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Lezione 3 urbanistica 5.03

Appena oltre il confine della superficie edificabile, fino alla collina, sono presenti degli archi di cerchio e rappresentano la posizione dei cannoni posti sulle mura di Barcellona, che era a quel tempo fortezza attiva quindi le mura erano presidiate militarmente ed erano munite di cannoni. I cannoni avevano una capacità di sparare proiettili fino a una certa distanza e questi archi rappresentano sulla mappa la distanza fino alla quale potevano spingersi i proiettili dei cannoni in tutta quella distanza, determinata dalla tecnologia al tempo esistente dei cannoni a polvere da sparo.

Determina un limite prima del quale è vietato costruire per ragioni militari, quindi per impedire l’uso dei cannoni o non dare riparo al nemico. Le costruzioni possono farsi appena oltre questa linea invisibile e che è determinata dalla tecnologia bellica dei cannoni. Un esempio simile fu a Parigi, una delle motivazioni per avere delle strade lunghe e diritte determina la misura la distanza delle costruzioni dalla cinta muraria.

Cerdà ha dimensionato il suo piano allargando notevolmente la superficie della città fino a otto volte la dimensione della Barcellona contenuta all’interno delle mura, soprattutto per sconfiggere il monopolio dei proprietari terrieri e quindi abbassare il valore dei terreni edificabili allargando a dismisura l’offerta prevendita. C’era un’altra questione riguardante la densità estrema della popolazione presente all’interno delle mura di Barcellona all’epoca del piano. Intorno al 1860, quando viene svolto il concorso, abitavano all’interno delle mura 150.000 persone stipate e in condizioni non soltanto igieniche e sociali precarie perché gli alloggi erano sovraffollati.

Questo significa che più famiglie erano costrette a condividere uno stesso alloggio, quindi i genitori e i figli erano obbligati a dormire negli stessi locali. Questo significa che lo spazio e il volume di aria disponibile per le singole persone dentro gli alloggi era ridotto ai minimi vitali e questo favoriva la diffusione delle malattie.

Densità abitativa

La densità arrivava mediamente a 850 abitanti e cominciamo a prendere confidenza con il concetto di densità abitativa. La densità abitativa è un rapporto che misura il numero di abitanti / la superficie in metri quadrati sulla quale questi abitanti risiedono. La superficie si può misurare in metri quadri ma è più comune misurarla in ettari che corrisponde a 100 m2 x 100 m2, cioè una superficie di 10.000 mq.

A Barcellona risultava all’epoca che per ogni quadrato di 100 m di lato all’interno della città vivevano stipate 850 persone, contando anche le strade quindi l’ettaro non era nemmeno abitato al 100%.

Cerdà vuole eliminare l’impossibilità di espandere la città e vuole abbattere la crescita in verticale degli edifici residenziali che porta ad una densità troppo alta. Pensa di progettare l’isolato di forma quadrata il cui lato misura 113 m, smussato ai quattro angoli ed edificato unicamente su due lati e la misura di profondità massima di un edificio all’interno dell’isolato la pensa di 20 m.

L’abbattimento di densità che Cerdà riesce ad ottenere in questo modo facendo un calcolo del tutto presuntivo sui dati che abbiamo, conoscendo la misura dell’isolato 113 m x 20 m (i 20 sono della strada) si può calcolare la superficie edificata, valore che si può raddoppiare perché si ripete su due lati e poi la somma la si moltiplica per tre, perché era previsto un numero massimo di tre piani. In questo modo per tutti gli isolati, perché sono costruiti tutti in base a questa regola, possiamo determinare approssimativamente la superficie di pavimento a uso residenziale.

Stiamo immaginando un uso residenziale, su base un calcolo sommario per ogni isolato si ottiene una superficie di 9500 mq di pavimento di superficie residenziale. Stimando una dimensione di alloggio e una media di 100 mq per alloggio ne ricaviamo circa 95 famiglie per isolato e supponendo un numero medio di cinque componenti per famiglia genitori e tre bambini (molto ipotetico perché dovevamo immaginare famiglie in cui sono presenti anche i nonni, zii, domestici) per fare una una simulazione moltiplicando 95 × 5 otteniamo 475 abitanti per isolato.

A noi interessa la superficie dell’isolato che è proprietà privata ma siccome la densità di 850 abitanti era calcolata anche considerando le strade all’interno della città murata, dobbiamo considerare strade. Anche qui metà strada, il quadrato che comprende l’isolato più la sua parte di strada pertinente misura circa 19.000 mq, cioè 1,9 ettari. Si divide il numero di abitanti per 1,9 ettari (465 abitanti/1,9 ettari =250) ottenendo così una densità che si aggira intorno a 250 abitanti, meno di un terzo della densità che si registrava all’interno delle mura. Questo calcolo ci dà anche un’altra informazione importante che fa comprendere meglio qual è la logica interna del piano di espansione disegnato da Cerdà, la programmazione degli isolati edificati in modo regolare, permette di conoscere approssimativamente punto per punto la distribuzione degli abitanti, perché essa sia uniforme. I servizi della città vengono localizzati e dimensionati in rapporto alla distribuzione di popolazione che Cerdà conosce dapprima a seguito del disegno del suo piano.

Servizi e programmazione del piano

Nel catalogo della mostra celebrativa dei 100 anni dalla morte di Cerdà si legge che il piano prevedeva dei servizi appositi per ogni blocco. Ogni 25 (5x5) isolati prevedeva la presenza di una scuola, un asilo e una chiesa; Cerdà ha previsto che ci fosse un numero di bambini tale da richiedere una scuola, un numero di bambini da richiedere a asilo e un numero di fedeli da richiedere una chiesa. Ogni blocco di 10 x 10 isolati era previsto un mercato dimensionato per servire quel numero di abitanti e per ogni blocco di 20 x 20 erano previsti 2 parchi sub-urbani e un ospedale.

Cerdà fece un disegno che contenesse al suo interno un’idea di programmazione dei servizi non distribuiti a caso nella città, ma in un rapporto il più possibile calcolabile con la popolazione residente e le sue esigenze. Cerdà cerca di calcolare questo rapporto con un metodo “scientifico”, non è una scienza esatta come la matematica, ma si possono stabilire proporzioni tra alcune tipologie di servizi e la quantità di abitanti che possono servirsi di quelle funzioni fissando per esempio una distanza massima dalle abitazioni.

Il piano è composto in parte da tavole ma c’è un’altra componente importante, che sono le norme che nel linguaggio italiano sono chiamate norme tecniche di attuazione generalmente.

Sono norme scritte che accompagnano le tavole e stabiliscono le regole da seguire per l’edificazione delle parti pubbliche private della città e nelle ordinanze che riguardano la quantità di spazio edificabile nell’isolato, massima distanza degli edifici e le altezze massime.

Le “ordenanzas” sono una componente con lo stesso valore della parte disegnata del piano, hanno lo stesso valore giuridico e hanno la stessa funzione di governare ordinatamente lo sviluppo della città, però c’è una limite all’interno del piano che riguarda all’uso del suolo.

Cerdà si serve del piano per controllare e dare forma e dimensione in maniera definitiva allo spazio pubblico che tutt’oggi è ancora così.

Per quanto riguarda lo spazio privato, cioè l’interno degli isolati, il potere del piano all’epoca di Cerdà era più limitato. Poteva sì porre dei limiti alle altezze degli edifici, ma non gli era consentito invece controllare il tipo di uso che veniva fatto nel terreno privato, non poteva lui determinare se quell’uso avrebbe dovuto essere per esempio residenziale, industriale, commerciale o di altro tipo; questo era nella libertà dei proprietari decidere l’uso del suolo era nella piena libertà dei proprietari all’epoca in cui

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Ingegneria civile e Architettura ICAR/21 Urbanistica

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