esponenti dell’architettura del primo Novecento, che lo concepì in chiave moderna, dopo aver visitato i principali musei d’Europa. Aperto parzialmente al pubblico nel 1954 e inaugurato nel 1959, il Museo è stato oggetto, nel corso degli anni, di importanti trasformazioni. Nel 1981, è stata allestita la sezione di archeologia subacquea, per dare un’adeguata visibilità ai Bronzi di Riace, considerati tra i capolavori al mondo più significativi dell’arte greca. Nel novembre 2009, il Museo è stato chiuso per restauro e definitivamente riaperto al pubblico il 30 aprile 2016.
In nuovo allestimento
Il nuovo allestimento è stato curato da digi.Art che così descrive il progetto: «Il nuovo allestimento ha previsto la realizzazione di un apparato multimediale disponibile per i visitatori, comprendente un sistema multimediale interattivo, ricostruzioni tridimensionali e ad effetto olografico, e applicativi ludico-didattici. È stata inclusa anche una sezione dedicata ai sordi in L.I.S., per il miglioramento dell’accessibilità e della loro autonomia nella visita al museo.»
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Appunti di Archeologia e storia dell'arte greca e romana
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Appunti Archeologia e storia dell'arte greca e romana - parte I
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Appunti Archeologia e storia dell'arte romana
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