Storia dell'architettura 1
Architettura contemporanea = utilizzata dagli storici per definire periodo 1789-oggi (1492 inizio età moderna).
1)Architettura in Europa , 1750-1850
Tra il 1750 e il 1850 prendono vita interrogativi dal punto di vista scientifico e storico, propri dell’illuminismo.
Si tratta di un periodo alimentato da sfide sociali, scientifiche, politiche e dall’industrializzazione.
Lo spartiacque delle rivoluzioni occidentali (Americana 1775-1783 e Francese 1789) trasforma
progressivamente il ruolo e gli usi degli edifici pubblici, dedicati, non soltanto ad un’élite ristretta di intellettuali,
ma anche a tutta la comunità cittadina.
In relazione a questo cambiamento, l’architettura diventa per la prima volta sperimentale e cerca di soddisfare
le esigenze di una società in continua evoluzione. Ciò fu determinato anche dalla diffusione degli ideali
dell’illuminismo nell’ambito delle arti e della scienza. L’architettura inizia a rispondere allo sviluppo della
ricerca scientifica illuminista nei confronti dell’umanità stessa: le scienze umane emergono raggiungendo il
medesimo status delle scienze naturali.
Inoltre, in questi anni, emerge il concetto di stato Nazione in Francia, Inghilterra (dove si sviluppano delle
scuole di architettura, all’interno delle accademie di belle arti) ed Italia. Nasce quindi la necessità di creare un
linguaggio che rappresenti l’identità di una nazione.
La pubblicazione dell’Encyclopedie, promossa a Parigi dall’autore Le Breton e affidata a Denise Diderot (1713-
1784) e Jean Baptiste le Rond d’Alembert (1717-1783), tra il 1745 e il 1772, rappresenta la visione del mondo che
caratterizzerà l’epoca contemporanea e tutte le sue espressioni, compresa l’architettura.
Archeologia e architettura
Tutta l’architettura dal rinascimento in poi si concentra sull’analisi delle architetture del mondo classico, greco
e romano. Per conseguire ciò, gli storici studiarono il Trattato di Vitruvio e gli ordini architettonici in esso
descritti. Gli ordini (dorico, ionico, corinzio e composito.) sono un sistema composto di due elementi: dalla
colonna e dalla trabeazione. Le scoperte di Ercolano e Pompei resero evidente che ciò che era stato compreso
dal Trattato di Vitruvio, non era esattamente conforme alla realtà della civiltà romana.
Si sviluppano quindi due tipi di discussioni sull’origine e sull’utilità degli ordini architettonici: una filosofica,
mossa da coloro che erano appassionati di architettura ma che non erano architetti, ed una storica, legata agli
architetti e i teorici che effettivamente cercavano di diffondere e loro scoperte.
L’abate marc – antonie laugier e la ‘capanna primitiva’
Un’ altra modalità di approccio al passato doveva arrivare a costruire miti delle ‘origini’
e a suggerire che si sarebbero potuti conseguire i più autentici risultati ritornando agli
‘inizi’. Nota come ‘capanna primitiva’, questa posizione emerse verso la metà del
XVIII secolo, particolarmente negli scritti dell’abate Marc – Antonie Laugier. Seguendo
una tradizione vitruviana, egli collocava la nascita dell’architettura in un archetipo di
‘capanna primitiva’ da cui, si credeva, si erano sviluppati gli elementi più ornati del
classico. Nel suo caso il ‘primitivo’ era considerato superiore rispetto alle elaborazioni più ‘artificiali’
successive. La capanna primitiva di Laugier aveva pochi fondamenti archeologici e solamente una base sottile
in testi che avevano speculato sulle origini dell’architettura, e la sua versione di prototipo rifletteva un’influenza
essenzialmente classica. Laugier negò l’esistenza di regole assolute in architettura e disdegnò il mero buon
gusto, sostenendo invece che le forme migliori erano radicate nelle esigenze strutturali o funzionali e che
occorreva sviluppare una gerarchia di tipologie edilizie divise per classe sociale. L’abate voleva permettere
al lume della ragione di illuminare l’architettura eliminando tutte quelle regole che erano state imitate per secoli
senza una loro reale comprensione. Laugier rappresenta un albero, che sembra prendere il posto di una
colonna, ed una donna, che è sdraiata su resti tipici della classicità romana mentre tiene in mano una squadra e
un compasso, diventando di fatto il simbolo dell’architettura.
I molti volti dell’antichità
Nel 18esimo secolo alcuni architetti iniziarono a recarsi in Grecia per studiare le
architetture del luogo. Si aprì un grande dibattito sulla preferenza tra architettura greca e
romana. Vennero pubblicati svariati libri, in particolare francesi e inglesi, che
mostravano i nuovi siti archeologici sparsi per il mondo e divenne chiaro che l’antichità
presentava diverse tipologie di architettura e non una solo forma unitaria. Tra questi libri
spicca il volume di James Stuart e Nicholas Revett, pubblicato per la prima volta nel
1751. Il loro obbiettivo fu quello di mostrare la superiorità delle architetture greche
rispetto a quelle romane, costruendo una sorta di canone per dare un modello di
riferimento agli architetti. La pubblicazione crea un ulteriore dibattito riguardo il ruolo
che l’architettura antica dovesse avere rispetto all’architettura moderna, in
particolare ci si chiedeva se fosse necessario copiare gli architetti antichi o lasciare spazio
all’invenzione. La sfida era far convivere la tradizione con le nuove tecnologie e la
necessità di costruire qualcosa di moderno.
Le figure più rilevanti in ambito architettonico dell’epoca furono coinvolte nel dibattito,
come Julien David Leroy, docente di una delle più importanti scuole dell’epoca che
illustrava architetture greche, etrusche, romane ed egizie. Egli voleva proporre una
riflessione sul significato delle architetture nella storia, esplorando la relazione tra
l’evoluzione della società e l’architettura, che doveva essere analizzata in relazione alla
cultura greca del tempo e non in fattori estetici (la perfezione dell’architettura derivava
dall’evoluzione storica dell’architettura stessa). L’architettura del passato doveva essere considerata solo come
una lezione culturale per un’innovazione. Giovanni Battista
Altra grande figura che prese parte al dibattito fu
Piranesi : grande disegnatore e famoso per le carceri immaginarie. Piranesi si schierò
dalla parte dei romani, seppur non fosse mai stato in Grecia. Nel 1761 pubblica un libro
di stampe in cui cerca di mostrare la scala e la potenza della cultura romana antica,
denominato ‘Della magnificenza e architettura dei romani’. Piranesi, nelle sue tavole,
celebra le capacità tecniche e costruttive etrusche e romane, soprattutto quelle
riguardanti i lavori infrastrutturali come cupole, archi ed acquedotti. Per Piranesi era
lecito che gli architetti studiassero i volti dell’antichità e prendessero ispirazione da
questi per la realizzazione di nuovi edifici: era necessario imitare, ma anche innovare.
Negli ultimi anni della sua vita, Piranesi produsse anche sue stampe, realizzate dopo aver
effettivamente visto i templi di Paestum, edifici greci di cui con sorpresa si appassionò. La pubblicazione di queste
ultime fece il giro del mondo ancor più di quelle inglesi e francesi.
La chiesa di sainte genevieve a parigi, jacques – Germain Soufflot 1757-89
Il progetto della chiesa, destinata a diventare il più importante luogo di devozione a Parigi, fu
commissionato a Soufflot dal re di Francia. Dopo la rivoluzione del 1789 diventa un edificio
pubblico e non più religioso; nella storia cambia più volte funzione a causa delle continue
rivoluzioni in Francia.
Si tratta di un monumento alto 106 metri in stile neoclassico, situato nel cuore del quartiere
latino, in cima al colle di Sainte Geneviève, in prossimità della Sorbona e dei giardini del
Lussemburgo. L’architetto Soufflot cerca di rispondere a tutti i dibattiti stilistici che molti
teorici e architetti francesi avevano avviato fin dall’inizio del secolo con una formula, solo
apparentemente contraddittoria, di architettura greco-gotica e creando un’opera
esemplare che doveva diventare la guida dell’architettura del suo tempo. L’unione di colonne
libere che sostengono architravi, come nei templi greci, e coperture voltate o cupole, come
nell’architettura romana, ha come risultato un carattere di leggerezza (degagèment) tipica
dell’architettura gotica. Il gotico, seppur facente parte dell’architettura ritenuta patrimonio della cultura francese
sin dai tempi di Luigi XIV, era allora definito come un momento negativo della storia dell’arte. Soufflot pensava
invece che dal gotico bisognasse imparare, soprattutto a livello strutturale.
Di fatto le forme classiche (colonne, architravi, volte, cupole) correttamente disposte a lasciare lo sguardo libero di
abbracciare l’intero invaso dell’edificio, riescono a conferire un effetto “gotico”, vale a dire snello, leggero,
tendente al verticale e dunque a una dimensione metafisica. Il raggiungimento di questo obbiettivo avviene nel
progetto mediante un innalzamento della cupola posta sul transetto della croce latina, innalzamento che,
insieme alla serie di colonne ipostile, cioè libere, presenta una serie di problemi di carattere tecnico: come si poteva
reggere una cupola su delle colonne? Le cattedrali gotiche erano rese staticamente solidali mediante il sistema
degli archi rampanti posti all’esterno per contenere la spinta delle coperture sulle pareti.
Nella tradizione romana invece, vi erano delle spessissime murature per reggere il resto della struttura, quindi, delle
colonne corinzie da sole non sarebbero bastate. Soufflot inserisce allora all’interno delle pietre della struttura
portante delle barre di ferro che rendevano la costruzione molto più resistente e che riescono a scaricare il peso.
Per realizzarle vengono messe a punto da Soufflot, ed in seguita suo successore Rondelet (1743-1829), delle
macchine per la prova della resistenza della pietra e della struttura e dei sistemi di rinforzo per ottenere l’effetto di
leggerezza, come nella cupola a tripla calotta.
Il ferro era un materiale nuovo nell’ambito della costruzione a causa del costo elevatissimo, ma in seguito alla
Rivoluzione francese diviene un prodotto utilizzato su grande scala. Soufflot ebbe quindi l’occasione di creare un
‘laboratorio scientifico’ e strutturale all’interno del cantiere architettonico. L’edificio fu manifesto sulla
sperimentazione scientifica e sulla storia: si lega alla storia evolutiva, la storia del presente rappresentava l’ultimo
anello della catena partita dai greci.
Gli spazi pubblici e il rinnovamento della vita civica
All’epoca si è consapevoli che gli edifici pubblici e gli spazi urbani potessero portare ad un miglioramento della vita
civica. Ragionando su come questo fosse effettivamente possibile, vennero elaborate un grande numero di nuove
tipologie edilizie a cui viene attribuita una carica etica e morale. Gli illuministi iniziarono a pensare che gli edifici
pubblici potessero assumere dei ruoli centrali nella città e che ciò questo potesse portare ad un miglioramento
radicale nella vita collettiva associato al mito della Grecia antica. La sfida era quella di imitare i modelli della
Grecia antica e adattarli alle nuove necessità. A metà del 1700, a Parigi, nacque la necessità di creare nuovi
spazi pubblici e di concepire la città in modo diverso.
Nel 1773, l’abate Laugier scrisse, in un suo trattato, che la città di Parigi non era funzionale. Egli teorizzò, quindi,
degli elementi al fine di renderla migliore, dividendola in tre categorie: ingressi che dovevano essere monumentali
così da annunciare l’importanza della città, strade dritte, regolari e irradiate dalle piazze della città, così che
potessero offrire ordine e varietà allo stesso tempo e edifici divisi per gerarchie (il grado di decorazione degli stessi
dipendeva dall’importanza dell’edificio e dal suo carattere).
Place du royale Il re decise di modificare l’assetto di “Place du royale” costruita a metà Seicento, per
rappresentare il suo potere alla città. Egli costruisce due nuove costituzioni
strutturali che avrebbero giocato un ruolo estremamente importante per la società:
l’opera e galleria d’arte pubblica.
Il progetto è apparentemente localizzato in una zona specifica, ma provoca
cambiamenti in tutta la città. Il progetto della piazza comportava la considerazione
dell’intera città, che appare come una macchina estremamente efficiente. Il
progetto considera anche idee di intellettuali come quelle di Voltaire, che nel 1748
scrisse che fosse necessario liberare la città dei vecchi monumenti e costruirne di
nuovi. Voltaire credeva che i monumenti dovessero trovarsi i luoghi isolati e non
dovessero essere immersi nel tessuto urbano. Per questo quasi tutto il centro storico
parigino fu distrutto per la realizzazione dei nuovi edifici. Questo concetto fu
definito ‘degagement’. Si trattava di un concetto che forzava di isolare l’edificio di
rilevanza per lasciare lo spazio necessario alla respirazione del monumento e all’imponenza che questo
aveva nelle città. La stessa strategia viene utilizzata quando viene rinnovata la facciata del Louvre.
Pierre Patte e il rinnovamento delle strade
Progettista e ministro delle infrastrutture francese, Patte, nel 1179,
pubblica un libro in cui propone una metafora secondo cui l’architetto,
che è un medico chirurgo, deve curare la città come se fosse un essere
vivente. La città immaginata è una città organizzata, gerarchicamente
varia e regolare nel suo assetto generale, la riforma urbana era
sostenuta dal mantenimento dell’ordine, della salute e della sicurezza
cittadina. Erano necessarie delle fontane, le piazze ariose, gli ospedali
lontani dai mercati e i cimiteri posti nella periferia.
Nel 1775 fu conseguito un atto per lo spostamento dei cimiteri, negli anni
successivi i corpi vengono spostati dalle fosse comuni alle catacombe parigine.
La città per Patte divenne una macchina ben funzionante di cui le strade costituivano l’ingranaggio principale,
disegnando degli esempi veri e propri, anche quotati, di una strada ideale. Egli propone il progetto di una strada
ideale in cui la larghezza stradale veniva aumentata. Nascono i primi marciapiedi e si comprende che la parte bassa
degli edifici doveva essere adibita a spazi commerciali.
Nuove tipologie edilizie per una nuova società
Sempre a Parigi, vi sono diversi nuovi progetti di edifici pubblici. Entrano in gioco gli aspetti economici e privati: gli
enti pubblici si affidano a fondi privati per finanziare i loro progetti e permettendo loro di guadagnare dalla
costruzione. Ne è esempio il mercato del grano, una struttura circolare posta in un quartiere irregolare, intorno al
quale vengono edificate delle residenze così da garantire guadagno ai privati che avevano finanziato il mercato. È la
prima volta in cui un edificio come il mercato aveva un’architettura paragonabile a quella delle chiese.
Il teatro pubblico
Il teatro pubblico aveva un ruolo fondamentale nella città poiché le opere che si svolgevano all’interno
potevano istruire e influenzare la rete sociale e dare quindi degli insegnamenti morali alla
popolazione. Charles De Wally pensò ad un auditorium circolare, ispirato ai modelli antichi, coperto
da una grande cupola e circondato da una serie di balconcini a sbalzo sull’altezza. L’innovazione di
questo teatro riguarda il rituale dell’incontro e della circolazione delle persone, che divenne parte del
progetto architettonico. Esso fronteggiava uno spazio pubblico e semicircolare, circondato da una
serie di edifici abitativi dall’aspetto sobrio, così che non sorpassassero l’importanza dell’architettura
del teatro. La facciata è colonnata e ricorda un tempio antico fronteggiato da uno spoglio pubblico a forma di
anfiteatro in questi spazi era possibile organizzare degli incontri (luogo di proteste nel periodo successivo riguardanti
anche ciò che veniva raffigurato a teatro). Dal portico della facciata centrale era possibile vedere le strade che si
allontanavano dalla piazza aprendo la visione ad un ulteriore spettacolo: la città in evoluzione. Accanto al teatro si
trovavano due caffè direttamente collegati all’edificio attraverso dei ponticelli sotto al quale passavano due strade
ed accessibili dall’atrio, posto prima dell’ingresso nella sala vera e propria. Dunque, il rituale collettivo non
prevedeva solo lo spettacolo, messo in scena, ma anche tutte le situazioni di interazione nate a seguito della
disposizione strategica degli spazi.
L’ecole de chirugie
Nel 1769 Jacques Goundin progettò l’école de Chirurgie. La realizzazione di questo edificio mostra
lo sforzo degli architetti francesi di adattare le forme tradizionali dell’architettura classica in
nuovi contesti per rispettare le richieste sociali, formando una sorta di progressione
scenografica. Camminando al suo interno è possibile comprendere diversi riferimenti. La
progressione comincia dalla strada: l’edificio presenta un porticato ionico, mentre, nella parte
centrale, dove è posto l’ingresso, vi è un rimando ad un arco di trionfo con un basso rilievo di
minerva, che da istruzioni riguardo la costruzione dell’edificio legittimando anche la professione di
chirurgo. All’interno si trovava una grande corte con un ulteriore riferimento all’antichità: una
facciata di un tempio greco che permetteva il collegamento degli intellettuali. Il cuore dell’edificio
è l’aula dove si tenevano le lezioni di bisezione, in cui vennero uniti l’anfiteatro romano e una
grande cupola che copriva lo spazio. Essendo questo luogo considerato come un tempio della cu
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Storia dell'architettura 2
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