Lezione 4
I marchi
I marchi servono per valorizzare i prodotti tipici e anche per:
- Dare informazioni sulla qualità dei prodotti;
- Farli riconoscere, così che il consumatore possa fare le sue scelte d'acquisto
sulla base di particolari caratteristiche che i prodotti hanno;
- A garantire una certa qualità e giustificarne il prezzo (che è sicuramente più
elevato dei prodotti industriali).
Il consumatore è disposto a pagare di più ma dovrebbe essere informato su cosa
sta pagando, Altrimenti farebbe solo scelte in base al prezzo.
Nel caso dei prodotti tipici, essendo spesso di piccoli imprenditori di piccole
dimensioni (parliamo di mercati molto ridotti) non riescono a fare politiche di
marchio, quindi non riescono a valorizzarli, in quanto non abbiamo una domanda
consistente e di conseguenza non si riesce ad aumentare la produzione e
migliorare i profitti.
Prevalentemente in Italia e in Sardegna si tratta di piccoli produttori che da soli
non riuscirebbero a sopravvivere e quindi si creano marchi collettivi che, in
quanto tali, non sono di proprietà di un'unica azienda, ma possono essere usati da
più aziende.
Per far parte di un marchio collettivo il produttore deve avere determinati requisiti
che sono:
1) Particolare contesto territoriale (specificità): alcuni elementi fanno
riferimento alla dimensione geografica, quindi legata al territorio, alle
risorse naturali, ad una tipica regione o ad un luogo specifico.
Qui influiscono le condizioni climatiche come le temperature, i venti e tutti
gli altri aspetti che influenzano il prodotto.
Come ad esempio, il vino cambia i sapori e profumi in base al vento oppure
il Pecorino che è diverso per ogni regione per via di lavorazioni, pascoli e
latte differente;
Il pecorino romano è un prodotto particolare perché è stato uno dei primi
ad avere la denominazione DOP nel 1992.
E quindi è stato il primo ad effettuare il passaggio da una denominazione
nazionale a una europea per le produzioni tipiche.
È stato prodotto nel 1800 in Sardegna ma si dice romano perché i laziali lo
producono in Sardegna per via delle grandi produzioni di latte.
2) Dimensione storica (ambito territoriale o lavorazione tradizionale): un
altro aspetto molto importante è quello che permette al prodotto di
apparire interessante perché c'è una dimensione storica e quindi ha un
qualcosa da raccontare avendo una storia e una tradizione che viene
tramandata nelle varie generazioni.
Quindi chi vende prodotti tipici ha la capacità di vendere quello che è il
contesto storico e culturale che c’è dietro (è molto percepibile nel turismo
enogastronomico).
Come per esempio il carciofo sardo (prodotto DOP) la cui storia inizia dai
Fenici che l’hanno importato oppure i Culurgiones (prodotto IGP) la cui
chiusura è a “spiga” perché dedicata alla raccolta del grano e alla dea della
fertilità (1800).
Come tutelare i prodotti tipici?
I prodotti tipici vengono tutelati attraverso i marchi.
Così come nel mondo della moda il “Made in Italy” è molto imitato e viene
falsi
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Risorse e ambiente - Parte 3 - Qualità, sicurezza e sostenibilità agroalimentare
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Risorse e ambiente - Parte 1 - Turismo, sostenibilità e valorizzazione del territorio
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Risorse e ambiente - Parte 4 - La green economy
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Psicologia delle risorse umane