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Lezione 8: fondazioni, Brasilia

Tema della fondazione urbana, quindi della costruzione di città nuove, non alla maniera in cui se ne era occupato Howard, quindi non con gli obiettivi di contenimento della crescita, ma per scopi diversi.

L’esempio di questa lezione è molto importante, risale circa a settant’anni fa ed è quello della fondazione della capitale del Brasile, l’importante Stato sudamericano che è stata costruita dal niente in tre soli anni in circostanze e con modalità che per noi è interessante conoscere per diverse ragioni.

Nelle lezioni passate già era stato affrontato il tema del tracciato della croce all’appropriazione di un territorio pressoché inesplorato e disabitato: di questo si tratta il Brasile, è stato circa due secoli una colonia del Portogallo fino al 1822, quando è diventato un regno indipendente dal Portogallo.

José Bonifácio de Andrada e Silva è uno dei promotori dell’indipendenza nazionale del Brasile, avanza la proposta di trasferire la capitale dalla costa dell’oceano Atlantico nell’entroterra e di chiamare questa nuova capitale Brasilia. È lui che propone il nome nel 1822, fu una scelta fortemente simbolica che aveva due obiettivi:

  • Quello di spostare la capitale del nuovo regno indipendente dalla costa nell’interno, dove la capitale poteva essere meglio difesa da eventuali attacchi.
  • Trasferire la capitale verso l’interno significava iniziare a dirigere lo sviluppo economico del paese dalle coste, dove era rimasto prevalentemente concentrato, perché le coste erano più facilmente abitabili rispetto all’interno che era completamente selvaggio e inoltre le coste permettevano la relazione con l’Europa, quindi il trasporto di merci e viaggiatori.

Dopo l’indipendenza del Brasile, il rapporto con il Portogallo e con l’Europa rimase importante ma si formò in maggior misura la volontà di prendere il controllo dell’intero territorio, compreso l’entroterra che era per la gran parte coperto dalla foresta amazzonica; e anche altre aree non occupate dalla foresta tropicale che potevano essere insediate, coltivate e sfruttate economicamente per accrescere il benessere della nazione brasiliana.

Tuttavia questa volontà formulata nel 1822 rimase per sessant’anni senza effetto fino alla fine dell’Ottocento. Nel 1892, in seguito a una modifica della costituzione, viene previsto che il Brasile diventi uno Stato federale e che debba avere un distretto federale (come gli Stati Uniti che hanno un distretto federale dove è stata costruita la capitale Washington District), con una costituzione federale e quindi sottoposto al governo federale e non ai singoli Stati.

Si iniziò a esplorare l’entroterra del Brasile per cercare il sito più adatto nel quale costruire la capitale nuova del Brasile, Brasilia che era stata sognata settant’anni prima. Viene incaricata una commissione, presieduta da Cruls, composta da paesaggisti e agronomi, con una scorta armata per esplorare il territorio interno del Brasile, per determinare quale fosse il luogo migliore per il distretto federale, un distretto molto grande che doveva avere una superficie pari a quella del Piemonte e della Lombardia, messi insieme.

Questa commissione presieduta da Cruls viaggia visitando ampie regioni, soggiornando in vallate che sembrano presentare le condizioni più adatte dal punto di vista climatico, della natura, dei suoli, della presenza di acque, della presenza di materiali che si possono usare per la costruzione… Quindi la commissione osserva, documenta e alla fine presenta un rapporto molto ricco di informazioni, che tornerà in gioco a metà del Novecento, quando si farà il piano effettivo per la fondazione di Brasilia, perché i lavori della commissione Cruls aiuteranno ad individuare il distretto federale dentro il quale però non viene determinato esattamente qual è il sito della capitale; per questa scelta e per l’inizio dei lavori bisognerà aspettare altri settant’anni, quindi passarono quasi 150 in tutto da quando era stato proposto il nome Brasilia per una nuova capitale che si sostituisse a Rio de Janeiro a quando venne scelto il sito esatto in cui costruirla.

La decisione di Kubitschek

Quindi dopo molti anni prese inizio il processo e lo si deve soprattutto alla volontà di un presidente brasiliano di nome Kubitschek che venne eletto nel 1956 come presidente del Brasile. Nella campagna elettorale promise ai suoi elettori che lui, nei cinque anni in cui sarebbe stato presidente, avrebbe mantenuto l’impegno di costruire e inaugurare la nuova capitale.

Questo era qualcosa di più di una semplice promessa elettorale, Kubitschek raccolse il sentimento di un paese che negli anni 50 era ancora in larga parte sottosviluppato, afflitto da problemi gravi di povertà in alcune sue regioni e che allo stesso tempo sognava con tutte le sue forze di diventare un paese moderno, occupando un posto tra i paesi importanti del mondo al quale il Brasile poteva aspirare per le sue dimensioni territoriali, per la sua popolazione e soprattutto per le sue grandissime risorse naturali minerarie nonché culturali; quindi si fa interprete di questa aspirazione e si impegna con tutte le sue forze per tradurla in una realtà.

Una società statunitense venne incaricata di selezionare cinque siti all’interno del distretto federale, che presentino le condizioni migliori per la fondazione di una città. Un’area disabitata, senza strade, dove non esistono altre città nelle vicinanze e completamente priva di infrastrutture.

Avendo poco tempo a disposizione gli incaricati di questa società si servono della fotografia aerea, durante dei voli scattano delle fotografie che poi vennero esaminate per riconoscere la presenza di fattori geografici, geologici, faunistici e tutti quei fattori necessari e favorevoli alla fondazione di una città. In modo particolare vengono analizzate le caratteristiche del suolo, la rete dei fiumi e delle acque superficiali, la vegetazione, il clima.

Di 5 siti selezionati soltanto 2 sono stati effettivamente visitati dai funzionari ministeriali a cui poi toccò prendere la decisione finale e di questi 2, uno era stato già visitato settant’anni prima dalla commissione Cruls che l’aveva descritto molto favorevolmente nel suo rapporto, lodando la bellezza del paesaggio e anche l’abbondanza di acque che potevano essere sfruttate per costruire centrali idroelettriche con le quali rifornire di energia la nuova capitale.

Questo sito presenta la confluenza di due fiumi in una vallata, con una pendenza leggera che favorisce il drenaggio delle acque. Qui viene deciso di costruire Brasilia, alcune opere vengono iniziate ancora prima che si faccia il piano urbanistico, cioè la diga elettrica che deve permettere il formarsi di un lago artificiale con le cui acque si intende produrre energia idroelettrica, un’autostrada che colleghi il sito della nuova capitale con le città principali e un aeroporto, in modo che il presidente possa recarsi regolarmente a Brasilia per supervisionare di persona i lavori di costruzione che devono essere terminati in brevissimo tempo.

Brasilia doveva essere costruita in meno di 5 anni e doveva poter ospitare circa 500.000 abitanti. Poi effettivamente di anni ne servirono solo 3, dal momento in cui è stato scelto il sito e approvato il piano urbanistico fino al giorno dell’inaugurazione. Quando la città è stata inaugurata, non era completa in tutte le sue parti, ma era sufficientemente completa da poter essere inaugurata.

Il concorso per il piano urbanistico

Dopo che la decisione politica di fondare la capitale è stata presa e il luogo per fondarla è stato scelto si dovette decidere quale sarà il piano urbanistico della città.

Oscar Niemeyer, celeberrimo architetto brasiliano autore di grandi capolavori, venne incaricato direttamente da parte di Kubitschek di fare lui il piano di Brasilia. Tuttavia Niemeyer, per prudenza, declina l’incarico e inoltre il presidente in quel tempo subì forti pressioni da parte degli ordini professionali degli urbanisti, degli architetti e degli ingegneri brasiliani che vollero che venisse bandito un concorso per scegliere chi dovesse essere l’autore del piano per la capitale.

Un’occasione più unica che rara, quella di fare il piano urbanistico per una città di nuova fondazione, costruita da zero e inoltre destinata a diventare la capitale di un grande paese. Si decide di procedere con un concorso internazionale che viene bandito e fu aperto a tutti gli architetti e ingegneri brasiliani, con una giuria internazionale, nella quale sono presenti lo stesso Niemeyer, poi due rappresentanti degli ordini professionali e tre esperti stranieri: uno francese, uno inglese e uno statunitense.

Questi ricevono alla scadenza del bando 26 proposte, in soli quattro giorni premiano il piano presentato da Lucio Costa. Lucio Costa si era recato a New York e stava ritornando a Rio de Janeiro sopra un piroscafo. Il viaggio durò alcuni giorni e a bordo della nave, Costa non aveva né collaboratori né strumenti da disegno, aveva soltanto carta e penna; approfitta di questo momento in cui era libero dalle occupazioni professionali, in cui non poteva essere disturbato dai suoi clienti, per dedicarsi al piano di Brasilia.

Scrive 24 fogli a mano che poi riscritti a macchina, una volta arrivato a Rio de Janeiro, e cinque fogli disegnati a matita; questi sono i materiali del plano piloto che Lucio Costa presenta alla giuria: 24 pagine dattiloscritte e cinque pagine di disegni, il piano di una città per 500.000 abitanti.

Questo non era in contrasto con il regolamento del bando, il tempo era poco e i lavori dovevano iniziare al più presto quindi il bando non chiedeva di produrre analisi, studi territoriali e di fare ricerche, approfondimenti. Una serie di documenti erano stati precedentemente forniti ai concorrenti: le mappe del sito, il rapporto della commissione Cruls e le fotografie aeree scattate poco tempo prima. Questi materiali erano disponibili ma era facoltà dei concorrenti elaborare delle indagini di tipo statistico ed economico. Alcuni lo fecero, altri no, tra questi Lucio Costa.

Con il suo lavoro è riuscito comunque, pur essendo molto semplice ed essenziale, a convincere la giuria, che trova in questo piano un equilibrio raggiunto tra la dimensione monumentale, che una capitale deve avere, e la dimensione funzionale. Il piano fonde i principi urbanistici del modernismo con la monumentalità.

Funzionalismo

Negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale fino a tutti gli anni 60, il funzionalismo è il

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiaratarantolaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Urbanistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Milano o del prof Gaeta Luca.
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