Lezione 16: la città digitale
Gli effetti della tecnologia digitale investono le città. Potrebbero le città contemporanee funzionare senza tecnologia digitale?
Bisogna provare a immaginare cosa succederebbe se la tecnologia digitale sparisse, cosa smetterebbe di funzionare e cosa non si potrebbe più fare.
La tecnologia digitale è diventata ambientale, noi siamo immersi in questo ambiente come pesci sono immersi nell’acqua. Noi non ci rendiamo conto di quali siano gli effetti della tecnologia nell’ambito urbano perché ci siamo nati.
Noi usiamo quasi in modo spontaneo tecnologie avanzate di cui non conosciamo il funzionamento, ma è diventata una seconda natura.
Origini della rete internet
La rete internet, l’infrastruttura che permette lo scambio digitale di informazioni, ha un’origine che risale all’epoca della Guerra fredda. Il 29 agosto 1949 l’Unione Sovietica disse di essere in possesso della bomba nucleare, prima solo gli USA ne erano in possesso. Panico degli USA per un possibile attacco da parte dell’Unione Sovietica e viceversa.
Ci fu lo sviluppo del nuovo sistema di comunicazione che attualmente utilizziamo.
Con il passaggio da armi atomiche a armi nucleari diventa chiaro che è quasi impossibile contrattaccare se chi colpisce per primo distrugge i centri di comando politici. Deve essere garantita la protezione del capo che ha il potere di ordinare l’uso degli ordigni e deve essere protetto per riuscire a dare ordini.
Le comunicazioni tra i centri di comando e le basi militari avvenivano con le linee telefoniche comuni o con le onde radio o con i primissimi satelliti. La rete telefonica era centralizzata e non garantiva la continuità della comunicazione in caso di attacco, era molto vulnerabile.
Nel 1960 venne assunto al RAND, istituto di ricerca finanziato dai militari, un ingegnere di origini polacche che si occupò di questo problema.
Teorizzò una rete di comunicazione distribuita non centralizzata. Rete di comunicazione a pacchetto, packet switching, che permette ai messaggi di raggiungere il destinatario seguendo una molteplicità di percorsi non prestabiliti.
Il messaggio alla partenza viene diviso in pacchetti, con ognuno un’etichetta, che si muovono e arrivano in maniera separata al destinatario. Se alcuni nodi vengono distrutti non c’è problema, il messaggio arriva comunque, quindi ora questa tecnologia coinvolge i primi grandi computer degli Stati Uniti.
Nel 1969 entra in funzione la rete ARPANET che via cavo collega la rete di 7 università degli USA. ARPANET è l’antenato di internet. È un progetto di carattere strategico militare che serve a mettere in comune la capacità di calcolo di grandissimi computer posseduti dalle università scientifiche, in modo tale da poter fare calcoli complessi anche di interesse del Pentagono.
Nel 1973 nasce il primo nodo nel Regno Unito. I primi nodi sono una rete poco distribuita, dagli anni 70/80 essi si moltiplicano.
Miniaturizzazione dei computer e comunicazione digitale
In parallelo allo sviluppo delle aree come infrastruttura di comunicazione avanza la miniaturizzazione dei computer che non sono più grandi macchine ma diventano personal. Essi erano esclusivi solo per le grandi istituzioni e aziende.
Dal 1976 Apple creò i primi PC. L’interazione uomo-macchina viene agevolata da un’interfaccia grafica più agevole. Interazione più intuitiva con gli utenti.
Un effetto inaspettato è l’uso che si usa fare di questa tecnologia nata per scopo militare. Gli ingegneri elettronici iniziano a sfruttare la possibilità di comunicazione tra due computer connessi alla rete ARPANET non per condividere la capacità di calcolo ma per cose frivole, per scambiarsi notizie e chiacchierare.
Si iniziano ad usare come se fossero dei telefoni che non comunicano per voce ma per messaggio.
Dopo aver messo in commercio i primi PC, nascono gruppi di discussione come Well.com a cui ci si iscrive e nei quali si possono scambiare info, notizie, file, con persone anche sconosciute.
fi fi fi fi
Questo fenomeno era nuovo all’epoca. Questo cambia il volto di una tecnologia che inizialmente era volta al segreto e con scopi scientifici militari e, a un certo punto, le persone se ne impadroniscono e ne fanno un uso tutto nuovo e quindi diventa alla portata di chiunque.
Dal World Wide Web al web 2.0
La svolta arriva da Tim Berners-Lee che presso il CERN di Ginevra sviluppa il linguaggio HTML, il primo sito internet, e getta le basi per il World Wide Web.
Siti che inizialmente sono unidirezionali, non modificabili dall’utente, solo dal webmaster, poi nel 2003 questo cambia con la tecnologia web 2.0, secondo cui gli utenti sono in grado di cambiare i siti web in modo bidirezionale.
Nascono piattaforme come Wikipedia, YouTube, Facebook, per scambio di contenuti generati e condivisi con tutta la rete dagli utenti.
Questa svolta fu talmente veloce che ci si trovò davanti a qualcosa di nuovo senza avere ancora i concetti e gli strumenti per comprenderlo. Lo sviluppo tecnologico ha anticipato la teoria e la riflessione.
La società reticolare e la trasformazione urbana
Nel 1996 un primo inquadramento teorico del cambiamento prodotto dalla tecnologia digitale venne da Manuel Castells, scrisse il libro La questione urbana. Negli anni 90 scrive questo testo che è un affresco del modo in cui la società è cambiata per effetto della tecnologia digitale, la chiama Network society, società reticolare, così come cambia la società cambia anche il capitalismo che lui chiama capitalismo informazionale, volto alla creazione di materiale.
I cambiamenti che si osservano nelle città sono strettamente rapportati con lo sviluppo tecnologico.
A noi viene da chiederci, alla luce delle tante esperienze osservate, in che modo le città cambiano oggi sapendo che di questo cambiamento ognuno di noi è allo stesso tempo una vittima e un artefice.
I cambiamenti sfuggono alla descrizione, al controllo in parte per l’effetto ambientale della tecnologia in cui siamo immersi ma anche perché, per il carattere interattivo bidirezionale, gli utenti non sono passivi nei confronti del digitale. Gli utenti sono passivi e attivi, subiscono e agiscono. Siamo parti attive della trasformazione.
Il punto a cui porta un’osservazione attenta della tecnologia è il riflettere sul cambiamento dello spazio urbano, un cambiamento che avviene non per la prima volta ma che ancora una volta, nelle sue modalità attuali, richiede un ripensamento delle regole grazie alle quali viviamo assieme.
Queste regole sono in parte quelle del passato e in parte non lo possono essere più perché le forme di convivialità di oggi richiedono regole diverse per uno spazio diverso.
Da dove si comincia?
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