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Filologia romanza — Jaufré Rudel

La consapevolezza dell'imperfezione dell'io lirico

Secondo Leo Spitzer, il canto in Rudel nasce dalla consapevolezza dell’imperfezione dell’io lirico, il quale avverte costantemente la mancanza di un quid per raggiungere la felicità assoluta, e scaturisce altresì dal suo bisogno pressante di qualcosa di lontano e irraggiungibile.

Mas no sai quoras la veirai / car trop son nostras terras lonh (“ma non so quando la vedrò / perché troppo le nostre terre sono lontane”).

L’io lirico prova una sorta di selige Sehnsucht (beata nostalgia), una malinconia di fronte alla perfezione della natura vista come potenza del creato di Dio. Il canto nasce quindi da un vuoto incolmabile, da un violento desiderio, definito da Sant’Agostino come rerum absentium concupiscentia (“brama ardente delle cose assenti”).

Tensione e desiderio verso l'amore

L’io lirico vive nella condizione angustiante di tensione, di desiderio (aitant n’ai fin talan courau : “nho di questo un puro desiderio”) verso un amore che lo “chiama a sé”, un amore che funziona da medicina ma che allo stesso tempo ferisce:

Colps de joi, que m’ausi/ e ponha d’amor que m sostra/ la carn... (“un colpo di gioia mi ferisce, che mi uccide/ e una puntura d’amore che mi sottrae/ la carne…”).

È un amore che porta ad uno smarrimento profondo: per so m sen trop soen marrir/ quar no n’ai so qu’al cor m’aten (“perciò troppo mi sento smarrito/ perché non ho ciò che mi aspetto nel cuore”), e ad una perdita di se stessi: ans, quant remire sas faisos,/ totz lo cors m’en vai esperden. (anzi, quando rimiro le sue fattezze/ tutto il mio essere vado perdendo).

Il trovatore è infiammato d’amore e non ha il desiderio di guadagnare o di ricavarne da esso qualcosa. Infatti, quello del poeta, è un amore che non cerca ricompensa, disinteressato, poiché il suo unico interesse è l’esistenza stessa dell’essere che ama.

Pro ai del Chan essenhadors

  • Il poeta dice di essere circondato da vari insegnanti di canto che lui riconosce negli elementi naturali (prati e giardini, alberi e fiori…), ma dice che la sua gioia è minima, perché nulla lo può allietare come un amore nobile.
  • Paragona le zampogne che i pastori hanno, i giochi dei bambini, all’amore che lui vuole e che lo fa gioire (a ognuno ciò che gli spetta). Sa che la donna sarebbe buona con lui, e spera in un suo gesto, ma rimane inquieto e triste perché non lo riceve.
  • Lei è lontana nel suo castello con suo marito e lui si appella a dei consiglieri, ma i consigli valgono poco vista la forza del suo desiderio, una tale forza che lo porta a pensare di morire se non riceverà un conforto, sollievo (amore come morte).
  • Lui chiama tutti gli abitanti del regno dove lei è cresciuta, perché li reputa tutti cortigiani leali < la nobiltà della donna. Il suo amore è nobile e sa che la donna lo sa.
  • Il sogno è il veicolo che lo porta da lei, ma lui soffre perché l’ama, ma a lei non importa, e spera che grazie alla pazienza potrà raggiungere la gioia.
  • Anche di giorno la sua volontà/anima accorre da lei in cerca di soccorso, ma quando torna dice che i gelosi (marito + maldicenti) hanno iniziato un tumulto contro di loro.
  • Il suo tormento cresce perché non può averla nei luoghi piacevoli (luoghi d’amore: la camera, il giardino etc); un solo bacio potrebbe salvarlo, perché l’amore è la cura che gli serve.

Lanquan li Jorn son lonc en mai

  • Quando le giornate sono lunghe in maggio (= esordio primaverile) e gli piace ascoltare il suono degli uccelli lontani, ma appena se ne distoglie torna il ricordo dell’amore che lo fa soffrire e la primavera non gli fa differenza rispetto all’inverno (forza del sentimento rispetto a ciò che lo circonda).
  • J.R. ritiene che non proverà mai gioia d’amore se non per l’amore lontano che è l’unico così nobile e autentico e farebbe qualsiasi sacrificio per esso.
  • Triste e gioioso (ossimoro, tema del paradosso amoroso) partirà per vedere l’amore lontano, ma...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

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