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Lezione 6 10.03 La conservazione - Evoluzione urbana

Evoluzione urbana sarebbe il titolo più appropriato per considerare il contributo dello scozzese Patrick Geddes, nato alla metà dell’ottocento e poi morto nel sud della Francia, dove si era trasferito a Montpellier per trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza fino al 1932.

La nascente pianificazione urbanistica britannica, chiamata allora Town Country Planning, si forma e si stabilisce in Gran Bretagna nei primi anni del 900 grazie al contributo di questo studioso. Il suo modo di guardare la città è molto diverso da come la città era vista allora in campo architettonico e urbanistico, grazie a questo suo modo egli è riuscito a generare un modo di studiare, intervenire e pianificare che si distingue nettamente da un modo che privilegia il potere pubblico o l’amministrazione di governo, le leggi, i regolamenti; era scettico nella capacità dello Stato come istituzione di rappresentare e dare soddisfazione ai bisogni dei cittadini.

Credeva fortemente invece nella responsabilità personale e nel coinvolgimento diretto degli abitanti nel loro destino collettivo di comunità urbana.

Geddes e l’evoluzionismo

Geddes si forma come biologo, da giovane intraprende studi di biologia alla scuola di Huxley, divenne un forte sostenitore della teoria darwiniana, quindi dell’evoluzione naturale delle specie che spiega l’origine di tutte le specie viventi, animali e vegetali compreso il genere umano.

Prima di questa teoria si credeva che le specie viventi fossero immutabili, che fossero state create tutte insieme all’inizio del mondo da Dio o comunque si pensava che chiunque le avesse create, avesse fatto quest’opera tutta insieme all’inizio dei tempi e poi le specie avessero proseguito per un tempo incalcolabile di milioni di anni nello stesso modo, ripetendo i loro cicli naturali senza modificazioni.

Darwin, sulla base di osservazioni di reperti fossili dirette in alcuni territori ancora inesplorati e non contaminati dall’uomo, si rende presto conto che le specie cambiano. Ci sono specie che si estinguono, specie che nascono o si diffondono e introduce quindi un elemento storico nella natura che era prima assente: la natura è un processo storico in continuo divenire e cambiamento, con specie nuove che si formano continuamente e si adattano alle condizioni ambientali in cui si trovano a vivere.

Questo processo secondo Darwin avviene per selezione naturale: individui di una specie che sono maggiormente adatti, più resistenti, più capaci di vivere in un ambiente naturale si riproducono e trasmettono quindi il loro patrimonio genetico; gli individui meno adatti soccombono e non trasmettono il loro patrimonio genetico a nuovi discendenti.

Geddes abbraccia il credo darwiniano e si convince che l’evoluzionismo è capace sia di spiegare i processi naturali di evoluzione delle specie, sia che esso può essere uno strumento utile per capire e spiegare i processi di cambiamento sociale, cioè le leggi dell’evoluzione possono essere applicate sia alla natura sia alle società umane.

Questo principio generale dell’evoluzionismo diventa in breve tempo un paradigma scientifico che si diffonde e incomincia a circolare in tutte le discipline, non soltanto nella biologia. In tante altre discipline si incomincia a ragionare in termini evoluzionisti, cioè termini storici.

Spencer, un importante sociologo, applica l’evoluzionismo alla società quasi in modo letterale per giustificare i comportamenti antagonisti, egoisti e competitivi all’interno della società; comportamenti che favoriscono la sopravvivenza degli individui più adatti. Questi individui stanno favorendo l’evoluzione della specie e trasferiranno questi caratteri ai discendenti. Questo è un ragionamento pericoloso perché chi si arricchisce contribuisce al miglioramento della specie, chi invece non ce la fa fallisce ed è bene che sia sacrificato perché da questa lettura particolare sta peggiorando e indebolendo la specie e il genere umano in generale.

Questa visione legittima la società economica e capitalistica dell’ottocento come se fosse una legge di natura e quindi giustifica tutte le disparità e le differenze all’interno della società come naturali, non come, diciamo, differenze che hanno un’origine umana e come ingiustizie.

Kropotkin e l’aiuto reciproco

Prima di Geddes, un altro zoologo e biologo russo Piotr Kropotkin osservò che in natura, cioè tra gli animali selvatici, non c’è soltanto un comportamento predatorio ed egoistico di sopraffazione, ma ci sono anche altri comportamenti definibili altruistici e collaborativi, di aiuto reciproco e questi comportamenti.

Se questi comportamenti esistono all’interno della natura considerata un ambiente selvatico privo di alcuna forma di giustizia, a maggior ragione vanno valorizzati all’interno della società perché l’uomo, a differenza dell’animale, usa il linguaggio e le mani che permettono di afferrare e manipolare gli oggetti. Queste capacità dovrebbero stimolare ancora di più le forme di cooperazione e aiuto reciproco.

Quindi l’evoluzionismo diventa un fare scientifico, si diffonde trasversalmente in tutte le discipline e nel campo della sociologia ed è soggetto a due interpretazioni alternative:

  • La prima è una giustificazione dell’ideologia capitalista dominante;
  • La seconda è un’opposizione, una condanna, una negazione dell’egoismo e dell’individualismo e un appello invece a valorizzare i comportamenti cooperativi e altruistici per l’evoluzione della specie umana.

Il passaggio dalla biologia all’urbanistica

Per quali ragioni un biologo a un certo punto della sua vita decide di occuparsi di urbanistica? C’è un momento importante nella evoluzione culturale di Geddes che spiega il suo avvicinamento alla città.

Geddes trovandosi a Parigi, assiste alle lezioni di un sociologo francese di nome Frédéric Le Play da cui apprende una lezione fondamentale che gli permette di guardare l’evoluzionismo con occhi diversi: nel mondo animale quello che conta per l’evoluzione è la relazione tra l’organismo vivente e l’ambiente.

L’organismo si adatta bene o male all’ambiente in cui si trova a vivere; se si adatta bene sopravvive e si moltiplica, se non si adatta bene soccombe, però i piani fondamentali sono due: organismo e ambiente.

Nel caso delle società umane, il rapporto è più complesso, è un rapporto tra organismo, ambiente e lavoro. Le Play introduce questo terzo elemento perché gli esseri umani non soltanto si trovano a vivere dentro un ambiente naturale, ma con il loro lavoro, con la loro opera, lo trasformano e lo creano a differenza degli animali.

Anche alcuni animali in parte lo fanno, i castori costruiscono le dighe, ma quello che cercano di fare gli esseri umani con i loro strumenti è qualcosa di molto più importante e lo è da migliaia di anni, da quando gli esseri umani costruiscono le loro abitazioni. Hanno imparato sistemi di coltivazione del terreno, hanno addomesticato altri animali, hanno imparato a costruire strade, ponti, hanno modificato profondamente l’ambiente, il loro ambiente che non è più solo un ambiente naturale ma è un ambiente artificiale, voluto e creato dall’uomo e dalle donne e da tutte le generazioni che si sono susseguite.

Questo vuol dire che l’evoluzione delle società non può fare a meno della trasmissione culturale, non è una questione di trasmissione genetica, di trasmettere dai genitori ai figli, ma quello che permette al genere umano di evolversi effettivamente è la trasmissione culturale. Il fatto che una generazione apprende da quella precedente linguaggio, saperi, mestieri, capacità di manipolare g

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