Lezione 10 9.04: l’espansione per nuclei
Ricerca avvenuta nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Francia, in Spagna e in Italia.
L’Italia ha recepito innovazioni provenienti dall’estero ma ha saputo sviluppare comunque una propria cultura urbanistica, tra cui la particolare attenzione ai centri storici di cui l’Italia è ricca.
Giovanni Astengo è stato uno tra i maggiori urbanisti italiani del secondo dopoguerra.
Si è dovuto scontrare con la resistenza politica verso l’urbanistica negli anni del dopoguerra e con delle opposizioni sociali che non vedevano bene la pianificazione.
Astengo nasce a Torino, nella sua carriera applica il metodo scientifico per la conoscenza della realtà urbana in tutti i suoi aspetti.
- Necessità di ricorrere alla scienza come forma di conoscenza della realtà territoriale che comprende aspetti geografici, economici e sociali. Una conoscenza il più possibile approfondita, il più possibile aggiornata, il più possibile completa che deve servire da base analitica per la successiva preparazione del piano.
Il piano parte da questa base non per seguire o inseguire le tendenze che sono già in corso ma, anzi, per correggere, reindirizzare e contrastarle. Quindi il piano non è una forma di adeguamento alla realtà già esistente ma si serve di conoscenze analitiche che la scienza rende possibile per correggere, riformare e dare un nuovo corso allo sviluppo urbano, affinché esso possa garantire maggiore efficienza di funzionamento e maggiore equità nelle relazioni sociali. Quindi il piano serve per correggere e medicare la struttura urbana.
A Torino Astengo, appena laureato, forma un gruppo di progettazione con 3 suoi colleghi: Bianco, Renacco e Rizzotti, dal nome ABRR.
Il gruppo partecipa al bando per il piano regionale piemontese proponendo un nastro produttivo padano, perché si potrebbe estendere di più a tutta la pianura padana.
Il tipo di sviluppo urbano che viene proposto è uno sviluppo per nuclei autonomi di dimensione controllata.
Nel clima della distruzione postbellica, il gruppo si rende conto che è già in atto un processo di espansione urbana che sta peggiorando il territorio e sta rendendo illeggibile la forma urbana e questo deve essere controllato e in alcuni casi fermato per salvaguardare la forma delle città.
La preoccupazione di Astengo è quella dello sviluppo economico che verrà a seguito dell’espansione urbana.
L’espansione per nuclei è scelta da Astengo perché lui pensa che permetta di conservare la compattezza delle città esistenti, dirigendo lo sviluppo non verso città nuove ma verso quelli che vengono chiamati nuclei non autosufficienti e che sono parte di un aggregato urbano più ampio. Essi sono separati da aree verdi rispetto alla città, per riuscire a far conservare alla città la sua forma storica.
- Rosso = aree per residenza, intensiva in altezza, estensiva in orizzontale.
- Verde = aree verdi.
- Ferrovia.
- Zone non edificabili.
È una pianificazione molto generica e non si scende nel dettaglio perché è la proposta di un piano regionale.
Questa mappa aiuta a farci comprendere come venga applicata la zonizzazione.
Anche grazie a questa proposta di piano, che non fu né approvata né realizzata, Astengo riceve dal Ministero dei lavori pubblici l’incarico di fare un manuale per i piani regionali perché il ministero aveva intenzione di fare piani regionali per tutta Italia.
Per prima cosa Astengo mette a fuoco un metodo valido sia per la pianificazione regionale che per quella urbana perché le fasi sono le stesse. Astengo considera il suo un metodo scientifico perché lui vuole dare all’urbanistica un metodo scientifico.
I capisaldi
- Conoscenza dei fenomeni.
- Analisi statistica.
Il processo che conduce dalla conoscenza al progetto, questo passaggio dalla conoscenza del progetto, è un passaggio che giudica la realtà indagata statisticamente, giudica cosa è giusto e cosa è sbagliato in quella realtà e il progetto si basa sui giudizi formulati.
Le quattro fasi del metodo scientifico
- 1 Conoscere: raccolta estensiva dei dati, il survey per Geddes.
- 2 Comprendere: i dati non parlano. Essi devono essere messi in rapporto tra loro perché la città è un sistema di fenomeni interdipendenti. Alla raccolta dei dati deve seguire la fase di comprensione che faccia emergere le interdipendenze tra i dati economici, sociali, ambientali e che riguardano le residenze. Deve emergere la struttura urbana in tutte le sue interdipendenze: toccando una parte della città si produce effetto sulle altre.
La città prima viene scomposta e analizzata in tutte le sue componenti e poi con la fase di comprensione viene ricomposta con le sue interdipendenze.
- 3 Giudicare: avere compreso le interdipendenze e aver individuato, secondo criteri di giudizio condivisi, almeno dalla maggior parte della popolazione, quali sono le cose buone da conservare e quali sono le cose non buone da correggere o eliminare. Questa fase fa emergere quali sono i problemi che il piano deve affrontare. Emergono problemi, criticità ma anche potenzialità non ancora emerse, che il piano può aiutare.
- 4 Progettare: se fino alla fase del giudicare il metodo è stato scientifico in tutti i suoi passaggi, qui nella fase progettuale c’è un salto creativo. Il progetto non è una conseguenza obbligata e necessaria, non è un calcolo o una deduzione dalle fasi precedenti.
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