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Storia dell’architettura 2

15) Alvar Aalto, 1927-51

Architetto finlandese, conosciuto per rendere i suoi progetti più umani, in quanto era più attento agli aspetti di

comfort delle persone che vivevano negli spazi da lui progettati.

Sanatorio di Pamio (1928-33), in Finlandia (nord Europa),

struttura pensata per essere ultramoderna, ha una forma irregolare,

l’orientamento delle diverse parti dipendeva dall’illuminazione che

dovevano avere gli ambienti all’interno del sanatorio che era pensato

come una macchina che doveva curare le persone che avevano

problemi respiratori.

Ci sono tutta una serie di stecche, che hanno delle stanze di dimensioni diverse, è tutto progettato per dare il

massimo comfort alle persone all’interno dell’edificio.

A differenza degli altri edifici modernisti ci sono degli elementi diversi, ad esempio:

pezzo di parete curva, forma curva anche all’entrata e all’interno (elementi curvi =

tipici dell’architettura di Alvar Aalto), anche l’uso dei colori è insolito in quanto utilizza

determinati colori per mettere a proprio agio i pazienti (anche perché in Finlandia

d’inverno fa molto freddo e si rischia di avere anche 3 ore al giorno di luce), quindi tutti

gli spazi comuni sono dipinti di giallo che serviva a rendere luminosi gli ambienti, all’interno delle

stanze invece i soffitti e le lenzuola sono azzurri in modo tale che i pazienti, una volta sdraiati,

potessero guardare il soffitto ed avere l impressione di guardare il cielo, inoltre venne anche fatta

la scelta di lasciare bianca una mezzaluna per permettere di riflettere la luce del lampadario in

tutta la stanza.

All’interno delle stanze dei pazienti c’era un lavandino che aveva la forma tale da

non fare rumore quando scorreva l’acqua e da non schizzare l’acqua, così se un

paziente si fosse alzato non sarebbe disturbato l'altro.

Anche i mobili sono solo in legno in quanto da maggiore

comfort rispetto al metallo (che è anche sempre freddo). Anche il corrimano della scala,

ad esempio, era in legno (più piacevole toccare il legno rispetto al metallo).

L’altezza della stecca principale era pensata per superare l’altezza dei pini che circondavano il

sanatorio, in modo tale che quando salivano sulla terrazza per prendere sole ed aria potessero avere

una vista più piacevole guardando oltre i pini (edificio pensato per il territorio finlandese).

Ce l’aveva a morte con i modernisti perché dicevano che bisognava cercare di standardizzare, cercare di inserire

la produzione industriale all’interno del mondo dell’architettura. Ad esempio, criticava Le Corbusier per aver

pensato ad enormi quartieri residenziali partendo da un’unità prefabbricata. Per Aalto in questo modo

l’architettura perdeva umanità.

Infatti, il suo obbiettivo, per il resto della sua vita, fu quello di rendere l’architettura più

umana e sono famosissimi i suoi sgabelli, prodotti dalla ditta Artek, di cui lui era co

fondatore, che utilizzò per la prima volta il legno multistrato piegato (tipico di tutti i mobili di

Ikea). Villa Mairea , Noormarkku, 1938-39, progettata per una delle

proprietarie della ditta Artek che si chiamava Maire Gullichsen (era anche

la sua amante), era una grande collezionista d’arte e quello che lei chiese

ad Aalto nel progettare questa villa in mezzo al nulla fu di pensare ad una

villa che fosse moderna ma che fosse anche tipicamente finlandese,

e quello che fece Alvar Aalto fu cercare di creare un edificio razionale,

progettato come avrebbero fatto gli architetti del Bauhaus ma che avesse

anche a che fare con il paesaggio circostante.

Questa casa ha di tipicamente finlandese il legno, ed è utilizzando in tanti modi diversi = il

legno rende una casa più calda, lui studiò i vari modi di utilizzare il legno. Ogni sezione

dell’edificio aveva un diverso rivestimento e rappresentava una diversa funzione che questa

parte dell’edificio aveva all’interno della casa.

Alvar Aalto utilizzò anche altri materiali e tecniche tradizionali come la pietra.

Per entrare in casa c’è una pensilina lunghissima con una forma organica

che non si capisce bene da dove viene fuori. Lui diceva che in una casa

finlandese era indispensabile avere uno spazio per uscire di casa (per la

neve). Le finestre sono inclinate perché in Finlandia c’è poca luce, l’intento

era quello di catturare la luce, le stanze erano quelle dei figli, si orientano

verso sud per prendere più luce possibile.

Tutte le linee sono perpendicolari e orizzontali a parte alcune curve, in realtà la casa vera e

propria e solo quella a L mentre c’è una lunghissima pensilina che porta ad un altro ambiente

della casa che è la sauna, appena fuori dalla sauna c’è una piscina

che ha la forma di un lago naturale. La piscina è fondamentale per

riprendersi dalla sauna. Dietro alla piscina c’è una piccola montagnola

di terra che permette di proteggere la piscina dal vento.

Tanti piccoli accorgimenti che rendono questa architettura umana.

Altro elemento importantissimo ed interessante è che era affascinato all’architettura

giapponese, e molti elementi di questa casa la ricordano come: pilastri legati con delle

corde.

All’interno vi è un enorme spazio libero occupato completamente dal

salotto dove si esponevano le opere d’arte della collezione della

proprietaria, è molto luminoso grazie alle vetrate che si aprono

completamente come villa Tugendhat (salotto che può diventare spazio

aperto), ambiente molto più caldo rispetto a quelli dei modernisti = ciò che

lo rende accogliente e l’uso dei materiali, ad esempio il pavimento è in

cotto (italiano) e il legno è usato in tantissimi modi diverso. Al centro vi

sono anche dei pilastri di acciaio, che però è un materiale freddo, e per questo motivo decise di avvolgerlo, ad

altezza uomo, con delle fibre di ratta (tipo di fibra di legno). Il capolavoro di questo

spazio è la scala che rappresenta la casa e lo stile di Alvar Aalto, che sembra sostenuta

da questa foresta di canne di bambù, ma non è così perché c’è all’interno una struttura

in acciaio che tiene in piedi i gradini. Le canne di bambù servono a creare l’atmosfera

della foresta che stava al di fuori della vetrata = tentativo di dialogo con quello che c’è

fuori. Irregolarità che rende più umano il salotto.

16) L’architettura in Italia durante il ventennio fascista,

1922-43

Questi 20 anni hanno lasciato un segno indelebile sulle città italiane.

Nel novembre 1918 finì la Prima guerra mondiale e l’Italia ne uscì vittoriosa ma con le ossa rotte, vi era un

grandissimo scontento dovuto alla crisi economica che aveva messo in ginocchio le classi popolari. La

crescente disoccupazione, il calo del reddito ed un’inflazione davvero impressionante causarono fin da subito

una lunga serie di manifestazioni operaie che per un momento permisero di ottenere importanti conquiste

come, ad esempio, la giornata lavorativa di 8 ore, la creazione di sindacati per tutelare i lavoratori e per un certo

periodo in Italia sembrava che stesse per sfociare qualcosa di simile alla rivoluzione che c’era stata nel 1917 in

Russia, è così che si iniziò a parlare di biennio rosso.

Proprio in quegli anni nacque un movimento guidato da un ex giornalista socialista che si chiamava Benito

Mussolini che raccolse un gruppo di seguaci (reduci di guerra) delusi dall’esito della guerra che erano uniti

dall’antagonismo nei confronti del movimento operaio socialista e così nacquero i fasci di combattimento.

Uno dei cavalli di battaglia dei fasci di combattimento era l’idea che la guerra avesse portato ad una vittoria

mutilata alcune cose che erano state promesse non sono mai state ottenute come la città di Fiume. Ciò fu

→

utilizzato da mussolini come strumento di propaganda per ottenere un consenso sempre più ampio.

La guerra portò l’arricchimento solo alla classe dirigente borghese che aveva fatto affari con l’industria della

guerra alle spalle dei reduci.

Tra i vari sostenitori del fascismo vi erano i pochi futuristi che erano sopravvissuti alla guerra, come Marinetti, e

immediatamente trovò dei punti di contatto con il fascismo come la violenza.

Nel mondo dell’architettura non stava succedendo molto perché la crisi economica successiva alla guerra non

permetteva di costruire molto, però quel poco che veniva costruito fu progettato da architetti che erano vicini

Marcello Piacentini

all’architettura classica e tra questi vi era che ad esempio realizzò a Firenze

un’architettura di grandissimo valore: Cinema Odeon.

Vi erano poi anche dei grandissimi cantieri legati alla trasformazione di Roma, capitale del regno d’Italia, ed il più

Vittoriano Giuseppe Sacconi

importante fu il di iniziato nel 1911 e terminato nel 1935.

Il vittoriano era un enorme blocco di marmo nel cuore della capitale ispirato ai

monumenti dell’antichità (ricorda una macchina da scrivere in realtà), era stato

costruito come altare dedicato alla grandezza della patria e al re che aveva

finalmente portato all’unità della penisola, la sua costruzione portò alla distruzione

di interi quartieri rinascimentali e di monumenti di grandissimo valore artistico.

Vi erano alcuni casi in Italia legati all’edilizia privata liberty, l’esempio più

famoso è il quartiere costruito a Roma nel 1915 conosciuto come

Quartiere Coppedè (dal nome del progettista genovese), è un

gruppo di 18 palazzi e ville in cui l’architetto si inventò uno stile bizzarro ed

unico. In questo quartiere sono dominati tutti gli stili in realtà, anche i nomi

degli edifici la dicono lunga sul quartiere = atmosfera fantastica.

In questi progetti non vi è nulla delle città futuristiche di Sant’Elia il movimento futurista è morto insieme a

→

sant’Elia in trincea.

Lo stile 900 ha più a che fare con l’arte che con l’architettura, ed era animato da Margherita Sarfatti che fu una

storica dell’arte e amante di Mussolini. Negli anni 10 aveva sostenuto il movimento futurista. Inizialmente il

gruppo 900 comprendeva solo 6 pittori, ma si espanse presto e questi artisti erano accomunati da un’idea: la

modernità non doveva per forza rompere con il passato secondo loro si poteva essere moderni

→

recuperando qualcosa anche dall’arte del passato. Utilizzavano forme semplici, uno stile monumentale e per

questo motivo incominciano a rappresentare nature morte ecc... (lontano dai futuristi).

Gruppo 900

I fondatori del movimento si identificarono come nella convinzione che la parola 900 (così

come 400 e 500) potesse diventare il principale movimento artistico mondiale.

Lo stile 900 trovò espressione anche in architettura ed ebbe come maggiore interprete l’architetto milanese

Giovanni Muzio

, che adottò nelle sue opere un linguaggio

classico in fome molto stilizzate e astratte (tutto ridotto all’osso). Era

un’architettura moderna in continuità con il passato = l’edificio

Ca’Brutta

simbolo di questo tipo di architettura è la = architettura

in linea con il movimento artistico.

Nel frattempo la situazione politica e sociale degenerò perché i fasci di combattimento passarono da essere un

gruppo di persone arrabbiate e deluse nei confronti di quello che stava facendo la politica ad un gruppo armato

che era appoggiato dalla borghesia italiana che si sentiva sempre più minacciata dai tumulti operai (rivoluzione).

Nel giro di pochi mesi i fasci di combattimento diventarono delle sorte di squadre paramilitari che funzionarono

per un breve periodo come una sorta di milizia privata degli imprenditori che usavano per picchiare tutti gli

operai che si ribellavano e in meno di 10 mesi i fascisti distrussero tutta la rete di organizzazione socialista →

questo periodo è conosciuto come biennio nero.

Nel 1921 i fasci di combattimento diventarono un partito politico il partito nazionale fascista ed ottennero

→

sempre maggiori consensi anche tra i ceti medi e quelli più conservatori tra cui anche i cattolici.

Milite ignoto

Il , che si trova all’interno del Vittoriano, è una tomba di un

soldato caduto al fronte ignoto e che rappresenta simbolicamente tutte le

persone cadute nella Prima guerra mondiale per difendere la patria. In questo

memoriale non c’è traccia di dolore ma vi è un incitamento al sacrificio per la

patria. Non a caso Mussolini fece di questo monumento un simbolo del fascismo.

Il fascismo abbracciava a pieno gli ideali della violenza e della morte per la patria e su questi ideali fece leva per

ottenere sempre più consensi.

Forze come il fascismo e il comunismo sembravano promettere qualcosa di nuovo, il comunismo e il socialismo

però non portarono alcun vero cambiamento in Italia.

Nel 1921 il partito fascista, raccogliendo lo discontento generale, ottenne un sacco di iscritti e nel 22 Mussolini

tentò un colpo di stato riunì 20 mila uomini che marciarono su Roma minacciando di prendersi il governo e

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così il re affidò il governo a Mussolini, da questo momento iniziò il ventennio fascista.

Tra il 1925 - 28 il governo lavorò per creare le leggi fascistissime che permisero alla vecchia classe dirigente di

essere assorbita in questo nuovo sistema e fu abilita la libertà di associazione, aboliti tutti gli altri partiti, la

stampa non era più libera e fu rintrodotta la pena di morte per chi criticava il fascismo.

Salito al governo Mussolini chiese ali artisti, professori e architetti di iscriversi al partito fascista.

Nonostante la situazione economica fosse in crisi, Mussoli aprì un sacco di cantieri pubblici per dare lavoro ai

disoccupati e così vennero costruite città intere dal nulla come Borgo littorio, Mussolinia di Sardegna e così

via, e divennero presto uno strumento di propaganda città tappezzate di nuove tipologie architettoniche.

→

Per Mussolini questa fu l’occasione di creare un’arte nuova che rappresentasse il potere del nuovo governo.

Gruppo 7

Tra i primi ad interessarsi a quanto stavano facendo gli architetti modernisti europei fu il = un

collettivo di 7 architetti che si erano laureati al politecnico di Milano e che si erano uniti nel 1927 con l’obbiettivo

di diventare i primi esponenti in Italia dell’architettura moderna.

Nel 1926 il Gruppo 7 pubblicò un manifesto sulla rivista la Rassegna Italiana in cui esaltavano lo spirito nuovo

che aveva dato vita all’architettura modernista e presto, secondo loro, avrebbe raggiunto anche l’Italia. Anche gli

italiani secondo loro dovevano convertirsi a questo spirito nuovo che loro chiamavano razionalismo con cui si

indicava un concetto molto vago ma strettamente legato al concetto di architettura moderna e di

funzionalismo. In questo manifesto il Gruppo 7 spiegava che l’architettura del futuro in Italia avrebbe dovuto

avere una identità tipicamente italiana.

Le parole del Gruppo 7 coincidevano con quelle di Mussolini l’architettura del regime fascista doveva

→

essere moderna ma guardare anche al passato.

La prima grande occasione pubblica per il Gruppo 7 fu la triennale di Monza del

Casa

Figini Pollini

1930 e costruirono un padiglione che si chiamava

→

Elettrica e che era la reinterpretazione dell’architettura modernista

europea. Vi erano soluzioni tecnologiche all’avanguardia all’intero della casa,

mobili in tubolare metallico ed un uso spregiudicato del cemento armato. È il

primo edificio che può essere considerato razionalista in Italia.

Giuseppe Terragni , che faceva parte del Gruppo 7, realizzò dei progetti innovativi e originali. È poco

studiato perché dopo la Seconda guerra mondiale è sempre stato considerato “l’architetto fascista”, poi

l’architetto rincominciò ad essere studiato.

Casa del fascio

La sua opera più famosa è la a Como, le case del fascio erano le sedi locali del partito

fascista ed erano dislocate su tutto il territorio italiano (quindi anche nelle colonie), pare che il governo fece

costruire 5000 sedi in meno di 20anni. Erano dei centri di propaganda e di incontro, per il regime dovevano

diventare i nuovi punti di riferimento della società. Spesso erano affidate ad architetti importanti perché

dovevano diventare un segno del progressismo del nuovo governo dovevano far vedere quanto il nuovo

→

governo era all’avanguardia. Casa del Soldato

Anche a Genova c’è una Casa del Fascio, conosciuta come , che fu

Luigi Daneri

progettata da un famosissimo architetto genovese, , è un’architettura ispirata

ai grandi protagonisti del movimento moderno, in particolare a Le Corbusier.

Terragni immaginò la Casa del Fascio come un enorme semi cubo di 33 metri

per lato nel cuore della città vecchia di Como difronte al duomo, tra i due

edifici vi è un enorme vuoto che serviva per ospitare la radunate fasciste e

anche per amplificare la monumentalità dell’edificio. La struttura fu

concepita come una griglia tridimensionale che seguiva delle regole

geometriche molto rigide. Vi sono una serie di moduli che formano la

facciata dell’edificio che a volte sono vuoti e a volte pieni. Ogni facciata è

completamente diversa dall’altra e sono tutte progettate rispettando i rapporti aurei. La struttura è in

cemento armato. La trasparenza dell’edificio era simbolo della trasparenza della capacità del partito di

vedere quello che c’era in torno. Le parti non vetrate sono in realtà ricoperte da lastre di marmo perché per

Terragni era importantissimo avere un legame con il passato è un’architettura moderna ma con

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laracinque5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Folin Marco.
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