Storia della città e del paesaggio
Corso di Laurea Magistrale in Architettura a ciclo unico
Docente: Prof. Mangone Fabio
Appunti di Sabrina Vito e Adriana Sellitto A.A. 2024/2025 1
Programma
A. Storia urbana e urbanistica tra Ottocento e Novecento = 3 CFU
Storia della città e storia dell’urbanistica: problemi di metodo. La città come questione teorica. Temi e problemi della città industriale. I tanti saperi del piano ottocentesco. La crescita e il risanamento. La nuova disciplina urbanistica.
B. Storia del paesaggio tra Ottocento e Novecento = 2 CFU
Il pittoresco e la nuova concezione del paesaggio. Il contributo della letteratura e della pittura. Sviluppo del concetto di paesaggio e dei suoi valori tra Ottocento e Novecento. Materialità e immagine nel paesaggio.
C. La città di Napoli = 2 CFU
Alcuni casi-studio emblematici: i Quartieri spagnoli; il Rettifilo; Santa Lucia e Pizzofalcone dopo l’Unità; il rione Carità; la Mostra d’Oltremare.
D. Città e cinema = 1 CFU
Alcune letture: Vienna e Monaco, Berlino e Babilonia: il retroterra di Metropolis. Napoli nel cinema di Francesco Rosi. Le città nuove dell’Agro Pontino nel cinema italiano degli ultimi decenni. Il cinema degli architetti. La costruzione di un paesaggio cinematografico.
E. Approfondimento: Studi e teorie di Venturi e Scott Brown
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A.01 Gravagnuolo Benedetto, La progettazione urbana in Europa
Le nuove tecniche della trasformazione urbana: la Parigi di Haussmann come esempio
Nel XIX secolo, le città europee sono scosse da una serie di mutamenti che mettono in crisi l’assetto urbano tradizionale: l’aumento della popolazione dovuto al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e alimentari, la caduta delle mura difensive ormai obsolete, la concentrazione della manodopera per effetto dell’industrializzazione, e l’attrazione sociale esercitata dalla città sulla popolazione rurale. Questi fattori causano una crescita esplosiva delle città, con un conseguente aumento delle tensioni sociali, dell’inadeguatezza abitativa e della complessità gestionale.
All’inizio del secolo, solo poche città (Londra, Parigi, Napoli, Amsterdam, Lisbona) concentrano grandi masse di abitanti. Entro la fine dell’Ottocento, anche Berlino, Barcellona, Roma, Atene e molte altre raddoppiano o quintuplicano la propria popolazione, diventando metropoli a tutti gli effetti. Ciò pone problemi inediti: la semplice domanda di abitazioni si trasforma in una vera e propria “questione delle abitazioni”, resa ancora più acuta dallo scontro tra interessi pubblici e privati. Parallelamente, si apre un nuovo campo di sperimentazione architettonica e urbanistica: la progettazione dei quartieri e l’edilizia residenziale diventano strumenti centrali per affrontare le nuove scale urbane.
In questo contesto, l’esperienza parigina rappresenta un caso paradigmatico. Quando Georges-Eugène Haussmann viene nominato prefetto della Senna nel 1853, due anni dopo il colpo di Stato di Napoleone III, assume un ruolo decisivo nella trasformazione della città. Fin dall’inizio, Haussmann dichiara l’intento di realizzare un programma di interventi urbani vastissimo, i “grands travaux”, fondamentali per capire l’evoluzione della città moderna, che si estendono all’intera area metropolitana. Il piano haussmanniano non nasce dal nulla, ma porta a compimento processi già avviati, come l’estensione della rue de Rivoli o il collegamento tra le stazioni ferroviarie, esso è ispirato da modelli storici (Roma di Sisto V, Versailles di Le Nôtre) ma rappresenta un salto di scala e di concezione, la maniera di pensare la città cambia: la città non è più pensata come insieme di miglioramenti puntuali (embellissements), ma come una metropoli moderna in cui l’infrastruttura (strade, impianti) assume un ruolo prioritario. L’architettura è subordinata alla rete viaria, i monumenti storici diventano riferimenti visivi in un paesaggio radicalmente trasformato. L’iniziale ostilità verso Haussmann si trasforma presto in entusiasmo per la nuova Parigi.
Il tracciato della città haussmanniana non ignora la struttura preesistente, ma la potenzia, ridefinendo il centro urbano come fulcro politico, commerciale e sociale. L’incrocio tra rue de Rivoli, rue St. Antoine e i boulevards Sebastopol e St. Michel chiamato grande croisee valorizza l’Hôtel de Ville; l’Ile de la Cité viene ristrutturata con nuove aperture e funzioni istituzionali, tale ristrutturazione viene attuata con l'apertura del gran parvis. Vengono realizzate molte opere pubbliche all'interno dell'area storica come ad esempio l'Opera in quanto vi è una duplice dinamica che vede da una parte una tendenza centripeta per le attrezzature civili, terziarie e amministrative e una parallela tendenza centrifuga per le attrezzature inquinanti come cimiteri, carceri, manicomi e macelli e per le strutture industriali e le residenze operaie. Essenzialmente le funzioni “civili” si concentrano nel centro, mentre le attività “inquinanti” e industriali si spostano in periferia.
La città si struttura in due zone: un’est operaia in cui sono inclusi dei nuclei periferici e un ovest borghese caratterizzato da residenze di qualità, integrate dai grandi parchi del Bois de Vincennes e del Bois de Boulogne. Tra queste, si colloca una fascia grigia poco attrezzata: la seconda banlieue.
Per legittimare politicamente il piano e ricevere sostegni politici e finanziari, Haussmann fa leva su ragioni igieniche (eliminazione dei focolai epidemici) e di sicurezza (strade larghe per facilitare l'intervento della polizia). Ma il vero effetto del progetto è la valorizzazione fondiaria come generatore di ricchezza autoindotta e di espansione urbana: le nuove infrastrutture aumentano il valore delle aree edificabili e stimolano ulteriormente la domanda di alloggi, alimentando una dinamica di espansione urbana potenzialmente illimitata.
L’aspetto più innovativo del piano haussmanniano non risiede solo nella strategia globale, ma soprattutto nelle tattiche applicate, che diventano modelli esportabili. L’intervento ha coinvolto tre ingranaggi principali: l’apparato tecnico-burocratico (con la creazione di servizi specializzati per strade, parchi, fogne, architettura), la normativa edilizia (regolamento edilizio ed esproprio, omologazione degli elementi di facciata e controllo dimensionale dell’altezza e della cubatura in quanto prevale la linearità e la continuità orizzontale su quella verticale degli ordini quindi c’è anche un’innovazione di tipo compositiva legata alla destinazione sociale degli alloggi), e il sistema finanziario (Crédit Foncier che alimenta le grandi società immobiliari, valorizzazione delle rendite, espropri). Pur non puntando esplicitamente all’estetica, il coordinamento tecnico produce un paesaggio urbano di forte qualità visiva, basato sulla “monumentalità diffusa”.
L’immeuble de rapport diventa il modulo edilizio tipico: un edificio a corte chiusa con negozi e attività terziarie ai piani inferiori, appartamenti in affitto sopra (per 4 o 6 piani) e mansarde in alto (alloggi della servitù), destinato a massimizzare la rendita e la densità abitativa. Dunque le differenze sociali emergono anche dal dimensionamento interno oltre che dalla posizione di zona e dai vari immobili. La forma degli isolati deriva dai tracciati viari e dalle lottizzazioni pianificate, che pur nella parcellizzazione proprietaria riescono a mantenere coerenza compositiva. La lunga cortina edilizia, i boulevard alberati, le piazze stellari e il tessuto commerciale continuo costruiscono un paesaggio urbano unitario e riconoscibile. I grands travaux offrono inediti modelli per il disegno dei complessi residenziali e affidano al sistema viario la funzione egemone di regolatore del tracciato della metropoli.
Ritornando a uno dei tre ingranaggi principali ovvero la normativa edilizia risulta particolarmente interessante la questione dell'esproprio che diventa lo strumento chiave: con il decreto del 1852, Haussmann può trattenere e rivendere i terreni residui per finanziare i lavori, forzando l’interpretazione delle norme. Tuttavia, nel 1858, un intervento del Consiglio di Stato impone la restituzione ai proprietari, togliendo al piano una delle sue principali fonti economiche. Nonostante il sostegno iniziale all’imprenditoria edilizia (tramite Crédit Foncier), Haussmann entra presto in conflitto con gli interessi privati: favorisce le grandi società immobiliari ma penalizza i piccoli proprietari e centralizza il potere decisionale nello Stato. Questo conflitto lo porterà alle dimissioni nel 1869.
Il piano di Haussmann, sebbene autoritario e legato ancora a logiche dell’ancien régime, segna il passaggio verso la città contemporanea, dove la tensione tra pubblico e privato nella costruzione urbana resta centrale, e dove l’autonomia del mercato edilizio tenderà a prevalere progressivamente sul controllo pianificato dell’autorità pubblica. Nonostante l'autoritarismo, il modello parigino diventa esportabile e influente per lo sviluppo delle città europee e mondiali.
Il piano haussmanniano rappresenta un passaggio cruciale nella storia urbana:
- Ridefinisce il concetto di metropoli.
- Introduce principi organizzativi e infrastrutturali destinati a durare.
- Rivela le tensioni permanenti tra controllo pubblico, iniziativa privata e diritto alla città.
Strategie urbane e logiche speculative nella Napoli post-unitaria: il piano di risanamento del 1885
La trasformazione post-unitaria di Napoli è un esempio emblematico della prevalenza degli interessi fondiari e immobiliari nel processo di crescita urbana. Questa logica privatistica porterà in seguito all’espansione disordinata delle cosiddette “palazzine”.
L’epidemia di colera del 1884 spinge il Parlamento ad approvare la Legge per il risanamento della città di Napoli (15 gennaio 1885), accompagnata da un forte sussidio governativo di 100 milioni di lire, destinati principalmente a lavori fognari e agli espropri. Viene redatto un piano da Giambarba, centrato su un grande rettifilo di 27 metri che attraversa i quartieri ritenuti insalubri.
La legge introduce un’importante innovazione nel calcolo degli indennizzi per espropri: non più basati solo sul valore venale, ma anche sulla media dei fitti percepiti negli ultimi dieci anni, per tener conto della rendita reale generata dagli immobili.
Il piano regolatore per il risanamento viene approvato nel 1889. La sua realizzazione è affidata a una società privata, la Società per il risanamento di Napoli, sostenuta da grandi istituti di credito (tra cui Banca Generale e Credito Immobiliare). Parallelamente, viene approvato un piano di ampliamento per sei nuovi quartieri, già in parte previsti dalle società immobiliari prima dell’epidemia.
Nel rione Vomero, progettato fin dal 1883 dalla Banca Tiberina, si sperimenta un impianto urbano moderno, comprensivo di due funicolari per il collegamento al centro. La stessa banca 5 interviene anche nel quartiere Amedeo, mentre altri soggetti realizzano interventi in zone come Arenaccia e S. Brigida, dove viene costruita la Galleria Umberto I.
L'intervento provoca l’espulsione di circa 80.000 persone dalle aree centrali, solo in parte ricollocate nei nuovi quartieri; molti finiscono in zone periferiche sovraffollate. I nuovi edifici monumentali lungo il rettifilo nascondono, dietro una facciata eclettica, gravi squilibri sociali. L’assetto urbano, che resta privo dell’efficacia riorganizzativa dei grands travaux parigini.
L'altro paradigma: il Ring di Vienna
Il modello di trasformazione urbana parigino, pur fungendo da riferimento per molte città europee della seconda metà dell’Ottocento, non può essere considerato un modello universale. Le specificità storiche, geografiche e politiche delle varie realtà urbane impediscono generalizzazioni. Altri modelli paradigmatici, come quello viennese, offrono alternative significative.
Vienna, nella prima metà dell’Ottocento, presenta una conformazione peculiare determinata dalla stratificazione delle sue mura, chiamato Linenwall. Tra il nucleo antico (Alstadt) e i sobborghi si estendeva un'ampia fascia inedificata (Glacis), di proprietà demaniale (beni appartenenti allo Stato o ad altri enti pubblici), che nel secondo Ottocento divenne il fulcro di una trasformazione urbana ambiziosa. Il possesso pubblico dei suoli permette un’azione pianificata esemplare, vista l’urgenza di una trasformazione qualitativa e quantitativa della capitale.
Nel 1857, viene proposto un anello urbano con trasporti e verde, gli organi statali propongono un sistema di trasporti e spazi verdi lungo l’asse mediano del Glacis, ma è solo dopo il concorso internazionale del 1858 che prende forma il progetto urbanistico del Ring. A questo concorso parteciparono circa 80 progettisti ma le idee prese in considerazione furono quelle tre di questi che furono rielaborate dall’architetto Lohr, affiancato da una commissione di funzionari ministeriali.
Nel progetto i del Ring sono riservati alle attrezzature pubbliche e ai monumenti 6 rappresentativi, con solo un quinto destinato all’edilizia privata di pregio. I proventi della vendita dei suoli finanziano parzialmente l’intervento.
Il progetto è accompagnato da un vivace dibattito culturale, con il contributo di teorici come Semper e Sitte. La partecipazione degli intellettuali e l’azione pubblica coordinata caratterizzano l’intervento in quanto a distanza di tempo gli eccessi ornamentali mostrano i limiti di un’esaltazione retorica dei simboli del potere tuttavia è indubbio che i lavori a Vienna abbiano recato un’adeguata dotazione delle attrezzature, dei parchi e dei servizi collettivi nonché un chiaro disegno della concezione urbana.
Il Ring crea continuità tra centro (Albstadt) e sobborghi (Vorort), mentre il nuovo tracciato a scacchiera si sovrappone alla maglia radiale preesistente cancellando i confini tra le due aree 6 edilizie. L’immobile a corte multipiano diventa prevalente anche nelle vie storiche. Tuttavia, nelle periferie, si diffondono modelli abitativi poveri e insalubri per le classi operaie, simili a quelli berlinesi, sollevando critiche, essi sono caratterizzati da corti strette e ballatoi di disimpegno che conducono ai pochi bagni comuni a più alloggi dello stesso piano.
Dal 1859 al 1883 i regolamenti edilizi perdono progressivamente forza, abbandonando i controlli rigorosi iniziali e permettendo uno sviluppo speculativo nelle periferie. La città si divide così in un centro rappresentativo controllato e una periferia degradata, libera e lasciata all’edilizia speculativa. Dunque vediamo da una parte un centro terziario e direttivo e da un’altra parte una periferia senza progetti e qualità.
L’aumento della popolazione porta alla proposta di un nuovo piano urbanistico per l’area metropolitana. Otto Wagner, vincitore del concorso della Gross Wien, individua nei trasporti ferroviari il motore dell’espansione urbana affidando così a questi ultimi la funzione di supporto e di incentivo di un’espansione potenzialmente illimitata della metropoli. Nel suo saggio, Die Groszstadt, del 1911 afferma che le reti ferroviarie devono sostenere e dirigere la crescita urbana, in una logica di espansione per anelli progressiva.
Una simile logica si riscontra anche ad Amsterdam, dove il piano Kalff del 1876 prevede un’espansione a raggiera intorno al centro storico, lasciando libero un anello verde che segue il perimetro delle fortificazioni demolite. Oltre all’aspetto morfologico, la città olandese si distingue per un precoce intervento pubblico nel campo dell’edilizia popolare. Già dal 1878, il Comune concede suoli in affitto e sovvenzioni per case operaie (sistema che poi verrà codificato dalla legge urbanistica nazionale del 1901) e istituisce organismi di controllo e pianificazione come l’Ispettorato edilizio. Il coinvolgimento di Berlage per il piano di espansione sud segna l’ingresso di Amsterdam tra i riferimenti principali della nuova urbanistica del XX secolo.
Il Plan Cerdà per Barcellona: la fondazione dell’urbanistica scientista
Il piano di ampliamento di Barcellona, redatto da Ildefonso Cerdà nel 1859, rappresenta un punto di svolta nella storia della pianificazione urbana. Pur mostrando alcune affinità tecniche con il coevo piano di Hobrecht a Berlino, Cerdà si distingue soprattutto per la sua rivoluzionaria proposta tipologica, egli propone un nuovo tipo edilizio: abbandonare l’edificio multipiano a corte chiusa, tipico dell’Ottocento, per introdurre edifici aperti su due lati del lotto, con ampi giardini. Questa idea, ispirata al principio della “città radiosa”, cerca di coniugare alta densità abitativa e verde urbano, anticipando concetti moderni di sostenibilità urbana. Tuttavia, la proposta resta inattuata a causa della rendita fondiaria, che spinge verso l’edificazione totale del lotto. I successivi regolamenti edilizi autorizzano l’edificazione completa del lotto sul modello dell’edificio a corte chiusa che meglio risponde ai meccanismi di sfruttamento intensivo della rendita fondiaria.
Il piano adotta una griglia ortogonale basata su principi antichi (l’ordo ippodameo), ma ampliato e adattato con criteri funzionali e astronomici: strade larghe, angoli smussati, due grandi diagonali. Questo impianto, più affine alle città americane moderne che alle europee 7 tradizionali, è pensato per rispondere ai futuri sviluppi dei trasporti urbani. Ammira di Haussmann la tecnica di intervento sull’esistente e ripren
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