Estratto del documento

La storia contemporanea

La storia si basa sul binomio tra fatti e interpretazioni. La stessa data d’inizio della storia contemporanea è oggetto di numerose interpretazioni. Da un punto di vista politico potremmo farla iniziare nel 1789, con la Rivoluzione francese, quando per la prima volta i cittadini si ribellano a uno stato di sottomissione politica per far prevalere i loro diritti sotto il grido di libertà; da un punto di vista internazionale è con la conferenza di Vienna del 1815 (dopo la sconfitta definitiva di Napoleone) che si ha un inizio decisivo per quanto riguarda la collaborazione tra cancellerie di diversi paesi, ma è infine da un punto di vista sociale che i moti del 1848 rappresentano lo snodo storico fondamentale.

Tante altre sono le interpretazioni riguardanti l’ultimo periodo storico, tra queste ricordiamo quella di Eric Hobsbawm che vede il XX secolo come un secolo “breve” in confronto a quello precedente e che si apre quindi con la Prima Guerra Mondiale del 1914 e si chiude nel 1991 con la caduta dell’URSS e con il significativo discorso di François Mitterrand, allora presidente della Repubblica Francese, nel quale invoca un futuro di pace. Abbiamo ancora quella di Geoffrey Barraclough che vede il periodo di transizione che va dal 1890 (dimissioni di Bismarck) al 1961 (elezioni di Kennedy) come il momento di inizio della storia contemporanea, in quanto emergono nuove realtà, come le innovazioni tecnologiche o la potenza statunitense.

1848

I moti del 1848 sono senza precedenti in Europa per intensità ed estensione e segnano uno snodo storico fondamentale. Causati principalmente da un’agitazione ormai comune dovuta al biennio precedente, biennio di carestie e tracolli industriali e commerciali, i moti colpiscono quasi tutte le regioni europee, anche se in maniera differente, come vedremo.

Due eccezioni sono la Russia, che con la rigida dittatura di Nicola I non avrebbe potuto dar luogo a un’insurrezione (d’altronde lo zar era anche a capo della Chiesa, quindi un attentato al suo potere sarebbe stato un sacrilegio) e l’Inghilterra che, in maniera del tutto opposta, con il governo giusto di Vittoria e fondato sull’equilibrio tra la corona e la Camera dei Lord, avrebbe trovato insensata e inopportuna una rivoluzione sociale. Nelle altre regioni europee la dinamica delle rivoluzioni è simile: quest’ultima ha inizio nella capitale per poi espandersi con grande intensità nelle periferie. Le rivendicazioni sono diverse e hanno diverse origini:

  • Rivendicazioni politiche - il cui grande modello è la Rivoluzione Francese del secolo precedente.
  • Rivendicazioni sociali - basti pensare al Manifesto del Partito Comunista pubblicato quello stesso anno da Marx ed Engels.
  • Motivazioni nazionali - l’operato di Napoleone era stato infatti un importante acceleratore storico per la diffusione di un sentimento nazionale.

Italia: I processi di unificazione (1848-1861)

Uno degli attori principali sulla scena dell’unificazione italiana è stato Cavour, liberale moderato e sostenitore del modello politico inglese (monarchia parlamentare), che diviene primo ministro del regno sabaudo nel 1852. Inizialmente i suoi provvedimenti sono volti alla realizzazione di uno stato laico: l’abolizione del foro ecclesiastico e del diritto d’asilo nei luoghi di culto, il limite alla manomorta, l’introduzione del matrimonio civile sono tra le sue conquiste principali per questo scopo.

Per quanto riguarda invece l’unificazione, questa viene favorita dall’accordo tra due “anime” della penisola: con Cavour e il re Vittorio Emanuele II, e l’insurrezionale rappresentata da Garibaldi, anima accesa con i moti del ’48 e mai spenta. Garibaldi, reduce ormai da troppe sconfitte e da un esilio, accetta questa alleanza che gli garantisce un appoggio politico perché lo vede ormai fondamentale e l’unico mezzo per raggiungere i suoi scopi. Quella di Garibaldi è una vera e propria mossa diplomatica che si concentra principalmente in due azioni: la Guerra di Crimea (1853-1856) e gli Accordi di Plombières (1858).

La Guerra di Crimea tra la Russia e l’Impero Ottomano fu un ottimo trampolino di lancio per la strategia garibaldina. Quest’ultimo, infatti, ne vide un’occasione per esporre la questione italiana all’attenzione delle cancellerie dei paesi più rilevanti d’Europa, Francia e Inghilterra, coinvolte nella guerra a favore dell’Impero Ottomano. Garibaldi riuscì perciò a inserire l’Italia nel conflitto mandando alcune truppe a sostegno dell’esercito francese. La Francia era infatti l’aiuto più importante che l’Italia potesse ricevere, in quanto già parzialmente coinvolta nelle questioni della penisola da quando proteggeva Roma da qualche anno. Al termine della guerra, al congresso di Parigi del 1856, la questione italiana fu esposta al tavolo delle trattative e, per la prima volta, fu notata dagli altri paesi. Garibaldi, infatti, espose l’ingiustizia e l’atrocità del governo austriaco.

Un’altra occasione fu offerta all’impresa il 14 Gennaio del 1858, quando la vita di Napoleone III fu messa a rischio da Felice Orsini, intento a punire Napoleone per la repressione della Repubblica Romana (1849), ultimo spiraglio di luce nella generale ondata di fallimenti in seguito ai moti del ’48. Prima di essere giustiziato, infatti, Orsini fece recapitare una lettera a Napoleone nella quale gli chiedeva di aiutare la sua terra a ottenere l’indipendenza. Questa lettera portò quindi agli Accordi di Plombières tra Napoleone III e Cavour, accordi segretamente sigillati nel luglio di quell’anno che prevedevano un patto difensivo in chiave antiaustriaca. Questo patto, però, prevedeva anche la successiva riorganizzazione della penisola italiana in quattro regioni confederate sotto la presidenza del Papa (a sua volta asservito alla repubblica francese).

Napoleone riesce quindi a trovare un casus belli e la guerra inizia, ma viene ben presto abbandonata dagli stessi francesi, dopo alcune importanti vittorie, nel luglio 1859. A questo punto, però, Garibaldi entra in scena nel maggio 1860 quando, vestito di rosso, salpa da Quarto in Liguria con altri volontari e parte così la spedizione dei Mille. Dall’arrivo in Sicilia all’ottobre dello stesso anno (che vedrà l’incontro a Teano tra Garibaldi e il re e dove il generale cederà a quest’ultimo tutti i territori), la spedizione ha un successo inaspettato e tutte le città si rivoltano contro i padroni seguendo Garibaldi.

Il successo dell’impresa è dato da tre fattori fondamentali:

  • L’abilità strategica e il profondo carisma del generale.
  • Il sostegno del regno sabaudo dovuto principalmente alla fiducia di Cavour.
  • L’adesione popolare.

Coinvolte finalmente in un’insurrezione che le riguarda, conoscendo o meno il motivo per cui si rivoltano, le masse hanno un peso fondamentale nella vicenda. Nell’ottobre del 1860, perciò, vengono indetti plebisciti per decidere se annettere tutte le regioni al regno di Piemonte-Sardegna e tutti risultano positivi con una larghissima maggioranza.

Il 17 Marzo del 1861, quindi, Vittorio Emanuele II viene incoronato re d’Italia “per grazia di Dio e volontà della nazione”, formula volta a sottolineare anche l’investitura di Dio e l’importanza della religione nel nuovo Regno.

L'unificazione dopo l'unità (1861-1900)

Unificazione avvenuta restano comunque alcuni problemi e altri si aggiungono. La “piemontesizzazione” del regno, infatti, preoccupa i più: riunificate quasi tutte le regioni della penisola, il Regno prende la forma di un semplice ampliamento del già esistente regno sabaudo: il re è lo stesso e uguale è anche il testo fondamentale. A questo problema se ne aggiungono altri già presenti ma ora più evidenti e preoccupanti:

  • Frattura sociale: otto italiani su dieci sono analfabeti e allo stesso tempo l’economia è quasi totalmente fondata sull’agricoltura.
  • Frattura geografica: profonde sono le differenze tra le regioni del nord, già ampiamente sviluppate, e quelle del sud, profondamente arretrate.
  • Assenza di una rete ferroviaria: nel 1861 si registrano solo 2000 km di rete ferroviaria in tutta la penisola, distribuiti in maniera diseguale e concentrati principalmente nell’area settentrionale.
  • La scissione tra paese legale e paese reale: riconosciuti dalle istituzioni sono solo i maschi maggiorenni (dai 25 anni d’età) che possano dimostrare di saper leggere e scrivere e che siano in grado di pagare un’imposta annuale di 40 lire l’anno. I dati equivalgono quindi al 7% della popolazione maschile adulta e al 2% dell’intero paese.

Questa restrizione è dovuta in parte alla volontà di avere un voto razionale (livello d’istruzione) e in parte alla concezione secondo la quale coloro che non avevano beni non avevano potere decisionale perché erano problematiche al di fuori della loro realtà (tassa).

Nel giugno del 1861 Cavour muore e lascia alla sua parte politica, la destra storica, l’arduo compito di gestire un’Italia ormai unita ma non compatta, nella quale peraltro stavano venendo a mancare tutti coloro che avevano realizzato l’unità. Sia la destra che la sinistra storica tenteranno, nel corso del loro operato, di diminuire il divario che si può riassumere nella dicotomia paese legale/paese reale. La destra storica, che non va considerato un partito in quanto non avevano ancora consensi di massa ma erano scelti all’interno delle regioni da gruppi di notabili che prendevano decisioni comuni, sta al potere dal 1861 al 1876. Le sue principali manovre sono:

  • Leggi unificatrici
  • Sviluppo della rete ferroviaria
  • Rigore fiscale
  • Completamento unità

Le leggi unificatrici portarono a uno stato estremamente accentrato che non fece altro che aumentare l’enorme divario tra meridione e settentrione. Inoltre, portò al fenomeno del brigantaggio nelle regioni del mezzogiorno e che fu risolto con manovre repressive e violente che ne videro l’estinzione tra il 63-64.

In 10 anni di operato le reti ferroviarie passarono dai 2000 ai 6000 km e portarono tutte le principali città italiane a essere raggiungibili.

Con l’unità e con la repressione del brigantaggio il deficit aveva avuto un aumento significativo e per riequilibrare il bilancio furono aumentate le tasse, specialmente sulla macinazione del grano, il che diede un colpo definitivo alle tasche dei ceti meno abbienti. La tassazione portò a una serie di rivolte nel 1869, la cui risposta fu violenta come per il brigantaggio. Queste mosse repressive portarono una totale sfiducia nei confronti del governo, sia da parte dei contadini che da parte dei cattolici.

La Destra storica infatti tentò anche di riunire tutta la penisola annettendo Roma. Quest’ultima venne circondata mentre la Francia di Napoleone affrontava il disastro di Sadan e il 20 settembre 1870 le truppe italiane, con la Breccia di porta Pia, entrarono nella futura capitale. Ovviamente questo causò l’ira del papa, che si tentò di placare con la legge delle Guarentigie del maggio 1871, che prevedeva una serie di privilegi e condizioni di favore per il pontefice come guardie, corpo diplomatico, tribunali propri.

Ma l’ira non venne placata e portò papa Pio IX a pronunciare l’enciclica “non expedit”, per cui i cattolici non avrebbero dovuto partecipare alla vita politica italiana per nessun motivo.

Salita al potere nel 1876 (fino al 1896), la Sinistra storica tentò di riprendere il consenso. Il governo di sinistra può essere diviso in due fasi, ovvero nei due momenti di Depretis (1876-1887) e di Crispi (1887-1896), estremamente diversi tra loro.

Agostino Depretis incentrò la sua politica sulla scuola e sul diritto al voto, e le cose sono poi anche collegate. Con la legge Coppino del 1877 l’istruzione dei primi due anni di elementari venne resa obbligatoria e gratuita. Con la riforma elettorale del 1882, poi, il diritto di voto venne esteso ai maschi dai 21 anni (non più 25) che potessero pagare un’imposta di 20 lire annuali (non più 40) oppure a tutti coloro che avessero frequentato almeno il biennio elementare (che era obbligatorio). Si passò perciò da un 7% a un 25% di elettorato con due sole leggi.

Il governo di Francesco Crispi, invece, è caratterizzato da una forte personalizzazione del potere: non si limita infatti a essere presidente del consiglio e ad estendere i poteri di quest’ultimo, ma si auto-incarica ministro degli esteri. Per accrescere il proprio prestigio tenta allora un’impresa nel corno d’Africa, tentando di penetrare all’interno; l’esercito italiano viene però sconfitto a Adua nel 1896 e questo porta dissenso non solo nei confronti della sua persona e della sua autorità (chiederà le dimissioni) ma anche nei confronti della sua parte politica; l’insuccesso italiano, inoltre, avrà risonanza europea e farà notizia anche sui giornali stranieri.

L’età giolittiana (1901-1914)

Divenuto ministro dell’interno nel febbraio 1901, Giolitti è la figura fondamentale del periodo che precede la Prima guerra mondiale in Italia; l’età giolittiana è caratterizzata da tre principali elementi:

  • Abilità parlamentare: il fulcro della politica in questo momento storico è il Parlamento e Giolitti sa controllarne bene gli equilibri, anche se non sempre nel più limpido dei modi (G. Salvemini scrive “Il ministro della mala vita” riferendosi proprio a questo personaggio; si concentra in particolar modo sulle elezioni del 1909 in Puglia e sul loro svolgimento fatto di pressioni e corruzioni dalla parte politica dello stesso ministro).
  • Strategia di neutralità: Giolitti cambia strategia rispetto ai conflitti di lavoro (scioperi, manifestazioni). Se prima questi ultimi venivano repressi con la forza, adesso il ministro preferisce lasciare che questi eventi si realizzino e che vengano gestiti dalla parte accusata e da quella che manifesta; questa strategia di neutralità porta all’espansione di sindacati nazionali.
Anteprima
Vedrai una selezione di 5 pagine su 17
Storia contemporanea - primo parziale Pag. 1 Storia contemporanea - primo parziale Pag. 2
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - primo parziale Pag. 6
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - primo parziale Pag. 11
Anteprima di 5 pagg. su 17.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea - primo parziale Pag. 16
1 su 17
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maam2905 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Brizzi Riccardo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community