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Lezione 2 urbanistica 27.02: piano di espansione di Barcellona

Opera dell’ingegnere catalano Ildefondo Cerdà. Il suo unico piano realizzato è quello per Barcellona. L’unico limite di espandere il suo lavoro oltre la Catalogna è perché ha scritto tutti i testi in catalano e quindi non circolavano fuori da questa regione.

Abbiamo a che fare con un’espansione regolata fin dal principio da un disegno che ha un valore giuridico normativo. Il disegno fatto da una tavola è una componente del piano e rappresenta come la città dovrà diventare dopo i lavori. Però il disegno senza documento di valore giuridico non ha valore. Se ci sono entrambi si può definire un piano urbanistico che ha efficacia nei confronti della proprietà privata e pubblica.

Barcellona è nata da un Castrum.

Gli obiettivi di Cerdà

L’obiettivo di Cerdà era quello di rifondare una Barcellona totalmente nuova, con l’intenzione di sventrare il centro storico così come aveva fatto Haussmann a Parigi, ma poi questo non è avvenuto per fortuna. L’intenzione di Cerdà era di riposizionare il nuovo centro geometrico e politico di Barcellona nella piazza delle Glorie Catalane, dove la diagonale si incrocia con la meridiana, emarginando così del tutto il vecchio centro storico che Cerdà considerava un relitto del passato di cui semplicemente bisognava liberarsi perché malsano, male illuminato.

A Parigi le mura erano state demolite, a Barcellona le mura erano ancora attive come installazione militare e il governo di Madrid rifiutava di demolire perché le mura erano gli strumenti di presidio di controllo militare sulla città che poteva e voleva ribellarsi e lottare per l’indipendenza dalla Spagna. L’effetto di queste mura era di impedire alla città di espandersi in orizzontale, la città poteva soltanto crescere su se stessa in verticale. Gli unici terreni edificabili erano quelli all’interno delle mura ed erano praticamente già tutti occupati, le case potevano svilupparsi in altezza.

C’era un forte squilibrio tra l’aumentare della domanda di abitazione e l’impossibile crescita di abitazioni.

Barcellona a metà ’800 era l’unica città spagnola a potersi definire industriale ed esportava merci in tutta Europa.

La presenza delle industrie fiorenti che commerciavano con tutta l’Europa attirava in città operai in cerca di lavoro e questi operai insieme con le loro famiglie avevano bisogno di case, le uniche case che si potevano trovare erano quelle disponibili all’interno della città, case vecchie, spesso in pessime condizioni, piccole, inadatte a famiglie numerose e soprattutto costose.

Cerdà in questi anni difficili, quando la popolazione si batte contro l’ostacolo che impediva la costruzione di case operaie, compie alcuni tentativi di abbattere le mura. Cerdà è consigliere comunale e capisce lo stato di sofferenza, partecipa come mediatore per evitare che la situazione degeneri con magari l’arrivo dell’esercito.

Sa che prima o poi queste mura andranno abbattute e lui essendo ingegnere decide di dedicarsi per tutta la sua vita a due obiettivi. Il primo è teorico, vuole scrivere un’opera dedicata alla teoria dell’urbanizzazione. Lavora per molti anni su un’opera di oltre 3000 pagine, attualmente ancora incompiuta.

Il secondo obiettivo è quello di disegnare un piano per la città di Barcellona. Fa dei rilievi topografici su Barcellona per avere i dati necessari a disegnare il piano. Misura i terreni pianeggianti all’esterno della città e realizza mappe aggiornate utili al disegno del piano.

L’approvazione del piano

Nel 1854 il governo spagnolo autorizza l’abbattimento delle mura, Cerdà coglie l’occasione e riesce a farsi incaricare grazie alle amicizie conservate nel genio civile prima di dare le dimissioni per dedicarsi alla scrittura della sua grande opera, grazie quindi a questi amici riesce a ottenere direttamente dal governo di Madrid l’incarico di preparare il piano per l’ampliamento di Barcellona, ma a Barcellona non sono d’accordo.

A Barcellona il popolo vuole scegliere gli amministratori della città e quale piano deve essere realizzato, quindi la città bandisce un concorso, erano già avanti sui tempi, per gli architetti e gli ingegneri della città, c’è una giuria che stabilisce una graduatoria e il piano di Cerdà non arriva primo ma arriva primo il lavoro dell’architetto Antoni Rovira y Trias.

Poi venne comunque realizzato quello di Cerdà perché il governo di Madrid, malgrado il concorso e la volontà unanime dei barcellonesi, ha imposto con l’autorità il piano di Cerdà. Il piano di Cerdà ha avuto un’influenza fortissima sullo sviluppo di Barcellona, l’influenza che è durata decenni che dura ancora oggi. I barcellonesi hanno disconosciuto e odiato a lungo il piano di Cerdà, hanno cercato in tutti i modi di sfigurarlo, di stravolgerlo senza mai riuscirci, perché per loro è un piano imposto dall’esterno, da un potere che loro consideravano oppressivo.

Questo atteggiamento di odio e rifiuto nei confronti del piano di Cerdà si è mantenuto almeno fino agli anni 80 del Novecento, in durata oltre un secolo. Solo 45 anni fa è incominciato un lavoro di riscoperta, di studio e di comprensione degli effetti positivi

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