SOFT ROBOTICS
Lez 31-03
Cominciamo con la parte di soft robotics. Vengono usati materiali polimerici come i siliconi, non da
soli, cioè vengono utilizzate delle matrici che conferiscono determinate caratteristiche. Quello che
dobbiamo cercare di lasciare un attimo fuori dalla porta quando facciamo questo modulo è: nel
nostro immaginario noi abbiamo un giunto, un link con un grado di libertà, manipolatori e 3 gradi di
libertà in cui un giunto ha un grado di libertà. Nella Soft Robotics, dimenticate questa cosa qui, perché
sono infiniti i gradi di libertà, non c'è più la corrispondenza tra un link, giunto, grado di libertà, ma è
proprio come viene progettato, la progettazione del design, che allora si associa un diverso
movimento. Quindi è una cosa che è diversa da tutta quella che è la robotica hard, robotica dura,
quella che si vede nelle fabbriche, manipolatori, robot. Si va a rompere quello che è il link tra il grado di
libertà e il movimento.
Quindi ci sono tantissime, vedete ora, le applicazioni della soft robotics sono tante, però diciamo che
è una disciplina anche relativamente abbastanza giovane rispetto a quella della robotica più
tradizionale. C'è un dispendio anche di energia laddove si va a fare un esoscheletro completamente in
materiale soft, sicuramente più ergonomico, più leggero, più duttile, più sicuro, però tende a causare
anche un dispendio energetico per il movimento diverso.
Quindi, per cosa serve? Le applicazioni della Soft
Robotics sono tante. La prima è andare a occuparsi
di tutto quello che è il mondo dell'interazione tra
l'uomo e la macchina. Tutta la parte di
locomozione-esplorazione, perché avendo un corpo
che è plastico, che può facilmente adattarsi anche
al movimento, può essere facilmente utilizzato
laddove ci sia un un ambiente, magari ostile, più
complesso, caratterizzato dall'essere stretto, e
quindi dove c'è necessità che il corpo vari la forma
per riuscire ad esplorarlo in tutta la sua grandezza. Manipolazioni, quindi applicazioni mediche e
giunge a robotica e anche tutta la parte relativa alla riabilitazione e alla parte wearable.
Con la soft robotics, è si va a parlare di embodied
intelligence. In pratica, si crea un comportamento
adattivo che comporta un cambiamento anche a
livello corporeo, sfruttando la morfologia del corpo
nell'accoppiamento tra il task da svolgere e
l'ambiente. Voi dovete immaginare un corpo, il
nostro corpo, un qualsiasi elemento dove tutta la
parte di controllo è concentrata, delocalizzata, per
esempio il corpo umano nel cervello, e che quindi
qualsiasi decisione debba passare attraverso
questa parte qua d'attuazione. In embodied intelligence invece quando si ha una delocalizzazione
della parte di controllo a livello più basso, per esempio nel giunto. Quindi quello che succede è
adattare il proprio comportamento, la propria morfologia attraverso il contesto, il task che devo fare.
Non è detto che tutto debba passare per forza attraverso l'unità centrale di processo. Questo aiuta
anche la semplificazione del problema di controllo.
Pensiamo ai nostri riflessi: non passano dai livelli superiori del sistema nervoso centrale, ma vengono
gestiti più in basso, a livello del midollo spinale. Qui accade la stessa cosa: immaginate di dover
costruire un robot per risolvere un task, avendo tutta la parte computazionale e di controllo accentrata
all'interno di un microcontrollore o di un computer. 78
Se questa intelligenza comincia a essere delocalizzata anche a livello della scelta dei materiali, della
scelta di una particolare attuazione che alleggerisce quello che è il processo computazionale, tutto
questo processo viene chiamato embodied intelligence.
Si trasla l'intelligenza a livello di design, ovvero si
passa da quello che è il loop chiuso - che è dato da
percezione, cognizione e attuazione, cioè il
dispositivo percepisce attraverso i sensori
embedded che estrapolano l'informazione,
elaborano e gestiscono la fase di attuazione per la
chiusura del cerchio - verso un approccio dove si va
direttamente dal task richiesto all'azione.
Tutto questo nella soft robotics trova la sua massima applicazione, proprio grazie al materiale usato e
a come viene progettato. Nella soft robotics è anche importante tutta la fase di design del robot,
perché l'intelligenza sia del movimento che dell'applicazione viene anche decodificata in fase di
progettazione e di design.
Cosa è la soft robotics? Sono tutti quei robot, quei
device che possono andare ad interagire in maniera
attiva con l'ambiente e vengono sottoposti a una
grossa deformazione a seconda appunto della
capacità di questo corpo di mostrare una
compliance.
Vediamo qualche applicazione. Quindi la soft
robotics viene vista anche come l'applicazione di
materiali intelligenti e soft nell'interazione e nella
realizzazione di robot. Questa è una mano, è stata progettata dall'Università di Delft in Olanda. È
una protesi molto leggera e vedete anche come cominciamo a notare come
la parte di design delle dita, sia effettivamente progettata in modo da aiutare
questo cambiamento e quindi riuscire ad avere, in questo caso, una stretta
di mano, un'interazione uomo-robot in maniera più naturale e più semplice.
Quindi vedete si possono realizzare, nel primo caso,
un grip, il palloncino che è un robot manipolatore. I
gripper di solito sono due pinze, e uno dei problemi
dei robot manipolatori è afferrare oggetti di diversa
forma, perché quando si va anche a cambiare forma
agli oggetti è difficile anche andare a fare un
afferraggio. Quindi che cosa si propone con quel
Gripper nella figura A? Si ha un palloncino che è
fatto di materiale soft, però è in grado di lasciarsi
deformare a seconda dell'oggetto che deve afferrare
e non solo, grazie anche al sensore di forza e di pressione, riesce anche ad afferrare oggetti fragili
senza romperli. Quello che vediamo nell'esempio B, ora lo vedremo meglio dopo, è l'ingegnerizzazione
di un tentacolo del polpo. Un lato della bio-ingegneria è anche lasciarsi stupire da ciò che la natura sa
fare meglio di noi. In questo caso qui è proprio capire quanto il braccio di un polpo visto come un
braccio robotico possa andare a variare rigidezza per riuscire ad afferrare un oggetto. Poi abbiamo un
robot ispirato ad un bruco. Come si muovono i bruchi? Sii allungano e si ritirano, oppure usano un
metodo di locomozione che in inglese si chiama rolling, fa una pallina e si rotola. Si ha un robot
ispirato ad una stella marina. 79
Vedete ci sono delle righe. Il robot è realizzato con un materiale polimerico siliconico, le cui camere
interne vengono attuate in sequenza tramite aria compressa. Questa dinamica di insufflaggio
alternato è codificata nel design stesso della struttura, la quale, espandendosi, riesce a conferire
movimento al robot.
Questo è un gripper fatto in materiali soft si chiama Origami Robot, perché hanno
immaginato e progettato la struttura, incluso il materiale, come un origami. Quindi
perché siamo ancora in embodied intelligence? Perché qua non c'è nessun
microcontrollore, non c'è un'unità centrale, c'è soltanto una diversa attuazione
delle camere. Per come si espande questa struttura riesce a fare grip.
Cosa c'è dietro tutto questo mondo della robotica?
Cercare di capire studiare quello che funziona bene.
In questo caso si parte dal capire come funzionano i
muscoli. E quindi come il nostro sistema muscolo-
scheletrico riesce a gestire, il nostro sistema
muscolo-scheletrico ma in generale il sistema
muscolo-scheletrico anche di altri animali,
riescono a gestire in maniera così precisa il nostro
movimento. Perché se ci pensate noi riusciamo a
fare anche prese ad alta precisione, abbiamo diversi
tipi di prese. Quindi riuscire a replicare quelle che sono le caratteristiche di flessibilità, riuscire a
replicare anche la velocità di reazione, riuscire anche a sollevare oggetti molto pesanti e riuscire a fare
anche manipolazione fine. Quindi questo è il nostro target: replicare quello che funziona bene, incluse
tutte le caratteristiche.
Oggi la robotica mostra un limite chiaro: mancano
attuatori con le stesse performance del nostro
sistema muscolo-scheletrico e neuromotorio. Le
macchine attuali si avvicinano alle nostre capacità,
ma non riescono a replicarle tutte insieme e in spazi
ridotti. Spesso una macchina altamente
performante in una singola funzione risulta troppo
grande o non riesce a combinare più proprietà
contemporaneamente. Negli ultimi anni si stanno
però sviluppando tecnologie di attuazione in grado
di coesistere e co-operare con l’uomo al fine di ottimizzare le prestazioni.
I tratti distintivi dei soft robot sono la sicurezza, la
resilienza, le prestazioni e la possibilità di adottare
nuove strategie di controllo. Come abbiamo visto
per i manipolatori, queste caratteristiche
permettono di combinare bracci robotici tradizionali
con terminali soft. Il motivo è semplice: questa
soluzione risponde all'esigenza di avere un unico
gripper capace di esercitare forze controllate,
adattarsi alle forme ed eseguire prese differenti. 80
Per quanto riguarda la sicurezza, uno dei problemi
principali è garantire un ambiente sicuro agli
operatori umani che lavorano a contatto con i robot.
Nelle fabbriche tradizionali, infatti, i robot vengono
spesso chiusi all'interno di gabbie ed è severamente
proibito entrare nel loro workspace. I soft robot
permettono di migliorare notevolmente questo
aspetto: essendo realizzati in materiali morbidi, in
caso di impatto causano decisamente meno danni
rispetto a un robot tradizionale (hard). Inoltre, presentano un'inerzia minore nelle parti in
movimento, offrono la possibilità di integrare una
maggiore sensorizzazione, aumentano la
compliance grazie al design e permettono un
controllo migliore di tutta la parte di sensing. Tutto
questo va nella direzione di tutelare le persone che
interagiscono con la macchina, riducendo al
contempo anche i danni strutturali che il robot
stesso potrebbe subire a seguito di un urto. Una
struttura soft è il modo più efficiente per assorbire
gli shock. Se il robot subisce un colpo, la sua morbidezza gli permette di incassarlo e attutirlo in modo
ottimale.
Tali attuatori possono essere distribuiti lungo tutto il
corpo del robot e sfruttano tecnologie innovative:
leghe a memoria di forma, polimeri elettroattivi e
sistemi elettromagnetici. Si tratta di una serie di
attuatori capaci di generare un movimento naturale,
garantendo al contempo un'efficienza energetica
paragonabile a quella dei robot rigidi tradizionali.
Questa concetto si lega a quello della embodied
intelligence: i piccoli attuatori devono solo pensare
a muovere una piccola parte non tutto il corpo. Ci sono ci sono tutta una serie anche di nuove
strategie di controllo e quindi che cambiano il
paradigma.
Un altro elemento chiave della soft robotics è la bio-
ispirazione, che può essere il mondo naturale, il
mondo animale, il mondo vegetale, anche il mondo
biologico. Che cosa si intende per bio-ispirazione?
Si può prendere ispirazione dalla morfologia, quindi
come è fatta una cosa. Oppure si può prendere ispirazione dalla sua funzionalità, ovvero io cerco di
replicare la funzione che svolge. 81
Se pensiamo al mondo animale pensiamo anche
che ci sono tantissimi animali che hanno delle
strutture soft e che riescono a muoversi in maniera
molto efficiente in ambienti complessi.
Possiedono una capacità che garantisce loro
interazioni flessibili e adattabili, anche all'interno di
ambienti complessi e imprevedibili. In altre parole,
se si verifica un evento inatteso, il sistema riesce
comunque a gestirlo.
Inoltre, esistono soft robot dotati di scheletri capaci di irrigidirsi all'occorrenza, variando così la
rigidezza del proprio corpo. In questo ambito, la soft robotics trae forte ispirazione dalla natura per
realizzare strutture che riducono la complessità meccanica; distribuendo l'intelligenza nel corpo
stesso della macchina, si garantisce un'interazione sicura con l'uomo e con l'ambiente. Naturalmente,
l'ingegnere che progetta tali dispositivi deve adottare un approccio multidisciplinare, collaborando
con biologi e altre figure specializzate per comprendere a fondo le dinamiche di movimento degli
esseri umani o degli animali da cui si prende ispirazione.
Gli animali a corpo morbido (soft animals), essendo
privi di uno scheletro rigido, godono di una
conformazione che li favorisce nell'adattarsi ad
ambienti complessi e a esigenze impreviste.
Tuttavia, presentano un limite evidente: non
raggiungono mai dimensioni eccessive, poiché
l'assenza di uno scheletro rigido impedisce loro di
crescere oltre un certo limite strutturale. Per questo
motivo, la maggior parte di questi organismi vive in
acqua o sottoterra, ambienti che offrono un
supporto naturale al corpo, sopperendo così alla mancanza di un'impalcatura scheletrica portante.
Prendiamo ad esempio gli anemoni: possiedono un
cosiddetto scheletro idrostatico. Questo significa
che al loro interno sono presenti dei fluidi mantenuti
costantemente in pressione; l'animale,
controllando e modulando la propria muscolatura,
riesce così a cambiare forma e a trasmettere il
movimento. Un altro esempio sono i vermi di terra. Anche loro
hanno uno scheletro idrostatico. Il corpo di un
verme è costituito da anelli che si deformano
variando la loro circonferenza.
La struttura di questi vermi è caratterizzata da due
tipi di muscolatura: una circolare e una
longitudinale. L'azione sinergica e alternata di
questi muscoli conferisce il movimento. Nello
specifico, quando la muscolatura circolare si
contrae, si genera un'elongazione del corpo; i
muscoli longitudinali, invece, ne regolano 82
l'accorciamento e permettono al verme di piegarsi, effettuando il cosiddetto bending. L'ingegnere,
grazie alla collaborazione con il biologo che studia questi meccanismi, comprende che ci si trova di
fronte a un'intelligenza distribuita a livello morfologico. L'obiettivo diventa quindi ricreare questa
dinamica: all'ingegnere basta fornire un semplice input di controllo (accendere o spegnere gli
attuatori), ed è la struttura fisica stessa a gestire la complessità del movimento e dell'allungamento.
Per realizzare questo modello artificiale vengono utilizzate le leghe a memoria di forma. Queste
vengono posizionate in modo da riprodurre esattamente la distribuzione muscolare dell'animale: un
avvolgimento esterno funge da muscolatura circolare, mentre all'interno i fili in lega vengono disposti
per il lungo, replicando i muscoli longitudinali e permettendo così di riprodurre fedelmente
l'allungamento del verme. Questi sono i famosi bruchi verdi. Anche se il corpo
internamente c'è un'unica cavità ha, però, una
struttura molto complessa perché è come se
avesse 2000 unità motorie. Le zampette sono quelli
che gli permettono di fare clamping con la parte
posteriore, quindi si attacca con le zampette
posteriori, va ad elongare la parte centrale, va a
rifare clamping con la parte anteriore, stacca le
zampette posteriori e infine ritira la parte centrale.
Questa modalità di locomozione trova applicazione
nella colonscopia. Viene usata per un colonscopio
indolore perché è in grado di attuarsi con un
attuatore fatto da un palloncino che sfrutta lo
stesso principio di locomozione appena visto. Ecco il Rolling Robot. Questo è un altro tipo di robot
con materiale polimerico e all'interno del materiale
polimerico ci sono dei cavetti fatti di lega a memoria
di forma che possono essere deformati. Una volta
che avete fatto passare la corrente, quello che
succede è che si ha il movimento del rolling. Cioè,
proprio anche questo qua è una locomozione bio-
inspirata.
L'altro è il polpo. Il polpo è un animale che è molto
molto forte a discapito di quello che si possa
pensare dai tentacoli. Riesce anche ad allungarsi e
variando la lunghezza del braccio riesce anche ad
afferrare oggetti. Quindi da un punto di vista
ingegneristico questa è un'altra grande sfida,
riuscire a riprodurlo. Il tentacolo può essere un
braccio robotico di nuova generazione, perché può
raggiungere infinità i gradi di libertà del corpo. Può
raggiungere tutte le conformazioni possibilie può
variare la sua rigidezza. Per replicare la variazione di rigidezza si usano materiali compositi dove si
inserisce all’interno una matrice granulare oppure una matrice sensibile alla temperatura. Quando io
vario la forma il materiale all'interno si sposta e diventa più rigido. 83
Il polpo può variare la propria forma anche per andare a prendere quella del mare, dell'ambiente in cui
si trova. Riesce a manipolare oggetti, riesce anche a muovere, a spostare oggetti molto pesanti. I
tentacoli possono effettivamente fare diversi movimenti, quindi possono allungarsi, possono
raccorciarsi, possono fare bending o torsione. Quindi abbiamo detto rolling, bending e torsione.
Le forze possono essere distribuite o localizzate, variando appunto questo parametro di rigidezza del
corpo. Quindi abbiamo questo volume, questo questo corpo idrostatico che ci varia la forza.
[ted talk della professoressa Laschi sul polpo]
Questo è un po' tutta l'idea, quindi traslare, uscire dal paradigma classico
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