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Le conseguenze del piano Marshall

La contrapposizione tra i due blocchi è acuita nel giugno del 1947, quando gli USA decidono di varare il piano Marshall, piano di aiuti a tutti i paesi europei; effettivamente furono però solo i paesi sotto l’influenza statunitense ad accettarli, in quanto l’URSS li vedeva come un vero e proprio cavallo di Troia, un trucco degli USA per ampliare il proprio controllo politico in Europa. Il piano prevedeva l’erogazione di 13 miliardi di dollari a fondo perduto, non prestati ma donati sotto forma di macchinari, derrate agricole o soldi spicci, tra il ’48 e il ’52.

Economico

Il piano favorisce in modo decisivo la ripresa dei paesi che accettarono gli aiuti al punto che grazie a questi conobbero la fase di sviluppo più potente della loro storia, arrivando a superare, tra il 50 e il 51, del 30% lo sviluppo industriale dell’anteguerra (periodo 38-39). Si parla di un vero e proprio miracolo economico.

Ideologico

Gli USA diventano un modello, l’incarnazione del futuro auspicato dall’Europa. I simboli americani spopolano nelle case europee: automobili, televisioni, elettrodomestici.

Politico

Gli USA, in cambio di queste vere e proprie donazioni, richiedono ai paesi europei di cacciare dai rispettivi governi nazionali i comunisti (Italia, Francia, Austria). La primavera del ’47, quando Truman propone gli atti, è infatti il momento in cui i comunisti escono dai governi di tutta Europa.

Relazioni internazionali

Gli USA stringono sia relazioni bilaterali (date dal piano), sia accordi internazionali pretendendo che i paesi aderenti al piano prendano parte alle organizzazioni delle quali si occupano gli USA.

Il consolidamento dei blocchi

I due blocchi che hanno preso forma si consolidano dal 46. L’unico paese libero è la Jugoslavia di Tito, che nonostante sia socialista chiede e ottiene l’indipendenza dall’URSS in quanto si è liberata da sola dal nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale, senza dover chiedere aiuto alle truppe sovietiche. Gli altri paesi dell’Europa dell’Est sono invece tutti sotto il controllo sovietico.

Colpo di Stato in Cecoslovacchia

Le elezioni in Cecoslovacchia non danno la maggioranza assoluta ai comunisti che ottengono solo il 38% e hanno perciò bisogno di un altro partito per governare, i socialisti. In seguito all’offerta del piano Marshall, tra il gennaio e il febbraio del 48, il governo di coalizione si articola tra socialisti favorevoli e comunisti contrari, che seguono gli ordini di Stalin. Nel febbraio del 1948 abbiamo perciò un colpo di Stato con il quale i comunisti cacciano i 12 socialisti membri del governo tranne uno: Jan Masaryk, ministro degli esteri, figlio di Thomas Masaryk, primo presidente dalla nascita della Cecoslovacchia dopo Versailles. Nel marzo del 1948, tuttavia, anche Masaryk viene eliminato (defenestrato) e da questo momento anche la Cecoslovacchia si pone sotto il giogo sovietico dove rimarrà fino al 1989.

Blocco di Berlino

Da Yalta la Germania era stata divisa in quattro zone di influenza per due motivi, ovvero per controllare da una parte che i tedeschi non si riarmassero per vendetta e dall’altra per rieducare i tedeschi alla democrazia (avevano votato il nazismo). Berlino non si trova in una zona di confine tra le zone di influenza ma è totalmente nel blocco sovietico. Al lancio del piano Marshall nel 1947, le altre tre potenze (USA, Gran Bretagna e Francia) non solo adottano tutte il piano ma introducono una comune riforma monetaria, lasciando così presagire una riunificazione. Stalin attua quindi il blocco di Berlino, circondando le zone di accesso alla parte occidentale della città. Si teme quindi un conflitto, che viene però scongiurato dalla superiorità tecnologica statunitense: il ponte aereo che fornisce beni ai cittadini di Berlino Ovest.

Divisione della Germania: RFT e RDT

Nel maggio 49 il blocco è eliminato ma la Germania Ovest diviene la Repubblica Federale Tedesca con capitale Bonn, mentre la Germania Est diviene Repubblica Democratica Tedesca con capitale Berlino.

Creazione della NATO

Nel 1949 viene creata l'alleanza atlantica, patto di difesa che si basa sul principio democratico (vengono poi introdotte dittature) e sul principio di fede della civiltà occidentale (Turchia mai identificata nella società occidentale). Le logiche della Guerra Fredda superano qualsiasi altro criterio: una dittatura anticomunista è accettabile.

Il 1949: l'offensiva comunista

Crisi del blocco occidentale

  • Ricostruzione economica: attuata con estrema rapidità, l’URSS aumenta la propria produzione aiutando anche tutti gli altri paesi sotto la sua sfera d’influenza nelle rispettive ricostruzioni. I paesi vengono integrati nel COMECON, fondato a Varsavia nel gennaio 1949, Consiglio di mutua assistenza economica.
  • Bomba atomica: trauma psicologico e culturale per gli USA. Nel 49 l’URSS pone fine al monopolio atomico statunitense.
  • Repubblica popolare cinese: la Cina, storicamente vicina agli USA, cade in una rivoluzione comunista dopo che per 20 anni i comunisti erano stati perseguitati dal regime nazionalista di Chiang Kai Shek e vede arrivare i comunisti di Mao Tze Dong al potere. Questo avviene attraverso la promessa di ridistribuzione delle terre ai contadini e all’idea di liberatori dal Giappone dopo l’attacco di quest’ultimo che si era formata. Il primo ottobre 1949 Mao entra a Pechino e proclama la nascita della Repubblica popolare cinese. Gli USA vedono quindi concretizzarsi le prospettive annunciate da Kennan nel long telegram. Nel febbraio 1950 Mao stipula un trattato di amicizia e mutuo soccorso con URSS.

Le conseguenze dell'offensiva comunista, 1950

La sindrome da assedio

  • La guerra di Corea: divisa in due parti nel 38esimo parallelo con un governo filosovietico a Nord e uno filostatunitense a Sud, nel 1950 la Corea del Nord di Kim II-sung attacca la Corea del Sud con l’intento di riunificare la nazione sotto il vessillo comunista. Gli USA guidano quindi una missione per respingere le truppe nordcoreane e riunificare la Corea sotto la guida occidentale e statunitense. Cina e URSS inviano quindi aiuti che portano nel 1953 alla fine del conflitto che ripristinerà la vecchia linea di confine.
  • Il maccartismo: la paura del blocco sovietico viene alimentata dalla politica di Mc Carthy, promotore di una caccia alle streghe per scoprire simpatizzanti comunisti nell’amministrazione e nei vari ambiti della nazione. Nel 1950 fa approvare l’”INTERNAL SECURITY ACT”, che vuole emarginare chi professi simpatie di tipo comunista. Dal 1953/54 inizia a stemperarsi, a partire dalla morte di Stalin.

La fine del maccartismo (1953-1954)

Eisenhower al potere

  • La mediatizzazione dei processi: i processi vengono trasmessi in TV e l’opinione pubblica prende le distanze dall’aggressività e dall’isteria di Mc Carthy.
  • Le accuse ai vertici dell’esercito: Mc Carthy accusa l’esercito di avere tra i generali simpatizzanti sovietici. A queste accuse non può fare a meno di rispondere Eisenhower, sentendosi toccato, che decide quindi di eliminarlo infangandolo. Racconta infatti che Mc Carthy, per sfuggire alla leva in guerra, si era fatto raccomandare.
  • Il nuovo clima internazionale: morte di Stalin, fine della guerra di Corea.

Cesura del 1953

Arrivo di Eisenhower: il nuovo presidente modifica la strategia in politica estera passando dal containment di Truman che prevedeva di contenere l’espansione comunista, alla strategia del roll back, più aggressiva, per far indietreggiare l’URSS.

  • Fine della guerra di Corea.
  • Morte di Stalin e ascesa di Cruscev.

I primi segnali di svolta di Cruscev

Normalizzazione del ruolo: non crea un mito di sé come aveva fatto il suo predecessore.

  • Amnistia per i detenuti nei gulag: liberati i carcerati con pene sotto i 5 anni.
  • Sulla “Pravda”: il 10 giugno 1953 si critica il culto della personalità riferendosi implicitamente a Stalin.
  • Riconciliazione con la Jugoslavia di Tito: nel 1955 Cruscev si reca a Belgrado ospite di Tito.

Il sistema internazionale nella svolta degli anni ‘60

Nel febbraio 1956, a Mosca, si tiene il XX congresso dell’internazionale che si struttura in due sessioni:

  • Una pubblica: aperta a tutti i delegati dei “partiti fratelli” con 1436 delegati per 55 paesi; si apre il 14 febbraio e dura pochi giorni. Chruscev annuncia dei punti di rottura dallo stalinismo fondamentali:
    • Cohabitazione pacifica con l’occidente: solo nel ’46 Stalin aveva tenuto un discorso a Mosca nel quale aveva teorizzato l’opposto, ovvero il mantenimento dello stato di conflittualità.
    • Vie nazionali al socialismo: l’URSS non doveva più essere l’unico modello, l’applicazione del socialismo poteva essere modulata a seconda delle necessità dei singoli paesi (rottura anche rispetto ai 21 punti di Lenin).
  • Una segreta: tenutasi nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 1956, aperta ai soli delegati sovietici; Chruscev tiene un intervento che cambia la storia del comunismo internazionale.

Il rapporto segreto di Chruscev ai delegati sovietici

  • Denuncia del culto della personalità (e lettura del testamento di Lenin): Stalin viene descritto come un mitomane e viene rivelato il vero giudizio di Lenin sull’ex dittatore che quest’ultimo aveva tenuto segreto occultandone il testamento.
  • Critiche alla deriva del centralismo democratico: modalità organizzativa dei partiti comunisti che si mostravano coesi in quanto risolvevano le questioni all’interno del partito per poi sostenere in blocco la linea che era risultata maggioritaria; Chruscev critica Stalin e la sua insofferenza verso le critiche interne.
  • Presa di distanza dalle “purghe”: Chruscev accusa Stalin dell’eliminazione fisica degli oppositori citando alcuni omicidi politici tra i quali quelli dei vertici dell’armata rossa (1937-1938).
  • Attacco al mito del “generalissimo”: attribuisce a Stalin la colpa dei morti in guerra per:
    • Aver ucciso i vertici dell’armata rossa condannando così l’esercito sovietico a gravi perdite e sofferenze
    • Aver stretto il patto Molotov-Ribbentrop con il nemico

Questa demolizione di Stalin ha delle conseguenze immediate come l’invito di Tito a Mosca nell’aprile dello stesso anno per suggellare quelle “vie internazionali” citate da Chruscev, riconoscendo così la Jugoslavia come paese socialista. Dal giugno 1956, però, in alcuni paesi scoppiano rivolte e manifestazioni, lì dove governavano ancora uomini scelti da Stalin. Questi avvenimenti si hanno principalmente in Ungheria e in Polonia. Le dinamiche sono pressoché identiche: le rivolte degli operai portano il partito a nominare nuovi leader (Gomulka in Polonia e Nagy in Ungheria), solitamente incarcerati sotto Stalin per sottolineare la dimensione del cambiamento.

In Ungheria, tuttavia, la situazione sfugge di mano in quanto il popolo non rivendica solo diritti ma avanza anche una serie di richieste, tra le quali la ripresa del pluralismo politico (non più sistema a partito unico) e l’uscita dal patto di Varsavia (organismo militare dei paesi del blocco sovietico che si opponeva alla NATO del blocco occidentale). A Mosca queste richieste non vengono accettate: uscire dal patto significa diventare nemico. Le truppe sovietiche entrano perciò in Ungheria con i carri armati.

Da questa questione prende le distanze il partito socialista, che verrà poi considerato dal blocco occidentale specialmente in Italia come un possibile interlocutore.

Le conseguenze delle rivolte nel 1956

L’URSS è più attenta al proprio blocco che ad espandersi: deve garantirne la coesione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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